Robert Smythe Hichens.
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DOPO IL VERDETTO.
Parte 1.
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Titolo originale: After the verdict.
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1929. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi per il Progetto Manuzio, iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
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Non si pu sfuggire al proprio passato, ma si  sempre in tempo per scegliere una strada eticamente migliore. Il tema della responsabilit umana, che Hichens ha gi messo al centro di altri suoi romanzi, appare come il tema cardine di questo romanzo.
La vicenda di Clive Baratrie, assolto in un processo del quale non si sa praticamente nulla fino agli ultimi capitoli, ma che incombe sulla narrazione come una cappa opprimente, raduna tante questioni di carattere etico, sociale e morale, che si fatica a credere che il romanzo possa sostenere una tale vastit di respiro. Tre donne sono presenti nella vita di Clive: la mamma, lamante  per la cui morte viene processato  e la giovane Vivian, tennista campionessa a Wimbledon, con la quale vive un amore tanto sentito che lo porta, a poco a poco, a saldare il suo debito verso quellidea di responsabilit che Hichens propone sempre ai suoi lettori. Ma a fronte di queste tre donne Clive  comunque solo e con estrema e contraddittoria fatica arriva a superare la sua solitudine. E lo pu fare ponendosi in una prospettiva costruttiva con lunica strada a disposizione per superare leffetto del suo atto che lo continua ad inseguire. Lultima protagonista del romanzo  lAfrica del nord, tanto cara allautore che la conosce cos bene e che ne ripropone ai lettori degli scorci che restano sempre memorabili.
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L'AUTORE.
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Robert Smythe Hichens (14 novembre 1864 Regno Unito, 20 luglio 1950, Zurigo)  stato un giornalista inglese, romanziere, paroliere di musica, scrittore di racconti, critico musicale e ha collaborato a spettacoli di successo.  ricordato come un satirista degli "Anni '90 cattivi". 
Molti romanzi e racconti di Hichens furono trasposti per il teatro e per il cinema. Il giardino di Allah ebbe tre versioni cinematografiche, la pi conosciuta delle quali  quella del 1936 che ebbe tra gli interpreti Marlene Dietrich e Basil Rathbone. Nel 1947 Alfred Hitchcock diresse Gregory Peck, Charles Laughton e Alida Valli nelladattamento cinematografico del thriller giudiziario The Paradine Case. Ma oltre a questi due, che sono certamente stati i pi famosi, ebbero trasposizioni cinematografiche anche numerosi altri suoi romanzi. Durante la seconda guerra mondiale Hichens si stabil in Svizzera a Zurigo e si dedic a scrivere la propria autobiografia alla quale diede il titolo Yesterday e che fu pubblicata nel 1947, nella quale si riscontra un divertente spirito autoironico. La sua conoscenza, sia che fosse estemporanea sia frutto di una duratura amicizia, con personaggi famosi come Sarah Bernhardt, Howard Carter, W. Somersert Mougham ed Elizabeth von Arnim  sempre raffigurata in modo arguto. Era un grande ammiratore di Andr Gide e lo considerava uno dei pi straordinari scrittori viventi. Hichens non si spos mai. Era probabilmente omosessuale.
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DOPO IL VERDETTO.
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LIBRO PRIMO.
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IL VERDETTO.
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CAPITOLO 1.
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Era una calda e fulgida mattinata di maggio, e Londra aveva un aspetto allegro, quasi raggiante. Le vie erano affollate di donne che andavano a fare spese e di altre che si fermavano dinanzi alle vetrine, ancora indecise se comprare o no. Nella City erano incominciate le occupazioni della giornata, e i pezzi grossi della finanza scendevano dall'automobile dinanzi ai loro uffici, o stavano aprendo la corrispondenza venuta con la prima posta, parlando nel tempo stesso con gl'impiegati o coi segretari. Per tutta la citt trillavano i telefoni e molte persone si mettevano vivacemente in comunicazione fra loro. Al King's Club i campi del lawn-tennis erano pieni di giocatori e i pi noti fra loro si addestravano per il torneo di Wimbledon. Nei parchi si riversava una fiumana di bambini, spinti nelle carrozzine da bambinaie che chiacchieravano fra loro. Nei giardini di Kensington dei ragazzetti e delle fanciulline giocavano a palla o facevano scivolare una barchettina sul Laghetto Rotondo e nel Serpentine. Nel vialetto cosparso di terriccio, e destinato in Hyde Park a chi cavalcava, moltissima gente, uomini, donne e fanciulli, si godevano una salubre galoppata mattutina.
Le finestre a tergo di alcune delle case del rione di Knightsbridge, guardano Hyde Park; e in quella mattinata di maggio una donna di sessant'anni sedeva dinanzi alla finestra aperta di una di quelle case, intenta al movimento delle vie sottostanti.
Era una donna di media statura, coi capelli ancora scuri in pi punti, bench qua e l striati di grigio, piuttosto fine e asciutta; non aveva un bell'aspetto, e per lo pi chi la conosceva diceva che il suo era un viso comune; ma i suoi lineamenti non presentavano irregolarit spiccate; il naso si profilava diritto e non grosso, la bocca, piuttosto larga, era benevola; il mento fermo senza pesantezza; gli occhi, bench piccoli e assai distanti fra loro, erano lucidi e intelligenti: poteva anzi dirsi che brillavano di accortezza sotto le sopracciglia delicatamente arcuate, morbide e sottili. Nondimeno, nell'insieme, quel viso era forse davvero un viso comune per le gote senza rilievo e per esser un po' troppo largo; a chi l'osservasse criticamente poteva far pensare a un tipo mongolico.
Tuttavia la signora Baratrie non aveva in s sangue mongolico, per quanto almeno ne sapessero lei o gli altri: da parte di padre e di madre era inglese: sua madre apparteneva a una buona famiglia della contea di Cornovaglia, suo padre era un londinese, figlio d'un reputato banchiere, e banchiere lui stesso tenuto in molta considerazione. Ella aveva sposato Giovanni Baratrie, un pittore di paesaggi, molto in voga, che era stato nominato membro dell'Accademia Reale: ora era vedova con un unico figlio di trentatr anni.
Clive Baratrie: era quello tutto il nome di suo figlio, a cui i suoi genitori non ne avevano aggiunti altri.
Clive Baratrie.
La signora Baratrie, mentre spingeva quella mattina lo sguardo fuori della finestra, pensava quante persone felici nel Parco avrebbero sulle labbra il nome di suo figlio.
A lei sembrava che in quel momento ciascuno avesse un aspetto stranamente lieto, e non soltanto che tutti fossero felici, ma avessero quella spigliatezza che accompagna sempre il cuore leggero. L'ufficialetto che montava quel robusto e focoso cavallo baio, con una stella bianca in fronte, sebbene fosse solo, sembrava pieno di animazione mentre passava davanti a lei come un razzo, cavalcando con la ferma ed elastica disinvoltura di chi si sente a suo agio, come in casa sua. La guerra era finita ed egli era vivo; probabilmente non avrebbe mai combattuto in un'altra guerra: aveva per s la giovent, la salute, e senza dubbio un buon nome.
"Un buon nome!"
La donna dinanzi alla finestra aperta mormor fra s quelle parole mentre il cavaliere spariva fra gli alberi verso Hyde Park Corner.
Quanti fanciulli cavalcavano! V'era uno stuolo di scolarette col maestro di equitazione: grandi fiocchi neri, cappelli duri, e sotto il cappello rosei volti sorridenti. Anche il maestro di equitazione, un uomo snello, di mezza et, col viso lungo e la bocca dalle labbra sottili, pareva piuttosto gioviale nonostante quel fare di chi sta fra i cavalli, che lo faceva riconoscer subito per quel che era. Egli parlava con molta vivacit con quella fanciullina florida sul pingue cavallino, la quale imparava attentamente a trottare. V'erano ragazzi che andavano a briglia sciolta; eleganti e corrette giovani signore, nel loro vestito perfetto, e con un'aria di vivace, lievemente altiera padronanza di s; smilzi e svelti giovinotti, e anche gente anziana, giudici, uomini politici, vecchi militari, legali, uomini di affari ritirati dalla vita della City; e tutti quanti parevano allegri mentre camminavano, o cavalcavano sia al passo sia al trotto, facendo provvista di salute nell'aria mite e sotto i fulgidi e caldi raggi del sole.
Veniva l'estate; l'anno inglese volgeva allegramente verso il sole: veniva l'estate con la sua grande letizia, col lungo corteo delle gioie danzanti; il Derby, Ascot, Wimbledon, Henley, il Quattro di Giugno a Eton, le gare di polo a Hurlingham, le partite campestri di lawn-tennis, Eastbourne, Hythe, Sidmouth, Folkestone; le regate, le gare di cricket, "Canterbury Week" e le altre "settimane" di salutare svago all'aria aperta un po' dappertutto nel caro paese amante degli esercizi fisici! Quella mattina Londra sembrava alla signora Baratrie vibrante di felicit e di gioconda attesa.
"E il mio ragazzo, nella prigione di Old Bailey, sta per esser giudicato per omicidio."
Cos ella diceva fra s, mentre se ne stava seduta dinanzi alla finestra aperta.
Era una donna di cervello fine (anche troppo, come aveva rilevato ella stessa, ma senza vanit); era una donna che aveva affrontato la vita e l'aveva studiata; era una donna che quando per lei tutto andava bene, aveva spesso pensato alle crudeli possibilit dell'esistenza, ai tremendi casi che si danno, e si era immaginata sopraffatta da uno di essi: eppure adesso, dopo settimane, anzi dopo mesi di lavorio mentale e spirituale, diceva fra s:
"Ma....  incredibile!"
Incredibile che proprio lei fra tutte le madri di Londra fosse stata prescelta per attraversare un periodo cos doloroso. Incredibile che il figlio da lei dato alla luce e intimamente da lei conosciuto e ardentemente amato per trentatr anni, stesse allora, proprio in quel momento, per esser giudicato come assassino! Ella pens che sino a quel momento non aveva veramente affrontato la vita, ma si era soltanto immaginata di farlo; se n'era stata in distanza a considerarne le tragedie e aveva creduto di addentrarvisi e di comprenderle; invece non vi s'era addentrata e non le aveva comprese: non aveva capito nulla.
Mentre sedeva immobile nella poltrona, sapeva, o credeva di sapere, che quella fulgida giornata di maggio era stata designata per esser la pi terribile della sua vita. Ora ella aveva sessant'anni: se vivesse altri quarant'anni, se giungesse a essere una centenaria, non potrebbe dicerto conoscere un'altra giornata di cos intimo strazio e di cos profonda angoscia. Ella provava il rodimento di un'incertezza che era per lei questione di vita o di morte, e nel suo lavorio mentale le pareva di sentirsi dilaniare anche la persona.... perch il verdetto riguardante Clive era atteso quel giorno stesso: da un momento all'altro; prima che cadesse la sera, ella avrebbe dicerto saputo se l'uomo che era stato il suo bambino dovesse essere impiccato o no. Lo saprebbe dicerto, ma intanto ancora non lo sapeva: dormirebbe quella notte?
Fantastic di nuovo quante di quelle liete persone che erano nel Parco discorressero di Clive, ne discutessero il carattere, la vita, la relazione con la defunta signora Sabine, la probabile sorte: oh, una gran quantit, certo! poich il processo era durato parecchi giorni e aveva appassionato il pubblico. Qualunque cosa avvenisse, dovesse Clive morire impiccato o ricuperare la libert, il suo nome correrebbe su tutte le bocche di quel mostro chiamato il Pubblico e sarebbe sempre inseparabilmente collegato con la morte. In qualunque luogo andasse, egli sarebbe designato come "Baratrie", l'uomo che era stato sotto processo per l'assassinio della signora Sabine.
E allora, per un istante, la signora Baratrie ebbe un pensiero audace, os pensare che Clive sarebbe assolto ma anche quel caso maraviglioso, splendido, anelato, supplicato, non sarebbe sempre una tragedia? Ella pensava intensamente a quel che era suo figlio: al carattere, all'indole, al temperamento di lui, alla sua filosofia della vita.... Rimandato libero, che cosa farebbe?
V'erano due cose che un uomo avrebbe potuto fare una volta uscito da una prova come quella che Clive aveva sopportato e sopportava ancora: egli poteva avere il coraggio di riprendere la vita dal punto dove l'aveva lasciata, di continuarla da quel punto come se nulla fosse stato, restare fra la gente che lo conosceva e fra le innumerevoli persone che avevano saputo di lui, continuare il suo lavoro interrotto, frequentare i suoi circoli come prima, andare in societ, calcare le vie a lui familiari; poteva, insomma, avere il coraggio di "tirare avanti". Oppure quel coraggio potrebbe mancargli: in tal caso, bench giudicato innocente di qualsiasi delitto, avrebbe dovuto cambiar nome, sparire nel vuoto dell'ignoto, pusillanime nella sua innocenza; andare in luoghi dove non avrebbe amici, conoscenti, e cominciare una nuova vita come se fosse un altro.
Se Clive fosse assolto, quale delle due vie seguirebbe? Il sentir proclamata la propria innocenza pubblicamente dai giurati, in modo da farsi strada nella mente del pubblico, gli renderebbe possibile di sopportare l'orribile peso della popolarit a cui egli sarebbe in qualche modo esposto sino alla fine dei suoi giorni? O si rifugerebbe nell'ombra, fiaccato dal Destino?
La signora Baratrie non lo sapeva; ma c'era Viviana.
Quando la signora Baratrie pensava a Viviana sentiva di calcare un terreno pi fermo: strana cosa questa.... Ma, gi, non era quasi tutto strano nella vita? Viviana spiccava talmente, si delineava in modo cos netto nella sua forte e fulgida giovent! Era difficile rimanere in dubbio quando si pensava a lei; e la sua condotta in tutto quell'orribile affare era stata straordinaria e aveva fatto stupir tutti, perfino la signora Baratrie, che pure aveva sempre creduto nel carattere energico di Viviana e nel suo coraggio morale. Un grande atleta parlando di Viviana aveva detto una volta: "Quella ragazza ha un temperamento da lottatrice". E quel temperamento Viviana lo aveva mostrato durante tutto quel tragico affare di Clive. Aveva "tirato avanti" splendidamente; anche in questo momento tirava avanti, poich aveva detto il giorno prima alla signora Baratrie:
Perch dovrei cambiare la mia vita? Clive  innocente; lo so: io credo nella giustizia di Dio, credo che Clive sar assolto. Volevo andare ad assistere al processo all'Old Bailey ma egli mi ha pregato di non farlo. Benissimo. E allora io frequenter il mio solito Circolo, mi eserciter per le gare di Wimbledon e mi ritrover con tutti i miei amici. Io non ho promesso di sposare un omicida, ma un uomo innocente: non mi vergogno di Clive perch gli  capitata questa disgrazia. Ander al Circolo, e giocher per vincere.
E ora la signora Baratrie era certa che Viviana era al King's Club, giocando con l'intenzione di vincere. Viviana era straordinaria! Che cosa avrebbero detto in quel Circolo? E che cosa avrebbe detto specialmente Jim Gordon? Egli non avrebbe dicerto creduto capace Viviana di andar l a giocare in quel giorno se avesse amato Clive; non gli sarebbe stato certamente possibile di comprendere un tal modo di amare: penserebbe che rimaneva sempre una probabilit in suo favore, anche se Clive fosse assolto. Per altro egli doveva desiderare una sentenza sfavorevole, per quanto non fosse cattivo: anzi per lo pi Jim Gordon veniva considerato come una buona pasta d'uomo; ma la natura umana  sempre la natura umana, e in quell'intima parte dell'anima dove tutte le cose vengono poste a nudo, egli doveva sperare che Clive non ritornasse mai libero nel mondo.
Perch Clive aveva tolto Viviana a Jim Gordon. Veramente lei e Gordon non erano stati mai fidanzati; ma se Clive non fosse entrato nella vita di Viviana, ella avrebbe sposato Jim Gordon; la signora Baratrie ne era sicura: Clive gliel'aveva portata via.
La luce del sole si avvivava, e intanto cresceva il caldo: si sentiva nell'aria l'estate. Alla Corte con la gente che dicerto vi si accalcava sbarrando gli occhi, il caldo doveva esser davvero intenso. La signora Baratrie si raffigur la scena e rabbrivid; s, la prendeva il freddo, il freddo di una grande paura.... e a un tratto si sent disperata: si spenzol alla finestra e guard gi.
La stanza in cui ella era, il salottino in cui faceva tante cose, si trovava al terzo piano della casa. Ora, guardando in basso, ella vedeva bruna terra ed erba; bench adesso il tempo fosse splendido, nella notte era piovuto parecchio: un corpo cadente avrebbe fatto avvallare il terreno, ma il suolo sarebbe stato abbastanza duro perch tutto fosse finito per chi vi cadeva.
Era una tentazione, una terribile tentazione.
Il fatto innegabile sembrava provare alla signora Baratrie ch'ella aveva un cuore pusillanime. Eppure aveva resistito in modo maraviglioso sino a quel momento. Tutti quelli che la conoscevano lo avevano detto, ed ella credeva che ciascuno lo avesse sinceramente pensato. Certo ella non aveva mostrato la singolare intrepidit audace di Viviana; ma era una donna di sessant'anni e Viviana non ne aveva pi di ventitr e la sua salute era maravigliosa; nessuno poteva aspettarsi che una madre portasse un simile peso in quella maniera giovanile; tuttavia ella non aveva vacillato sotto di esso, e Clive non aveva ragione di vergognarsi di sua madre.
Forse aveva dubitato di lei, poich le aveva detto che se l'avesse veduta nella sala durante il processo forse si sarebbe abbattuto, e l'aveva pregata di non intervenire.
Ma anche da Viviana egli aveva voluto la promessa di astenersi dall'andarvi, e non era possibile ch'egli dubitasse del coraggio di Viviana. Forse per nell'esiger dalla fidanzata quell'assenza egli aveva un'altra sottile ragione. Egli amava Viviana con l'intensit di un contenuto ardore; ora,  tremendamente umiliante trovarsi rinchiuso in una gabbia; v' in ci qualche cosa di animalesco, e Clive era quanto mai sensibile: forse egli non poteva sopportare che la fanciulla da lui amata vedesse il povero animale umano trepidante, chiuso in gabbia fra tanta gente insolentemente libera; e quel ricordo, ricordo odioso, avrebbe potuto restarle nella mente per tutta la vita, se ella vedeva! No, egli non poteva aver dubitato di Viviana, ma forse aveva dubitato di lei, sua madre, pensando ch'ella potesse venir meno, o fare una scena, dare sfogo a qualche cosa d'impetuoso o di tragico, mostrare a nudo la sua maternit, quella cosa sacra che sempre dovrebbe coprirsi col suo delicato velo anche alla sola presenza del figlio. Forse egli aveva scoperto il punto debole del suo carattere, il punto debole che ora la teneva come affascinata con lo sguardo fisso sul terreno sottostante, al limitare del Parco.
La vita che avrebbe potuto esser cos felice poteva divenire tanto orribile? E sempre il nero incubo stava alla fine del sogno dorato; e nessuno sapeva mai quanto durerebbe la gioia o la pace o anche semplicemente la sicurezza abituale.
In quel momento la signora Baratrie era accerchiata dalla tentazione: nella sua vita di sessant'anni, certo non scevra di tentazioni, non ne era mai stata assalita come ora. Sino allora s'era talvolta sentita toccata, forse lievemente tirata, sospinta come da una mano; ma ora pareva che delle robuste, quasi titaniche braccia e mani l'afferrassero e la stringessero: e una voce imperiosa, le diceva nell'orecchio:
"Buttati di sotto! Precipitati, e in un attimo ti troverai fuori di tutto questo, libera per sempre da tutto questo, in sicuro sull'altra sponda."
Ella si rialz di scatto, lasci la finestra, le volt le spalle e gir lo sguardo nella sua stanza familiare, nella quale aveva passato ultimamente tante ore atroci. Molti dei suoi libri favoriti erano ancora schierati negli scaffalini di legno chiaro; il pianoforte verticale, ch'ella aveva scelto con tanta cura, era l col portamusica contenente gli spartiti. Alle pareti pendevano alcuni buoni acquerelli; la grande scrivania italiana di legno intarsiato era ingombra di lettere e di giornali; sul pavimento si stendeva un sottile e vecchissimo tappeto orientale; una cassettina di cristallo piena di pezzi d'ambra e di malachita scintillava al sole; alcune rose occhieggiavano innocenti e come sperse in coppe di porcellana azzurra e bianca; una striscia di ricamo lavorata per met era rimasta sul bracciale del sof rosso cupo.
La signora Baratrie si mise a guardare tutte quelle cose, che le sembravano terribili per la connessione dei suoi pensieri con tutto quel che era l dentro.
Appunto in quella stanza ella aveva saputo dell'arresto di Clive imputato di avere ucciso la signora Sabine; e da allora in poi la stanza e tutto il suo contenuto erano stati strettamente collegati col suo calvario.
Ella rimase per un momento immota: lottava per sfuggire alle braccia che ancora la tenevano. Pens a Clive.... se ella avesse fatto una cosa simile; pens a Viviana: ah, come sarebbe rimasta inorridita Viviana! Perch per Viviana il suicidio, in qualsiasi circostanza, voleva dire debolezza, se non pazzia. Ma v'era qualche cosa che Viviana non sapeva, che Clive non sapeva, che nessuno sapeva: soltanto la signora Baratrie sapeva che ella aveva una terribile ragione per andarsene.
Ma se faceva questo, se si buttava di sotto, Clive poteva dicerto sospettare il segreto del quale ella non aveva mai parlato, a cui non aveva mai accennato, il segreto ch'ella porterebbe con s nell'altro mondo o nel nulla in cui pochi uomini e poche donne credono; e come sarebbe tremendamente crudele lasciar Clive con quel sospetto: insieme alla sua orrenda sparizione, quel sospetto gli avvelenerebbe la vita, se gli fosse permesso di vivere.
Veleno! La signora Sabine!...
La signora Baratrie tremava un poco: poi si volt, e adagio adagio torn alla finestra. In quel momento qualche cosa si fece dicerto strada in lei, quel qualche cosa che nell'essere umano sano e normale non si sarebbe prodotto; ella ritorn alla finestra e si spenzol di nuovo, fissando il suolo sottostante; la sua mente era intenta a quel pezzetto di terra che vedeva gi: quanto sarebbe stato profondo l'avvallamento prodotto dal suo corpo nel cadervi?
Ora le piccole amazzoni percorrevano di nuovo il vialetto, galoppando. I grandi fiocchi neri che fermavano loro i capelli svolazzavano: esse avevano ancora molto da imparare in fatto di equitazione; ma intanto si divertivano, e le loro risate squillavano limpidamente al sole. Il cavallerizzo palpeggiava il suo cavallo scodato, la fanciullina sul piccolo e grasso cavallo si atteneva al pomo della sella, ci che non era veramente la miglior cosa da farsi; ma bisognava perdonare alla sua tenera et.
Perdonare!
"Io sar dicerto perdonata," pensava la signora Baratrie. "E se no, avvenga ci che vuole: le braccia e le mani che mi tengono sono troppo forti per me, io non posso resister loro; mi hanno afferrata e intendono buttarmi di sotto:  la loro volont, non la mia, e io dovr obbedire. Bisogna che l sotto si produca un avvallamento, e non pu farlo che il mio corpo."
E si protese sul davanzale. In quel momento le sembrava quasi di esser gi fuori dell'unico mondo ch'ella avesse mai conosciuto: vi era in lei come uno strano improvviso svanimento, pareva che dalla sua memoria si dileguasse ogni ricordo: eppure ella sapeva ancora di esser madre; sapeva che suo figlio doveva esser giudicato per omicidio; sapeva ancora ch'egli amava Viviana e che Viviana amava lui: ma il significato di maternit, onore e amore erano diminuiti per lei. Qualunque cosa accadesse sulla terra nulla aveva grande importanza, bench forse sembrasse cos a chi era privo della vista della mente: tutto quel che era davvero importante si trovava al di l.
Ella si aggrapp con ambedue le mani al davanzale e si prepar ad andarsene.
Ma proprio allora ella ud ci che al suo orecchio parve un lontano picchiettio; e veramente qualcuno bussava alla porta di quella stanza. Bench quel rumore le paresse lontanissimo, la fece sussultare e la richiam a una pi viva coscienza di se stessa e dei casi suoi. Si ricord che nel venire in quella stanza aveva messo il segreto alla porta, desiderando di aver la certezza della solitudine.
Ta, ta, ta!
Si trasse indietro e tolse le mani dal davanzale: in quel momento sent serpeggiare in s come un senso di delusione unito a un'intensa irritazione; ma ormai era ritornata definitivamente nell'orribile vita ordinaria.
Rimase ferma per un momento, poi attravers a passo lento la stanza e apr la porta.
V'era l fuori, con aria sgomenta e stravolta, un uomo smilzo, con le spalle strette, gli occhi grigi miti e leali, il naso bianco a punta, i capelli bruni lisci: costui era Kingston, il maggiordomo della signora Baratrie.
Che cosa c', Kingston? Avevo detto che non volevo essere disturbata.
Lo so, signora, e vi chiedo scusa.... In un giorno simile....
Gli occhi grigi la esaminavano, dicerto con sospetto: per un momento ella si sent quasi colpevole.
Vi chiedo scusa, ma  venuto il signor Arcibaldo Denys, per incarico di miss Denys, e si  raccomandato che lo riceveste. Ha detto che miss Denys desidera proprio che lo vediate, signora, e siccome si trattava di miss Denys, ho creduto bene....
S, s!
Per un momento la signora Baratrie non disse altro: i suoi occhi erano ritornati alla finestra aperta. Che Kingston avesse indovinato? O sospettava soltanto? Ormai l'impulso s'era dileguato, ed ella credeva che non ritornerebbe pi. Subentr in lei la convinzione fatalista d'essere stata deliberatamente impedita dal portare a effetto ci che era in procinto di fare; Kingston era stato mandato nel momento decisivo: e ci voleva dire ch'ella doveva "tirare avanti". Va bene.
Scender dal signor Denys, ella disse. Dov'?
In salotto, signora.
La signora Baratrie diede un altro sguardo alla finestra e pens:
"No, quell'avvallamento non deve prodursi."
E usc dalla stanza.
Nel lungo salotto del primo piano ella trov il fratello minore di Viviana che aspettava con una lettera in mano.
Arcibaldo Denys aveva n pi n meno che venti anni; di carnagione chiara, pallida, aveva gli occhi grandi di un bruno giallognolo, i capelli neri foltissimi, senza divisa, mandati all'indietro dalla fronte bassa. Snello, di statura alta e di buona costituzione, il suo aspett denotava un'energia nervosa e una pronta intelligenza. Per il solito aveva il viso allegro ed era un ragazzo vivace, amante degli svaghi, del ballo e degli esercizi fisici; ma oggi se ne stava sostenuto, guardingo e quasi ostile, bench fosse evidente che si sforzasse di sembrar naturale.
Buon giorno, Arc, disse la signora, non volete accomodarvi
Oh, non mi posso trattenere, signora Baratrie. Son certo che voi.... cio.... volevo dire che son venuto soltanto perch Viviana bramava che vi consegnassi personalmente questa lettera. Ha detto che il servitore in un giorno come questo poteva non ricordarsi.... insomma poteva dimenticarsi di consegnarvela. E mi ha fatto promettere che l'avrei data proprio a voi.
Le porse la lettera; poi soggiunse, quasi con sforzo e abbassando gli occhi sul tappeto:
Viviana  a giocare al tennis al King's con Jim Gordon, la signora Littlethwaite e Kemmis, il campione californiano:  arrivato proprio adesso e questa  la prima volta che si presenta nel campo.
Davvero?
S; non che a voi possa importare.... voglio dire.... non che certe cose siano interessanti per voi.
Si esercitano per Wimbledon, mi figuro.
Appunto.
Per un momento gli occhi della signora Baratrie incontrarono gli occhi del giovane, ed ella cap esattamente ci ch'egli provava. Arc adorava sua sorella, e la sua adorazione era mista di orgoglio. Egli era proprio superbo di lei: la sua abilit nei giuochi, che era anche maggiore di quella di lui, lo ammaliava. E ora ch'ella era una delle prime giocatrici di tennis che fossero in Inghilterra e aveva vinto molti premi all'estero sulla Riviera, ed era stata designata da persone competenti, in certi giornaloni quotidiani, come probabile vincitrice a Wimbledon, la crescente celebrit di lei dava ad Arc quasi una segreta ebbrezza. Ella avrebbe reso celebre il nome di Denys. E Clive Baratrie? Che cosa faceva egli al nome di Denys?
"Povero ragazzo! Chi sa che cosa darebbe perch Clive non avesse mai incontrato Viviana!" pens la signora Baratrie.
Nel suo intimo Arc si torturava per lo scandalo e la pubblicit in cui sarebbe coinvolta la sua amata sorella, e la signora Baratrie lo sapeva: ella lo vedeva dai modi rigidi, quasi ostili di lui; lo leggeva nei suoi occhi, lo udiva nella sua voce forzata.
Ora legger la lettera di Viviana, ella disse.
S, fece Arc, e si morse le labbra.
La signora Baratrie apr la lettera, si mise a sedere e lesse:
"Carissima mammina,
"Vi porter questa Arc: vi scrivo soltanto per dirvi che nel pomeriggio verr da voi. Voi e io dobbiamo essere insieme alla Fine; ho potuto raccapezzare che verso le cinque sapremo qualcosa; ma io sento che so gi. Come vi dissi, io credo nella giustizia di Dio; talvolta pu esser lenta a venire, ma questa volta sono quasi sicura che non tarder. La notte scorsa sono rimasta parecchio tempo in ginocchio, premendomi con le mani gli occhi chiusi; e la mia preghiera era soltanto: "Fate, Signore, fate che domani io sappia tutto!" Poi vidi una luce viva, gialla, uscir dalle tenebre: mi parve quasi come la fiamma di un sole che in Inghilterra non conosciamo. E sentii.... che tutto andava bene; ma, naturalmente, io verr per esser con voi alla Fine. Via, non tremate, non abbiate paura: io sto facendo ci che dissi di fare: andr al King's; la gente dir che sono senza cuore; essa non sa.... non sa, non  vero, mammina? Il mio cuore  con voi e con Clive. Questa mia ve la porter Arc, il mio caro Arc, il quale non pu sapere.... voi capite l'orgoglio di un ragazzo; ed egli mi ama in un modo che  splendidamente inglese: se oggi  un po' strano, cercate di perdonargli.
"VIVIANA."
La signora Baratrie alz gli occhi da quella lettera per portarli sul ragazzo che stava sostenuto dinanzi a lei, mordendosi nervosamente il labbro inferiore e stringendosi una mano nell'altra. Tutto in quel giorno le sembrava straordinario o non naturale. Un momento prima era stata, le pareva almeno, sul punto di commettere un suicidio: senza premeditazione per altro: era stato un tremendo impulso subitaneo. Un maggiordomo, emissario del Fato di Dio, le aveva impedito di uccidersi, e adesso ella si trovava nel suo salotto pensando all'inquietudine di quel ragazzo l presente, comprendendola e anche simpatizzando con l'orgogliosa sua pena. Che altro conterrebbe per lei di prosaico, d'inaspettato o di orrendo quella giornata?
Non volete mettervi un momento a sedere, Arc? ella disse.
Egli la guard dubbioso, aggrottando la fronte; poi disse facendo uno sforzo per essere educato:
S, un minuto.
E sed subito non discosto da lei.
Io so che cosa provate adesso, disse la signora Baratrie.
Arc avvamp fino alla radice dei capelli.
Oh, ma io non provo proprio niente; cio.... non sento nulla di speciale, egli disse; esitando, quasi balbettando.
Ebbene, Arc, io s: io provo qualche cosa di speciale; questa  una giornata ben difficile per me ad attraversare.
Ella parlava con calma, senza nessuna nota vibrante di piet per se stessa.
Oh, signora Baratrie, lo so; per carit, non crediate ch'io non intenda: condivido con tutto il cuore ci che voi sentite, come del resto fanno tutti dicerto.
Ella scosse il capo.
No, Arc; questo non  affatto vero: voi pensate a Viviana e a voi stesso, e io lo capisco benissimo. Questa tremenda cosa  come una rete tesa, ed ella fece un gesto con tutt'e due le mani, e Viviana e voi vi siete impigliati in essa; per voi  una cosa crudele, orribile: ma pensate che cos' per Viviana! Io l'avevo or ora dimenticata....
Si ferm e fiss il ragazzo: egli le sgran gli occhi in faccia e nelle sue pupille balen la paura.
Dimenticata? egli disse, mentre la signora taceva. Che cosa intendete di dire?
Io l'ho dimenticata mentre stavo alla finestra.
Ma.... non capisco.
Non importa! Ora per a Viviana ci penso:  maravigliosa.
Credo.... credo che sia anche un tantino troppo maravigliosa, sussurr il ragazzo e digrign i denti.
Troppo maravigliosa? Perch?
Non avrebbe dovuto mostrarsi al King's, oggi: l'ho detto anche a lei, ho cercato di farle capire.... ma non c' stato verso.
Io credo che abbia avuto ragione di andare, pensando come pensa.
Arc non disse nulla; con quell'espressione arcigna egli pareva quasi un vecchietto; aveva accavalciato le gambe e si stringeva con le due mani unite il ginocchio sinistro: aveva il viso ancora acceso.
Di che cosa deve vergognarsi Viviana? soggiunse la signora Baratrie.
Di che? Ah, di nulla! disse Arc recisamente.
E allora perch dovrebbe cambiare la sua vita?
Veramente.... non mi sembra questo il momento.... Dio sa che cosa penseranno Jim Gordon e tutta la compagnia del tennis.
Jim Gordon.... Ah!... fece la signora Baratrie con lieve amarezza improvvisa nella voce. Voi volete un gran bene a Jim Gordon, no?
Bene? Non saprei.  un bravo ragazzo, e mi entusiasma col suo modo di giocare: mi  stato anche buon maestro.
Il lawn-tennis non  tutto.
No, dicerto. Ma Jim non  soltanto un campione:  un uomo di testa quadra.
Arc.... ditemi la verit, odiate Clive?
Arc sussult e protese le mani.
Ma, signora Baratrie, come sarebbe possibile che...?
Oh, s,  possibilissimo; anzi sarebbe naturale.
Ebbene.... io non l'odio davvero.
Ne siete sicuro?
Sicurissimo.... Potrei giurarlo, ma....
Ma?
Ma mi dispiace,  per me un gran tormento che Vi sia mescolata in tutto questo. Oh, Dio,  una cosa atroce,  una cosa ripugnante. Mia sorella.... e Vi: mi vien la nausea a pensarci.
Era scattato in piedi; aveva gli occhi pieni di lacrime, ma cerc stizzosamente di asciugarsele.
Voi non potete capire che cosa sia vedere il proprio nome stampato in quei giornalacci. Maledetti giornali! Che diritto ha la gente di sapere i fatti che riguardano mia sorella e Clive? Che cosa c'entra il pubblico in quell'avvenimento? Che cosa ha che fare con la signora Sabine e con Clive? Se stesse in me, quei segugi di cronisti....
Soffocava, stringeva i pugni; si vedeva che era sul punto di perdere il dominio di se stesso. E la signora Baratrie si ramment della propria crisi di poco fa nel salottino al terzo piano. Lei, Arc.... E Clive come avrebbe sopportato l'orrore di quella giornata? Per un istante ella chiuse gli occhi e vide Clive nella gabbia.
Non c' decenza, non c' piet.... trascinano tutto nel fango.... tutto insozzano, seguitava il ragazzo.
Arc, se Clive  innocente, tutto quel che accade non  sua colpa, vero?
No; e difatti io non ho mai detto che sia.
Se lo giudicheranno colpevole egli sparir: non dovrete mai pi agitarvi per lui.
Ma non crederete mica che io desideri la condanna di Clive? esclam Arc con veemenza.
No! Non ci penso nemmeno. E se non  condannato? Se  assolto?  questo il pensiero che vi tormenta, non  vero?
Arc guard la signora Baratrie, fece un passo verso di lei, si ferm, poi risolutamente le si avvicin di pi e le pos una mano sul braccio.
Oh, signora Baratrie, in qualunque modo vada, una cosa Vi non deve fare: non deve sposar Clive. Voi lo sapete....  vostro figlio, va bene, e forse io sono un vero ignorante a dirlo a voi, ma non posso fare a meno. Per l'amor di Dio, non permettete che Clive e Vi si sposino. Io ho piacere che sia assolto; vi giuro che lo desidero proprio. Non so quel che farei.... quel che farei per.... e mi raccomander al Signore perch vada libero, sebbene pregare non sia il mio forte.... Ma Clive non deve sposar Viviana.
Probabilmente Clive non sposer nessuno, disse la signora Baratrie piano, in tono asciutto.
Arc ritrasse la mano di sul braccio di lei.
Vi chiedo perdono, disse. Lo so, lo so, che non avrei dovuto.... E dopo una pausa:, Oggi  una giornata troppo tremenda.
S, fece la signora Baratrie. Troppo tremenda per noi tutti.
Ella non badava pi ad Arc: per un momento regn nella stanza un silenzio di morte. Poi ella ud un movimento e l'aprirsi e il richiudersi di una porta.
Arc se n'era andato; ella rimase dov'era e torn a guardare la lettera di Viviana. I suoi occhi caddero sulle parole: "Credo nella giustizia di Dio".
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CAPITOLO 2.
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Nel grido di Arc "Dio sa che cosa ne penseranno Jim Gordon e tutto lo stuolo del tennis", v'era stata tutta l'angoscia dell'amor proprio e dell'appassionata preoccupazione per il giudizio di coloro che per il giovane rappresentavano il mondo. Per lui, e anche per sua sorella Viviana, pi in vista di lui, la schiera del tennis voleva dir molto. Essi conoscevano bene o benissimo quasi tutti i campioni del giuoco che tanto li infervorava ambedue, e nel quale primeggiavano. Anzi solevano passare la maggior parte dell'estate a viaggiare per prender parte alle grandi gare di tennis.
Il loro padre, Enrico Denys, era un ricco banchiere, e bench fosse un uomo piuttosto posato e, come suol dirsi, all'antica, era molto tollerante e proclive a lasciare ampia libert agli altri anche se erano suoi figli. Una delle sue teorie era che la giovent non debba essere tenuta in gabbia.
"Lasciate che i giovani si sviluppino a modo loro," diceva Enrico Denys. "Lasciate che si volgano dalla parte verso cui sono inclinati."
Se un ragazzo dimostrava amore per i classici, disposizioni studentesche, consigliava di farlo andare senz'altro a Oxford o a Cambridge; se invece era portato al commercio e agli affari, di fargli prendere una di quelle vie, non appena terminati gli studi nelle pubbliche scuole che il signor Denys considerava essenziali per ogni ragazzo inglese che deve condursi in ogni circostanza della vita come un gentiluomo. Se poi il giovane provava inclinazione per l'arte o per la musica, allora ricordava che c'era l'Accademia o il Conservatorio di Musica. E se il suo naturale portava il giovane allo sport o ai giuochi? Questo era appunto il caso dell'unico figlio di Enrico Denys, Arc. Arc aveva una frenesia per i giuochi, come la sua unica sorella. Egli non aveva desiderato di andare all'Universit; e quando lasci Harrow, suo padre gli fece frequentare la propria banca, dove fu istruito in qualcuno dei suoi misteri; si era subito dimostrato sottile come un ago; e aveva fatto capire che pi tardi avrebbe potuto rendersi utile come socio. Ma nello stesso tempo s'era sviluppata in lui una straordinaria attitudine per il lawn-tennis e il suo condiscendente padre gli aveva concesso il tempo necessario per addestrarsi in quel passatempo che per Arc era un affare di grande seriet e d'immensa importanza, da cui potevano derivare conseguenze imprevedute.
E ora era venuto il lusso delle gare e la nuova maraviglia della rinomanza di Viviana come giocatrice; poi, sul pi bello di tutto questo, il terrorizzante scandalo del processo di Clive.
Quando fu uscito dalla casa della signora Baratrie, Arc rimase per un minuto sotto il fulgido sole dinanzi al rumoroso Movimento di Knightsbridge. Aveva gli occhi quasi abbacinati dopo il suo scatto nel salotto della signora Baratrie, e provava come un senso di vergogna e di disperato scontento. Nella sua stessa opinione giovanile, la sua condotta di poco fa era stata meschina: che cosa avrebbe mai pensato Jim Gordon se ne fosse stato testimonio? Lui, Arc, aveva perduto proprio la testa: aveva quasi alzato la voce, aveva imprecato.... e poi aveva quasi pianto dinanzi a una donna. Era incredibile.
S, ma era veramente accaduto! E poi aveva fatto quella disperata preghiera riguardo a Clive alla madre di Clive e in quel giorno memorabile, quando nessuno sapeva se Clive potesse esser condannato all'impiccagione. Aveva fatto tutte quelle cose dopo tanto addestramento per divenire un campione di tennis, dopo tutta la rigida attenzione che Jim Gordon aveva posto per insegnargli il contegno che doveva tenere.
Jim Gordon era molto severo quanto a contegno; quel perfetto sportsman, l'ideale di Arc, non era un tipo in cui ci si possa imbattere con facilit. In quel momento Arc ricordava molte delle ingiunzioni di Jim e delle massime impartite in modo piuttosto rude e inflessibilmente, con grande sostenutezza. Una di queste era:
"Non vi turbate mai."
E altre: "Non mostrate mai emozione sul terreno"; "Combattete sempre"; "Non date mai a divedere che qualche cosa vi secca"; "Una bella sconfitta val pi di una vana vittoria"; "Perdete la calma e avrete perduto la gara, anche se il vostro avversario non  della vostra forza"; "Non badate mai a ci che possono pensare gli spettatori, ma ponete tutta la vostra attenzione al giuoco"; "In qualsiasi circostanza mantenetevi calmo"; "Non siate avventato"; "Colui che non sa comportarsi da gentiluomo nella sconfitta non  un gentiluomo"; "Serbatevi gagliardo di cuore e snello di persona"; "Vigilate su voi stesso per non mostrarsi di cattivo umore"; "Non scattate mai, anche se perdete una gara per un'ingiusta valutazione"; "Non fate mai il millantatore".
Che cosa avrebbe pensato dunque Jim se si fosse trovato cinque minuti fa nel salotto della signora Baratrie? Arc provava come una bramosia di allontanarsi, di nascondersi. Ma che cosa ne penserebbe Jim? Il ragazzo avrebbe voluto riscattare quell'infelice quarto d'ora del suo passato con la sua veemenza, con la sua subitanea commozione, con la disgraziata rivelazione del suo temperamento e della sua sensibilit e non gli veniva in mente che un mezzo solo: prese un taxi e si fece condurre al King's Club, il Circolo pi spesso frequentato da Viviana. Sperava ch'ella vi fosse: in quel giorno sarebbe stato atroce per lui affrontar la schiera del tennis; non gli era possibile alcuno sforzo morale. Si sentiva incapace di portare una maschera, e i suoi nervi erano in tale stato! Ma voleva affrontar tutto come punizione per il proprio contegno in casa della signora Baratrie.
Che donna bizzarra gli pareva! Egli non riusciva affatto a intenderla. Quel giorno qualche cosa negli occhi di lei lo aveva spaventato, quando ella aveva parlato di dimenticar Viviana e s'era avvicinata alla finestra. Ma, del resto, perch non avrebbe dovuto avvicinarsi alla finestra? Gli occhi di lei gli erano peraltro sembrati sinistri proprio in quel momento, ed egli aveva provato un po' di paura.... Non paura fisica, veramente, anzi qualche cosa di ben diverso, d'indefinibile.
Ma eccolo in vicinanza del Circolo. La signora Vernon Charlesworth, il grande campione femminile, vi si recava lei pure. Quella l non dimostrava davvero mai emozioni! Il suo viso energico un po' buio pareva proprio una maschera: era ben difficile che la sua espressione cambiasse. Arc l'aveva veduta vincere una grande gara dopo trenta giuochi in uno degli ultimi ritrovi, con la sua accortezza e forza di volont, ma non era apparsa su lei l'ombra di un sorriso; e una volta l'aveva veduta perdere con grande signorilit a Wimbledon dinanzi al fior fiore di Londra: quel giorno aveva sorriso nel congratularsi col suo vittorioso avversario. Che donna! Ella vide Arc dentro l'automobile e fece un saluto col capo; nel togliersi il cappello Arc pensava:
"Mi rianimer lei."
Dinanzi all'ingresso del Circolo egli pag il suo accompagnatore, poi aspett un minuto. La signora Charlesworth svoltava in quel momento col suo passo lento e misurato nella strada in cui egli era. Arc pens di accompagnarsi a lei per entrar dentro: avrebbe fatto da tonico.
Si va a giocare? ella disse con voce piuttosto profonda e strascicante mentre s'inoltrava.
No, non ne ho intenzione. Ma dev'esserci qui mia sorella.
Davvero?
Non v'era sorpresa su quella faccia energica ma inespressiva. Arc si sent un tantino sollevato. Forse la gente....
E voi che cosa fate, signora Charlesworth? domand con profondo rispetto.
Una Doppia femminile, io giuoco con Elisabetta Saxby contro la signora Carton e la signora O'Brian.
Oh, sar interessante a vedere. Chi sa che bella gara!
Elisabetta Saxby e io giocheremo insieme nella Doppia femminile a Wimbledon, quest'anno.
Allora vincerete dicerto.
Potrebbe darsi che ci trovassimo di contro vostra sorella.
Oh.... chi lo sa!
A un tratto Clive, la Corte, un giudice imparruccato e togato, un'orribile cosa chiamata la buffa che nascondeva la faccia dell'impiccatore, si presentarono alla mente di Arc come un'alga fluttuante sorge sull'onda agitata. E di nuovo egli si sent disperato. Ma perch le vittime dovevano essere lui e sua sorella? L'egoismo di quel pensiero era cos naturale che non lo scosse. Di l al torneo di Wimbledon Clive poteva ridursi in polvere nella fossa di un omicida.
Forse Vi non prender parte alle gare di Wimbledon quest'anno, egli soggiunse senza guardare la signora.
Ma io spero di s:  divenuta proprio una maravigliosa giocatrice. Ha acquistato una perfetta agilit di piede e nelle battute di servizio ha fatto grandi progressi dall'anno scorso.
E s'incammin allo spogliatoio.
"E questa  la fanciulla che Clive ha coinvolto in quell'orribile caso!"
Inutile dire ad Arc, inutile ch'egli stesso dicesse che forse ci non era colpa di Clive. Arc non credeva che Clive fosse colpevole: non poteva credere una cosa simile; ma pensava, sentiva di sapere che Clive era stato tremendamente irriflessivo, aveva contribuito a esporsi a quello scandalo mondiale e a far ricadere tante inquietudini sugli altri, specialmente su Viviana e su lui stesso, Arc Denys; perch se non fosse stato per quel maledetto legame con la signora Sabine....
Ma a che giovava continuare a lambiccarsi il cervello? Quel che era stato era stato, e non poteva disfarsi.
Quel giorno v'era molta gente al King's e ad Arc pareva che tutti lo guardassero in modo curioso; molte persone egli le conosceva, ed esse probabilmente sapevano chi era lui: "i due Denys" erano parecchio noti nella cerchia dei giocatori di tennis. Cercando Viviana e tenendo la testa giovanile pi eretta del solito nello sforzo di vincersi, Arc spinse lo sguardo sull'ampio terreno erboso. Tutti i campi erano pieni; Arc vide giocare la leggiadra lady Dartree coi suoi nivei capelli; vide i rinomati fratelli Long che giocavano d'impegno una Doppia maschile; il piccolo Winby che prendeva parte a tutti i tornei da non meno di trent'anni, intento a istruire il giovane Aroldo Duncan; la signora Delane, maravigliosa nelle battute di rovescio, si difendeva dai potenti attacchi di Milli Simpson. V'erano a giocare anche quattro orientali, diavoli d'uomini che sembrava non si stancassero mai, che pareva non si occupassero mai se vincevano o se perdevano, ma che dicerto non entravano mai nel campo senza l'intenzione di vincere. Arc invidiava loro quella bravura di nascondere assolutamente il proprio pensiero. Uno di essi, Mera Pandit, era stato veduto da Arc vincere l'anno innanzi, nel campo coperto del Lawn-tennis a Londra il campionato contro Bob Murray. Bob era un maraviglioso giocatore, ben preparato all'attacco, ma Mera Pandit lo aveva battuto completamente; mantenendosi quasi immobile e pi freddo dell'eterna Sfinge aveva tenuto costantemente in moto Bob per ribattere palle quasi impossibili. Verso la fine Bob si trovava addirittura esausto e alla merc di lui. Eppure il suo giuoco non aveva offerto nulla di particolare: pareva soltanto ch'egli si fosse occupato di mantener una buona lunghezza e di respingere persistentemente la palla nel campo dell'avversario.
"Che scaltri demoni son quelli l!" diceva fra s Arc mentre oltrepassava i quattro ometti dalla pelle bruna. "Ma dove pu essere Vi?"
In lontananza nel lato estremo del grande spazio presso l'alto muro di cinta egli vide un crocchio di persone che stava a guardare una Doppia mista. Egli non poteva vedere chi fossero i giocatori, ma indovin: qualche cosa sembrava dirgli che si trattava del quartetto di Vi, e ricomponendosi si spinse verso il capannello che era presso il muro. Nell'avvicinarsi si accrse di non avere sbagliato: i giocatori erano sua sorella, Jim Gordon, la signora Littlethwaite e Kemmis, il giovane astro californiano, giunto da poco in Inghilterra.
Gli spettatori stavano cos attenti al giuoco che nessuno si avvide dell'arrivo di Arc, ed egli rimase per qualche minuto dietro agli altri, inosservato, ma intento penosamente a guardare tutto quello che accadeva in quel cantuccio di vita.
La signora Littlethwaite, chiamata dai suoi intimi amici "il cane da fermo", era nell'opinione di Arc la migliore giocatrice di fondo delle Isole Britanniche, fra le donne, naturalmente. La sua impassibilit imbarazzava l'avversario, la sua persistenza era incredibile in una creatura umana. Aveva il gran pregio di sembrar sempre sull'attenti, sempre vigile, e raramente, o mai, ella si moveva di un capello. Piuttosto alta, molto sottile e di membra quasi perfette, aveva il viso etereamente pallido, due occhi azzurri pieni d'intensit, ch'ella teneva sempre fissi sulla palla, e una testa eretta su cui rifulgeva una bellissima e folta chioma dorata. Ella passava quasi dieci mesi dell'anno all'estero per prender parte alle gare ed era da poco giunta in Inghilterra, di ritorno da Marsiglia dove aveva vinto la Singolare Signore, e, con Jim Gordon, la Doppia mista in campo aperto nella Gara Internazionale, dopo aver giocato sin dal principio di gennaio a Montecarlo, Cannes, Nizza, Mentone, Beaulieu, Hyres e via dicendo. Ora si era fermata l per la stagione inglese di lawn-tennis che si chiuderebbe in ottobre col "London Covered Court Championships". La sua vita era addirittura consacrata al tennis, ma fuori del campo era una piacevolissima signora e Arc provava grande ammirazione per lei.
Oggi il suo compagno era il californiano, giovane, di altezza smisurata, bruno, con qualche cosa di felino, agile, elastico, quasi diabolicamente attento e risoluto, con due occhi bruni acutamente sgranati e le braccia di ossatura grossa e di lunga portata. Egli giocava col sistema americano moderno, sempre attaccando, sempre attento per vincere. Ma i suoi attacchi erano diretti dal cervello. Egli non era semplicemente un giovinastro rude e tenace che non badava che ai suoi colpi bassi: era anche un giocatore di ben definito proposito che studiava la psicologia del suo avversario: ben assortito contro Jim Gordon che forse aveva meno ardore giovanile ma era pari al californiano nell'inflessibile determinazione e nell'instancabile vigore.
Arc considerava il californiano come un bruno gattone magro, come un gatto selvatico sempre in agguato di preda. E per lui che cos'era Jim Gordon? Non era facile dirlo esattamente: in Jim egli vedeva qualche cosa al tempo stesso di freddo e di focoso, qualche cosa di duro e di ardente. Una persona sagace lo aveva una volta chiamato "una scatola d'acciaio piena di combustibile". E quella definizione corrispondeva benissimo.
Anche Gordon era alto pi di sei piedi, accuratamente raso, con sulla faccia quel colore turchino della barba fatta di fresco. Ma lo sguardo quasi selvaggio del californiano (soltanto nel campo, si capisce, durante il giuoco) era sostenuto da Jim Gordon con una ferma e ostinata imperiosit di espressione che faceva pensare a un'aristocratica imponenza "molto tronfia", come una volta aveva detto la signora Littlethwaite. L'orgogliosa espressione, sulla quale taluni trovavano da ridire, era perfettamente naturale in Gordon: egli non la sventolava come una bandiera in faccia al nemico, ma la portava sempre con s da sveglio o da addormentato, fosse disteso o in piedi. Quell'espressione era propria dei suoi lineamenti regolari, alteri e nettamente scolpiti, della curva lievemente sarcastica delle sue labbra, dei suoi occhi grigi per natura diffidenti: conveniva loro, era come l'ultimo tocco dato al suo sembiante. E la fronte bassa e il capo energico coi bruni capelli ondulati, pettinati con la divisa e, ci che pareva strano alla sua et, gi brizzolati sulle tempie, erano cos in armonia con le sue fattezze che chiunque guardava Jim Gordon lo giudicava alla prima un uomo di singolare avvenenza.
Nondimeno l'espressione di Gordon e il suo fare gli alienavano qualche animo. Altri invece, come a esempio Arc, avevano per lui un culto, appunto per il suo aspetto e per i suoi modi che rivelavano un vero maestro; ed erano quasi soggiogati dalla sua serena severit. Gordon aveva la figura di un atleta consumato, ma nel suo viso c'era una certa intellettualit. Nel suo superbo sguardo di uomo che nell'azione era pi che valente si univa l'acume e la sottigliezza di chi ha anche energia di pensiero. E quell'accordo di forza mentale e di abilit fisica lo rendevano un pericolosissimo competitore.
Gordon era una grande intelligenza in fatto di tennis; in quel tempo aveva trent'anni precisi, cio sei pi di Kemmis, il californiano.
La signora Littlethwaite e Kemmis giocavano, lei dietro la linea di fondo e il giovane proprio alla rete. Alla rete v'era anche Gordon quando Arc si ferm dietro gli spettatori. Viviana Denys serviva.
Gli occhi quasi disperati di Arc si posarono su sua sorella, ma soltanto dopo essersi fermati sui tre altri giocatori, fissando la signora Littlethwaite, Kemmis e Gordon: perch, per quanto lo bramasse, Arc quel giorno aveva paura di guardare in viso sua sorella.
Eppure non avrebbe dovuto aver paura: qualunque cosa potesse provar Viviana quella mattina nel suo intimo, ella non lo lasciava trasparire, non mostrando alcuna traccia di emozione, di eccitamento e nemmeno facendosi vedere sopra pensiero. Ella portava la maschera del tennis: il suo volto era stranamente inespressivo come la maggior parte dei visi di chi giuoca perpetuamente importanti partite dinanzi a una moltitudine di occhi attenti. Ella obbediva all'ammaestramento che Jim Gordon aveva dato ad Arc: "Non mostrate mai emozione nel campo". Per quanto strenua la lotta, per quanto tremende le sue agitazioni, per quanto la sconfitta stia alle calcagna dell'apparente vittoria, e la vittoria alle calcagna dell'apparente sconfitta, non dovete mai lasciare la maschera, signore e signori, non dovete lasciar mai la maschera! Non vi mostrate mai n lieti, n scontenti, non fate vedere in voi il trionfo del vincitore, non l'abbattimento del vinto. Terminata la grande partita, vinta o perduta la grande gara, poche parole presso la rete dette con faccia calma e grave, poi.... in guardaroba a vestirvi!
Viviana giocava con battute di servizio insolitamente forti per una donna: che si potevano anzi dire vorticose. Ella non era sempre irreprensibile, ma oggi non commetteva errori, e Arc rilev con sorpresa quel fatto. Il suo servizio si prolung. Kemmis e la signora Littlethwaite giocavano magnificamente. Per sei volte fecero quaranta pari dopo l'arrivo di Arc, e in tutto quel tempo Viviana non ebbe a segnare nessun fallo di servizio. A suo fratello quella straordinaria abilit in un tal giorno d'angoscia sembrava quasi disumana. Era fatta d'acciaio sua sorella? O.... poteva veramente amar Clive? Era possibile che una donna che amasse proprio un uomo fosse in grado di affrontar cos la sua solita compagnia mentre egli si trovava nella gabbia ad aspettare una sentenza che doveva portare la vita e la libert o la vergogna e la morte; potesse affrontare quella compagnia rimanendo addirittura padrona di s, imperterrita? Forse Vi s'era gi prefissa di non aver pi nulla che fare con Clive, e manteneva segreta la sua risoluzione per un senso di dignit. Se Clive era condannato e doveva subire l'obbrobriosa pena, ella poteva mantenersi chiusa per sempre: la sua via sarebbe sgombra e un giorno o l'altro ella sposerebbe dicerto Jim. Se invece Clive fosse assolto e rimandato libero, allora il segreto avrebbe dovuto essere svelato, naturalmente. Ma molti uomini innocenti avevano avuto da affrontare tali delusioni. Poteva Vi amar tanto Clive da rimanere avvinta a lui qualunque cosa avvenisse, e pur nonostante giocar l, alla luce del sole, la sua bella partita, che richiedeva piena concentrazione, prontezza, agilit, incessante sagacia? E tutto questo nel giorno in cui la vita o la morte del suo fidanzato pendevano sulla bilancia?
Un respiro non pi rattenuto, il respiro che sembrava uscire dal petto di tutti gli spettatori di quell'angolo di terreno del Circolo, segn una sosta nel giuoco: Viviana aveva finalmente vinta la sua partita di battuta.
Tutt'e cinque i giuochi, annunzi una voce.
Senza guardar n a destra n a sinistra, Viviana e Jim Gordon passarono dall'altra parte della rete e si prepararono a ribattere il servizio del californiano.
Viviana Denys dimostrava anche meno anni di quel che aveva: era adesso nei ventitr. Assai pi avvenente di suo fratello, aveva i capelli ondulati, di un bruno caldo, e li portava tagliati corti, ma non cortissimi e con la divisa nel mezzo della testina piccola e svelta. Gli occhi erano di un castagno scuro, grandi e fermi, e avevano una naturale espressione di lealt, di benevolenza e di sicurezza. Il nasino di Viviana era breve e diritto, il mento forte e rotondo; la bocca piccola e grave, le labbra lievemente rialzate agli angoli. Quella fanciulla aveva una bella carnagione di rosa di macchia non rara in Inghilterra ed era d'una statura sopra la media ma non eccessivamente alta, con un personale molto snello, di fianchi stretti, flessibili e quasi da giovinetto; una persona che sembrava fatta per la sveltezza e l'agilit: la celerit poi dei suoi piedi era straordinaria. La fanciulla non giocava mai in modo da fare effetto e non aveva astuzie per il pubblico: era stata istruita a una scuola che aborriva ogni artifizio; ma quando era necessario poteva riprendere con un balzo la palla e la sua rapidit nel correre per il campo era insuperabile. Nondimeno, come tutti i giocatori di prima forza, per il solito ella giocava senza che si vedesse affatto lo sforzo, e la sua conoscenza degli accorgimenti del campo era cos grande che sembrava attirar la palla dov'era lei stessa invece di essere costretta a rincorrerla nelle diverse parti del campo. Lei e Jim Gordon giocavano in formazione parallela a circa otto piedi di distanza dalla rete quando la palla era in giuoco, mentre la signora Littlethwaite giocava di dietro alla linea di fondo e Kemmis alla rete, fuorch quando l'uno o l'altro di loro serviva.
Ora il giuoco diveniva pi accanito. La signora Littlethwaite aveva un aspetto arcigno e risoluto mentre se ne stava coi piedi bene scostati, piegandosi e guardando bene nel campo dell'avversario, mentre il californiano ergendosi in tutta la sua altezza e buttando all'indietro la testa con la larga bocca aperta e i forti denti bianchi scoperti, attendeva al suo accanito servizio. Il viso di Jim Gordon era duro come l'acciaio e alla sua consueta espressione orgogliosa era subentrata una fierezza contenuta: Arc Denys vedeva in lui in quel momento la personificazione della concentrazione maschile, addirittura indifferente agli spettatori, noncurante della critica, una mente e un corpo che intendevano vincere, un'anima data pienamente, con una specie di fredda passione, al giuoco. E Viviana? Anche il volto di lei era fermo e piuttosto rigido; ma ella dimostrava in certo modo pi calma di Jim, bench ugualmente concentrata: nelle crisi la faccia di lui era pi espressiva di quella della fanciulla, era meno di maschera; Arc capiva debolmente qualche cosa del potere della donna di chiuder le imposte della finestra quando c' il desiderio di nascondere quel che accade nella stanza dietro a essa. Il giovinetto guardava il viso di Jim e sentiva per istinto e quasi intimamente ci che Jim provava; guardava poi sua sorella e stupiva: Viviana era per lui assai pi misteriosa di quel che non fosse mai stato Jim, bench Jim avesse quel maraviglioso dominio di se stesso, quel vero disprezzo inglese per ogni manifestazione dei moti del proprio animo.
Non  maravigliosa Viviana Denys? mormor una voce femminile accanto ad Arc.
Egli sussult e si volse di scatto a sinistra. Accadeva forse ci che egli aveva temuto prima di arrivare in quel Circolo e anche mentre vi era?
Poter giocare oggi, ed esser capace di giocare a quel modo, continu la voce bisbigliante.
Arc guard la signora che parlava: una donna grassoccia, piccola e molto elegante, con l'occhialetto: si chiamava mistress Lorrimer e aveva una casa col giardino in Regent Park, che di tanto in tanto ella apriva a gare di tennis per beneficenza. In quel momento ella stava parlando con un giovane alto vestito di lana bianca, che aveva una faccia di gufo con due occhi scuri e penetranti, in quel momento fissi sui giocatori.
Guardate quella volata! soggiunse la signora Lorrimer mentre Viviana con uno dei suoi maravigliosi balzi ribatteva una difficile palla della signora Littlethwaite.
Si ud un lieve mormorio di plauso che gli spettatori non poterono rattenere.
Che bella ragazza! Com' svelta e fresca, disse il giovane.
S, ma farsi vedere a questo modo.... oggi!
Dev'esserci un po' di posa.
Va bene, ma ci avreste piacere se foste lui?
Grazie a Dio, non lo sono.
Dicono che sia sempre fidanzata con quell'uomo.
In quel momento la gente si mosse: Viviana e Gordon avevano vinto il giuoco contro il servizio del californiano, aggiudicandosi Gordon col suo servizio la partita per sei a cinque.
Kemmis stava indietro: aveva l'aspetto imperterrito di un giovane gladiatore ma i suoi denti mordevano il labbro inferiore e con la racchetta egli si batteva la palma della mano sinistra.
Non  avvezzo a perdere il suo servizio, disse qualcuno.
Questa volta ha avuto disdetta, disse un altro.
Se dovessero giocare in questo stesso modo a Wimbledon, disse Brett Stanley, un uomo basso di statura, robusto, mancino e rinomato nei campi di tennis, Gordon e miss Denys, la signora Littlethwaite e Kemmis, per quale scommettereste se nelle finali si trovassero di fronte?
Non saprei, replic il suo compagno, lord Dartree. Sono tutti tanto risoluti che vi pu correre un capello fra l'uno e l'altro. Sarebbe per un bell'incontro, per Giove!
Ma dicerto lei non si presenter a Wimbledon se lui  condannato, mormor la signora Lorrimer.
Arc tossicchi e parve inghiottire un boccone amaro; s'era cacciato le mani nelle tasche della giacca grigia: e provava un brivido per tutta la persona. La signora Lorrimer gir lo sguardo: Gordon adesso era passato verso sinistra e Viviana si avvicinava alla rete.
Oh, siete qui, disse la signora mentre Arc si levava il cappello. una gran bella gara, eh?
S.... bellissima! disse lui, cercando di parlare con naturalezza e di non farle capire che aveva udito le sue osservazioni.
Il viso delicatamente dipinto della signora Lorrimer si avviv di un lieve rossore, ed ella si volse verso il campo. Il suo compagno fiss Arc coi suoi occhi di gufo e fece un piccolo saluto col capo. Era uno studente dell'Universit di Boston venuto a passar l'estate in Inghilterra, che Arc conosceva appena, esperto giocatore e buon ragazzo. Ma come lo detestava in quel momento!
"Che cosa penser egli di mia sorella?" diceva fra s. "Ci potrebbe essere una ragazza americana che in una circostanza simile si contenesse come Vi?"
E il povero ragazzo sudava, sudava addirittura di passione.
Sei a cinque e trenta a zero.
Arc aveva assistito a varie partite giocate da Gordon in diverse gare, lo aveva veduto vincere e perdere dinanzi a una moltitudine di spettatori, eppure, era forse un'ubbia, ma gli pareva che quel giorno, in quel giuoco che era soltanto di addestramento, Jim fosse pi ansioso di vincere, pi accanito di riportar la vittoria di quando aveva giocato per conquistare un titolo. No, Jim non era proprio normale quel giorno: Arc lo sentiva. Nello sguardo di Jirn, e perfino nei suoi modi, v'era qualche cosa d'insolito. Si sarebbe detto che per una volta la sua maschera si fosse un tantino smossa e permettesse di scorgere qualche cosa di tremendamente espressivo sul volto di lui. Forse Jim sperava ancora? Pensava che ancora gli rimanesse qualche probabilit? Oppure anche lui si dibatteva in quell'orribile rete alla quale aveva alluso la signora Baratrie, era in preda all'inquietudine d'una disperata incertezza? Dicerto Jim doveva desiderare la condanna di Clive, salvo che non amasse Viviana a tal segno da essere addirittura scevro di egoismo. Ma no, Jim non era della specie degli uomini privi di egoismo quando v'era in ballo una donna: era addirittura troppo maschio perch ci fosse possibile; e Arc lo preferiva appunto in quel modo. Jim agognava Viviana, e Arc era quasi sicuro ch'egli non anteporrebbe la felicit che Viviana potesse godere con un altr'uomo alla soddisfazione del proprio desiderio. Jim era dicerto rude per natura e sarebbe rude anche nel suo amore: piuttosto avrebbe voluto scorger Viviana scendere nella valle delle ombre della morte, e vedersela poi risospingere affranta nelle braccia che saperla divinamente felice con un altro. Il saper felice Viviana non avrebbe fatto che addolorarlo e inasprirlo se chi le procurava quella felicit non era lui, pensava Arc. Cos era Jim: doveva essere straordinario agognare una donna com'egli agognava Vi: veramente il giovane non poteva ben capirlo, ma doveva, come difatti faceva, rispettarlo, quel desiderio dominatore di Jim. E ora Jim desiderava di vincere con una bramosia non mai sino allora provata. Ma la signora Littlethwaite e Kemmis erano risoluti, accaniti, e riprendevano con lena. Pareggiarono una volta con quaranta, poi ancora e ancora.
Sembra proprio di assistere a una gara finale nella corte centrale di Wimbledon! osserv lord Dartree tormentandosi i corti baffi grigi e calcandosi su una parte il cappello duro.  una battaglia all'ultimo sangue: non  proprio altro: non vedete che sguardo selvaggio ha Jim Gordon? Non so che diamine ci sia in quest'incontro: di che pu trattarsi?
Brett Stanley avvicin gl'ispidi baffi giallognoli all'orecchio di lord Dartree e disse qualche cosa sottovoce.
Oh.... davvero? Credete proprio che sia per quello? Pu darsi! Pu darsi! Quest'ultimo colpo ha quasi spezzato il polso del "Cane del fermo". Non so come faccia a riprendersi sempre. Brava!
Vantaggio alla battuta!
Gordon pass dall'altra parte della rete per servire il californiano; e poi egli fece ci che  imperdonabile in una Doppia: fall due servizi avvantaggiando gli avversari.
Arc serr i pugni: Jim fare una cosa simile? S, lord Dartree aveva ragione: v'era qualche cosa di "maledettamente strano" in quel giuoco: Jim, non era normale, via. Ma ora s'era ripreso: n lui n Viviana mostrarono il minimo segno di perturbamento quando pareggiarono con sei.
La signora Littlethwaite disse una parola a Kemmis mentre andavano alla linea di fondo per servire.
Egli fece col capo un segno di assenso e socchiuse gli occhi facendo pensare pi che mai a un gattone scuro. E a un tratto, mentre vedeva muoversi le labbra della signora Littlethwaite e il breve cenno del capo di Kemmis, Arc pens:
"Dicerto vincono loro."
Anzi, assurdamente, pens che gi avessero vinto. Ed aveva ragione. Gli ultimi due giuochi furono quasi tutto un correre per la signora Littlethwaite e per Kemmis: li giocarono splendidamente; ma non fu quello che diede loro il vantaggio. No. Jim Gordon quell'unica volta non fu pari a se stesso: Viviana faceva miracoli, riparando, per cos dire, per due; ma Jim non poteva far bene. Non che fosse fiacco; Jim non era mai fiacco, non sapeva esserlo: i suoi attacchi erano potenti e decisi, ma fuor di misura; i suoi colpi tempestosi oltrepassavano tutto il campo. La fermezza adamantina di Viviana unita con la maravigliosa agilit dei suoi piedi non bast a compensarlo: soccombettero, sebbene ella avesse combattuto strenuamente sino all'ultimo.
Un lungo mormorio, un movimento generale: la piccola riunione di gente, non pi costretta alla gradita intensa osservazione, cominci a ritornare alla vita esteriore per accorgersi ancora una volta di una quantit di piccole cose dimenticate. Gordon, con l'aspetto calmissimo e nel pieno dominio di s, stava presso il palo della rete discorrendo con Kemmis; la signora Littlethwaite, eterea e delicatamente schiva nel suo trionfo, parlava con Viviana. Lei e Kemmis avevano vinto due partite, la prima per sei a quattro.
Eppure non scommetterei dieci soldi che a Wimbledon riuscir, disse la signora Littlethwaite con la sua voce chiara e ferma di soprano. Oggi Jim era tutt'un altro.
Si ferm, poi soggiunse fissando Viviana coi suoi sicuri occhi turchini:
Ma voi siete stata grande Vi!
In quel momento si fece avanti Arc, inquieto. Aveva provato una vera angoscia nel passar fra la gente. Gli pareva di aver tutti gli occhi addosso, aveva notato sguardi strani, discorsi lasciati a mezzo al suo avvicinarsi; aveva bene assaporato l'amarezza di quel giorno, accresciuta dal contatto con le persone di conoscenza. Provava come uno spasimo, ma faceva di tutto per sembrar naturale e spigliato mentre si levava il cappello alla signora Littlethwaite e incontrava gli occhi scuri di Viviana.
Una bella gara, egli disse. Siete stata prodigiosa, signora Littlethwaite. Anche voi avete giocato bene, Vi. Buon giorno, Jim!
Buon giorno! Non sapevo che eravate fra gli spettatori: ha vinto la parte migliore. Conoscete Kemmis? Kemmis, questo  il fratello di miss Denys, e non  un cattivo giocatore, sapete.
Il californiano stese una manona che terminava un braccio quasi del color del mogano e scopr la bellissima dentatura in un sorriso amichevole e scherzoso.
Felice di conoscervi, disse, con una gentilezza piuttosto faceta e strascicando le parole. Miss Denys  una giocatrice che ci piace avere per avversaria. Emerger dicerto un giorno o l'altro.
Ora la somiglianza con un gatto selvatico sembrava misteriosamente sparita in lui. Egli cominci a stirarsi la camicia con dita agili bench enormi.
Sono arrivato poco fa, soggiunse come spiegazione. La mia prima visita  stata qui.
La sua semplice modestia affascin Arc. Un tale astro senza la minima boria!
Spero che ci terrete in mente, disse Arc, e che la sorte vi arrider sempre mentre state qui.
Oggi l'abbiamo avuta propizia, no? Gordon  stato generoso, lasciandosi andare proprio alla fine. Ora mi aspetta la doccia. Arrivederci, miss Denys.
Arrivederci. Mi raccomando, non vi mettete come oppositore a me e al mio compagno nella Doppia mista a Wimbledon.
Questo, secondo me,  celato nell'ampio grembo degli Dei, che nascondono in s tante cose come certi pasticci....
E la sua faccia bruna si raggrinz in un largo sorriso.
Salut, diede di straforo ad Arc una guardata bonaria e allegra e se ne and con la signora Littlethwaite verso l'interno del Circolo.
Mi piace quel giovanottone, disse Arc. Si va, Viviana?
S, arrivederci, Jim.
Verr ad accompagnarvi sin dentro al Circolo. Ho bisogno anch'io della doccia.
Uscirono dalla rete; ma l intorno v'era gente, gente che conoscevano, e chi disse loro una parola chi un'altra. Mentre si soffermavano, Arc anelava di esser fuori, lontano da tutti, lontano perfino da Jim: quel giorno Jim gli produceva una grande inquietudine, non gli era possibile d'incontrare i suoi occhi, non avrebbe saputo trovare un argomento per discorrer con lui: v'era una barriera tra loro, la loro consueta intimit pareva fosse caduta nella polvere.... Nella polvere o nel fango? Quel ruzzolone di Jim alla fine della partita aveva fatto un profondo effetto su Arc, era stato come la rivelazione di qualche cosa che Jim volesse tener celata in s.
Finalmente si sbarazzarono dalla gente e s'incamminarono verso l'uscita, seguiti da molti occhi curiosi, tema di conversazione per molte lingue loquaci.
Viviana non teneva la testa eretta; in tutto quello che la fanciulla faceva anche per caso, non si riscontrava mai ostentazione: ella sembrava perfettamente naturale, soltanto un po' grave, forse, un po' meno giuliva e vivace del solito.
Avete consegnato il mio biglietto, Arc?
S.
Bene. E vi siete trattenuto molto?
No, pochi minuti soltanto.
Avete veduto la nostra prima partita?
Oh, no, non sono stato in tempo!
Ci hanno battuto, ma con una bella lotta: non abbiamo giocato bene, Jim?
S,  stato proprio un aspro conflitto; mi rincresce per di non avervi sostenuta sino alla fine.
Poco male: a Wimbledon avreste fatto dicerto diversamente.
Chi lo sa! Secondo il fascino del giuoco, credo: non si sa mai dove si va a finire, salvo che uno non sappia riprendersi a tempo. Jenny Littlethwaite deve avere una straordinaria faccia tosta, come direbbe Kemmis: non l'ho mai veduta veramente titubante nel suo giuoco. Secondo me, se sente di pencolare in qualche partita ella azzanna. Una volta mi disse: "Se non posso fare quanto meglio so, preferisco di non far nulla affatto". Naturalmente quando si  piantata nel campo giocherebbe anche se venisse colta da un colpo apoplettico o da qualsiasi altro malore; ma credo proprio che non entrerebbe mai nel campo se non si sentisse pari al cimento.
Jim fece quello sproloquio nel medesimo tono, con voce risonante di tenore.
Invece, egli soggiunse, la maggior parte di noi  capace di esporsi senza nessun intimo avvertimento di ci che pu accadere, com' avvenuto oggi a me: mi pareva di essere alla debita altezza e, invece, ci correva!
Erano giunti sulla ghiaia dinanzi all'edificio del Circolo, e tacevano. Jim Gordon abbass lo sguardo su Viviana e per un momento parve esitare, poi disse:
Allora io me ne ander.
Diede un'occhiata a Arc e forse lesse qualche cosa negli occhi inquieti e tristi del ragazzo, perch a un tratto si fece piuttosto rigido, riprese il dominio di s.
Ci rivedremo presto dicerto, Vi.
Sicuro: buona sera, Jim.
Gli porse la mano; egli tese la sua: bench bruna e ruvida nella palma, la mano di Jim era quasi di forma delicata, con le dita sottili, lunghe, vigorosa ma non ordinaria; a guardarla veniva fatto di pensare al cervello e al temperamento di lui.
Arrivederci, Viviana.
Perch oggi mi chiamate Viviana?
Allora.... arrivederci, Vi.
Diede alla mano della fanciulla una stretta gagliarda, poi i suoi occhi si volsero a Arc. Il ragazzo guardava altrove; allora Jim disse a Viviana:
Vi auguro.... tutto quello che desiderate per voi.... e per lui.... Ho il presentimento che tutto ander bene.... ma l'attesa naturalmente  penosa. Come sapete per sopportarla!
Ella si eresse e ritir la mano.
A presto, Arc.
...
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...
CAPITOLO 3.
...
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...
Quando Jim se ne fu andato, Viviana disse:
Mi volete fare il piacere di aspettarmi un momento, Arc? E intanto potreste chiamare un'automobile: far presto, cinque minuti circa.
Va bene.
Riusc a dir quelle due parole di assenso, ma la voce era roca e gli occhi pareva accusassero sua sorella.
Non posso fare a meno, Arc.
Fare a meno.... di che?
Via, non fate vista di non intendermi in un giorno come questo: lo sapete che cosa voglio dire.
Il giovane non replic, e Viviana si allontan frettolosamente; quando ritorn, non pi col vestito bianco da tennis, ma con uno da passeggio e col cappello e i guanti, c'era gi l'automobile ad aspettarla. Ella vi entr con suo fratello, ma prima che la vettura si movesse lord e lady Dartree uscirono dal Circolo con la signora Littlethwaite che riaccompagnavano a casa in Kensington nella loro automobile. Essi videro Viviana e si avvicinarono per parlarle.
Lady Dartree andava matta per il tennis; suo marito non giocava pi, ma era sempre informato di quanto riguardava quel giuoco, e invitava tutti i campioni in casa sua, a Heath House, Hampstead, dove aveva impiantato quattro campi di prim'ordine. Egli considerava Viviana Denys l'astro nascente fra le giocatrici inglesi e l'ammirava quasi con ossequio. Lei e suo fratello erano sempre i bene accetti a Heath House. Ora egli appoggiava un braccio allo sportello dell'automobile e salutava Viviana.
Ho parlato a mia moglie della partita d'oggi, egli disse.
 stata piuttosto eccitante, vero?
Peccato che Gordon abbia tutto guastato in fondo: non aveva una buona giornata.
Uno strano sguardo quasi scrutatore era apparso nei suoi occhi celesti, lievemente iniettati di sangue e sporgenti.
Non scoraggiate Gordon, miss Denys. Voi e lui insieme sarete la migliore combinazione che possiamo aver qui per le Doppie miste.
Aveva abbassato la voce, forse perch la signora Littlethwaite non udisse le sue parole.
Fate che ci possa essere.
Si tir indietro per far posto a sua moglie, graziosa signora, "l'orchidea umana" come qualcuno l'aveva chiamata, che non si affannava mai quando giocava e che non perdeva mai la quasi prodigiosa levigatezza e la morbida bianchezza lattea della pelle.
Jenny dice che siete stata maravigliosa oggi, ella disse guardando in faccia Viviana e Arc coi suoi occhi lucidi e languidi. Col vostro carattere giungerete dove vorrete, Viviana. Siete una ragazza fortunata.
Perch fortunata? domand Viviana senza tremito della voce che denotasse amarezza.
Perch avete un temperamento combattivo; chi lo possiede pu dirsi conquistatore della vita: lasciate che vi dia la mano, mia cara.
V'era indubbiamente qualche sottinteso nella sua voce placida e vellutata. Ella strinse la mano di Viviana.
Poi fu la volta della signora Littlethwaite di avvicinarsi allo sportello, e anche lei porse la mano. V'era un legame di simpatia fra lei e Viviana: ambedue avevano il culto del coraggio, e ambedue avevano lo stesso tipo di coraggio: ciascuna riconosceva la fulgida virt dell'altra.
Cara la mia Vi! I vostri compagni sono tutti con voi oggi. Animo! Animo! Che siate benedetta!
Grazie, Jenny!
L'automobile si mosse. Arc era stato trascurato: quel giorno l'attenzione era tutta concentrata su Viviana, ma ora ci non aveva per lui il significato di poco prima, poich sentiva che v'era intorno una vera simpatia per Viviana: sentiva una moltitudine di cuori battere per un momento come sotto la sua mano.
Per quanto ne dicano i cinici c'era ancora della brava gente nel mondo, disse dal suo angolo.
Viviana s'era buttata all'indietro; egli non poteva vedere che il suo netto ma delicato profilo e il colorito di rosa di macchia della sua gota destra; poich ella s'era messa a sedere nell'angolo a sinistra.
Non  vero quello che dico? soggiunse Arc.
S.
Dopo un momento di silenzio egli riprese:
Io non so, ma mi pare che vi sia qualche cosa di grande nei giuochi. Ora il lawn-tennis.... A noi mancherebbe molto se non appartenessimo alla cerchia dei giocatori di tennis, se non vi appartenessimo proprio; ci sentiamo legati gli uni agli altri, dir cos in modo speciale:  come una grande scuola, Sentir dire: "Egli  un Harrovian", significa qualche cosa per un collegiale di Harrow. Per dirvi la verit, Vi, mi era molto dispiaciuto che vi foste fatta vedere oggi al Circolo, ma ora non so se veramente mi rincresca: potete anche aver fatto bene.
S, ho fatto bene.
Anche Jim mi  parso l'abbia capito.
Io non l'ho fatto per il nostro amico Jim, l'ho fatto per Clive e per me.
Quelle parole fecero l'effetto di una doccia fredda su Arc.
Clive! egli disse. Ma.... ma la capirebbe Clive una cosa simile?
Perch no?
Ebbene, io.... io non so se lo potrei, dato che avessi la malaugurata sorte di trovarmi nell'infernale condizione di Clive o, come dite voi, nel disgraziato imbroglio in cui  caduto Clive.
Clive capir: Jim lo ha capito.
Ma Jim non  Clive!
Sono ambedue uomini, veri uomini; e v' parecchia somiglianza nel modo di sentire fra i veri uomini per quanto possano essere diversi fra loro. Io so ci che avete provato voi nel vostro intimo oggi, Arc, ragazzo mio; so quanto vi ha irritato che io giocassi in pubblico. Ma....
Viviana volse il viso verso di lui, ed egli le vide gli occhi lustri e velati; ma dietro quel velo pareva vi fosse la luce.
Ma, prosegu la fanciulla, ci che ho fatto era come un proclama della mia certezza nell'innocenza di Clive. Tutti al Circolo sanno che amo Clive: come avrei potuto mostrarmi in quel luogo se lo avessi creduto colpevole? Ma c'era altro: bisognava che oggi facessi qualche cosa che mi costringesse a concentrarmi. Io so che Clive  innocente, ma c' qualche cosa che non so: non sapr, non verr a conoscenza sino a stasera, se egli sia assolto o condannato. Oh, ne sono stati condannati tanti degl'innocenti, e v' chi  stato anche mandato a morte: quello che gi fu pu ripetersi. Come saperlo?
Ma io pensavo....
Oh, Arc, io credo che non sia mai vissuta una donna che non si sia illusa....
Sicch, voi....
Egli si ferm: non osava finir la frase.
Forse io ho voluto mettermi una benda sugli occhi: duro fatica ad avvedermene adesso. Ieri le cose sembravano piuttosto differenti; anche stamani presto quando ho scritto alla mamma di lui mi pareva di sentirmi sicura, o almeno cercavo d'immaginarmi sicura. S, Arc, a volte ci sforziamo di figurarci diversi da quel che siamo: la maggior parte di noi inganna se stesso a volte, mi figuro, quando.... specialmente quando siamo stretti fra l'uscio e il muro. Potete capir questo, Arc?
S, Vi.
Ma ora io sento che io non so, che non posso sapere. Io m'inabisso nella dura verit delle cose, mi pare.
Povera la mia Vi!
Non mi compiangete: sento il bisogno di tutto l'amore che pu essermi dato, ma non di compassione. Intanto giocare mi ha fatto bene.
Ma come potevate esser presente a voi stessa a quel modo?
Non lo so: ma mi pareva di giocare per la mia propria salvezza.
E.... Jim?
Jim? disse lei con voce diversa, con voce che pareva piena di stupore.
Per che cosa giocava lui?
Come potrei dirlo?
Mi rincresce per Jim, disse Arc.
Per un momento Viviana tacque; poi si rivolse a suo fratello.
Siamo stati battuti, ella disse. Vorrei sapere, vorrei sapere se significa qualche cosa che Jim e io siamo stati battuti.
S, verso la fine s' fatto proprio canzonare. Forse forse, in certo modo, le donne sono pi forti di noi.
Sembr che le parole di Arc facessero balenare un pensiero nella mente di sua sorella.
Com'era? ella disse.
La signora Baratrie?
S, per lei  ancor peggio che per me, mi pare.
Arc si scosse e guard da un'altra parte.
Che cosa c', Arc?
Nulla. L'ho trovata calma.... ma in un certo momento mi  parsa strana.
Cio? Che cosa intendete di dire per strana?
Ha fatto dei discorsi che io non potevo capire.
Dei discorsi?
Qualche cosa sul dimenticar voi.
Dimenticar me?
S. Ha detto, mi pare: "Mi ero dimenticata di Viviana quando sono andata alla finestra...." Insomma, qualche cosa di simile, ma delle parole precise non me ne ricordo.
Alla finestra? Non capisco.
Nemmeno io, non mi sono potuto raccapezzare che cosa volesse dire; ma quando ha fatto quel discorso aveva certi occhi stralunati, quasi da far paura; mi ha fatto rabbrividire, vi dico la verit; ma poi non  stato altro.
Ander da lei subito dopo colazione, disse Viviana, e mi tratterr tutto il pomeriggio.
Rimarrete l sino a.... sino a che non avrete saputo, Viviana?
S.
E a che ora credete che...?
Da un momento all'altro dopo le quattro, mi figuro; con precisione non si pu dire, dipender da.... Tante volte i giurati ci mettono molto tempo.
Possono non trovarsi d'accordo, vero?
A un tratto il viso di Viviana ebbe un tremito.
Oh, non ci avevo mai pensato a codesto! Sarebbe una cosa tremenda.
Il ragazzo allung impulsivamente una mano e afferr la destra di sua sorella.
Non vi sar disaccordo fra loro, disse quasi con asprezza.
In quel momento, nonostante il fulgido sole, il lieto rumore della strada affollata, egli sent che loro due, sua sorella e lui, soggiacevano a un incubo: prov come un bisogno di lottare, di scagliarsi contro qualche cosa: ma com'era possibile colpire il vuoto, prender per la gola l'impalpabile?
"La cosa pi orribile sarebbe la loro incertezza.... Se non si trovassero d'accordo, io non so come potrei sopportarlo. E Clive? Che cosa farebbe Clive?"
Cos pensava Viviana e per un momento parve disperata. Aveva il viso stravolto e le sue dita serravano la mano di Arc fino a fargli male. Egli non aveva mai veduto a quel modo sua sorella, ed ebbe cos un'improvvisa rivelazione di quali fossero i veri sentimenti di Viviana per Clive, rivelazione che fece addirittura sparire in lui la vaga speranza forse sino a quel momento accarezzata, sebbene nulla l'avesse giustificata, in favore del suo compagno e mentore Jim. Quella disperazione in una ragazza della sicura forza d'animo di Viviana significava amore, un amore ch'egli era ancor troppo giovane per comprendere pienamente. Viviana aveva dato tutto il suo cuore a quel Clive, non v'era dubbio: anche se Clive fosse condannato, anche se vi fosse per lui la morte ed egli sparisse dalla loro vita, per Jim non vi sarebbe dicerto probabilit.... e lui, Arc, poneva Jim tanto al disopra di Clive.
Fatevi animo, Vi! Fatevi animo, per carit! esclam, atterrito, com'era stato atterrito per un momento nel salotto della signora Baratrie. Tutto andr bene: tutto andr bene, ve lo assicuro io.
Ma voi non lo sapete: nessuno lo pu sapere.
Cos dicendo ritrasse vivamente la mano, volse il capo e guard fuori con occhi sbarrati. L'automobile svoltava ora a un angolo dov'era un venditore di giornali, e sul marciapiede dinanzi alla bottega erano stesi i manifesti. Mentre passavano, la fanciulla ebbe appena tempo di afferrar le parole: "Edizione della sera. Il Processo per l'assassinio della signora Sabine. Grande discorso della Difesa".
Ah! ella fece, e rimase come senza fiato.
Che cosa c'?
Viviana non rispose.
Che cosa c'era, Vi? Che cosa avete veduto?
Ella gir lo sguardo, poi lo pos su Arc.
L'avvocato di Clive....
Ebbene?
Sir Meredith Hall ha parlato per Clive. E.... e nel manifesto del giornale lo chiamano poderoso discorso.
Si deve far fermare? e Arc fece un gesto verso lo chauffeur. Vado a comprare il giornale?
No, no, state qui! esclam Viviana. Non voglio legger niente, saper niente fuorch il resultato. Vi sar la requisitoria, il riassunto.... Oh, se soltanto potessi leggere nella mente del giudice! Egli sa gi che cosa ne pensa: si  gi fatto il suo concetto di bene o di male.... ha nelle mani l'avvenire di due persone.... Oh, che cosa tremenda essere un giudice.
Siamo a casa, Vi. Su, rimettetevi: la mamma si rimescolerebbe se vi vedesse a codesto modo.
No, no, non mi vedr abbattuta: nessuno mi vedr.
La signora Denys era sola in salotto ad aspettar l'arrivo dei suoi due figli: erano un po' in ritardo per la colazione, ed ella stava in piedi presso la finestra aperta dalla quale aveva veduto avvicinarsi l'automobile. Era una donna di mezza et come se ne vedono tante in Inghilterra. A qualcuno che aveva domandato come ella fosse fu risposto: "una signora semplice" e non si poteva descriverla meglio. Senza pretese, non molto colta, di un'intelligenza non straordinaria, n bella n brutta, non brillante parlatrice, riusciva peraltro simpatica quasi a tutti e non pochi le volevano bene. Tutti vedevano in lei una donna senza artificio, affezionata, onesta in tutte le sue azioni, affatto scevra di ostentazione, benissimo educata. Per cui ella aveva intorno a s, di regola, un'atmosfera di serenit e di placida letizia che emanava dalla sua sincera e profonda fede religiosa.
La signora Denys "conosceva Dio"; cos ella diceva addirittura senza intenzione blasfema, senza la pi lieve traccia di superbia. Onestamente ella credeva, credeva con gaudio di essere stata e di essere capace di mettersi in comunicazione con Dio. Egli non era da lei riguardato come una Potenza lontana o come un'atmosfera pervadente, e neppure come un'immanente Volont, o come un pauroso e prodigioso mistero, ma puramente e semplicemente come un caro, maraviglioso, affettuoso Amico, eternamente fedele.
Era un'anglicana n troppo tiepida n troppo spinta; era solita recarsi in chiesa nella cattedrale di San Paolo. Di media statura, con una bella carnagione, il viso ovale, capelli morbidi di un bruno sbiadito misto di grigio, gli occhi scuri punteggiati di giallo e la bocca che ricordava una bocca infantile, piccola, rosea, fresca; sembrava piena d'innocenza. Molte persone la chiamavano "una cara donna" e una cara donna era dicerto.
Eccoci, mamma, disse Viviana entrando con viso calmo nel salottino.
Ben tornati, miei cari.
Siamo in ritardo?
Un solo minuto:  andato bene il giuoco?
Splendidamente.
Dov' Arc?
 a lavarsi le mani: dobbiamo scendere?
S.
Vorrei andare a Knightsbridge subito dopo colazione per star con la signora Baratrie: pu aver bisogno di me.
Oggi ho pensato tanto a lei e ho pregato per Clive, disse la signora Denys con la sua voce placida e piana. E stasera andr all'ufficio divino in San Paolo per ricordare al Signore loro due e te.
Cara mamma! Oh, se avessi la vostra cieca fede! Voi vi siete comportata in modo maraviglioso in tutta questa triste faccenda, disse Viviana mentre seguiva sua madre per le scale.
Ed era vero: la signora Denys era passata per la prova del fuoco a cagione del terribile scandalo in cui era coinvolto il fidanzato di sua figlia. Era una di quelle donne che non hanno bisogno di tirarsi su il vestito per scansare il fango della via; sembra che il fango esse non lo vedano, che non debba mai giunger fino a loro. Buone per indole, di un'innata illibatezza e purit, bench non ignare, poich non  possibile esserlo, non prive nemmeno di esperienza, nel Disegno universale fu certamente prestabilito che giungessero alla morte attraverso una vita candida e intemerata.
La signora Denys amava per natura tutte le cose di buona lega, disapprovava per natura ogni volgarit, ogni violenza, ogni scandalo e maldicenza: era una di quelle donne che non leggono mai certi orrendi fatti di cronaca, che non aprono mai un libro immorale, per quanto ne sia stato parlato; che non sono curiose di sapere i vergognosi segreti delle persone con cui vengono a contatto. Ella vedeva il bene e non desiderava di vedere il male. Era dunque stata una tremenda prova per lei quella tragedia in cui erano coinvolti il nome e la felicit di sua figlia. Il fango della vita, come un'incalzante marea di sozzure, era giunto sino alla soglia della sua dimora, s'era insinuato fino nelle pi belle stanze della sua casa; ed ella lo aveva sopportato maravigliosamente, con calma, con grande dignit e, quel che era pi prodigioso, perfino con la stessa inalterata letizia. Nessuno le aveva mai udito dire una parola contro Clive; non s'era mai scagliata contro il destino; non aveva mai permesso a se medesima di abbattersi. Nella vita della famiglia Denys era entrato qualche cosa di orrendo, ma ella lo aveva affrontato con semplice intrepidezza, e ci le era stato possibile per la fede radicata in lei. Perfino adesso, in quel giorno decisivo, quando l'orrore era giunto al pi alto grado e a poco a poco doveva stringerla di pi, ella non dimostrava nessun'agitazione dell'animo, nessuna trepida ansia: non era affatto diversa dal solito: la Verga e il Bastone erano con lei, o ella s'immaginava fossero con lei con tale assoluto convincimento che era addirittura lo stesso.
Arc entr in fretta, mentre madre e figlia erano gi sedute a colazione; il signor Denys si trovava alla Banca: non faceva colazione in casa che il sabato e la domenica, e nelle vacanze. Arc era devoto a sua madre e in cuor suo l'ammirava grandemente; tuttavia qualche volta ella lo irritava; e quel giorno si dava proprio quel caso. Il giovane era in tale stato di eccitamento nervoso, si potrebbe anzi dire di esasperazione nervosa, che l'apparente serenit di sua madre, il suo sguardo di placida contentezza, gli davano come un malessere. Qualche cosa in lui richiedeva un corrispondente eccitamento, una corrispondente esasperazione; eppure egli aveva poco prima avvertito sua sorella di non mostrare uno sgomento che potesse agitare la loro madre. Ed egli sapeva che la signora Denys era veramente sensibile, che sentiva molto, che era capace di soffrire tremendamente, in special modo se si trattava dei suoi figliuoli e di qualsiasi cosa a loro attinente. Ora qualche cosa in lui, forse il demonio che vive nei ragazzi, avrebbe voluto che sua madre soffrisse come lui, e lo mostrasse, come lo aveva mostrato lui quella mattina. Quando ella s'inform com'era andata al Circolo, Arc rispose con frasi brevi e tronche, mostrando tutta la solita uggia che hanno in particolar modo i ragazzi di dare informazioni su quel che  successo in giornata. E poi il tennis era forse una cosa che dovesse importare in una giornata come quella? Come poteva sua madre supporre ch'egli avesse la testa a una tal meschinit quando il destino di Clive e di Vi stava per esser deciso? Certo, sua madre non supponeva una tal cosa; ma vi sono momenti in cui il silenzio sembra insopportabilmente doloroso, quando troppe verit dovrebbero esser poste in tacere. Per cui la signora Denys, scegliendo un argomento favorito, convers graziosamente sino a che Viviana, commossa dallo sforzo di sua madre, e costretta a riparare alla musoneria di Arc, entr risolutamente in lizza e diede un minuto ragguaglio della partita da lei giocata.
Abbiamo per avuto la sfortuna di esser battuti in ambedue i giuochi, ella concluse concitatamente.
E per la prima volta la sua voce rison triste, quasi inquieta.
Non si pu sempre pretender di vincere, disse serenamente la signora Denys.
No; ma oggi avevo presagito.... avevo sperato che si vincesse noi.
Ma la colpa  stata di Jim, non vostra, disse Arc.
Com'era Jim? domand la signora Denys guardando sua figlia.
Verso la fine della partita non era veramente lui.
Ah! fece la signora Denys.
Dopo una pausa ella soggiunse:
In Jim credo vi sia parecchie cose che non appaiono esternamente.
Pu darsi, interloqu Arc.
Egli si reprime quasi troppo.
Ma un uomo dev'essere a quel modo! esclam Arc, pronto a difender con calore il suo amico. Un uomo che si fa compatire meriterebbe di esser fucilato.
Ebbene, io credo che uomini come Jim soffrano molto nel conculcare tutto quello che sentono, disse la signora Denys, che, sebbene mite, aveva tenaci opinioni su molte cose. E talvolta essi finiscono male.
Male, mamma? disse Arc. Ma che diamine intendete di dire?
Gli occhi di Viviana fissavano ansiosamente la signora Denys: certo ella doveva condividere la curiosit di suo fratello, e come lui aspettava la risposta.
Certi naturali energici hanno bisogno di uno sfogo, io credo, disse la signora Denys, hanno bisogno di qualcuno a cui volgersi nelle difficolt della vita. Se hanno paura dei loro amici e non sono sostenuti dalla religione, si trovano su una cattiva strada. Io sento spesso il desiderio di essere d'aiuto a Jim.
Avevano finito di far colazione, e dopo quelle parole la signora Denys si alz da tavola. Arc era rimasto a guardar sua madre con occhi attoniti: che cosa sapeva o sospettava ella riguardo a Jim? Provava un gran desiderio di domandarlo a lei, ma qualche cosa lo trattenne: egli intuiva, come gi era accaduto altre volte, che nella semplicit di sua madre vi fosse anche una vena di sottilissima perspicacia femminile.
Andate alla Banca nel pomeriggio, Arc? domand la signora Denys in fondo alla scala.
S.
Ella cominci a salir gli scalini. Arc prese per un braccio sua sorella.
Non posso, Vi.... non posso far altro per voi?
No, mio buon Arc.
E allora....
Dopo un momento di esitazione egli domand:
Sicch starete l tutto il pomeriggio?
Con la signora Baratrie?... S.
Devo venire a prendervi l, dopo.... dopo che avremo saputo?
Viviana non rispose immediatamente: era ancora in fondo alla scala con la mano sulla balaustra di quercia e pareva assorta in profondi pensieri. In quel momento, suo fratello lo indovinava: ella passava in rivista le possibilit tremendamente diverse di quel giorno. Se Clive era assolto, egli anderebbe senz'altro in Knightsbridge, correrebbe, uomo libero, nel rifugio della sua casa; se fosse condannato, lo spingerebbero nella buia cella dalla quale andrebbe poi a toglierlo il giustiziere. Forse Viviana vedeva ora i due Clive: quello libero che entrava nel salotto di sua madre, quello condannato a morte che spariva fra i suoi guardiani per scender nella cella.
No, Arc, ella disse finalmente,  meglio che non veniate.
Ma, Vi.... non ci sar forse bisogno di me?
Ora dir alla mamma che se Clive non  assolto io rimarr a passar la notte con sua madre. Ella sarebbe sola, e.... da quanto mi avete detto capisco che non bisogna lasciarla sola.
Da quanto ho detto io?
S, in quello che mi avete riferito, Arc, v' qualche cosa che mi fa capire che forse ella ha gran bisogno di me. Ora vado subito da lei. Arrivederci, caro Arc.
Egli le prese la mano quasi rudemente.
Oh, Vi, quando vi rivedr sapremo....
S, sapremo.
Com' tremenda quest'attesa!
Ma presto sar finita.
Egli si pieg e baci sua sorella.
Il mio cuore  con voi, mia brava Vi.
Lo so: Dio vi benedica, ragazzo mio.
...
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...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Dopo tre quarti d'ora, Viviana si faceva condurre in automobile a casa della signora Baratrie in Knightsbridge. Aveva portato con s una valigetta con qualche cosa che poteva occorrerle se doveva passarvi la notte: ma ve ne sarebbe bisogno? Ella fantasticava, ma un po' vagamente, mentre usciva fuori. Si era sentita intensamente, nervosamente vivace quella mattina al suo Circolo del tennis, ma da quando aveva salutato Arc e sua madre, da quando era rimasta per qualche minuto sola, s'era operato in lei un cambiamento. Quasi quasi le pareva un cambiamento fisico: sentiva come un irrigidimento del cervello e della persona; era stanca e quasi intorpidita.
Ora il sole splendeva fulgidamente e la larga via era affollata di pedoni frettolosi e di veicoli. La vita ferveva intorno a lei: ella udiva il mormorio delle voci, il rumore del movimento, vedeva la gente che passava, occhi che le davano una guardata alla lesta; si sent urtare da due o tre persone sconosciute mentre cercava nel portamonete il denaro per pagar la vettura. Pass di corsa un cane e mand un guaito perch qualcuno gli aveva pestato una zampa; ud qualcuno che diceva:
No, non sono stato io, sapete....
Eppure ella non sentiva in quel momento di essere pienamente e completamente in vita com'era solita.
Quanto? Che cosa avevate detto? Ah, va bene!
Ella porse del denaro.
Ho sbagliato? Oh, scusate.
Cerc un'altra monetina.
Cos?
S, miss, ora va bene.
La sua valigetta era nella vettura e il conduttore, non certamente inglese, ma che parlava con un accento lievemente americano, la port sino all'uscio dinanzi al quale era gi la fanciulla. Ella son il campanello, poi si volse a lui:
Potete posarla. Grazie. Ora verr il servitore.
Va bene, miss.
Siete italiano? ella disse guardando il viso olivastro di quell'uomo e i suoi capelli neri ricciuti.
No, irlandese, ma sono stato molto a Nuova York.
Oh!
Si meravigliava di avergli fatto quella domanda. Intanto la porta si apr e comparve il viso sgomento e lo smilzo personale di Kingston.
Buon giorno, Kingston. Ho portato questa per il caso che dovessi trattenermi qui stanotte.
Oh, s, miss.
Egli si pieg e prese la valigetta con una mano in cui spiccavano salienti le vene.
Viviana entr in casa e Kingston chiuse la porta dietro a loro, chiuse fuori, a cos dire, il mondo; e appena il mondo fu chiuso fuori, Viviana non vide pi le cose nebulosamente, come in sogno, ma nella loro precisa realt. Nella sua mente si deline con chiarezza la condizione della signora Baratrie, la propria, quella di Clive e di Jim; la pervadente incertezza del momento, un'incertezza che sembrava palpitante e tremendamente viva; il trascorrer del tempo e il terrore e l'inesorabilit del suo corso, come per l'innanzi non se n'era mai resa ragione.
Ora Kingston, con la valigetta sempre in mano, guardava la fanciulla ed ella capiva ci che provava in quel momento quell'uomo rispettabilissimo, da tanti anni al servizio della signora Baratrie: egli era adesso immerso nell'afflizione per lo scandalo in cui si trovava coinvolta la sua casa, com'egli chiamava il numero 3B in Knightsbridge quando parlava con altri servitori. Era una grande pena per lui veder la sua casa nei giornali, saperla perpetuo argomento di discussioni in tutti i bar del vicinato; durava proprio fatica a tener alta la testa fra i maggiordomi delle altre case. Perfino le portinaie prendevano certe arie quando aveva occasione di avvicinarne qualcuna! Se per disgrazia il povero signor Clive dovesse esser condannato, sarebbe stato un disastro anche per lui, e gli sarebbe convenuto andarsene da Londra. Lo sgomento, l'orgoglio ferito, gli si leggevano alla prima nel povero volto pallido e negli occhi appannati, e Viviana provava compassione di lui.
Dove devo metterla la vostra valigia, miss? egli domand.
Dove volete, in qualsiasi angolo: probabilmente non ne avr nemmeno bisogno. L'ho portata soltanto per il caso che giudicassi di dover tener compagnia alla signora Baratrie stanotte. Come sta?
Bene, miss; sembra molto pi come il solito, ora.
Ora?
Stamattina, quando sono andato a dirle che c'era il signor Arc Denys, ella aveva chiuso l'uscio col segreto, e quando mi ha aperto non era affatto lei.
No?
No, miss. Se devo dir proprio la verit, io son davvero contento, siamo tutti ben contenti che siate venuta voi per stare con lei da ultimo.
Quelle parole e il tono sepolcrale con cui furono dette, inquietarono Viviana.
Dove posso trovare la signora Baratrie? ella disse concitatamente.
Vi accompagner in salotto, miss, e ander a cercarla: non saprei nemmeno dire dove sia.
Per piacere, avvertitela subito che ci sono io.
S, miss.
E non vi confondete ad accompagnarmi; la trover io la via del salotto.
Sal prontamente, sentendosi spinta dall'inquietudine. L'osservazione di Arc sulla signora Baratrie, seguita da quella di Kingston, aveva fatto in lei una penosa impressione. Non tutti hanno un illimitato coraggio. La signora era giunta a un tratto alla fine del suo?
"Se fosse cos ho io abbastanza coraggio per due?" pens Viviana aprendo il salotto e vedendo la stanza vuota.
Clive non dimorava in casa di sua madre quando era libero. In quel salotto appariva soltanto il gusto di lei che manifestava una mente coltissima. Le pareti erano coperte di scaffali di libri e v'era appena lasciato un po' di spazio per qualche quadro. Uno di quei quadri era una mirabile copia del "Sacro Legno" di Bcklin; un altro un Simeone Solomon, rappresentante un giovane coi capelli bruni, ribelli, il quale sonava uno strumento a corda dinanzi a tre fanciulle accese di un ardore contenuto, in una stanza oscura piena di ombre e di fosco romanticismo. V'erano anche due ritratti, uno di Giovanni Baratrie, dipinto da Fildes, e uno di Clive: quest'ultimo era stato eseguito da un giovane gi molto rinomato per i suoi splendidi ritratti di uomini, Wyn Ramond.
Viviana sapeva dov'era appeso, ma quel giorno non lo guard: non os guardarlo. I mobili di quella stanza, assai vasta, erano comodi e piuttosto ampi. I sof e le poltrone assai profonde invitavano al riposo, alla lettura, alla fantasticheria; le tavole erano coperte di libri, di opuscoli, di riviste, ma non di riviste popolari che saltano agli occhi nelle stazioni ferroviarie. V'era anche un gran pianoforte e il pavimento, senza tappeto, era tinto di nero. Una pedana persiana si stendeva dinanzi al caminetto aperto, e alle finestre v'erano le tende color arancione; il soffitto era ricoperto di carta argentata. Gli scaffali erano di legno scuro e i sof e le poltrone erano ricoperti di una stoffa color arancione mista a un verde azzurro poco comune.
La signora Baratrie riceveva in quella stanza la quale pareva piuttosto una libreria che un salotto da ricevere. La gente che v'era introdotta per la prima volta rimaneva attonita: molti la giudicavano strana, ma per lo pi piaceva: difatti v'era in quella stanza qualche cosa di riposante, che dava un'idea di quiete, di tranquillit di spirito, di comodit, perfino una suggestione di sogno. Le finestre della parte della strada, sul Knightsbridge, erano chiuse; quelle a tergo, che rispondevano su Hyde Park, erano spalancate.
A Viviana quella stanza riusciva simpaticissima, ed ella aveva parecchie volte gustato la sua placida atmosfera che si prestava alla meditazione. Bench dedita agli sport essa non era una ragazza spensierata e incosciente. Nelle ore di quiete soleva leggere e amava la lettura; ma oggi il suo spirito si trovava a disagio in quella stanza: qualche cosa in lei si ribellava contro quell'atmosfera che era come una menzogna in faccia alla vita.
"No, no, no," protestava la terribile voce interna "la vita non  quieta, gli anni non sono placidi: riposo, riflessione, calma.... la vita ha poco che fare con loro.... La vita  brusca, rude, brutale, inaspettata. La vita  un turbinio, la vita  una rete d'incertezze: inutile tentar di burlarsene o cercar di schivarla, inutile prepararsi un porto: la vita irromper come  accaduto qui e vi dilanier con zanne e artigli."
E la stanza della signora Baratrie sembrava quel giorno a Viviana un futile tentativo di prendere il meglio della vita, un tentativo che ella sapeva come la vita avesse frustrato.
Ella non si pose a sedere; girell qua e l, poi and a fermarsi presso la finestra che dava sul Parco; e rimase l sino a che non ud aprirsi la porta ed entr nella stanza la signora Baratrie.
Un grande orologio antiquato che sonava musicalmente anche i quarti squill nel salotto; la sonatina fu seguita da quattro tocchi. Le due donne che sedevano insieme, su un sof si guardarono l'una con l'altra.
Le quattro!
Erano state sedute insieme presso la finestra aperta per quasi un'ora, un po' discorrendo, un po' in uno strano silenzio reciproco, silenzio di amiche, di povere donne che soffrivano, di poveri esseri umani torturati dall'ansia, ma anche in quell'ora guardinghe, ciascuna sforzandosi di nascondere all'altra il suo martirio.
"Le Corti, di solito, decidono alle quattro."
Nella mente di ognuna di esse v'era quel pensiero.
Madre cara.... disse Viviana; e si ferm.
Di' pure, bimba mia, fece la signora Baratrie.
Non ve l'ho detto, ma la mamma  andata a San Paolo. Ha voluto rammentare in quella chiesa al Signore voi, Clive e me.
Le labbra della signora Baratrie tremolarono; per un momento ella non parl; poi disse:
Vorr ancor pi bene a vostra madre per questo: desidererei avere anch'io la sua fede, ma non l'ho.
La mamma non ha dovuto mai discuter con se stessa per credere: la fede  naturale in lei; ella pu soffrire, ma non potrebbe mai soffrire come voi.
La signora Baratrie guard Viviana e per un momento vi fu qualche cosa di furtivo nei suoi occhi.
Viviana, ella domand, credete voi veramente, avete sempre creduto, vi siete sentita sicura, che Clive sarebbe assolto?
La fanciulla ricord la sua confessione ad Arc mentre l'automobile li riconduceva dal Circolo a casa.
Vi ho scritto, ella rispose.
S, e so quanto siete sincera.
Viviana abbass lo sguardo: sentiva il bisogno di dire una bugia; forse in quel momento intendeva di dirla bench esitasse. Ma gli occhi della signora Baratrie erano su lei, e su lei era pure la grande crisi della propria vita, e in certo modo, nonostante che non si raccapezzasse bene, ella sentiva che da lei si richiedeva la verit, la verit assoluta. Da chi, peraltro? Ella ci ripens dopo e cap che la silenziosa domanda non veniva dalla donna che era in quella stanza con lei.
In questo momento io non mi sento sicura, ella disse finalmente, anzi ho cominciato stamani a non sentirmi pi sicura, e l'ho detto ad Arc.... A voi per non avrei voluto dirlo: ma poich me lo domandate, mammina, dovr essere leale con voi.
Dobbiamo oggi esser leali ambedue scambievolmente, disse la signora Baratrie, proprio addirittura leali.
S.
Viviana, voi mi avete gi detto il vostro pensiero; ora dir io a voi qualche cosa: stamattina, quando  venuto Arc, io ero su nel mio salottino, quello a tergo della casa, lo sapete.
S.
Se non fosse venuto Arc, se non fossi stata disturbata, non credo che sarei qui adesso.
Non sareste ora qui? Che cosa intendete di dire?
Avevo avuto un subitaneo impulso di finirla, di togliermi la vita.
Mammina!
S; mi aveva preso all'improvviso, sembrava sopraffarmi: ora capisco come qualcuno non possa resistere, e ceda.
La mano di Viviana era su quella di lei e la premeva con forza.
Kingston ha bussato e ribussato: io m'ero chiusa dentro. Quei colpi mi hanno fatta ritornare in me. Avevo dimenticato voi pure per un momento, la vostra fedelt e il vostro coraggio: voi siete rimasta continuamente avvinta a Clive e io stavo per disertare lui e voi: e ora ne provo un'immensa vergogna.
Promettetemi....
Oh, state tranquilla: so ora che quell'impulso non si ripeter, nemmeno se Clive dovesse essere condannato.
Come potete esserne sicura?
Non saprei spiegarlo, ma ne ho la certezza.
Vi fu un silenzio durante il quale l'orologio fece la sua sonatina; poi Viviana disse:
Perch mi avete fatto quelle domande.... sul sentirmi sicura?
Intuivo che non vi sentivate sicura: volevo assicurarmi se eravate perfettamente leale con me: quando me ne sono accertata, ho sentito che potevo confessarvi quanto ero stata debole e quasi colpevole.
Povera mammina! Grazie a Dio,  venuto Arc: si direbbe che io abbia mandato senza saperlo un messaggero per trattenervi. Oh, che cosa tremenda se fosse giunto troppo tardi! Qualche cosa mio fratello mi aveva detto, ma non mi ero ben raccapezzata.
Arc? Ma se non sapeva nulla!
Pure voi gli avete accennato alla finestra e al non esservi ricordata di me; e mi ha raccontato che proprio in quel momento i vostri occhi gli avevano fatto paura.
La fanciulla si alz: la prendeva ora l'irrequietezza. Si mosse per un minuto per la stanza, poi disse:
Ora staremo poco a sapere.... a momenti sapremo.
La signora Baratrie guard l'orologio con gli occhi lustri di febbre.
Probabilmente, ma....
Che cosa, mammina?
La settimana passata feci smontare il telefono; non potevo pi sopportare quelle continue chiamate; sentivo che sarei divenuta pazza se seguitavo a tenere in casa quell'orrore meccanico: mi spaventava come se fosse un essere iniquo.
Viviana stava ora immobile dinanzi a lei.
Ma, allora, come sapremo? Verr qui qualcuno?...
Se Clive  assolto verr da s.
Una vampa sal alle guance di Viviana e la fanciulla si volse a guardar l'uscio: in quel momento ella cercava di fare un presagio; fissava la porta e mentalmente si domandava se sarebbe aperta da Clive, se la mano di Clive si poserebbe mai pi sulla gruccia di essa; poi ella guardava quella stanza familiare, chiedendosi se Clive tornerebbe mai a sedervisi; ma il silenzio non fu rotto da alcuna risposta: nella stanza tutto le pareva senza vita: v'era la morte nei mobili, nelle tende, nei quadri: e perfino la moltitudine di libri pieni di pensieri era morta.
E se Clive  condannato? ella disse finalmente costringendo alla fermezza la sua voce.
Ho proibito a Kingston di comprare qualsiasi giornale, o di farlo comprare agli altri, disse la signora Baratrie con una specie di violenza. Nessuno deve uscir di casa oggi.
Ma....
Se per il mio ragazzo andasse male, verr qui il signor Herries, Bob Herries.
Il rettore di Sant'Egidio? disse Viviana tutta sorpresa.
S: egli sa che cosa sono io, sa che non vado mai in chiesa, ma non ci bada: nessuno sapr mai che cosa ha fatto per me, Bob Herries, in questi ultimi pochi mesi.
La mamma ci va tante volte a Sant'Egidio; ma io non sapevo....
Che avevo per amico un ecclesiastico? Ebbene, ce l'ho, e non mi par vero; Viviana, egli  l'unico uomo che adempia la legge di Cristo.
Quale legge?
"Portate i fardelli gli uni degli altri."
Chi sa.... chi sa, fece Viviana guardando ancora verso la porta, se dovr venir lui!
La signora Baratrie cominci a tremare sul sof: il mento le batteva con violenza; ella vi port la mano e lo tenne stretto.
Qualsiasi cosa sarebbe meno atroce di questa, ella disse con voce roca.  come una tremenda operazione senza anestesia.
Si alz dal sof.
Tante volte un giudice si trattiene oltre l'ora consueta per terminare una causa, ella disse.
Gi.
Non dobbiamo dunque aspettarci.... voglio dire, se la Giuria ci mette molto a prender le sue decisioni, pu essere anche molto tardi quando lo sapremo.
S. E tante volte la requisitoria va in lungo. Bisogna aver pazienza.
Sicuro! disse la signora Baratrie con improvvisa asprezza. Pazienza! Pazienza! Io la detesto, codesta parola, pi di quante ve ne sono nel dizionario. Oh, cara Viviana, perdonatemi, son proprio una belva.
Pos una mano sulla spalla della fanciulla e la guard negli occhi scrutandola.
Voi siete leale con me, lo so: mi avete gi detto che non eravate sicura come anderebbe a finir per Clive, che nessuna intima voce vi avvertiva che piega prenderebbero le cose. Ora vorrei mi diceste....
Che cosa?
Ma desidero sapere proprio la verit.
Di che?
Avete avuto mai, sia pure per un momento, qualche dubbio su Clive?
Dubbio?
Avete mai pensato che Clive potesse esser colpevole, che potesse aver ucciso lui la signora Sabine
Mai! esclam con forza Viviana.
Con un brusco gesto ella sollev la propria mano e tolse la mano della signora Baratrie di sulla sua spalla, come se a un tratto ella non potesse sopportar quel contatto. Aveva un'espressione irata, quasi d'indignazione, e i suoi occhi erano duri e ostili mentre si ergeva dinanzi alla sua amica.
Non avrei mai creduto che mi poteste rivolgere una simile domanda, disse sentendosi a un tratto a grande distanza dalla sua compagna di sventura e pervasa da un senso di grande sgomento.
Ma, Viviana....
Voi sapete.... nessuno fuorch una persona pu saper bene come voi a che punto io amo Clive: e mi rivolgete la domanda se ho mai pensato che fosse un assassino! E voi siete sua madre! Ma che effetto avrebbe prodotto in voi una simile domanda se ve l'avessi fatta io? Non vi sareste sentita la voglia di cacciarmi fuori di casa vostra?
Mia cara Viviana....
Ma i nervi esasperati della fanciulla non le permettevano di tacere: il lungo dominio di s cominciava a cedere come si schianta un vestito troppo logoro, forse quando si avvicina il momento di non averne pi bisogno. Ella tronc ancora con violenza il tentativo di parlare della signora Baratrie.
Credevo di essere compresa da voi meglio che a codesto modo; credevo che aveste ben altra fiducia in me: come se potessi diventare tale traditrice di Clive da dubitare di lui. Io disprezzerei, odierei me stessa se riuscissi a dubitar di lui; ma questo non mi  mai accaduto, mai! L'amore  acume, e io conosco Clive.
Perdonatemi, Viviana! Perdonatemi, cara! Oggi ho i nervi in uno stato tale che duro fatica a sapere quello che dico.
Ma avete parlato meditatamente: e che cosa vi ha indotto a farmi quella domanda?
Non lo so, non lo so: sono troppo eccitata, tutti parlano oggi di Clive, e mi par che tutti debbano avere quel tremendo sospetto su lui. Perch non dovrebbero averlo? Come potrebbero pensare altrimenti?
Padroni! Ma io non sono tutti: io sono la donna che Clive ama, e voi non dovreste....
Zitta! Zitta! Cara Viviana, vi prometto che non mi lascer mai assillare da nessun brutto dubbio riguardo a voi.
Da quanto tempo s'era insinuato nella vostra mente?
No, non s'era insinuato; non ve lo avevo accolto: soltanto fantasticavo.
Se oggi Clive vien qui, domani io sono pronta a sposarlo, disse orgogliosamente la fanciulla. E se egli non viene, e fosse possibile sposare un uomo condannato, lo sposerei nella sua cella: ecco quello che sento io, ci che io so di Clive.
La limpida sonatina dell'orologio cadde su quelle ultime parole: le quattro e un quarto.
Viviana! supplic la signora Baratrie con voce affannata. Non disputiamo oggi: perdonatemi! Non potete capire?...
Oh, s, s, mammina. S che capisco e perdono!
Rimaniamo unite: fate che le mie insane parole non ci disgiungano!
No, mammina, no.
Viviana gett impulsivamente le braccia al collo della signora Baratrie e le diede un bacio.
Io mi vergogno di me, ma capisco:  il vostro amore per lui che vi rende sospettosa. Oh!
Ella si volse con un grido: aveva udito aprir l'uscio dietro a s: nel vano della porta stava Kingston.
Kingston! esclam la signora Baratrie con una voce acuta che non era la sua. Che cosa c', che cosa c'?
Il maggiordomo protese la mano.
Non  ancora finito, signora: non crediate che sia finito.
E allora perch?... Che cosa c' stato? Ditemi tutto.
Volete credermi, per favore, signora, se vi dico in parola d'onore che il processo del povero signor Clive non  ancora a termine?
S: ma che cosa c'?
 giunto il signor Herries, signora.
Il viso della signora Baratrie divenne livido.
Il signor Herries? Ma egli doveva venir soltanto nel caso che.... Oh, Viviana
Signora, signora! disse Kingston alzando la voce. Vi ripeto che il processo non  finito; ma il signor Herries....
Lasciatemi entrare, Kingston, disse in quel momento dalla stanza attigua una voce ferma. Spiegher tutto io.
Kingston si ritrasse di sulla soglia e nel salotto entr un uomo piuttosto basso di statura, pallido, rasato, coi capelli bruni a spazzola e due occhi scuri, lucidi e sognanti. Aveva i calzoni di un bigio cupo, la sottoveste nera molto alta, il collare, e la giacchetta pur bigio cupo di stoffa ordinaria. I suoi lineamenti non erano bene spiccati e nella sua espressione v'era come un'ansia pensosa, fuorch quando egli sorrideva o rideva: allora diveniva faceta, perfino gioconda.
Ancora non abbiamo il verdetto; il processo non  finito, egli disse, prendendo la mano della signora Baratrie. Ve l'ho fatto dire da Kingston per prepararvi: avevo paura che vedendo me avreste avuto un colpo troppo forte.
Kingston usc con un'aria stravolta.
Ma che cosa c'? disse la signora Baratrie.
Non present il signor Herries a Viviana: in quel momento ella aveva dicerto dimenticato la fanciulla.
Sono venuto ad avvertirvi che non potrete saper nulla prima delle sette. Non sono venuto proprio per altro: m'immaginavo il vostro orgasmo, aspettandovi di minuto in minuto il resultato, poich in generale la Corte si ritira alle quattro. L'arringa della difesa  stata lunga.
 finita stamani, non  vero? disse Viviana. Ho veduto qualche cosa da un manifesto prima di colazione.
Nemmeno allora la signora Baratrie la present al rettore, ma rimase un po' tremante a guardare quest'ultimo.
S, ma poi v' stato l'altro discorso.
Per chieder la condanna?
S, e ora quando son venuto via il giudice cominciava il suo riassunto: e, siccome ha detto che si tratterr fino a qualunque ora per finire il processo stasera, ho pensato di venir qui.
Poi si volse alla signora Baratrie e le disse:
Vi compiacereste presentarmi a questa signorina?
La signora Baratrie sussult:
Oh, come sono smemorata oggi: perdonatemi! La signorina Denys.... il signor Herries.
Io sono la fidanzata di Clive, disse Viviana porgendogli la mano.
Lo so.
Le prese la destra: quella di lui era calma e ferma e alla fanciulla parve che avesse una stretta piena di umanit. E negli occhi di lui, penetranti, osservatori, sinceri, v'era pure uno sguardo pieno d'umanit: parve a Viviana che in quello sguardo l'uomo desse tutto se stesso e cercasse di trarre a s lei. Egli non le disse alcuna parola convenzionale di complimento, ma mentre le lasciava andar la mano pareva che i suoi occhi volessero encomiarla e subito ella si sent rasserenata e rianimata.
Ora ritorno l, egli disse rivolgendosi alla signora Baratrie.
Avete fatto tanta strada soltanto per avvertirci?
Non  poi tanto lontana la Corte, egli interruppe con un sorriso. Dunque non aspettate il verdetto, soggiunse dando uno sguardo all'orologio, fin verso le sette. Al giudice ci vorranno almeno due ore per la sua recapitolazione del pro e del contro, e fors'anche di pi: poi i giurati devono considerare il loro verdetto. Se la Corte si alza senza che il verdetto sia pronunziato, io mander subito ad avvertirvi per un ragazzo, non verr da me: voi lo sapete perch, signora Baratrie.
S.
Se il verdetto  dato, e non  favorevole, verr a dirvelo io stesso.
Che cosa.... Che cosa credete?...
Non saprei.
Il difensore di mio figlio ha detto proprio tutto quello che poteva dire per lui?
S, veramente: nessuno avrebbe potuto far di pi, ne sono certo. Ora me ne vado.
Fece per uscire senza salutar le due donne; il suo viso pallido aveva preso un'espressione preoccupata: mosse verso la porta, poi si volt e rimase fermo.
Che cosa farete tutt'e due in queste due ore e mezzo? domand.
Che cosa faremo?
S.
Staremo qui ad aspettare.
Peggior partito non potreste prendere. Mettetevi addosso qualche cosa e andate a fare una lunga passeggiata nel Parco. State fuori un paio d'ore o pi, stancatevi: non tornate a casa sino a che non udrete batter le sette: se non ve ne avviseranno le campane di Sant'Egidio che  un po' distante, altre pi vicine ve ne avvertiranno. Voi siete una brava giocatrice di tennis, non  vero, miss Denys?
Giuoco molto.
Benissimo; so anzi che siete abilissima: io tengo dietro alle notizie del lawn-tennis e cerco di aiutare le iniziative per istituire nei Parchi nuovi campi di tennis. Voi sapete quanto giovi quell'esercizio: allo spirito, naturalmente, non meno che al corpo. Poi alla fine che cos' il corpo? Una faccenda temporanea: ma dobbiamo guardare pi oltre, e l'esercizio aiuta pi di molte altre cose. Io giuoco, ma piuttosto male; non do abbastanza tempo alla pratica; mi difendo, o cerco di farlo, con qualche volata alla rete.
E sorrise.
Portatela fuori, fece con un benignissimo sguardo, con uno sguardo quasi avvolgente di affetto e di piet per la signora Baratrie, portatela fuori sino alle sette: e che il Signore vi benedica ambedue.
Appena fu uscito, Viviana disse alla signora Baratrie:
Mettetevi il cappello, mammina, e andiamocene un po' fuori.
S, verr: vi  piaciuto?
S, e mi pare che quell'uomo mi piacer sempre.
Non  una persona convenzionale.
No, grazie a Dio: andiamo, mammina.
La signora Baratrie usc dalla stanza per andare a mettersi il cappello; Viviana non s'era tolto il suo, e and alla finestra aperta ad aspettar la signora. La bella giornata primaverile cominciava a declinare: com'erano passate presto le sue ore, con quale terribile velocit! Ora la sua fine, la fine di quella giornata indimenticabile e tremenda si avvicinava al suo termine. La fulgidezza si ritraeva impercettibilmente e a poco a poco diminuiva anche il caldo: ma ancora per un pezzo resterebbe la luce del giorno. La primavera e l'estate si tenevano dicerto per la mano nel passare sui vasti prati che erano luogo di diporto e di riposo di una svariata popolazione. Voci! Il Parco era pieno di voci; e non erano esse tutte meste? Cos pareva almeno a Viviana.
In quel giorno la sua immaginazione ferveva, ma ora i suoi nervi erano pi calmi: Bob Herries le aveva fatto bene. Ella era contenta che non avesse speso con lei parole di compianto, non avesse sentito il bisogno di dire: "Ho pensato tanto a voi oggi" n qualche cosa di simile. Com'era azzurro, e come immensamente profondo il cielo! Immergersi in quell'azzurro e disperdervisi.... come sarebbe bello! Roteare, roteare, roteare attraverso un incommensurabile azzurro; vanire dal mondo e da questa vita nell'azzurro: che stranezza, che sollievo!
Ma l'amore  una catena di ferro per avvincer l'anima a questo mondo, e Viviana era legata a quella catena.
La signora Baratrie ritorn col cappello in capo e coi guanti gi infilati.
Non  una cosa ridicola? disse con voce malferma. Eppure a me sembra che non stia bene uscire in una giornata simile, mi par proprio una crudelt: lo so che non , ma.... Andiamo, Viviana. Bob Herries ha sempre ragione, e ha sempre ragione perch sente intensamente. Egli coglie tutti i pensieri che la gente non esprime: appena oggi ha veduto noi due ha capito che cosa doveva ordinarci, e noi dobbiamo obbedirlo. Forse il moto mi aiuter a sbarazzarmi di.... Se sapeste, Viviana, la nausea che provo; una vera nausea fisica. Sono scesa proprio per questo.... Mi trovo nella valle della pi bassa umiliazione. Andiamo! Andiamo!
Ora credo debba esser tempo.... voglio dire che sar bene tornare indietro, non vi pare, Viviana? domand la signora Baratrie.
Erano sul ponte in fondo al lago artificiale detto il "Serpentine"; erano rimaste l in silenzio per parecchi minuti guardando l'acqua placida. Imbruniva davvero: ambedue sentivano che v'era l prossima la notte in attesa di avvolgere il mondo.
S, mammina, credo che sar bene andare.
Pure esse rimasero ancora ferme dov'erano con gli occhi fissi nell'acqua.
Ho una tremenda paura a tornare indietro, disse la signora Baratrie dopo una pausa. Oggi mi sono avvista di essere addirittura pusillanime: finora non lo sapevo, e questa  stata per me una ben triste rivelazione. Ora non mi par vero di andarmene, di correr via in qualche luogo dove nessuno mi conosca, di nascondermi, di tapparmi gli orecchi, di non udir mai pi nulla, di non saper mai pi nulla. Vorrei essere al buio, chiusa dove nessuno potesse giungere a me, dove nessuno potesse parlarmi: sono in grande orgasmo, Viviana.
Ma non dovete lasciarvi sopraffare, mammina.
No, no; avete ragione: bisogna che mi vinca. Andiamo.
Si scost dal parapetto di pietra.
C' ancora un po' di tempo? Saremo a casa alle sette?
S, non c' bisogno di affrettarsi.
Scesero nella strada, poi volsero a sinistra e camminarono lungo il filo dell'acqua. Non v'era molta gente per l: seduto sull'erbetta solo, diede loro nell'occhio un vecchio vestito di poveri cenci; s'era cavato il logoro cappello nero e l'aveva posato accanto a s; con le mani rosse che stringevano i suoi magri ginocchi egli se ne stava perfettamente immobile contemplando l'acqua. Negli occhi scoloriti di quel vecchio c'era un'espressione di cupa sorpresa: mentre egli sedeva l solo, pareva che le cose, la sua solitudine, la sua meschina vecchiaia, egli stesso, il destino, la vita producessero in lui uno stupore.
Poveretto! disse Viviana mentre gli passavano quasi accosto.
Io non posso provarne piet: non posso provar piet per nessuno stasera, nemmeno per voi.
 naturale: oggi non potete esser proprio voi stessa; ma fra poco tutto pu esser cambiato; potrete ripensare alle cose e maravigliarvi di esservi trovata come siete ora.
Non lo credo, non lo credo.
V'era qualche cosa di tanto singolare nel modo con cui la signora Baratrie diceva quelle parole, v'era una tale esasperazione nel suono della sua voce, che Viviana sussult.
Ma non vi sarete messa in testa che Clive....
No, no: non  per codesto.
Se dunque  assolto....
Questo giorno ha lasciato la sua impronta e cos hanno fatto tutti i giorni trascorsi da.... dalla morte della signora Sabine: nulla potr pi cancellare quel segno, nulla.
Mammina.... perdonatemi.... ma non c' qualche cosa di morboso in codesta apprensione?
No, no.
E allora non capisco: mi nascondete forse qualche cosa?
La verit  semplicemente questa: io sono cambiata, e non potr mai pi ritornar come prima, esser la donna di prima.
Ma, cara....
No, non parliamone: non ne posso parlare.
Si spinse innanzi, affrettando il passo.
Andiamo a casa; bisogna che quest'ansia finisca, bisogna ch'io sappia.... Sono atterrita ma devo sapere: tutto  preferibile a questa incertezza: bisogna uscirne, e quanto pi presto sapremo, meglio sar.
S.
Attraversiamo il prato.
Va bene.
Videro le alte case di Knightsbridge; ora la signora Baratrie andava quasi di corsa; Viviana le stava a fianco, camminando con passo agile, ginnastico.
Che ore sono, Viviana? Ho paura che dal Parco non si sentano le campane.
Viviana guard l'orologio che aveva al polso.
Dieci minuti alle sette, mammina.
Dieci minuti! Vi sentite meglio dopo la passeggiata?
Mi sentivo meglio.
Ma ora?
Ora.... non so. Bob Herries ha voluto farci uscire.... ma non giova a nulla.
Pure credo che in casa saremmo state molto peggio.
Poco importa dove uno stia o quel che faccia o non faccia.... Alle sette saremo a casa.
Ma pu darsi che oggi non vi sia il verdetto.
Oh, so che vi sar, lo sento.... Sono quasi sicura che  gi stato pronunziato.... Non mi domandate come fo a saperlo.... non potrei dirvelo.
Viviana tacque. Uscirono dal Parco per una stretta porta laterale: agli orologi di Londra sonavano le sette mentre esse giungevano alla casa della signora Baratrie.
...
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...
CAPITOLO 5.
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...
Con mano tremante la signora Baratrie cerc e fin col trovare la chiave dell'uscio di strada e cerc d'introdurla nel buco della serratura.
Mi pare che non giri, disse sgomenta.
Lasciate provare a me, mammina.
No, voglio aprir io:  soltanto questione di....  stata sempre dura questa chiave. Aspettate un momento.
Ma mi pare che giriate contro verso.
Ah, gi! Ecco, ecco, era proprio cos.
Spinse la porta gi aperta: Viviana fu subito dietro a lei. La signora Baratrie si ferm e si affacci nell'anticamera.
Entriamo, entriamo, disse Viviana, concitatamente.
S.... guardavo soltanto.... No, non c' nessuno.... Non sento nemmeno i servitori.
In quel momento tutto il rumore di Knightsbridge fu sopraffatto dal grido di un venditore di giornali; ma per quanto la voce fosse acuta e stridula le due donne non ne udirono le parole.
La signora Baratrie si affrett a inoltrarsi nella casa come se quel grido l'avesse spinta.
Venite via, venite via, Viviana: chiudete la porta. Ci siamo! Oh! esclam subito dopo gettando uno sguardo sulla tavola dell'anticamera, vi sono dei telegrammi.... tre!
Rimase a guardarli con gli occhi sbarrati, allung una mano, la ritir.
No, non voglio aprirli ora: li legger dopo, quando.... quando sapremo.... Chi sa se v' qualcuno in salotto.
Diede una guardata a Viviana, poi disse:
Pu esservi qualcuno.
Mammina cara.... Andiamo su.  inutile....
Ma io sento Kingston sulla scaletta della servit.
E prese la mano della fanciulla.
Non c' gente?
Viviana scosse il capo.
Via, via, andiamo su:  inutile rimaner qui. Se volete, si pu chiamar Kingston e sentire: devo andare a domandargli se  venuto nessuno?
No, no, state qui.
Tir per un braccio Viviana.
Non lo disturbate. Ander.... anderemo su.... Anderemo su.... Io.... io.... li vedr dopo i telegrammi. Venite.
Si avvi alla scala, ma mentre stava per posare il piede sul primo scalino si ferm.
No, dovete andare avanti voi, Viviana: voi siete mia ospite. Passate innanzi a me.
Senza dire una parola, Viviana la preced e sal con fermezza le scale che conducevano al primo piano: ma non udendo alcun rumore dietro a s, si volse a guardare: la signora Baratrie non s'era mossa, stava ancora in anticamera da dove la scala principiava.
Mi direte se c' qualcuno in salotto, mormor. Poi verr anch'io.
Va bene, mammina.
Aspettate, Viviana.
S.
Se vi fosse Bob Herries.... il signor Herries....
Se vi fosse?...
No, nulla: baster che me lo diciate e salir.
Viviana volse il capo e ricominci a salire, mentre la signora Baratrie protendeva ambedue le mani e si atteneva alla balaustrata.
Al primo piano di quella casa v'era uno spazioso pianerottolo col tappeto, ammobiliato con due cassapanche e con una scansia dei celebri intagliatori Chippendale contenente una pregevole collezione di porcellane. Mentre Viviana svoltava all'angolo della scala e giungeva in vista di quel pianerottolo, ella scrse su una delle cassapanche un cappello da uomo.
La fanciulla si ferm nel punto in cui era, e guard stupefatta: dunque era venuto qualcuno! Qualcuno, un uomo, si trovava in salotto: ma chi era? A un tratto le parve che le mancasse il respiro, che la vita dovesse sfuggirle da un momento all'altro: poi ritorn una donna pensante, vitale. Il cappello era un comune cappello bigio, floscio, col nastro nero piuttosto alto intorno. A Londra un'infinit d'uomini portavano di quei cappelli cos d'inverno come d'estate: Clive lo portava a quel modo.... s, ma anche quante migliaia di altri uomini.... Il signor Herries, bench ecclesiastico, non vestiva convenzionalmente e quel cappello poteva anche esser suo.... Ella si mosse, e ricominci a salire, adagio adagio; giunse sul pianerottolo, and quasi furtivamente alla cassapanca, alz il cappello e ne guard la fodera.... I suoi occhi caddero su due piccole lettere gialle: "C. B." Ripos il cappello e mosse verso la porta chiusa che metteva nel salotto. Il volto della fanciulla era completamente cambiato: s'era addirittura scolorito, e ora sembrava smunto, quasi emaciato, come il viso di una donna che sta per divenir madre, terribilmente espressivo senza che nulla ne attenui l'espressione; un volto pieno di attesa cos viva, cos tremenda, da esser poco meno che selvaggio nella sua naturalezza. Dopo aver aspettato un momento ella and alla porta; pos delicatamente la mano sulla gruccia, poi rimase ancora immobile, come se ascoltasse.
Viviana!
Ella sussult. La voce, una voce roca tremolante, era giunta a lei di fondo alle scale: la fanciulla volse il capo, poi con una brusca risoluzione apr la porta.
Dentro alla stanza, nella luce della sera, un uomo stava presso la finestra che dava sul Parco. Appena la porta si apr, egli si volt, mostrando una faccia tutta razzata. Quando egli vide la fanciulla rimase dov'era e alz lievemente le braccia. Viviana and a lui senza una parola, gli prese nelle sue mani ambedue i polsi e lo guard negli occhi: ella rimase cos per un momento, poi con un appassionato movimento alz prima una delle mani di lui, poi l'altra, sino alle proprie labbra e le baci con avida tenerezza.
Vi.... egli mormor con voce contenuta.
Ella lasci andare le mani di lui.
Zitto!
Si mise l'indice sulle labbra, scosse il capo, si volse e lo lasci; poi prontamente and sul pianerottolo, cominci a scendere, svolt all'angolo della scala e vide la signora Baratrie l sotto, nell'anticamera, ancora aggrappata alla balaustrata. Mentre Viviana appariva, la madre di Clive guard in su, con due occhi tremendamente sbarrati.
Mammina....  qui, lui.
Lui? Chi? Chi  qui?
Ora Viviana era accanto a lei, le cingeva la vita.
Clive.... Clive  qui.
La fanciulla si pieg e prem gli occhi contro il collo della signora Baratrie: sussultava in tutta la persona.
Clive? Lasciatemi andare! Clive!
Viviana ritir il braccio, alz il viso.
Clive! ripeteva la signora Baratrie, come trasognata. Clive.... ma dove?
Viviana accenn la scala.
Non.... non lo credo.
Mammina, andate da lui.... Credete a me:  su. Andate.
Ella spinse quasi rudemente la signora Baratrie.
Ma io non....
Andate! ella disse con irritazione. L'ho lasciato appunto perch andiate voi; e ora....
Clive! Ma dite di aver veduto proprio lui, su?
Ma s, ma s.... Andate o no?
E di nuovo, senza accorgersene, ella spinse la signora Baratrie.
Clive su! Clive in casa.... Clive....
Le parole uscivano con un ansito profondo, convulso; poi reggendosi alla balaustrata prima con una mano poi con l'altra e protendendosi col capo piegato in un modo che era insieme grottesco e pietoso, la signora Baratrie sal lentamente le scale, strascicandosi come una donna vecchissima. Giunse all'angolo e strisci lungo di esso scomparendo alla vista di Viviana.
Quando la fanciulla non la vide pi, attravers l'anticamera, and nella sala da pranzo vuota, nel mezzo della quale v'era una lucida tavola di quercia, si chiuse la porta dietro, sed su una seggiola nella cui spalliera era intagliata una lira, appoggi tutt'e due le braccia alla tavola, pos il viso su di esse e pianse: tutto il suo cuore sembrava si stemperasse in quelle irrefrenabili lacrime.
Finalmente era venuta la reazione; ella desisteva dalla lotta; desisteva dal mostrarsi coraggiosa e spavalda, tenendo a freno con salda mano il suo amore, portando il suo peso con la vigoria di una sana fanciulla inglese che appartiene a una razza tenace e non deve venir meno a certe tradizioni. Col capo abbandonato su quella tavola della vuota sala da pranzo ella dava sfogo alle sue lacrime. Certo ella doveva provarne un sollievo fisico, ma mentre ella piangeva si sentiva infiammata di sdegno, quasi furibonda: quanto duramente erano stati provati per tutti quei mesi Clive, la madre di Clive, e lei! Quale angoscia avevano dovuto sopportare! Quanti sforzi avevano dovuto fare, portando la maschera ora dell'indifferenza, ora della spavalderia dinanzi agli occhi scrutatori degli uomini! Ma perch erano essi stati trascelti dal restante dell'umanit, portati sulla piazza del mercato per esser denudati e flagellati dinanzi alla moltitudine? Che cosa avevano fatto Clive, la madre di Clive e lei stessa per esser posti a tale tortura? Oh, che tremenda cosa era stata; che cosa tremenda! E nulla potrebbe ormai compensarla, non la possibile felicit avvenire, non la profonda e durevole pace: sarebbe stato sempre un conto che il Destino non potrebbe saldare. E la fanciulla ricord alcune parole da lei dette, e anche scritte nella sua ultima lettera alla signora Baratrie: "Credo nella giustizia di Dio". Quando ella aveva detto o scritto a quel modo aveva pensato al verdetto; era stato pronunziato, e corrispondeva a giustizia: Clive veniva riconosciuto innocente dell'uccisione della signora Sabine, cosicch la giustizia di Dio non era mancata, si era affermata. Eppure adesso la fanciulla era piena del sentimento dell'ingiustizia; ora, e soltanto ora, ella inveiva verso chi aveva agito contrariamente alla volont di Dio, se cos poteva dirsi, riguardo a Clive. Era una cosa mostruosa che Clive avesse dovuto sopportare un cos prolungato tormento mentre era innocente; e sino alla fine della sua vita egli sarebbe segnato con quel marchio. Oh, quel suo povero volto! Quel povero volto chiazzato di bianco e di rosso mostrava bastantemente per che cosa era passato. E i suoi occhi, e quello sguardo dei suoi occhi quando ella gli era apparsa sulla soglia! Oh, non lo dimenticherebbe mai! V'era stato in esso qualche cosa di sublime, ma nel tempo stesso qualche cosa di animalesco: e appunto quel qualche cosa di animalesco le era sceso al cuore, trafiggendolo, facendone sgorgare come gocce di sangue, una tenerezza che le aveva fatto pena, che le faceva ancora pena: poich ora ella conosceva la squisita sofferenza dell'amore che solo pu veramente soffrire. Quanto avrebbe da perdonare Clive! E quanto ella dovrebbe perdonare per lui! Potrebbero mai trovare in se stessi la possibilit di perdonare? Forse Clive, s, poteva darsi, ma ella sentiva che a lei non riuscirebbe mai. Ora la giustizia non potrebbe mai riparar l'ingiustizia, l'enorme, orrenda ingiustizia del passato; lo aveva capito subito appena veduto Clive ergersi solo solo presso la finestra nella luce della sera; il viso e il corpo di lui le erano parsi il viso e il corpo di una vittima: ci che quel processo aveva voluto dir per lui, e per lei, ella lo aveva ben capito soltanto quando aveva veduto Clive in libert. Ma allora aveva compreso e ora comprendeva.
"Nulla potr riparare, nulla, nulla!"
Era una cosa irreparabile; lo capiva ora che Clive era libero; ora ella provava per lui una piet non mai prima sentita sino a quel punto; ora ella lo amava con fierezza, quasi con furore, come non lo aveva mai amato; e ora ella odiava, come non aveva mai odiato prima, coloro che lo avevano accusato, che lo avevano segnato con quel marchio. Il Pubblico Ministero! Egli poteva essere semplicemente un rappresentante di supposta Giustizia che cercasse di far fedelmente il suo dovere: ma come uomo ella lo odiava. Tutte le sue facolt ragionatrici s'erano proprio in quel momento annegate nell'onda della emozione; per la prima volta in vita sua ella conosceva la bramosia della vendetta ed era conscia di passioni la cui esistenza entro di s non aveva sino allora sospettato.
A un tratto ella prov un'altra sensazione, una specie di dispetto: ella non sapeva, non aveva davvero alcuna idea da quanto tempo la signora Baratrie fosse su con suo figlio; ma ora le sembrava un tempo lunghissimo: si sentiva dimenticata, abbandonata nel suo dolore e nella sua indignazione, non bramata. Era stata la prima,  vero, a veder Clive, ma immediatamente aveva ceduto il posto alla madre; e ora madre e figlio l'avevano dimenticata. Nel suo dolore s'insinu la gelosia: a che cosa giovava amare, esser leale, restar salda al proprio amore al cospetto degli uomini senza curarsi di voci buone o cattive? Venuto il gran momento siete dimenticata, sembra che non esistiate nemmeno.
"Potevano avermi mandata a chiamare," ella pens. "Io ho dato Clive a lei, mi sono tolta di mezzo: ma non credevo che dovessero dimenticarmi cos."
Ella aveva alzato il capo di sulla tavola. Che ora poteva essere? Certo la stanza cominciava a farsi proprio buia. Si port le mani agli occhi e alle gote: scottava. Si tir via dagli occhi le ultime lacrime ed eresse il busto; poi punt i gomiti sulla tavola e cos rimase per un poco a considerare qualche cosa con amarezza; meditava di andarsene, di tornare a casa: se non avevano bisogno di lei perch rimanere? Ella aveva gi veduto Clive: se non lo avesse veduto, non se ne sarebbe andata; ma veduto lo aveva.
La porta della sala da pranzo si apr dietro a lei senza rumore. Ah, finalmente! Ella si volse ma con lentezza non voleva far vedere la sua impazienza dopo avere aspettato tanto. Ma non era che Kingston con una bottiglia di vino, ed egli la guard con occhi pieni di stupore. Sapeva qualche cosa quell'uomo? Ella prov una strana, vaga curiosit a questo proposito.
Vi chiedo scusa, miss: non sapevo che foste qui.
 un pezzetto che siamo tornate. La signora Baratrie  su col signor Clive.
La bottiglia cadde di mano al maggiordomo, and in frantumi e il vino di Bord corse sul pavimento come un cupo rigagnolo.
Il signor Clive, miss? egli balbett.
S. Non lo sapevate? Non gli avete aperto voi?
Ma....  dunque stato assolto, miss? Il processo  dunque finito?
Pare: una volta che  qui: non ve lo dice il vostro criterio, Kingston?
Ma noialtri non si sapeva nulla: nessuno della servit sapeva nulla. La signora ci ha fatto promettere di starcene chiusi in casa e di non farci vedere, e nemmeno di procurarci un giornale. Sicch il povero signor Clive  proprio libero, miss?
S, Kingston, s. Guardate che cosa avete fatto!
Oh, miss, me ne rincresce tanto, ma la sorpresa  stata cos grande! Ora vado a prendere un cencio.
Usc dalla stanza.
Povero signor Clive, povero signor Clive! Che curiose espressioni adoprano i servitori: ma tante volte v' in esse la verit.
Kingston aveva lasciato aperto l'uscio della sala da pranzo dietro a Viviana, la quale sedeva ancora alla tavola, con crescente amarezza, incerta su che cosa doveva fare. Non poteva rimaner l pi oltre; era umiliante restar l, dimenticata: eppure come poteva lasciar quella casa senza vedere ancora Clive?
"Zitto!" era l'unica parola ch'ella aveva detto a lui, la sola parola ch'ella aveva pronunziato. Bisognava che lo vedesse, che gli dicesse.... ma ella aveva baciato le sue povere mani: aveva pensato anche a quelle come vittime, aveva anelato di confortare e di proteggere anche quelle mani, le mani di Clive.
Ud un passo nell'anticamera: doveva esser Kingston che ritornava col cencio. Ma il passo continu a udirsi e ora qualcuno saliva le scale. La fanciulla rimase immobile a guardare il liquido di cui lentamente s'imbeveva il tappeto: il vino rosso cupo sul color cuoio. Dopo qualche momento ella ud scender la scala e subito dopo entr Kingston con un'indescrivibile espressione.
Vi vogliono, miss. Ora vado a prendere il cencio.
E usc dalla stanza.
"Mi vogliono.... finalmente!" pens Viviana.
Non poteva scacciare da s l'amarezza che s'era insinuata in lei, e a un tratto ne prov vergogna. L'egoismo in un'occasione simile! Pensare a se stessa in un tal momento? Anche quello, l'egoismo, il pensiero di s, faceva parte dell'umana tragedia.
Usc dalla sala da pranzo e sal le scale.
Sul pianerottolo le si fece incontro la signora Baratrie.
Andate da lui, mia cara: ora vi lascer un po' soli insieme. Egli vi vuole.... e voi potete fare per lui pi di quel ch'io non possa.
Perch?
La fanciulla non pot fare a meno di cercare lo sguardo della signora Baratrie, domandandole tacitamente che cos'era accaduto; ma il volto ch'ella conosceva tanto bene le disse poco. Ora la signora Baratrie aveva ritrovato il dominio di se stessa: anzi in quel dominio v'era adesso un po' di rigidezza: il volto e i modi di lei erano sostenuti, riservati, perfino freddi: ma il pallore del suo volto era cadaverico.
Sento che sar cos, ella rispose, ma non posso spiegarvi il perch: se aveste avuto voi pure un figlio, forse potreste comprendermi.
Tacque. Pareva non avesse pi nulla da dire, ma non si allontan da lei. L'uscio del salotto era spalancato: Viviana non udiva il pi lieve rumore nella stanza.
Vado a leggere quei telegrammi, disse finalmente la signora Baratrie, poi ander subito in camera mia, Viviana.... mi sento a un tratto stanca, terribilmente stanca: e voi?
Non lo so nemmen io: non so nemmen io come mi senta adesso.
La signora Baratrie afferr la mano della fanciulla.
Lo sapete.... che gli hanno fatto tanta festa per le strade?
A Clive?
S, durava fatica a passar tra la folla: correvano dietro all'automobile che aveva preso.... Tutti.... tutti parteggiavano per lui alla fine del processo.
Gl'Inglesi amano la giustizia.
E anche voi.
Non sono forse inglese?
Sicuro: ma io ripensavo alle vostre parole: "Credo nella giustizia di Dio". Vedete dunque che avevate ragione:  accaduto proprio quello che avevate presagito.
Tacque; ma non si mosse per andarsene; Viviana cominci a maravigliarsi ch'ella rimanesse l mentre Clive era solo ad aspettare: v'era proprio qualche cosa di strano nella sua impossibilit di andarsene. Aveva ella ancora qualche cos'altro da dire, qualche cosa che le riuscisse difficile dire? Finalmente la signora Baratrie riprese:
E ora c' l'avvenire da affrontare, c' la nuova vita.
S.
Ella andava a Viviana, ma i suoi occhi non sembravano scorgerla: mantenevano un'espressione di profonda, matura riflessione: dicevano di una stanca ma ancora intensa mente, grave di pensiero.
Per lui e per voi, ella continu.
S.
A un tratto la signora Baratrie prese la fanciulla per le spalle quasi con un movimento di protezione.
Voi siete coraggiosa, ella disse. Voi siete forte: Iddio vi conservi sempre cos.
Si pieg e baci Viviana; e le sue labbra erano aride e fredde; poi si volse e scese le scale.
 VI
Quando Viviana entr nel salotto, trov Clive Baratrie in fondo a quella stanza presso la finestra che dava su Knightsbridge. Egli era in piedi accanto a uno scaffale e teneva in mano un libro che doveva averne tolto in quel momento, poich v'era un vuoto nel palchetto dietro a lui. Viviana indovin ch'egli non aveva voluto ascoltare il dialogo fra sua madre e lei sul pianerottolo, e cos s'era provato a occupar per qualche minuto la mente col primo volume che gli era capitato sotto mano. Quando ella entr, egli rimise prontamente al suo posto il libro.
Viviana chiuse la porta; e appena lo ebbe fatto le cose le apparvero nella loro vera realt. Tutto era finito: in certo modo, ella lo aveva gi sentito nella sala da pranzo quando aveva dato sfogo alla sua pena; ma adesso era acutamente conscia del futuro al quale aveva alluso la signora Baratrie. La porta era chiusa: Clive e lei erano liberamente soli; e a lei sembrava di udir l'avvenire come un lento passo nel crepuscolo. Ella and verso Clive, ma lentamente; egli rimase fermo e lasci ch'ella andasse a lui senza nemmeno protendersi verso di lei: e aveva una ragione morale per fare a quel modo.
Clive Baratrie era piuttosto alto, magro e di bellissimo aspetto; non era un uomo da passare inosservato: dovunque andasse, attirava inevitabilmente gli sguardi. Alcuni lo giudicavano di una prestanza insuperabile, un vero tipo di avvenenza maschile: altri lo consideravano un po' troppo originale per esser veramente bello; ma anche costoro riconoscevano che aveva lineamenti regolari e che in lui v'era qualche cosa proprio di notevole. La linea del suo volto dalla fronte al mento ricordava il tipo del volto greco; la fronte era bassa ed eccezionalmente prolungata; i capelli folti e scurissimi; il naso, la bocca, il mento, erano ben formati e armoniosi; aveva le narici tonde che spesso si dilatavano; la bocca n grande n piccola, con un lieve accenno di sensualit, perfino di passione nella sua curva e nella tumidit delle labbra. Gli occhi.... probabilmente appunto per gli occhi Clive Baratrie era giudicato di aspetto originale. Come quelli di sua madre, gli occhi di Clive erano molto discosti fra loro, ma mentre sua madre li aveva piccoli, quelli di Clive erano grandissimi, di un grigio scuro. Di sotto ai sopraccigli sporgenti gli occhi splendevano con un'intensit che poteva non essere anormale ma che era veramente insolita: erano occhi tenaci, risoluti e perturbatori, ed erano stati parecchie volte causa d'inquietudine; avevano peraltro attratto anche molta gente. La testa in cui erano incastrati, era una testa forte, piuttosto prominente all'occipite. Per il solito l'espressione del volto era energica e scrutatrice; v'erano sottili accenni di misticismo e anche altri accenni a qualche cosa in grande opposizione col misticismo: da ci pu argomentarsi che quel sembiante era tutt'altro che placido.
Per lo pi anzi Clive Baratrie conturbava, agitava: forse era quella la sua missione nella vita. Egli parlava con una bellissima voce, forte, chiara e risonante; aveva le mani finemente modellate, ma che potevano aggrappare con una forza sorprendente, segno di straordinaria tenacia; dimostrava gli anni che aveva: trentatr. Prima degli eventi che avevano portato al suo processo per l'uccisione di una donna e prima che quel processo cominciasse, egli era sembrato sempre pi giovane di quel che non fosse.
Mentre si avanzava verso di lui, Viviana not che la consueta bianchezza della sua carnagione, una bianchezza calda senza nulla di giallognolo, era ancora sfigurata da chiazze rosse.
Clive! disse la fanciulla.
Ed alz gli occhi su lui, lo fiss: non sollev il volto per baciarlo, n allung la mano per toccarlo. Ed egli declinava lo sguardo su lei e rimaneva immobile.
 vero? cominci Viviana.  vero che vi hanno fatto festa? Che la gente  corsa dietro l'automobile?
S,  vero.
Dunque il popolo era dalla vostra parte?
Pare di s.
E i giurati?
Si sono ritirati per una mezz'ora o cos.
Non vi  parsa un'eternit?
Mi  sembrato un bel pezzo.
E ora.... tutto  finito?
Ora tutto  finito.
Allora ella fu nelle sue braccia: pareva che ambedue avessero aspettato sino a quel momento e che provassero ambedue l'impulso di abbracciarsi in quel momento. Ma quando ella fu nelle sue braccia l'indignazione provata quando era sola nella sala da pranzo s'impossess di nuovo di lei, e ancor pi forte poich si sentiva impotente.
"Nulla potr mai compensarlo, nulla, nulla."
Stringeva le tempie di Clive fra le sue mani e baciava gli occhi di lui, riversando o almeno cercando di riversare sulla vittima tutta la sua tenerezza.
Clive, io sono stata gi in sala da pranzo a pianger di rabbia.
Perch il processo  finito?
Perch lo hanno fatto. Io non potr mai perdonare, mai.
Perdonare a chi, Vi?
A tutti quelli che hanno martoriato voi e noi, alla vita, al destino....
V'era sulle sue labbra un'altra parola augusta, terribile: ma ella non la pronunzi.
E non provate anche voi questo sentimento? ella disse in un sussurro.
No.
Ella lo guard tutta sorpresa, incontr i suoi occhi.
Perch no?
A che gioverebbe? Ormai quel che  stato  stato, e non si pu cancellare.
Oh, mi par d'impazzare stasera nel ripensarvi; e questa frenesia mi ha preso appena ho veduto che eravate libero: sino allora ero stata calma, in certo modo. Stamani ho.... ho perfino giocato a tennis al King's: vi par credibile?
Egli mosse il capo.
Vi rincresce che io abbia giocato?
So perch lo avete fatto.
Tacquero ambedue per un momento, poi egli disse:
Con chi eravate al Circolo?
Ho giocato con Jim Gordon contro.... Clive!
Ella aveva sentito irrigidirsi le braccia di lui.
Gordon sta male stasera, molto male.
No, Clive!
Aspettava di prendere il posto vuoto.
Jim non  capace di una tale bassezza.
Non c' uomo che ama che non sia come Gordon: e io non lo biasimo. Se le parti fossero state invertite, io lo avrei desiderato gi nel profondo, gi nel profondo, ricordatevene, dove giacciono sepolte le verit. Non avrei potuto fare a meno: l'amore  tremendamente spietato e Gordon  di naturale violento con tutto il suo dominio di s.
Lo sapete che cosa mi ha detto stamani quando ci siamo separati al Circolo? Ha detto.... ed ella ripet le parole pronunziate da Gordon nel lasciarla:, non vi pare un contegno bellissimo?
S, Gordon si sa contener bene, ma non pu mutare la natura umana.
Non disse altro, ma la trasse a sedere su un sof e vi rimase silenzioso.
Che cosa provate, Clive? disse lei alla fine. Mi sembrate tanto calmo.
Oh, s, mi sento calmissimo.
Io sono sorpresa che non siate quasi impazzato.
Oh, ma  uno stato che passa: la calma si prova in principio per giunger dopo....
A che?
Lo sapr meglio fra un poco, credo: quando s' avuto davanti per mesi la visione della forca, bisogna per forza sentirsi affranti, credo, e ora probabilmente son proprio gi.
Viviana sussult. Egli l'avvicin ancor pi a s.
Ma se sembrate cos.... cos.... naturale.
 tutta questione di apparenza, credo.
Avete affrontato da solo la folla?
No.
Chi c'era con voi?
Parecchi conoscenti; di quelli, mi figuro, la cui fede in me non ha mai vacillato; ma uno solo  entrato nell'automobile con me.
Chi?
Arc.
Arc! fece Viviana stupefatta, quasi incredula.
S, non ho saputo che era nella sala sino a che tutto non  finito. Quando sono uscito fuori me lo son trovato accanto; aveva potuto forar la folla per giunger sino a me: non lo dimenticher mai.
Le lacrime scesero sulle gote di Viviana: conoscendo cos bene suo fratello, quel suo atto, il pensiero che lo aveva spinto a farlo, dovuto dicerto al suo affetto per lei, la commossero fino al pianto.
Che caro bambino! ella disse appena pot parlare.
S: anche in lui c' il vostro sangue.
Non mi ha detto che sarebbe venuto; sono stata con lui un po' anche dopo colazione, e non me ne ha fatto parola.
Probabilmente non lo sapeva nemmeno lui; dev'essere stato uno scatto.... A volte si hanno certi impulsi, angelici o diabolici, si fanno le cose a volo. L'ho apprezzato molto in Arc perch so quanto sia ligio a Gordon, quel che desideri per Gordon.
Ma non ora, Clive.
Davvero? E come lo sapete?
Ora Arc mi comprende.
Da quando?
Da oggi.
Ma Gordon  il suo idolo.
Ci che Arc ha fatto poco fa mostra che vi  favorevole: Arc  un ragazzo molto sincero.
S.
La fanciulla sentiva con pena come in quel momento mulinasse per la testa a Clive il pensiero di Jim Gordon, e prov la bramosia di fargli una domanda, una domanda tremenda: ma oserebbe rivolgerla?
Che cosa vorreste dirmi? egli chiese.
Aveva veduto la domanda negli occhi di lei.
Clive, quando eravate in prigione, quando non sapevate come sarebbero andate a finir le cose, avete mai pensato che...
Continuate: ho piacere di sapere.
Avete mai pensato che se foste condannato io vi dimenticherei e sposerei Jim?
Io non ho mai creduto che poteste dimenticarmi.
Ma pensavate che avrei potuto sposar Jim!
Le braccia di lui cingevano il corpo snello e forte della fanciulla, ma egli non disse una parola.
S, lo pensavate! ella afferm.
Potreste condannarmi se fosse cos?
Ne proverei.... rincrescimento.
Voi non potete capire che cosa turbini nella mente di un uomo quando deve passare per quel che son passato io: no, non  possibile che lo comprendiate; non v' immaginazione che possa concepirlo, ne sono sicuro. Ma, s, quando ero in prigione, io vi ho spesso veduta tra le braccia di Jim Gordon dopo la mia impiccagione.
Parlava con brutalit, ma seguitava a cingerla con le sue braccia.
La vita  cos! egli prosegu. Una prova come quella attraverso la quale sono passato io sgomina tutte le illusioni. La vita vuole che si vada avanti, disperdendo le cose, dimenticandole, dimenticando persone, amori, rancori, passioni, dolori. E cos dev'essere, altrimenti la gente sensibile soccomberebbe al proprio dolore. Forse un giorno o l'altro, se campo tanto da invecchiare, giunger a dimenticare che fui processato per omicidio.... ora, veramente, non mi sembra probabile; ma non ho che trentaquattro anni e potrei viverne altri cinquanta; e allora pu darsi che voltandomi indietro io pensi che tutto quel che  stato sia accaduto a un altr'uomo.
Si ferm bruscamente: ella alz gli occhi su lui e lo vide tutto rabbuiato.
Eppure sbaglio, egli riprese. Certe cose sono indimenticabili: sinch io vivr; la gente si ricorder sempre ch'io sono l'uomo che fu accusato di avere ucciso una donna: lo capite bene anche voi?
S.
E che cosa intendete di fare?
Di fare? ella disse come se non comprendesse.
S, di fare: avete ben considerata la situazione?
Intendete dire la vostra?
La mia e la vostra se voi mi sposate.
L'ho considerata.
Siete proprio sicura, Viviana?
La lasci andare e si alz dal sof; ella era stupefatta del dominio ch'egli aveva di s, della lucidit della sua mente. V'era in lui quella sera qualche cosa di nuovo per la fanciulla, una specie di brutalit intellettuale, qualche cosa, ella durava fatica a capirlo, di sospettoso, forse; s, di sospettoso, ch'ella non aveva mai rilevato in lui per l'innanzi, prima che quella grande catastrofe lo avesse sopraffatto; ma era difficile credere che due ore fa egli fosse un prigioniero seduto fra le guardie in mezzo a una folla che aspettava di sapere se dovesse essere impiccato o mandato libero. Mentre ella lo ascoltava, mentre lo guardava, sent, come non le era mai accaduto per l'innanzi, sent la misteriosa stranezza della natura umana.
Siete proprio sicura, Viviana?
S.
Bisogna che affrontiamo questa questione, lo sapete. Io sono libero.... s; sono qui nel salotto di mia madre, guard intorno a s gli scaffali, i mobili, le tende, i fiori, sono qui nel salotto di mia madre con voi; nessuno ha diritto di toccarmi adesso; posso andarmene dove voglio, rimaner qui in Londra, viaggiare per il mondo: ma sono un uomo segnato di un marchio, di un marchio indelebile.
Ma come potete?...
Che cosa?
Ma come potete avere le idee tanto lucide in questo momento dopo tutto quel che  accaduto?
Mi par d'essere un uomo sotto l'azione di uno di quegli stupefacenti che per un certo tempo danno alla mente possibilit speciali. Il mio cervello sembra che galoppi stasera: sinch vivr non potr pensare con pi chiarezza e comprendere con la prontezza di adesso. Il mio corpo  stanco, ma non cos il mio cervello. Non avete rilevato.... avete mai letto ragguagli di processi nei giornali?
S, qualche volta.
Non siete rimasta sorpresa nel leggere che l'accusato era perfettamente calmo, girava lo sguardo per la sala come se fosse anche lui uno spettatore, non sembrava punto inquieto? E perfino quando  stata pronunziata per loro la sentenza di morte alcuni uomini sono rimasti assolutamente freddi. Io adesso lo comprendo benissimo: accade in un uomo qualche cosa che pu essere anormale, ma che per un certo tempo lo pone al disopra delle cose. Ed  quel che provo io: sono al disopra di quanto  successo: vedo tutto in basso, sotto a me, mi par di guardar da un'altura. Mentre ero in gabbia e aspettavo il verdetto, mi sentivo anche allora addirittura calmo: attentissimo, ma addirittura calmo.
L'ombra si stendeva nella stanza fra le lunghe file dei libri: cadeva la sera. Clive, eretto, sembrava pi alto e quanto mai espressivo nella fioca luce; e Viviana si accorgeva di qualche cosa di grandemente strano in lui e in quell'ora. Lo spaventoso cimento a cui era stato sottoposto aveva agito nella sua mente, ma non nel modo che v'era da aspettarsi; invece d'indebolirla l'aveva eccitata: forse la mente aveva fatto uno sforzo cos enorme, spronata com'era dalla necessit, che non poteva nemmeno ora cessare dalla sua attivit, non poteva ancora ritornare in riposo, quietarsi: per un certo tempo doveva correre.
Del resto mi rimetter presto, riprese dopo un momento. Ora, come dicevo, sono proprio in pezzi; ma, chi lo sa? I pezzi possono pensare e comprendere e afferrare anche il futuro. E voi, Viviana, lo avete afferrato il futuro?
Se vi sentite in forza, vorrei che parlaste voi.
S,  meglio; ormai ho bevuto il calice sino alla feccia: questa  la giornata di tutte le prove, e ho ancora in me la forza di sopportare.... per oggi. Ne ho gi parlato con mia madre; ora bisogna ch'io ne parli con voi. Voi siete rimasta avvinta a me in tutto quello per cui son passato, e per voi, naturalmente,  stato un vero calvario: lo so. Io non posso adeguatamente lodarvi, n ringraziarvi, perch quello che sento non potrebbe esprimersi, Vi. Dir soltanto che, per quel che avete fatto, il mio amore per voi si  ancora molto accresciuto.... e questa  una cosa tremenda.
Tremenda? disse lei con un fil di voce.
S, Vi: c' qualche cosa di tremendo in quel che  spinto troppo lontano; in tutto dev'esserci un limite oltre il quale  pericoloso andare, in cui non si dovrebbe andare: io ho oltrepassato quel limite nel mio amore per voi, ed esso non potr essere un amore piano, un amore placido, un amore, diciamo cos, medio, di un uomo di mezza levatura: non fraintendete quel che vi dico, Vi.
Si ferm: Viviana non disse una parola. Egli si mosse, fece qualche passo per la lunga stanza, sul pavimento nero senza tappeto, si rigir, torn indietro, ma non si mise a sedere. Ella not l'ombra sotto gli occhi infossati di lui: il crepuscolo ne accresceva l'espressione, ma pareva che il loro sguardo uscisse da due caverne. Li teneva fissi su lei mentre proseguiva:
Io vi amavo anche pi di quel che non sapeste prima di tutto quello che  accaduto; per quel che avete poi fatto e siete stata dopo il mio arresto, dopo l'accusa lanciata contro di me, io vi amo ancora di pi.... disperatamente si pu dire. Questo mio amore voi lo avete:  una cosa tremenda amare a questo modo,  una cosa tremenda essere amati a questo modo:  tremendo il dare, e cos dev'essere il prendere. Bisogna che comprendiate questo; poi v' da comprendere un'altra cosa, quella di cui avevo cominciato a parlare e in cui non ho poi proseguito: ora vi ritorneremo. Dicevo dunque che io ho in me un marchio: per conseguenza durante tutta la vita io risalter fra la massa degli uomini, sar sempre segnato a dito perch porto al collo il cartello: "Quest'uomo fu processato per assassinio". E in qualunque luogo io vada tutti si avvicineranno e lo leggeranno e sgraneranno gli occhi nel guardarmi: voi sapete come la gente sbarra gli occhi dinanzi alle persone che crede orribilmente colpevoli: non  mera curiosit: no,  una specie di volutt.
Ma ora tutti sanno che voi siete innocente.
Le parole uscivano quasi aspramente dalle labbra della fanciulla.
Sanno che sono assolto.
Ma vi hanno acclamato, son corsi dietro all'automobile in cui eravate.
Quello  stato come uno scatto animalesco: l'animale ama di sentirsi sciolto e quando lo sciolgono e pu irromper fuori come or ora alla fine del mio processo.... si voltola, si rotola....
Oh, Clive!
Vi sentite urtata, Viviana? Ma io non volevo urtarvi: tutt'altro: ma mi piace di rimetter le cose al posto.
S, s, va bene.
Col tempo, quando tutto ci ch' accaduto oggi sar un po' sbiadito nella memoria della gente, vi sar sempre tuttavia un visibilio di persone, uomini e donne, che ogni volta che mi troveranno, diranno fra s: "S, fu assolto: ma sar stato innocente o colpevole? Avr commesso lui quel delitto? Quell'uomo che io guardo  un assassino?" -
Tacque ma continu a fissar la fanciulla.
S, lo so, disse lei, lo so; e credo che ci fosse in parte cagione del mio pianto rabbioso quando ero gi. Credo di aver pensato proprio a codesto, capito codesto.
Tanto meglio, ho piacere che lo comprendiate: la cosa terribile nella vita  di comprender le cose troppo tardi, e a voi non deve avvenir cos.
No, no: io capisco, ne sono sicura.
Voi siete molto pi giovane di me: avete dieci anni meno di me.
Non  poi una gran differenza tra una donna e un uomo.
Forse no, ma in ogni modo  sempre a mio svantaggio.
Ora ella udiva chiaramente il suono di amarezza nella voce di lui e cap come dovesse essere acuta la sofferenza di Clive sotto la sua calma apparente, sotto il suo straordinario dominio di s e la lucidit della mente.
Tutto  a mio svantaggio sotto ogni aspetto, egli prosegu, non solo, paragonandomi a voi, ma paragonandomi con qualsiasi altro uomo che voi possiate menzionare o a cui possiate pensare. Una donna che avvinca il suo destino al mio, qualsiasi donna, farebbe un gran sacrificio.
Ma Clive!...
Oh, io voglio veder tutto ben chiaro: una ragazza desidera di andare altera di suo marito, specialmente una ragazza quale siete voi. Come potreste essere orgogliosa di me?
Io sono orgogliosa di voi: voi avete sofferto terribilmente, sebbene non abbiate fatto nulla di male; siete stato un martire e siete uscito illibato: tutti hanno proclamato la vostra innocenza, e avete sopportato tutto virilmente. E ora.... io vi giudico prodigioso, Clive, ma....
Oh, no, Vi, non vi alzate: rimanete cos.
Perch?
Proseguite il vostro discorso.
Volevo dire che siete troppo prodigioso.
Come.... troppo prodigioso?
La fanciulla esitava: sentiva in lui qualche cosa di tanto strano che ne provava come un'inquietudine. Ella non sapeva come si era aspettata che fosse il suo colloquio con Clive, col suo diletto, assolto, rimandato alla luce del giorno dalle ombre della morte: sapeva soltanto che non s'era aspettata affatto dei discorsi a quel modo. Se Clive fosse stato terribilmente eccitato, se fosse stato violento, se avesse rudemente spezzato ogni legame con lei, si sarebbe sentita meno a disagio di quel che non si trovasse ora. Egli le aveva parlato della sua condizione, le aveva spiegato che il proprio cervello era atto a discernere straordinariamente, date le circostanze. Doveva esservi dicerto qualche cosa di morboso nella cagione della sua calma, della chiarezza del suo pensiero, del suo desiderio d'intendersi addirittura fra loro in tal momento; le aveva gi detto quanto fosse disperato il suo amore per lei, ed ella aveva sentito profondamente, quasi con pena, la verit di quelle parole. Eppure v'era qualche cosa che l'agghiacciava, che la rendeva stranamente inquieta nel contegno e perfino nella determinazione di lui di voler chiarire le cose fra loro. Ella avrebbe voluto interromperlo, dirgli: "Rimettiamo ad altro momento questi discorsi", avrebbe voluto soltanto sentire e amare e compiangere e consolare, non intendere, non spiegare, non venire a decisioni; avrebbe voluto esser di nuovo nelle sue braccia e vivere nel presente senza indagar l'avvenire e far prognostici per il futuro. Ma ella era in suo potere; anche per tutto quello ch'egli aveva sofferto egli la dominava: la grande prova per cui era passato gli dava appunto allora una specie di autorit morale.
Come.... troppo prodigioso? egli ripet.
Non so, ma.... ma dovremmo noi parlare del futuro? Non potete riposarvi nel presente?
Riposarmi? Io non posso riposarmi.
Ma si che dovreste, mio diletto.
Riuscir mai a trovar riposo? Non lo so. Per lo meno adesso.
Alz una mano su uno dei suoi pomelli arrossati, poi la riabbass.
Vi sono altri uomini comuni, ignoti o rinomati, celebri, famosi, coi quali una donna potrebbe essere felicissima a qualunque categoria appartengano; ma io sono in una categoria speciale.... e in certo modo io sono un uomo di cattiva fama.
Codesta  una menzogna! ella disse con calore. Io non voglio.... non voglio sentirvi dir certe cose.
Gli occhi le si erano empiti di lacrime acerbe.
Ma  cos, perch la mente degli uomini  quel che .
A me questo non importa: a me importano i fatti. Voi non dovete dire che siete un uomo di cattiva fama.... oggi.
Perdonatemi, Vi.
Mosso dicerto da un forte impulso egli si avvicin prontamente a lei, le sed vicino, le prese una mano nelle sue, le cinse con un braccio le spalle.
Cerchiamo di esser felici, ella mormor. Oh, s, cerchiamo di esser felici dopo tutto quel che  accaduto. Non potremmo trovare noi pure un po' di felicit se l'agognamo, se ci proviamo ad averla? Voi parlate di persone, uomini e donne, e delle loro menti, dei loro orribili occhi sgranati, ma se voi e io sappiamo che voi siete innocente, che avete tanto sofferto per un maligno destino, non  forse abbastanza? Non possiamo vivere per noi stessi e in noi stessi? Non possiamo, Clive?
Lo credete?
S.
Ma che cosa vorreste che facessi allora?
Ella si protese verso di lui e pose la sua mano libera sulla mano che la teneva.
Che cosa vorrei che faceste?
S. Vorreste che.... scacciassi dalla mia mente il futuro?
Ancora il futuro! Ella capiva ormai che era inutile cercar di distoglierlo da quel pensiero: a quanto pareva non era possibile governar la sua mente, n lui n lei potevano raffrenarla. Ella si mosse, si scost un po' da lui, e lo guard.
Intendete dire che avete gi dibattuto in voi....
S, ho discusso, ho dibattuto fra me, poich il tempo non mi  mancato, come affronterei il supplizio se avessi dovuto essere impiccato, come affronterei la vita se fossi assolto. Dovevo pensare a due specie di coraggio: sapevo che di una delle due avrei bisogno, ma sino a stasera non sapevo di quale. Ora si tratta di sapere se io trover in me il genere di coraggio che mi ci vorrebbe per affrontar l'avvenire.
Volete dire....
Il coraggio di rimaner qui in Londra, vivere come nel passato, frequentar le persone di conoscenza, vedere la solita gente nei Circoli e nei campi di tennis, attendere ai miei affari nella City. Avete pensato a tutto quello che io dovrei fare se rientro nella societ?
No, veramente non credo che avrei potuto pensarvi: mi domandavo soltanto: "Lo rimanderanno libero? Lo rivedr ancora uomo libero?"
S, e questo  ben naturale; ma ora dobbiamo pensare insieme: io potrei fare ci che ho detto, rimanere a Londra e attendere alle mie occupazioni; il mio nome non gioverebbe molto alla mia firma nella banca adesso, ma i miei soci non me ne farebbero carico, per ora, ne sono certo. Per altro sono uomini; e io so che non giover loro se la mia firma rimane nella banca, perch conosco ormai il mondo. Essi non cercheranno dicerto per ora di mettermi fuori: questo lo so. Enrico Maynard era fra quelli che si  accompagnato a me uscendo dalla Corte, oggi.
Ci sono degli uomini maravigliosi nel mondo, Clive.
E anche delle donne: ma non bisogna pretender poi tanto da loro. Io potrei fare tuttavia quanto ho detto: viceversa potrei fare diversamente.
Cio?
Dire addio a tutto.... alla vita da me fatta da quando ritornai dal fronte e prima che io entrassi negli affari.
Ma in tal caso che cosa fareste?
Che volete? Il mondo  assai grande: potrei lasciar Londra, uscire addirittura dall'Inghilterra, partir per qualche altro soggiorno. Certo non mi troverei in molto buone acque, ma ora il denaro  il meno che conta per me e potrei disbrigarmi; cercar di lavorare altrove o lasciare andar tutto facendo bastare quel che ho. Vi sono dei paesetti all'estero in cui un uomo pu vivere in pace e spendere moderatamente; vi sono certi piccoli luoghi quieti, solitari.... Potrei andare in uno di quelli, cominciare una vita nuova, una vita quieta, dove io non conosca nessuno; potrei anche mutar nome....
Oh, no!
Egli la ud sospirar profondamente.
Perch sospirate a codesto modo, Vi?
Continuate.
Una volta vidi un posticino che mi piacque molto: era nel settentrione dell'Affrica, sulla costa, non lontano da una citt rimasta molto indietro, chiamata Sidi-Barka: una casetta bianca, in un giardino di palme e di grandi piante che dava sul mare. L v'era perfetta solitudine e in un luogo a quel modo si vive con poco.... e non viene alcuno: nessuno saprebbe....
Nessuno saprebbe. Quando Clive disse quelle ultime due parole, Viviana ud alla fine ci che le sembrava una specie di grido uscire dal cuore stesso dell'uomo ch'ella amava e che nondimeno le sembrava strano, strano nel contegno, nella sua possibilit di riflettere, di pesare, di esprimere chiaramente il suo pensiero. Ella strinse la destra di lui fra le proprie mani.
Lo so, lo capisco, ella disse. Ma non lasciate me fuori della vostra vita, Clive; fate che venga anch'io con voi.
Mi credereste incapace di sopportar da solo? Vile?
Oh, no; non siete un codardo: ma avete bisogno di pace; tutto, in voi, ha bisogno di pace dopo quel che  accaduto: un po' di tranquillit  la sola medicina per voi.
No, non la sola medicina. La pace  forse ci che mi occorre, per qualche tempo almeno; ma io ho bisogno ancor pi di amore. Per mesi e mesi sono stato circondato da facce di gente che dubitava di me, o che non dubitava, perch mi credeva addirittura colpevole.... ma, non ci pensiamo pi.
Parve fare un grande sforzo, poi soggiunse con voce mutata:
Ma non devo essere uno spregevole egoista, Vi: io so che siete pronta a sposarmi....
S, s.
Ma, pensate che cosa vorr dir questo.
Ci ho pensato.
Ma non quanto basta, forse. La vita potrebbe essere molto scabrosa per ambedue: potrete sopportare a lungo di passar la vita con un uomo segnato da un marchio?
Io non desidero altro che rimanere a lungo con voi.
Ma v' un'altra cosa.
Si ferm: il suo volto manifestava un'acuta pena e v'era nel suo sguardo qualche cosa che esprimeva vergogna: per qualche momento parve confuso, imbarazzato.
Quale altra cosa? domand Viviana.
Non so come fare a dirvela.
Perch?  una cosa tremenda?
A voi potrebbe parer tale: probabilmente la giudicherete tale.
Tanto pi dovete allora dirmela.
Dovr dirvela dicerto.... se saremo sposi.
Allora ditemela subito;  meglio: se no chi sa quanto mi lambiccher il cervello.
Io non credo che un uomo come me debba mai aver figli.... Non credo che sarebbe bene aver figli.
Ella tacque; non si mosse: Clive non sent nessun sussulto, nessuna repulsione nella persona di lei; il corpo di lei non diede difatti alcun segno; ma il silenzio della fanciulla dur tanto che egli ne prov una specie di paura. Non sapeva come romperlo, ma gli riusciva insopportabile.
Ora la stanza diveniva addirittura buia: si avanzava la notte. Saliva dalle finestre che davano su Knightsbridge il ronzio di Londra; per un pezzo egli non s'era accorto di quel molteplice rumore, ma durante il silenzio di Viviana egli lo ud; prima non aveva rilevato come si addensassero le ombre, ma ora si accorgeva che era buio; e a un tratto prov una scossa nervosa, ebbe la sensazione di un incubo: allora usc repentinamente quasi con violenza dalla sua immobilit.
Ebbene, disse con voce acuta e vibrante, non avete.... Ve l'ho gi detto, dovevo dirvelo. Ma voi.... voi non rispondete. Come mai?
Allora si mosse anche Viviana; s'era svincolata da lui, aveva lasciato andar la destra di lui che teneva stretta nelle sue e ora si scostava un po' sul divano e piegava la persona in modo da veder bene in faccia Clive. E, nonostante il buio, egli scrse negli occhi di lei uno sguardo nuovo, uno sguardo di fermezza, di forte risoluzione.
Clive, ella disse, credo proprio che in voi ci sia qualche cosa di morboso.
Di morboso?
S. Che cosa siete voi?
Che cosa sono? In che senso?
Voi siete innocente e parlate come un colpevole.
Vi! egli esclam.
E balz in piedi.
Perch volete andare a nascondervi? Perch volete cambiar nome, lasciare il vostro paese? Voi siete addirittura come tutti gli altri uomini di Londra che non hanno mai fatto male ad alcuno. Perch non dovreste aver figli? Di che cosa potrebbero essi vergognarsi? Di nulla. Non vi voglio sentir pi fare codesti discorsi. Oh, mio carissimo, non v' da maravigliarsi che ora vediate tutto nero. Mi avete quasi spaventato con la vostra calma, col modo con cui avete parlato di tutto, col mostrarmi che avete pensato a tutto; ma capivo che nel vostro intimo sanguinavate. Oh, non dite di no! E ora comincia la reazione; cos doveva accadere, non era possibile evitarlo. Ma prima che si sia impossessata interamente di voi voglio dire qualche cosa anch'io. Io verrei in qualunque posto con voi, lascerei qualunque cosa per voi: lasciar tutto non  proprio nulla per una donna che ama veramente un uomo; non  affatto un sacrificio. Noi.... noi donne ci gloriamo di questa specie di abnegazione se pu chiamarsi abnegazione. Quella casetta sul mare, lontana da ogni cosa! Credete forse che non potrei esservi felice con voi? S, ma soltanto se vi sapessi felice. E invece, Clive, felice non potreste essere: se vi provaste, se presumeste d'essere un altro uomo, finireste con l'essere misero e vergognoso; vi accascereste invece di stare eretto. No, non  una cosa effettuabile: voi e io non siamo fatti per un tal genere di cose. Io non mi sono mai nascosta tutti questi giorni; oggi ero circondata da un visibilio di persone che mi conoscono; e n io n loro sapevamo ancora la fine. Ora invece la conosciamo; io lo sapevo che eravate innocente, ma adesso lo sanno tutti. E ora io dovrei nascondermi e voi dovreste nascondervi? No: bisogna affrontar tutto; dobbiamo star qui, e andar per la nostra via, insieme:  l'unica cosa che dobbiamo fare. Se mi sposate, fatelo a testa alta, e non chiedete a me di abbassare il capo; io non potrei; non  cosa che mi si conf: se lo facessi mi parrebbe di avvilirmi. E se verranno i figli, li accoglier con festa, e li accoglierete con festa anche voi: essi non avranno ragione di vergognarsi del loro padre. Forse a voi non  possibile stasera di pensare come penso io: non dovete per credermi dura, Clive. Quando vi sarete riposato e rimesso, e camminerete nella vostra via senza darvi pensiero della gente, so che vi ci troverete benissimo e mi darete ragione! Ne sono proprio sicura.
Torn ad avvicinarsi rapidamente a lui, gli pose le mani sulle spalle e accost a quelle di lui le proprie labbra.
Mio! ella disse baciandolo pi volte con ardore. Mio, ma al cospetto di tutti, senza vergogna!
Allora egli ced: a un tratto tutta la compostezza, la gravit, il dominio di s che tanto avevano sorpreso e quasi spaventato la fanciulla lo lasciarono; parve che quell'uomo che non aveva piegato dinanzi alla paura di una morte ignominiosa, si accasciasse vinto dall'amore di lei.
Il buio fitto non era adesso rotto che dal riverbero dei lumi della strada sui vetri delle finestre. Non era venuto nessuno a chiuder gli scuri e tirar le tende; per una volta Kingston aveva trascurato quel dovere di ogni sera: certo la signora Baratrie gli aveva detto quel che non doveva fare; e nemmeno lei era entrata nella stanza. Ella aveva dato suo figlio alla donna che, sebbene non vi fosse costretta, aveva prescelto di condividere la sorte di lui. In certo modo ora la madre si sentiva sola: aveva avuto le prime parole di lui, poi lo aveva consegnato a colei che senza dubbio era adesso di maggior valore nella vita di lui di quel ch'ella non fosse. E il futuro, per quanto buio potesse parere, era con Viviana: alla madre apparteneva il passato.
Clive giaceva steso su un divano del salotto col capo appoggiato su un basso cuscino. Ora egli se ne stava quieto nel buio, col capo volto verso il riverbero dei lumi della strada. L'uragano era passato su lui e adesso era venuta la calma. E lei, la fanciulla che aveva veduto l'intimo avvilimento di lui, lo sfacelo della sua anima, gli sedeva accanto stringendo nelle sue una delle mani di lui, contemplandolo con occhi spalancati e tacendo. Riposo.... ecco quello che occorreva a lui adesso, ci ch'egli doveva avere per un po' di tempo. Ella aveva parlato di affrontar l'avvenire, e bisognava cominciar ben presto: ma intanto doveva esservi un intervallo in cui starsene tranquilli, raccoglier le nuove forze per un nuovo genere di sopportazione, deporre il vecchio fardello prima di caricarsi di un altro. Clive si allontanerebbe per un certo tempo, soggiornerebbe in un luogo dove non fosse conosciuto e sotto altro nome. Egli aveva un amico nella Scozia, su nel Ross-shire, scapolo, che lo riceverebbe a braccia aperte. L potrebbe andare per le paludi e sul braccio di mare che s'insinuava verso terra a lambir le mura del castello: potrebbe vivere un po' con la natura, senza che nessuno gli mettesse gli occhi addosso; e quando si sentisse rinfrancato e ritornasse a casa, Viviana e lui si sposerebbero. Intanto ella passerebbe l'estate secondo il solito, offrendo un volto sereno al mondo curioso.
Cos sarebbe: lontano lontano la bianca casetta affricana che dominava la spiaggia del mare potrebbe aspettare presso l'azzurro, fra le palme. Non anderebbero l n in qualsiasi altro rifugio, in esilio.
Volevano affrontare insieme l'avvenire.
...
.
...
A tarda ora un'automobile pubblica si ferm dinanzi a una casa in Pont Street, e Viviana salt fuori, pag lo chauffeur e son il campanello. Rispose immediatamente Arc Denys.
Siete voi, Vi? Ho sentito che dovevate esser proprio voi. Non ho voluto che le persone di servizio rimanessero alzate. Mamma e babbo credevano tutt'e due che passereste la notte a Knightsbridge: sono gi andati su.
C' corso poco che non sia rimasta l.
Gli occhi del giovane scrutavano ansiosamente il volto di sua sorella.
Andiamo nello studio del babbo, mio caro Arc, ella disse.
Va bene.
Lo studio del signor Denys, ampio e circondato da scaffali di libri, era a pianterreno a tergo della casa. Quando vi furono entrati, Viviana disse:
Chiudete la porta, per piacere.
Egli obbed e ritorn a lei, mostrandosi sempre ansioso e un po' inquieto.
Tutto bene? domand. Come avete lasciato Clive?
Clive  stato straordinario.... Ma.... risente ora della lunga costrizione.
 naturale.
S.... e ander via per un po' di tempo. Ma, non  di questo che io volevo parlar con voi, Arc.
E allora, Vi?
Clive mi ha raccontato....
Il viso del ragazzo avvamp:
Che volete? Non avevo nemmeno intenzione di avvicinarmi alla Corte, poi mi ci sono sentito spinto tutto a un tratto. E quando tutto  finito.... se aveste veduto che folla! Mi son trovato rimorchiato proprio fino alla porta da cui doveva uscir Clive.... Perch ha voluto affrontare il pubblico, lui; non  passato da una porta laterale.
Ha fatto molto bene a uscir di l; era la sola cosa da farsi.
S, e quando  andato a prendere un'automobile ho pensato che avrei potuto salirvi anch'io. Io non posso soffrir la ressa: Clive pareva che non se ne curasse affatto, e cos  andata.
Non lo dimenticher, potete starne sicuro, caro Arc.
Oh,  venuto tutto cos naturalmente! A proposito, c' una quantit di telegrammi per voi.
Li porter su in camera, ma stasera non li legger. Se sapeste come mi sento stanca, ragazzo mio.
Ci vuol poco a capirlo. Credo che uno sia di Jim.
Di Jim?
S; so che lo ha mandato.
Lo avete veduto, Jim, anche dopo stamattina?
S:  tanto contento per voi.
Dopo un momento Viviana disse soltanto:
Ora bisogna che vada a letto. Salite anche voi?
A momenti: prima voglio fare una fumatina e pensare un poco.
Pensare un poco?
Gli occhi di lei lo interrogavano; poi ella disse:
Io vorrei che mi riuscisse di non pensare per una settimana. Buona notte, Arc, ragazzo mio. Voi sapete in che conto vi tengo.
Gli strinse il braccio con forza, poi gli tocc la gota con le labbra. A un tratto egli l'afferr fanciullescamente, quasi rudemente.
Buona notte, Vi. Dio vi benedica, sorella mia; avrei voluto vedervi sposar Jim, ma non era possibile impedire quello che  accaduto; lo vedo bene. Grazie a Dio, Clive  fuori.
Le diede un confuso bacio, e l'abbracci goffamente; poi la lasci andare e si volse da un'altra parte quasi si vergognasse.
Voglio fare una fumatina, disse.
Caro il mio ragazzo! esclam la fanciulla.
E lo lasci solo, perch egli potesse anche un po' pensare.
...
.
...
LIBRO SECONDO.
...
.
...
LA LOTTA.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
Il giorno successivo al torneo di Wimbledon, dove ella aveva giocato con gran successo, quasi riportando i pi alti onori, Viviana si svegli da un lungo sonno turbato da sogni. Una cameriera era entrata con una tazza di t; ella apr le imposte. In camera di Viviana le tende non venivano mai stese perch a lei piaceva di avere intorno a s aria sempre rinnovata.
"Che cosa devo fare oggi?"
Fu quello il primo pensiero del suo risveglio.
"Ho da fare qualche cosa, qualche cosa di non facile."
Quando la cameriera fu uscita, Viviana se n'era gi ricordata. Bevve il t e si alz subito. Prima che fosse pronta la colazione era scesa e uscita con Timkins, il suo terrier irlandese, a camminare un po' in su e gi per Pont Street. Il tempo era bello e caldo; ella si domand come sarebbe in Scozia. Aveva gi veduto la posta: non v'erano lettere di Clive; egli aveva lasciato passare quindici giorni senza scrivere: gli scriverebbe lei dopo colazione.
Quando ritorn in casa, trov sua madre gi seduta dinanzi al bollitore del t; aveva un aspetto fresco e sereno, e le si leggeva in volto la speranza dopo la meditazione e la preghiera che ella era solita fare ogni mattina. Nessun altro era sceso: Arc dormiva ancora saporitamente e il signor Denys non s'era finito di vestire: era andato a letto tardissimo, trattenuto da qualche libro, da qualche sirena della letteratura in una veglia che s'era prolungata fino alle ore piccine. Timkins si ritir con la coda fra le gambe nella bassa sfera dei panchetti e fu udito trarre un gran respiro che indicava quanto fosse soddisfatto della sua sorte. Viviana si mise a sedere dopo aver baciato sua madre e si protese per prendere un uovo.
Vi sentite riposata? domand la signora Denys mescendo il caff per sua figlia e unendovi in abbondanza il latte fumante.
S, mamma. Devo aver dormito quasi nove ore.
La signora Denys guard sua figlia di sopra al bollitore. V'era nei suoi occhi uno sguardo di sollecitudine che non sfugg a Viviana.
Mamma, ieri feci qualche cosa di cui non vi parlai: lo dissi soltanto ad Arc.
Oh, che cosa c'?
Anna Lorrimer mi chiese di prender parte a una gara a Cathcart House, il venti di luglio. Io le dissi che non potevo far nessuna promessa per via di Clive: non sapevo con precisione quando si sarebbe sposi.
Pu darsi che quel discorso facesse sussultare la signora Denys, ma ella non lo manifest: il suo aspetto rimase fresco, sereno, e maravigliosamente florido bench non volgare.
Clive ha stabilito quando ritorner, cara? ella domand senza fare alcun commento al ragguaglio dato da sua figlia.
No: subito dopo colazione gli scriver e sentir un poco. Io parlai ieri, v'erano anche altri insieme ad Anna Lorrimer, perch volevo che la gente che mi conosce capisse come stavano le cose. E cos Anna lo riferir anche a chi non mi ud parlare.
Lo credo, fece la signora Denys senza lasciar trasparire il sarcasmo.
Dopo una pausa durante la quale parve tutta intenta a sgusciare un uovo, ella disse:
Dopo tutto quello che  accaduto credo che desideriate un matrimonio quieto.
Oh, s, disse Viviana prontamente, quasi recisamente. Ogni altro modo sarebbe intollerabile.
Ma farete il matrimonio religioso, non  vero?
Nella voce di sua madre v'era un suono implorante. Viviana rimase zitta.
So che ci dar luogo a un po' pi di pubblicit, ma io proverei un gran dispiacere se voi e Clive foste semplicemente sposi dinanzi a un ufficiale di Stato Civile. Voi sapete come io la pensi a questo riguardo: per me il matrimonio  ancora un sacramento.
S, cara mamma; e credo che sia anche per me.
Ci avevate.... ci avevate pensato?
A sposare in chiesa?
S.
No, non credo di averci pensato.
Non importa che sia a Londra: potrete scegliere qualche chiesa di campagna in cui non siate conosciuti.
Ma i nostri nomi, il nome di Clive e il mio, son conosciuti dappertutto.
S, me lo immagino.
Per un momento la fronte levigata della signora Denys si corrug. Ella vi port la mano, come se ne provasse una pena fisica; poi disse:
E poich  cos, non c' da far altro che affrontar la situazione.
S, mamma. Se devo essere sposa in chiesa vorrei che fosse in Sant'Egidio, perch desidererei che mi unisse a Clive il signor Herries. Lo dir a Clive nella mia lettera, e so gi che si trover d'accordo. Potremo essere sposi piuttosto di buon'ora, perch.... perch molta gente a me d sempre noia.
Era diventata rossa fino alla radice dei capelli.
La gente, tutta quella sorta di gente che si affollerebbe a vedere il nostro matrimonio, sarebbe addirittura una profanazione: no, non potrei sopportarla. Ma saremo sposi in chiesa, questo ve lo prometto, mamma. E ci unir Bob Herries se vorr farlo.
Sono sicura che lo far; in questo stato di cose mi piacerebbe che il prete fosse lui: v' qualche cosa di molto fine e sincero, e nel tempo stesso di molto energico, nel signor Herries.
 la sincerit in persona, mamma, e nulla lo sgomenta; la maggior parte di noi ha paura di una quantit di cose: io per esempio mi sento cos pusillanime.
Voi, Vi? disse sua madre quasi con un sussulto di sorpresa. No, non lo credo: avrei detto proprio il contrario.
Voi non mi conoscete.
Mi pareva che aveste provato di recente il vostro coraggio.
Mamma, quando pregate, invocate dal Cielo che io non debba mostrarmi pusillanime. Pregatelo, mi raccomando, perch v' molta fiacchezza in me. Lo so, e la detesto!
In quel momento Timkins emerse dal suo ritiro e punt le orecchie dando segno di grande attenzione: un momento dopo entr nella stanza il signor Denys.
Finita la colazione e quando suo padre fu uscito per recarsi alla Banca, Viviana and nel salottino attiguo alla sua camera posta al terzo piano, a tergo della casa. Arc era sceso in quel momento, piuttosto vergognoso di aver dormito tanto; anche lui doveva recarsi fra pochi momenti alla Banca. Quella mattina non v'erano gare di tennis.
Viviana chiuse l'uscio del salottino e and subito alla scrivania. V'era sopra una fotografia di Clive in una cornice d'argento. Era stata fatta in Francia da un fotografo artista ed era di un effetto sorprendente, scura, quasi penosamente espressiva, piena di forza e anche di bellezza. Nella fotografia gli occhi apparivano pieni di luce e quasi magnetici, i capelli scendevano folti sino alle sopracciglia sporgenti e nella loro massa cupa facevano pensare alla notte; sulle labbra aleggiava come una strana espressione di pena mista a qualche cosa di sarcastico. Era una fotografia addirittura conturbatrice, bench fosse dicerto un'opera d'arte. Viviana l'ammirava ma non le riusciva di amarla, ed ella sapeva che non le sarebbe possibile mostrarla a chi non conoscesse Clive e dire: "Questo  Clive Baratrie". Eppure la fotografia era somigliantissima: ma v'era qualche cosa.... Che cosa?
Viviana si mise a guardarla mentre stava seduta alla scrivania, e prese la penna. L'aspetto di quell'uomo non lo diceva destinato a una vita piana n facilmente adattabile, a una vita neghittosa: no, si vedeva invece in lui l'uomo battagliero. E forse era per quello ch'ella s'era astenuta dal mostrare alla gente la fotografia. Quel ritratto conturbava, sembrava esprimer troppo.
Per un momento, mentre ella lo guardava, una curiosa delusione s'impossess di lei. Appi di quella fotografia le sembrava vedere qualche cosa, un fantasmagorico oggetto acuminato, come una penna stilografica spettrale, che si movesse e tracciasse le due parole "Claudio Ormeley" il nome preso da Clive in Scozia per nascondere il suo. Quelle due parole rimasero per un momento appi della fotografia, poi si dileguarono. La fanciulla si alz, and a posare la fotografia su un'altra tavola, poi si rimise a sedere per scriver la lettera; e come alcune indoli sono rattenute dall'agire dalla paura, sembrava a Viviana in quel momento di essere invece spronata all'azione dalla paura. Bisognava fare qualche cosa di decisivo: erano arenati, e nella sua mente quell'arenamento equivaleva alla distruzione.
La lettera ch'ella scrisse metteva press'a poco in carta, con varie aggiunte, ci che ella aveva detto con gran foga a Clive la sera del verdetto. Ella scriveva energicamente, quasi con brutale franchezza; non esitava: la sua penna scorreva sveltamente sulla carta. E quando la lettera fu finita la fanciulla non la rilesse: ne aveva paura; meglio lasciarla andare com'era. Intendeva proprio che fosse cos la parte forte di lei, la sola parte ch'ella valutasse, intendeva che fosse cos: e cos dovrebbe andare nel settentrione.
La pose in una busta, la chiuse e prese di nuovo la penna per scrivere il nome e l'indirizzo; ma allora rimase perplessa: poteva ella mandar quella lettera a "Claudio Ormeley"? Provava una strana tentazione di scrivere "Clive Baratrie" sulla busta: far cos sarebbe la pi forte affermazione della sua volont che in quel momento le fosse possibile: l'indirizzo s'intonerebbe addirittura con la lettera; ma sarebbe una sfida a Clive, ed ella sospettava che fosse imperdonabile. Pure provava una grande bramosia di farlo; lo desiderava tanto che rimase per due o tre minuti seduta ad aspettare prima di far l'indirizzo sulla busta. Tuttavia ella fin con lo scrivere, non senza un sospiro, le due parole "Claudio Ormeley" poich non os fare altrimenti, non parendole che stesse bene: Clive le aveva confidato il suo segreto ed ella non aveva diritto di rivelarlo cedendo a un impulso per quanto ammirevole potesse essere. Ma forse era l'ultima volta ch'ella scriverebbe quel nome su una busta contenente una lettera per Clive. Se Clive rimaneva commosso dalla sua lettera, se quella lettera poteva essergli di regola, se le verit che essa conteneva lo colpivano, sarebbe dicerto l'ultima volta.
And da s a impostar la lettera.
Tre giorni dopo ella ricev il seguente telegramma indirizzatole a casa:
"Combinate possibilmente incontro Claudio, Albergo Tyford Arms, Tyford, Sussex, venerd prossimo. Stazione Tyford. Sar l intera giornata. ORMELEY."
Mentre leggeva quel telegramma ella capiva qualche cosa: la sua lettera era stata ricevuta, aveva avuto il suo effetto, ma non aveva dominato Clive. Quel telegramma indicava resistenza: ella sapeva ora che il periodo di temp passato nella Scozia aveva portato un cambiamento che forse ella aveva temuto quasi inconsciamente. Ritornava nel mezzogiorno Claudio Ormeley, non Clive Baratrie.
S'era impegnata con Jim Gordon di prender parte in quella settimana a una gara presso Londra: salvo che non si disdicesse avrebbe dovuto presentarsi il venerd. Anche Arc avrebbe giocato. Ella risolvette subito di disdirsi e ne parl ad Arc: ma il giovane la guard sospettoso e scontento.
Non mi domandate perch, ragazzo mio, ella supplic. Non potrei dirvene la ragione, ma  buona: devo recarmi in qualche posto venerd.
Arc non domand dove; ma ella gli lesse negli occhi che aveva capito ch'ella si sarebbe incontrata con Clive; disse soltanto:
Allora Jim non potr giocare nella Doppia mista: rimarr senza compagna.
Me ne rincresce tanto, ma io devo rinunziare ad andarvi; non posso fare a meno. Da ora innanzi non mi sar dato di far sempre esattamente ci che desidero, il perch lo sapete; quando c' di mezzo una promessa come quella che ho fatto io, non si pu vivere soltanto per s. E a me non rincresce di non giocare, ma mi dispiace per Jim.
Poi ella and al prossimo ufficio postale e telegraf a Claudio Ormeley in Ross-shire che venerd andrebbe a Tyford.
Non v'era mai stata; perfino il nome di quel luogo le era nuovo. L'Indicatore delle Strade Ferrate le disse che v'erano parecchi buoni treni da Londra coi quali potrebbe recarsi a Tyford, ed ella risolvette di andare con un treno che partiva la mattina alle undici. Il telegramma di Clive le era giunto la mattina del luned; egli riceverebbe dicerto il suo luned notte e lascerebbe Ross-shire il giorno seguente. Forse le aveva scritto; era inutile ch'ella gli riscrivesse in Scozia: probabilmente una lettera di lui le perverrebbe fra due o tre giorni.
Ma non ne vennero; la sua energica lettera cos franca da esser quasi brutale non ebbe risposta: ma essa riporterebbe indietro Clive.
Mentre il venerd si avvicinava, ella sentiva con crescente chiarezza che sarebbe un giorno decisivo per lei e per Clive. Egli non era ritornato a vederla in Londra perch non poteva risolversi ancora ad affrontar la vita sotto il proprio nome; probabilmente non aveva messo limiti al periodo di tempo del suo soggiorno in Scozia. S'era trattenuto l senza venire ad alcuna conclusione quanto all'avvenire; sicuro nel suo nascondiglio aveva lasciato trascorrere i giorni senza nemmeno contarli, tenuto stretto nelle tanaglie della reazione. La lettera di Viviana dov cadergli sul capo come un colpo inaspettato; ma ella non aveva potuto a meno di scriverla ed era contenta di averla mandata. Clive e lei erano stati pericolosamente indecisi, ora lo capiva. Ma capiva altres che il pericolo non era ancora passato e il telegramma di Claudio Ormeley lo attestava. E per un giorno ella si farebbe complice di qualche cosa che non soltanto ella detestava ma che cominciava anche a darle da temere. Eppure non v'era da fare altrimenti. Appena aveva ricevuto il telegramma da Ross-shire ella aveva saputo che avrebbe acconsentito a quanto era in esso suggerito. V'era qualche cosa ch'ella doveva fare e dovrebbe farlo a Tyford, il posto del quale ella non aveva mai udito parlare prima che giungesse lo strano telegramma di Clive.
S'era disimpegnata dalla gara e aveva scritto a Jim Gordon un biglietto di scusa, biglietto veramente un po' strano poich non le era riuscito di dire per quale ragione "lo lasciava in asso". Ed egli le aveva risposto con un biglietto piuttosto rigido dicendole naturalmente che tutto andava bene: che altro poteva dirle? Ella sentiva che la muraglia fra lei e Jim si alzava e ne provava rincrescimento. Non avrebbe voluto perdere la sua amicizia, le dispiaceva urtarlo, e qualche volta desiderava di parlar francamente con Jim; ma non aveva diritto di farlo: quel diritto lo aveva su Clive e sapeva che l'avrebbe adoprato.
Non parl a sua madre della sua gita che il gioved; non le disse tutto con esattezza n fece allusione al telegramma di Claudio Ormeley, ma le fece sapere che Clive aveva lasciato il luogo del suo ritiro, e ora si avvicinava a Londra e desiderava vederla.
Ander domattina, mamma; credo che far colazione con lui; sar a casa la sera o forse anche nel pomeriggio.
Ma lui non ritorna a Londra? disse la signora Denys dimostrandosi lievemente sorpresa.
Credo di s: ritorner dicerto.
Dopo una lieve esitazione Viviana soggiunse:
Sembra piuttosto strano il suo contegno, lo capisco. Fatto sta, mamma, che Clive ha soggiornato nell'alta Scozia sotto altro nome; ora  sceso nel mezzogiorno.... ma non ha ancora ripreso il suo vero nome: sar dicerto per questo motivo che non  attualmente a Londra.
Viviana rimase sorpresa di vedere il volto di sua madre arrossire.
Spero che Clive non continuer a far cos, ella disse con insolita commozione.
Vi era anzi nella sua voce un lieve segno di cattivo umore.
Io non posso sopportare addirittura i sotterfugi, ella soggiunse, e mi rincresce che voi dobbiate avervi parte.
Lo capisco benissimo, mamma.
Sentite, cara Viviana; voi dovete spiegare a Clive che noi non possiamo prestarci ad alcuna ambiguit: non ci siamo avvezzi e non possiamo mutar sistema: ci che io valuto di pi nel mondo  la Verit.
Lo so.
Dunque, cara, scusatemi, se ho parlato con un po' di calore, e forse troppo concitatamente: me ne rincresce. Andate pure domani se dovete andare: sapete che io mi fido interamente di voi, ma ripetete a Clive quel che vi ho detto.
Mamma, glielo dir anzi come cosa mia.
S?
S, perch  proprio quel che pensavo anch'io.
Il viso della signora Denys torn sereno, ed ella baci caldamente sua figlia.
So quanto ha sofferto il povero Clive; capisco benissimo: non credete che io non simpatizzi con lui.  terribile quel che deve sopportare, lo so, ma  obbligato ad affrontarlo; voi non vi sareste stata costretta ma avete preferito di affrontarlo con lui: e questo deve infondergli coraggio.
Non vorrei che Clive attingesse il coraggio da me, disse mestamente la fanciulla.
No, no! Ma le donne possono sostener molto gli uomini, moralmente: tante volte mi sembra che sia questa la nostra principale missione quaggi. Io credo che quando il povero Clive vi vedr, si sentir tutto rinfrancato.
Mamma, disse Viviana con voce risoluta, voi mi avete aiutato: domani intendo di riportar Clive a Londra con me.
La signora Denys guard sua figlia; il suo volto espresse un profondo affetto ma v'era altres un'ombra di mestizia.
Desidererei potere acquistare una miglior comprensione della vita, ella disse. Ma so aver fede, e questa  una grazia prodigiosa: non so capire come la gente possa andare avanti in questo mondo, non so come possa sopportar tante cose, senza esser capace di aver fede: la fede appiana le cose in un modo maraviglioso.
Ora ella guardava ansiosamente sua figlia: ma non formul la domanda che Viviana le indovinava nel cuore.
La mattina dopo la fanciulla si alz di buon'ora; s'era svegliata assai pi presto del solito. Si mise indosso una sottana e una camicetta e un cappellino rotondo, turchino scuro, sembrando anche pi giovane di quel che non fosse e piuttosto un maschietto. Si sentiva eccitata, coi nervi tesi, ma risoluta. Non le pareva vero di riveder Clive, tutto il suo corpo trepidava come tutta la sua anima; e tuttavia provava una certa paura al pensiero di ritrovarsi con lui. Come un'ombra, quel Claudio Ormeley sembrava dovesse porsi fra loro tentando di tenerli discosti. Bisognava che lo cacciasse via, che lo eliminasse per sempre dalle loro vite; cos nulla si frapporrebbe pi tra lei e l'amor suo.
A colazione non le furono fatte domande: ormai lei e sua madre erano d'accordo; suo padre, naturalmente, sapeva da sua moglie come andavano su per gi le cose. Il viso di Arc era atteggiato a gravit: anche lui andava fuori della citt di buon'ora per prender parte alla gara dalla quale sua sorella si era disimpegnata. Egli ne parlava casualmente con enfatica ostentazione giovanile; ma Viviana sapeva quanto fosse scontento di andare senza di lei. Eppure bisognava ch'egli facesse di necessit virt!  cos difficile di fare un passo definitivo, risoluto nella vita, senza che altri ne soffra!
Il treno che ella doveva prendere partiva alle undici dalla stazione di Waterloo, ma ella usc di casa presto, poco dopo le nove e mezzo. S'era prefissa di andare a trovar la signora Baratrie e di star con lei qualche minuto prima di andare alla stazione. Salvo che Clive non le avesse scritto per informarla o si fosse fermato in Knightsbridge quando si dirigeva a Sussex, sua madre non poteva saper nulla di quel che avrebbe fatto quel giorno Viviana.
La fanciulla aveva veduto pochissimo la signora Baratrie dalla sera in cui Clive era stato assolto. Dopo la partenza di suo figlio per la Scozia, la signora Baratrie s'era chiusa in s e aveva fatto vita d'eremita. Non aveva lasciato Londra, aveva preferito, a quanto sembrava, di chiuder fuori dalla sua casa Londra: il lungo sforzo nervoso da lei sopportato doveva averla poi lasciata depressa: erano quindi seguite acute nevralgie e l'insonnia, ed ella era stata proprio poco bene. Viviana lo sapeva; pure il vedersi tenuta lontana come tutti gli altri le aveva fatto molto dispiacere. Era potuta passare soltanto due volte, e in ambedue quelle occasioni era stata tormentata dalla sensazione di essere di troppo in casa della signora Baratrie che s'era chiusa in uno strano riserbo, e per tutto il tempo aveva parlato con lei come se fosse a conversazione in un salotto e anche come se facesse uno sforzo. Durante quelle due visite, Viviana aveva trovato la signora in una stanza lasciata buia a bella posta; e quella casa dava nel suo insieme una paurosa impressione d'infermit racchiusa fra le sue mura, impressione che la signora Baratrie sembrava si studiasse di convalidare. Ci aveva colpito Viviana come qualche cosa di strano; perch la signora Baratrie era una donna che non parlava mai n di buona n di cattiva salute e non si lagnava mai d'incomodi: Viviana sino allora l'aveva veramente considerata piuttosto spartana che debole. A quanto pareva quel processo l'aveva fiaccata cos completamente, ch'ella aveva cessato di dissimulare, s'era abbandonata al dominio di un corpo ammalato.
Viviana non aveva fatto sapere alla signora Baratrie che quella mattina sarebbe andata a farle una visita; le era venuto quel pensiero nello svegliarsi.
Potrei vedere un momentino la signora Baratrie? disse a Kingston quando egli apr la porta. Son passata di qui andando alla stazione; non mi tratterr molto. Come sta?
Kingston pareva perplesso, quasi imbarazzato.
Ebbene, miss, disse quasi in confidenza come chi desideri condividere un peso con altri. Qui in casa crediamo che tutta questa faccenda l'abbia molto oppressa. Sempre sola.... a parer mio non pu farle bene. Ma vuole star cos, miss.
S'era spassionato, e ora sospirava:
Se volete passare in salotto, miss, vado ad avvertirla che siete qui.
S, e fatemi il piacere di dirle che bisogna ch'io vada fra poco a prendere il treno, per cui non mi potr trattener che poco, ma che non mi par vero di vederla.
S, miss.
Il salotto fece a Viviana una strana impressione d'isolamento: la scrivania era quasi ordinata; i libri erano tutti al loro posto negli scaffali; nessuna rivista sparsa sulle tavole; il pianoforte era chiuso; non c'erano fiori sui tavolini.
"Certo ella non deve venir mai qua dentro."
Fu quello il pensiero di Viviana mentre girava intorno lo sguardo. Non si mise a sedere: era sicura che se la signora Baratrie la riceveva non sarebbe mai in salotto; e la fanciulla aveva ragione: Kingston ritorn dopo un momento e le disse di salire.
 alzata? domand la fanciulla.
Oh, s, miss,  nel salottino, rispose Kingston.
Quando Viviana entr in quella stanza, trov le persiane aperte e il sole che la inondava: la signora Baratrie stava presso la finestra spalancata, investita dalla piena luce del mattino.
Buon giorno, Viviana, ella disse. Che visita mattutina! Sono rimasta sorpresa quando Kingston mi ha detto che eravate qui. State per andare a giocare in qualche posto al tennis?
No, mammina.
La fanciulla and alla signora Baratrie e la baci: aveva sussultato a un cambiamento di cui s'era accorta alla prima, senza peraltro mostrar di avvedersene: la signora Baratrie, vista ora chiaramente in quella luce viva, sembrava invecchiata in modo impressionante. Era una donna di poco pi di sessant'anni, come Viviana sapeva, e ne aveva dimostrati sempre meno; ora invece pareva che ne avesse di pi, molti di pi. Sempre sottile, la sua magrezza aveva ora qualche cosa di avvizzito, aveva qualche cosa d'intristito: v'era in lei come un aspetto di foglia secca cos spiacevole e tragico a vedersi in un essere umano; il suo volto sembr a Viviana stranamente emaciato e angoloso, la pelle riarsa e gialliccia: nessuna traccia di floridezza era pi in lei, non solo, ma v'era subentrato qualche cosa di arido e d'irrigidito che sembrava manifestare l'agghiacciamento di uno spirito a cui il corpo doveva pagare il suo tributo. Ma gli occhi non avevano niente di freddo: guardavano da quel tragico sembiante con strana alacrit, con un'attenta e acuta penetrazione che conturbava: sembrava che fossero capaci di approfondirsi nella mente della gente che essi osservavano, mentre la mente che era dietro a loro si teneva nascosta.
Kingston mi ha detto che dovevate prendere un treno.
Difatti  cos: state meglio?
S: voglio star meglio a ogni costo. Mettetevi a sedere se potete trattenervi qualche minuto.
S.... qualche minuto.
Sederono: la signora Baratrie si mise accanto a lei e si protese con le mani sottili strette intorno ai ginocchi in un atteggiamento addirittura a lei insolito. Parve a Viviana che il corpo di quella donna fosse "rientrato": o era il modo con cui sedeva che faceva sembrare il busto di lei cos diverso dal solito?
Avete notizie di Clive? domand Viviana, cercando di rimettersi dalla sorpresa e apparir disinvolta.
S: ho avuto una lettera stamattina: ha lasciato la Scozia: si  risoluto a lasciarla proprio a un tratto:  andato nel Sussex.
Lo so: vado appunto adesso a Tyford per veder lui.
Oh!
Mi telegraf chiedendomi di andare: io intendo di riportarlo a Londra con me.
La signora Baratrie non disse nulla: teneva gli occhi fissi su Viviana, e v'era in essi uno sguardo interrogatore: quegli occhi contenevano la domanda che a quanto pareva ella non si sentiva di formulare.
Non sembra anche a voi che sia tempo ch'egli torni, mammina?
Tempo? Che cosa intendete di dire con.... tempo?
Aveva bisogno di riposarsi: ora deve essersi riposato.
Non  stato un riposo molto lungo.
Credete che ci sarebbe voluto pi lungo?
Non saprei.
Mammina, ho paura che sia pericoloso per Clive rimanere ancora come se fosse un altr'uomo: mi par che sia bene ch'egli lasci di essere Claudio Ormeley, e oggi glielo dir. Non vi sembra che io abbia diritto di farlo, dovendo sposarlo?
Sicch non avete cambiato idea?
Ma dopo quel pomeriggio.... dopo la passeggiata che voi e io facemmo.... voi non potete dicerto pensare che io potessi mutare.
Duro fatica a raccapezzarmi su ci che pensavo allora, su ci che penso adesso: tutte le mie facolt sembrano da qualche tempo in scompiglio e non posso riafferrarle. E poi gli esseri umani, tutti gli esseri umani sono soggetti a cambiamenti, e su nessuno si pu contare: anche nelle persone che sembrano pi normali pu accader qualche cosa, magari a un tratto: lo so per prova.
Viviana volse lo sguardo alla finestra aperta.
So che cosa volete dire, mormor.
Le labbra della signora Baratrie si atteggiarono a un sorriso che sembrava lievemente ironico.
Naturalmente! ella replic.
Ma io non sono cambiata. Dunque, non siete d'accordo con me riguardo a Clive?
Direi che avete ragione.
Non mi potete dir altro? fece Viviana, sentendosi agghiacciata e delusa.
Potrei discorrer di parecchie cose, ma a che gioverebbe? Credo di esser troppo vecchia per giudicare, per pesar bene le cose, per prevedere ci che sia meglio, se qualche cosa pu esser migliore. Lo credereste? Sar stata molto probabilmente la guerra, ma a me sembra che chi ha la mia et dovrebbe esser tolto di mezzo e buttato via. Qual diritto abbiamo noi di consigliare la giovane generazione? Nessuno. Clive  mio figlio: io lo amo.... lo amo come una madre del mio tipo ama un unico figlio, l'unica creatura che abbia avuto. La guerra in certo modo non me lo ha preso.
In certo modo? disse Viviana.
S: intendo dire che non fu ucciso.
Non fu ucciso.
Ma nondimeno essa me lo tolse: oh, s, me lo tolse, me lo ha tolto.
Spero di no, disse Viviana, sorpresa, sgomenta dall'amarezza ch'ella udiva nella voce della signora Baratrie.
Noi vecchi non dobbiamo lottare per trattenere ci che una volta tenevamo come nostro dominio, continu la signora Baratrie. Siamo come quei monarchi di poco conto che furono sbalzati dal trono. Io non mi prover nemmeno a giudicar ci che potrebbe far Clive; non mi prover nemmeno ad aiutar di consiglio Clive: non perch il mio cuore sia indurito, ma perch il mio cervello.... qualche cosa nel mio cervello mi dice che sarebbe inutile. V', nel mio cervello, qualche cosa di tremendamente chiaro, Viviana, qualche cosa che non pu annebbiarsi; e io devo badare a quel che esso mi avverte di fare, e in questi ultimi tempi degli avvertimenti me ne ha dati molti.... Ma ditemi dunque con che treno partite.
Oh! fece Viviana sussultando, non ci pensavo pi.
A che ora?
Alle undici.
Da che stazione?
Waterloo.
Allora non c' molto tempo.
C' gi l'automobile che mi aspetta.
Guard l'orologio e vide che avrebbe potuto trattenersi qualche altro minuto, nondimeno si alz, sentendo che forse disturbava, che in qualche strana e sottile maniera, a lei incomprensibile, ella procurava un certo malessere alla signora Baratrie.
Sar meglio che vada.
La signora Baratrie sciolse dalla stretta delle sue mani il ginocchio e si alz anche lei. La violenta luce estiva le percosse il viso magro ed emaciato, il personale sottile, troppo sottile, ma non parve che ella vi badasse, sembrava anzi ch'ella stesse in piena luce con una specie di sfida.
Voi non siete impotente come me, ella disse. Voi, e chi  come voi, appartiene al dopoguerra. Voi non siete destinata ad esser buttata via, anzi siete uno degli elementi del futuro: e avete una bella missione bench ardua.
Se potr contribuire a rendere lieto, sgombro di mali e sereno l'avvenire di un uomo, avr fatto tutto quello che mi  dato di fare, mammina.
Bene, figliuola mia; voi siete indubbiamente una delle elette: tanto il mio cuore quanto il mio cervello me lo dicono. Voi non siete stata menomata n viziata dalla guerra, siete rimasta perfettamente sana attraversandola. Bob Herries dice che appartenete alla gente che fa, non che  fatta: vi vuol molto bene.
Desidero che mi unisca lui a Clive.
Il volto della signora Baratrie cambi improvvisamente: parve che una porta si chiudesse dietro a qualche cosa di duro e d'ironico, e se ne aprisse un'altra per dare adito a qualche cosa di affettuoso e di caldo. E gli occhi troppo penetranti si velarono di lacrime.
S, vi unir lui a Clive se lo desiderate, ella disse. A Claudio Ormeley egli non vorrebbe unirvi.
Ma io non sposer davvero Claudio Ormeley.
...
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...
CAPITOLO 2.
...
.
...
In quella stessa mattina, all'incirca mentre Viviana era in Knightsbridge con la signora Baratrie, Claudio Ormeley sonava il campanello del suo salotto privato nell'albergo Tryford Arms nella contea di Sussex. Era giunto l dalla Scozia nel pomeriggio del gioved e aveva trovato vuoto il piccolo albergo. Per due o tre volte, andando a far delle gite in bicicletta prima della guerra, Clive, allora giovanissimo, vi s'era fermato per far colazione o prendere una bibita. Quel luogo gli aveva lasciato un gradito ricordo: bench non molto lontano da Londra e prossimo a una stazione, pareva proprio un posticino fuori di mano, sepolto com'era nella campagna, sperduto fra campi e boschi. Il villaggio di Tyford era semplicemente un borghetto e le poche case che lo componevano rimanevano assai distanti dall'albergo, quasi come se avessero paura delle sue attrattive.
Non era probabile che l qualcuno venisse a sapere chi era Claudio Ormeley, ed era ben difficile potesse capitarvi qualche conoscente di Clive Baratrie, essendo l'albergo troppo piccolo e umile perch vi si fermasse gente con l'automobile. Inoltre quell'albergo sorgeva in una strada traversa che s'insinuava fra siepi e argini. Clive lo ricordava come uno di quei remoti alberghi campestri cos caratteristici in Inghilterra, frequentati soltanto da contadini, opranti, carrettieri e barrocciai di passaggio, dal portalettere del paesetto, dal bottegaio, dal macellaro, dal fornaio. L egli poteva passare due o tre notti senza paura di esser riconosciuto o disturbato; l poteva avere un lungo colloquio passeggiando con Viviana. La lettera della fanciulla lo aveva fatto sussultare e gli aveva reso comprensibili parecchie cose. Appena letta, aveva capito subito che quel periodo di oscillamento doveva finire. Egli amava, amava svisceratamente una ragazza, il temperamento e il carattere della quale erano tutto l'opposto della tergiversazione, una ragazza che non avrebbe mai potuto sentirsi contenta nell'ondeggiamento o a suo agio nella indecisione. La lettera di lei gli aveva fatto l'effetto di una percossa, ma non lo aveva punto sorpreso: sapeva bene com'era Viviana.
Mentre egli aspettava che rispondessero al suono del campanello (non ve n'erano elettrici in quell'albergo) Clive gir lo sguardo per la stanzetta da lui presa in affitto insieme alla camera. La sua caratteristica pi saliente era una collezione di animali di porcellana. Perfino l in quel remoto luogo campestre v'era, o v'era stato, un collezionista, qualcuno che aveva una mania o una passione, qualcuno che provava diletto nello spendere. Da qualunque parte Clive si voltasse vedeva animali immobili riprodotti in porcellana; erano schierati sulla cornice della cappa di legno dipinto del caminetto, accovacciati su mensole, issati sulle chiffonnires, occhieggiavano dai vetri delle vecchie credenze: pecore, orsi, maiali, vacche, elefanti, scimmie, leoni, giraffe, cavalli e altri quadrupedi fraternizzavano placidi e contenti nella silenziosa stanzetta guardando i mobili ricoperti di crino e le strisce di linoleum sul pavimento con luci di occhi laccati. Un gufo impagliato e un luccio imbalsamato a dovere, conservati in cassette di cristallo, si tenevano alteramente in disparte dal rimanente del serraglio. Sul davanzale della finestra, in una lunga cassetta verde piena di bruno terriccio, dei rossi gerani erano lievemente mossi dalla brezza. In lontananza si udivano schiamazzare alcune anatre.
Quel salottino era a pianterreno dell'albergo, dietro il bar e la stanza attigua al bar, e dava su un giardinetto pieno di roselline rampicanti, piselli coltivati, violacciocche, madreselva e garofanini selvatici. Di l dalla siepe del giardino v'era un prato coperto di fiori di croco e popolato di una quantit di pecore bianche. Nello sfondo si vedevano boschi. Lo schiamazzo delle anatre veniva da un cortile a sinistra.
Eccomi subito, signore! disse una voce.
Clive si scost dalla finestra: era stato a guardar le pecore, fantasticando sulla loro persistente tranquillit. Egli si trov dinanzi l'albergatrice, una donna di una pallidezza diafana, sulla quarantina, coi capelli color limone, occhi celesti smorti, labbra rosse piuttosto aride, morbide mani lentigginose, personale senza curve e intirizzito: come aveva gi detto a Clive, ella era nata e cresciuta a Londra, e, a quanto pareva, non aveva mai potuto adattarsi bene alla campagna.
Eccomi, signore.
Oh, signora Grime, cos Clive s'era accertato la sera prima ch'ella si chiamava, io aspetto da Londra una signora che verr oggi a passar qualche ora con me: che cosa si potrebbe avere per colazione?
Costolette di castrato, patate, budino di riso e pere cotte.
Almeno quella donna era esplicita: non camuffava con nomi esotici le sue vivande.
Mi pare che possa andar bene, no?
S, signore.
Sento.... sento delle anatre, mi pare.
S, signore, nel cortile, ma se tirassi il collo a una di esse e la cucinassi, sarebbe dura. L'anatra bisogna che sia frolla; forse il signore la mangerebbe anche cos, ma la signora....
Allora lasciamole viver tutte.
S, signore.
Mi pare che abbiate detto che un treno arriva da Londra alle dodici e mezzo o cos....
S, signore, alle dodici e trentacinque.
Mi figuro che quella signora verr con quello: si potrebbe far colazione al tocco.
S, signore. Bella giornata, eh, oggi?
S.
Ma qui non c' molto da vedere, vero?
Forse non ci sar molto, ma  un posto quieto, fuor di mano....
Anche un po' troppo fuor di mano. Come dico sempre a mio marito, noialtri poi alla fine non siamo n pecore n anatre.
 proprio vero, non siamo quegli animali. Allora per il tocco.
S, signore.
La locandiera si ritir, sembrando, com'era forse, scontenta della sua vita campagnuola.
Alle dodici e trentacinque! E ora erano precisamente le nove e mezzo. La stazione, consistente in una tettoia e in una piattaforma, era prossima all'albergo. Clive torn di nuovo alla finestra e volse lo sguardo sul giardino e sulla siepe, spingendolo fino al prato e alle pecore.
Essere un ignoto, esser nascosto in quella calma con l'unica ch'egli amava, con la donna da lui prescelta e da cui era stato prescelto! Che cosa maravigliosa sarebbe! E quella pallida donna che viveva l con un marito che pareva una cos buona pasta d'uomo era scontenta: ella desiderava invece il chiasso della vita, le miriadi di occhi sbarrati e investigatori, le miriadi di lingue che ciarlano e commentano: forse ella aspirava perfino a esser qualcuno, a esser conosciuta.
Ah, l'orrore di esser conosciuti!
Clive si mise il cappello, prese un bastone e usc; giunse a un cancello, lo apr, ed entr nel prato tutto giallo di fiori di croco. Aveva ancora tre ore di attesa. L'albergatrice affacciata a una finestrina all'ultimo piano lo vedeva ora sparire lentamente nel bosco che limitava il prato. Egli non ricomparve sino a che all'orologio della chiesa di Tyford non furono scoccati i dodici tocchi del mezzogiorno. Allora egli pass dal bosco al limitare del prato, si mise a sedere sotto una siepe, accese la pipa e aspett, guardando le pecore continuamente occupate a brucare tra i fiori del croco.
Frattanto Viviana era partita da Londra con un treno espresso che si ferm a East Grinstead dove ella dov cambiarlo per un treno lumaca che si degnava fermarsi un momento sotto alla tettoia e dinanzi alla piattaforma di Tyford.
Alle dodici e mezzo Clive camminava in gi e in su sopra quella piattaforma: aveva lasciato spenger la pipa e se l'era messa in tasca; aveva dimenticato le pecore; aveva dimenticato la calma estiva di quel luogo: l'eccitazione della sua mente aveva cancellato tutto fuorch il pensiero di ci che avverrebbe, di ci che doveva esser discusso con Viviana. Gli pareva di trovarsi adesso nel pi vorticoso dei gorghi, che turbinava furiosamente nel suo interno.
Un uomo tozzo e corpulento, con le gote rubiconde, gli orecchi pelosi e due occhietti piccoli, quieti, e di un celeste scialbo, apparve come per caso sulla breve piattaforma. Si ud intanto un segnale di arrivo: il treno era quasi in orario. Clive se ne stava fermo: guardava il bosco che si faceva pi folto proprio di l dalla linea sopra la scarpata, le masse di digitale che invadevano la scarpata stessa, alcuni uccelli, forse storni, che volavano l presso sulle cime degli alberi. Egli udiva in qualche luogo recondito tubare alcuni colombi selvatici, suono che gli suggeriva verdi recessi estivi dove anelava stendersi celatamente.
Poi ud il fischio quasi soffocato di un treno e vide uno sbuffo di orrido fumo nero salire al di l di una curva della linea, come ad annunziare ci che stava per venire. Un momento dopo fu visibile una macchina ansimante di second'ordine con un rumore stridente di ferrami e di ruote non unte. E allora.... egli vide il volto di Viviana affacciata al finestrino di una seconda classe per cercar con lo sguardo Claudio Ormeley.
In un attimo egli aveva aperto lo sportello e l'aveva aiutata a scendere. Un altro attimo, e un fischio roco, un cigolio e uno sbuffo: il treno spariva lasciandoli soli col ferroviere che faceva da capostazione e da facchino, coi colombi selvatici e i fiori di digitale.
Cli.... cominci la fanciulla, ma si rattenne.
No, non bisognava l rammentar quel nome; ella guard il ferroviere che li osservava pacatamente ma con visibile attenzione.
Che stazioncina minuscola! Se pur si pu chiamare una stazione.
S, ma qui vicino si trovano subito delle case e una chiesa.
Oh, sentite! Ci sono dei colombi selvatici che tubano.
Ella ascolt per un momento con gli occhi su Clive come se gli chiedesse di ascoltare insieme a lei; poi sospir:
Ma voi dove state?
A pochi passi di qui: ora vedrete.
Buon giorno, signore; buon giorno, signora, fece il ferroviere.
Viviana salut con un sorriso, poi disse:
Che strana professione far da facchino qui.
S, ma potrebbe essergli toccata peggior sorte: invece mi pare un uomo felice.
Mi sembra che rumini come i buoi nell'erba alta.
Davvero.
Quando siete arrivato dalla Scozia?
Soltanto ieri nel pomeriggio. Ecco l l'albergo.
Solo, solo? Non v' un villaggio? Ma mi avete detto....
S, c' un borghetto, ma  distante di qui un quarto di miglio.
Come avete fatto a scovare questo posticino?
Lo conoscevo da quando avevo la vostra et e non l'ho mai dimenticato.
Ella tacque: v'era fra loro un'intensa costrizione e se ne accorgevano pienamente ambedue.
Come siete stata buona a venir qui, Viviana, disse lui facendo quasi un violento sforzo per mostrarsi naturale, per romper quel ghiaccio. Sentivo di non potervi vedere e parlare a Londra in questo momento: Londra m'incute ancora terrore, non posso vincermi: qui invece staremo tranquillamente.... e.... quanto potete trattenervi?
C' un treno la sera?
S, verso le sei..., o le sei e un quarto, mi pare: poi ce n' un altro poco prima delle nove.
Vedremo: ad ogni modo abbiamo parecchio tempo.
Si deve entrare in casa?
E guard l'orologio.
Manca una diecina di minuti all'ora della colazione; vi dir intanto la lista delle vivande: costolette di castrato, patate, budino di riso e pere cotte. Spero che ve ne appagherete; avevo sentito schiamazzare delle anatre e pensato a farle cucinar coi piselli; ma la signora Grime, la locandiera, mi ha sconsigliato appena ha sentito affacciarne la proposta.
C' il giardino?
S, dietro la casa.
Allora andiamo a seder l aspettando che la colazione sia pronta: si potr passeggiar dopo.
Mentre erano ancora nell'andito l'albergatrice and loro incontro e diede il buongiorno a Viviana.
Potete salire in camera, signora, se vi volete lavar le mani, ella soggiunse.
Grazie, fece la fanciulla; poi volgendosi a Clive, Forse  meglio che vada: di dove passo dopo per andare in giardino?
Ve lo insegner io, signora, disse la locandiera che aveva guardato con grande attenzione, quasi si potrebbe dire con avidit, com'era vestita Viviana. Da questa parte, signora.
Mentre salivano le strette scale, Clive ud che la donna diceva:
Come ho raccontato proprio stamattina al signor Ormeley, signora, io son nata in citt, e fui educata....
Ma il resto non giunse ai suoi orecchi, poich le due donne seguitavano a salire.
"Come ho raccontato al signor Ormeley."
Clive avrebbe desiderato che la signora Grime avesse fatto a meno di quella frase: non era punto necessario che pronunziasse qualsiasi nome: ella aveva per l'appunto detto l'unica cosa che faceva stare a disagio Viviana, l'unica cosa che poteva accrescere la costrizione ch'egli sentiva acutamente. Egli and nel giardino e aspett; v'era una panchina di legno presso un rosaio; si mise a sedere su quella e si tolse il cappello. Gli faceva caldo e gli pareva quasi di aver la febbre. Dopo poco ud dei passi dentro casa, un bisbiglio di donne che discorrevano, poi la voce mite lievemente manierata (Londra sempre in contrasto con la campagna) la voce della signora Grime che diceva:
Il signor Ormeley, signora, avrebbe preso l'anatra, ma siccome io....
Maledetta! non pot astenersi dal mormorare Clive scattando in piedi. Son qui, Vi.
La vedeva uscire dallo stretto vano della porta; e subito dopo apparve dietro a lei l'ostessa.
Il pranzo sar pronto fra due minuti, signor Ormeley.
Grazie, fece Clive in tono asciutto. Ci mettiamo a seder qui, Vi?
Volentieri. Che grazioso luogo.
Quella donna mi d ai nervi.
Gli occhi di Viviana incontrarono quelli di lui.
Me lo immagino.
Discorre troppo.
V'era un suono d'irritazione intensa e quasi violenta nella voce di Clive. Viviana pos una mano su quella di lui, senza dire una parola.
Perdonatemi, mia diletta Vi! Se sapeste quanto ho bisogno di un po' di pace! E invece, dovunque si vada, c' qualcuno come quella donna.
Si sentivano un po' meno impacciati fra loro; il tocco della mano della fanciulla aveva detto a Clive pi che non gli avessero detto le parole e anche la mano di lei.
Non avete trovato la pace lass nella Scozia?
In certo modo, potrei dir di s: Marriot fu insuperabilmente buono; e anche tanto delicato.... Ma sentivo la vostra mancanza, Vi. Ci di cui ho bisogno  la pace insieme a voi, non la pace da solo.
Lo so, lo capisco.
Ella continuava a tener la mano su quella di lui, e ambedue tacevano. Viviana guardava, oltre la siepe, il prato che si stendeva fino al bosco. Era il momento pi caldo della giornata, e dicerto anche le pecore se ne accorgevano, poich avevano steso il grave corpo bianco tra il croco in placide positure: riposavano in un mare di fiori, senza pensieri, senza rimorsi, senza desiderii.
"Ma io non son venuta qui per portargli pace, ma una spada."
Quel pensiero tremol nella mente di Viviana e di nuovo ella fu conscia di una debolezza e dello struggente inevitabile desiderio d'amore, di fare ci che brama l'essere amato: in quel momento parve che il suo cuore cercasse di armarsi per la lotta col suo cervello.
Quelle pecore non hanno molto da confondersi, ella disse.
No: le invidiate?
Forse le invidia la pi disprezzabile parte di me, ma non il resto. Dopo colazione si potr andare nel bosco?
S, isolati da tutto: ci sono stato stamani e mi sar tanto caro ritornarvi con voi.
 pronto, signor Ormeley.
Parole iraconde, invettive da lui udite di notte sotto le tende, nelle trincee e sul campo di battaglia, salirono alle labbra di Clive, ma egli disse soltanto:
Grazie: veniamo subito.
Poi rivolto a Viviana:
Non so proprio perch non possa fare a meno di chiamarmi per nome.
Ma non  il vostro nome.
No, ma insomma di chiamarmi col nome ch'io diedi quando venni qui. Prima che arrivaste voi, non lo ha pronunziato nemmeno una volta; si vede che ora vuole ingrazionirsi di pi, e specialmente andare a genio a voi. Che cosa ve ne pare di questo piccolo serraglio?
Viviana gir lo sguardo intorno alla stanzetta e incontr gli occhi di tutti quegli animali.
 straordinario! L'ha fatta l'albergatrice questa collezione?
Non saprei: fa pensare all'arca di No, non vi pare?
Davvero.
Ella si mise a sedere di faccia alla finestra; Clive sed di contro a lei.
Che cosa desiderate da bere, signori?
Ricompariva a un tratto l'ostessa dopo essersi trattenuta appena un momento nel bar.
Io bevo acqua, disse Viviana.
Allora, v'imiter anch'io, conchiuse Clive. Signora Grime, soner quando avremo mangiato le costolette.
Ud chiudersi la porta.
Sia ringraziato il Signore! esclam.
Viviana pos gli occhi sul gufo, poi li volse al luccio imbalsamato e da quello al divano ricoperto di crino di cavallo contro la bruna spalliera del quale v'erano mazzi di papaveri legati con nastri color di rosa e celesti. Dalle tavole, dai palchetti, dalle mensole, gli animali di porcellana assistevano al colloquio fra lei e "Claudio Ormeley". Fuori il silenzio del mondo estivo era rotto da un tenue belato di pecore nel prato. I gerani rossi nelle cassette verdi scure sul davanzale della finestra erano appena mossi da un lieve venticello e un'ape v'introduceva pacatamente framezzo il suo pungiglione. Per la prima volta in vita sua Viviana prov l'esatta sensazione di perfetto isolamento con Clive.
Ma erano in un alberghetto campestre nel paesaggio inglese, non in una villa affricana presso il mare.
Provo una sensazione proprio strana, qui, ella disse, e voi?
Come sarebbe a dire?
Mi trovo spersa qui; questo mi sembra un soggiorno per gente tutta diversa da noi.
Forse non vi parr di essere al vostro posto qui.
S.... sar questo: eppure generalmente io mi trovo subito bene dappertutto.
Lo so perch vi ci trovate a disagio, soggiunse lui con voce un po' agra.
Perch?
Egli la guard senza rispondere, ma i suoi occhi le fecero intendere ci ch'egli intendeva di dire.
Ne parleremo dopo colazione, egli riprese dopo una lunga pausa. Ma non possiamo farlo qui: pu entrare da un momento all'altro la signora Grime. E.... questa stanza  cos piccola.... guardate il soffitto.
Gi; si tocca quasi col capo.
Mi pare che sia troppo angusta per parlare: mi pare che una discussione fatta qui debba produrvi l'effetto di una partita di boxe combattuta in uno sgabuzzino.
S, per noi sar meglio lo scenario dei boschi, replic la fanciulla abbozzando un sorriso, ma parlando con sforzo.
Ma, Vi, non intendevo veramente di dire....
Oh, no.... no dicerto. Ma anche l'amore deve avere le sue discussioni, mi pare: non credo che quando il ministro ci unir in matrimonio legger nel suo libro sacro che marito e moglie debbano avere un animo solo: c' scritto?
No.
Perch sarebbe una cosa impossibile.
Ma io ho bisogno di sentirmi vicino a voi: ho bisogno di essere pi accosto che sia possibile a voi, egli disse con una specie di violenta disperazione.
Posso portar via, signore, e servire il budino di riso e le pere cotte?
Che cosa c'? fece Clive voltandosi di scatto con un sussulto.
Posso portar via, signor Ormeley, e servire....
Oh, portar via! Avete finito, Viviana?
S, s, rispose la fanciulla.
Allora, fate pure, signora Grime; poi anderemo un po' fuori.
Volete il caff, signor Ormeley?
Che cosa ne dite, Viviana?
S: e lo prenderemo in giardino.
Allora, signora Grime, appena avremo finito ce lo farete portare in giardino; poi anderemo a fare una lunga passeggiata.
Va bene, signore.
Studiandosi di non perdere la sua aria cittadina, la locandiera color limone si mise ad accomodare davanti a loro le leccornie della sua rustica cucina.
Mi rincresce che non si sia potuto far di meglio, ella disse rivolgendosi a Clive ma guardando intensamente Viviana. Ma, si sa, in campagna v' ben poco da scegliere, come dico sempre a mio marito. Se in questo momento si fosse a Londra....
Ah, si capisce: ma per noi questo  pi che sufficiente.
Grazie, signore.
Non  come le pecore, lei, bisbigli Clive a Viviana, ella sospira sempre le raffinatezze della vita: non posso capire come abbia potuto maritarsi con un rustico albergatore.
Fu poco dopo portato loro il caff sulla panchina di legno, e mentre Clive fumava a pipa, Viviana lo indusse a parlare del suo viaggetto nella Scozia e della vita da lui condotta a Beldrane. Sulle prime pareva ch'egli durasse fatica a tirar fuori le parole e guardava la fanciulla con occhi dubbiosi, come se si domandasse s'ella volesse incitarlo a discorrere per qualche segreto scopo; ma dopo parve pi franco e cominci a parlare spigliatamente. Ed ella raccapezzava qualche cosa della stranezza di quella quasi completa solitudine lass nel lontano settentrione, seguita, senza intervallo alcuno, alla tremenda pubblicit del precedente processo.
Mi parve, egli disse, di sprofondar dal pavimento dell'inferno in un vuoto spazio dove fui tenuto in vita merc qualche mezzo misterioso. Fu proprio quella la mia impressione.
Poi prosegu raccontandole qualche cosa della vita e dei sentimenti di "Claudio Ormeley". Via via pareva che si sveltisse, che somigliasse di pi l'uomo da lei conosciuto prima della catastrofe. Sentiva qualche cosa in lui che invocava, strappava la simpatia; ma sentiva altres la possibilit che tutto ci potesse essere una preparazione per qualche cosa contro la quale ella dovrebbe stare in guardia.
Nessuno che non sia passato per una prova come la mia potr mai capire che cosa fosse sentirsi libero dall'intollerabile peso di un nome, disse poi. Perfino lass nel nord tutti sapevano del mio vero essere.
E le raccont della prova fatta con un pastore col quale aveva camminato per un lungo tratto per giungere a una magra pastura presso il mare dov'esso conduceva il suo gregge: quell'uomo gli aveva parlato di Clive Baratrie non sapendo di averlo accanto.
Mi fece cos discuter me stesso, egli disse.
Non vi dispiacque?
S: ma mi sarebbe dispiaciuto ancor pi s'egli avesse saputo chi ero. Vi, con tutto il vostro affetto, con tutta la vostra immaginazione, non potete lontanamente capire ci che sia trovarsi nella mia condizione.
Non sono ben sicura di aver molta immaginazione, ella disse, e nella sua voce v'era qualche cosa di mesto. Suppongo per che tutti siamo inclinati a credere di averne: dev'essere come se si trattasse di un senso di umorismo: nessuno ammetter mai di esserne sprovvisto. Mia madre non ha immaginazione, e non pu essermi stato trasmesso da lei nulla di questo genere.... Quanto a mio padre.... non potrei dirlo. Io sono una ragazza molto comune, mi pare; ma.... non so.... talvolta credo che l'amore fornisca una donna di facolt ch'ella non aveva prima di amare. Sono certa di essere qualche cosa di pi di quel che non fossi prima che voi e io ci conoscessimo: ma non dovete aspettarvi da me cose straordinarie o piene di sottile accorgimento.
Dobbiamo andare nel bosco? disse lui.
S.
Ella si alz dalla panca, tir a s un ramo di rose dal loro cespo scapigliato, e a occhi chiusi stette per un poco ad aspirarne la fragranza. Per un momento ella si libr in una regione nella quale le cose umane non hanno nulla che fare, in una regione troppo delicata per loro. Quando apr gli occhi e lasci andare il ramo, sent la sgradita rudezza della vita: ma alla vita ella apparteneva, vi apparteneva sanamente sino al gran cambiamento inevitabile che poteva essere lontanissimo o molto prossimo. E a un tratto, fissando Clive, disse:
Non  strano che dobbiamo passar per tante angosce, mentre anche prima di un'ora potremmo trovarcene liberi per sempre?
Volete forse dire....
Intendo dir della morte: non si sa mai quando essa potr venire. Sono stata assalita da questo pensiero, ma non so nemmeno io perch. Da che parte si va?
Ora ve lo indicher.... Ma  molto probabile che ambedue viviamo altri quaranta o cinquant'anni.
L'essere stato alla guerra non vi ha fatto tener ben poco alla vita?
In certi momenti  stato cos; ma poi si ritorna allo stato normale.
Non credo che tornerete mai a esser lo stesso.
Non lo credo nemmeno io, difatti; ma qualche cosa ha prodotto pi della guerra un'alterazione in me:  la propria esperienza che cambia radicalmente un uomo, non una prova ch'egli condivide con migliaia d'altri: di questo ne son certo.
Davvero?
Non potete capirlo? Ci che condividiamo con altri ci  assai meno penoso.
Non tutto quello che condividiamo per, almeno credo.
Oltrepassarono un cancello con cinque sbarre ed entrati nel prato camminarono silenziosamente fra l'erba e i fiori gialli dello zafferano. Le pecore stese ansimavano e i loro fianchi palpitavano al sole.
V' un altro cancello per entrar nel bosco? domand Viviana.
S, laggi in fondo, presso la siepe.
Quando vi giunsero, la fanciulla si volt indietro a guardare. Dalla siepe il prato scendeva in lieve declivo: pareva di l che il piccolo albergo sorgesse da una conca verdeggiante: da uno dei nani fumaiuoli di mattoni saliva un sottile pennacchio di fumo. Non si vedeva un essere umano. Il quieto calore estivo sembrava avesse cullato il mondo nel silenzio e nell'immobilit: dicerto, meno loro, a quell'ora tutti erano a dormire. Clive apr il cancello e pass con Viviana nell'ombra dei boschi.
Serpeggiava dinanzi a loro un viottolo erboso fiancheggiato da quercie, noci e felci alte e folte. Essi incedevano lentamente e Viviana disse:
Ci che io penso quanto alle prove della vita  questo: una gioia condivisa viene accresciuta, ma un dolore condiviso viene a essere scemato. Per lo meno credo che noi donne sentiamo cos.
Ora il cancello non si vedeva pi e Clive si ferm.
Viviana!
La fanciulla sapeva ci ch'egli bramava e non si schiv; col premere a lungo con le calde labbra quelle di lei Clive fece s che ella provasse di nuovo quello struggimento d'amore, quella bramosia che era come un peccato contro il gran dono dell'individualit, di dare ci di cui l'amato sente il bisogno, o di cui si crede ch'egli senta il bisogno, sebbene qualche cosa in lei sembrasse saper chiaramente che far ci sarebbe come porger il veleno a due labbra assetate. Finalmente, svincolandosi, ella disse:
Ecco perch io desidero di condividere il vostro dolore; ecco perch intendo di condividerlo: ma non rendetemi difficile il farlo.
Zitta, Viviana: non siamo ancora tanto lontano: questi boschi vanno avanti per miglia.
Prolungava, prolungava l'attesa: ella invece avrebbe voluto parlar senza indugio. Pure per il momento ella volle contentarlo e tacque. Camminarono un bel pezzo, poi giunsero a una radura dove alcuni taglialegna attendevano al loro lavoro. Sopra il suolo verdeggiante erano sparse schegge di legno; alcuni grossi tronchi, denudati dalla scorza, stesi in terra, aspettavano di esser portati via. L si ferm Viviana.
Ecco la nostra arena, ella disse.
Ella parlava con forzata disinvoltura volendo perfino mostrarsi briosa, e sorridendo a Clive quando lo guardava.
Mettiamoci a seder qui; e datemi una sigaretta, Clive.
Sicuro! disse lui sforzandosi d'intonare il suo umore a quello ostentato da lei.
Viviana si mise a sedere su un cumulo di legna. Egli le diede una sigaretta, l'accese per lei, ne accese una per s, poi si mise a seder sull'erba appoggiando un braccio al rustico sedile di lei. Dopo un momento si tolse il cappello di feltro e lo pos sull'erba.
Cos  meglio, disse.
Poi sospir.
Lo sentite che ronzio d'insetti? chiese la fanciulla. La vita  dappertutto; noi non possiamo isolarci dalla vita: cercare di farlo sarebbe un tremendo errore. Siamo nati per la vita, per stare in essa e con essa: e non v' da far altro che affrontarla.
Affrontarla in Londra, intendete dire?
E la sua voce s'era fatta a un tratto roca.
Vi ha fatto rabbia la mia lettera? domand lei.
Non  possibile che una vostra lettera mi faccia mai rabbia.
Ma....
Ella s'interruppe; seduta su quei tronchi tagliati rimaneva pi alta di lui e poteva vederlo adagiato sull'erba. Abbassando lo sguardo su lui ebbe la strana impressione di contemplarlo per la prima volta, di non averlo cio mai veduto completamente con tutta la possibilit della propria percezione: oltre a quella ella non poteva naturalmente andare, ma sentiva di non averla mai adoprata per intero. Le pareva di vederlo fisicamente soltanto ora; di veder soltanto ora la prestanza del suo personale snello per quanto robusto, vigoroso e rafforzato dalla guerra e dalla virilit; scorger soltanto ora le caratteristiche della mentalit nonch della sensibilit nella sua maschia forza, e anche nello spirito. Il corpo era in riposo ed ella sentiva che sebbene essi non fossero ancora una sola carne esso apparteneva a lei. Ma lo spirito era inquieto, tremendamente agitato; e forse perch erano nel cuore di un bosco, le venne fatto di raffrontarlo a un animale, apparentemente libero ma sempre in orecchio come se temesse un nemico; padrone di muoversi e di andare dove voleva ma sempre conscio di dover stare continuamente in guardia, non solo contro l'uomo ma anche contro gli animali pi forti di lui e per natura aggressivi. Per la prima volta le parve inoltre di veder la gelosia come una cosa viva, separata da ogni altra cosa che possa esservi nell'uomo: in quel momento ella capiva la possente gelosia di Clive.
Quanto sareste ancora rimasto nella Scozia se non vi avessi scritto? ella domand.
Non saprei.
Sareste potuto giungere a dimenticarmi lass?
No.
Ma mentre vi trattenevate lass, noi eravamo separati, eppure voi non sentivate il bisogno di tornare: sareste rimasto lass all'infinito.
Oh, non senza voi!
E allora che cosa avreste fatto
Per parlarvi con tutta lealt bisogna che vi dica che non lo so nemmeno io. Cercavo di trovar riposo, di prorogare il giorno di una decisione.
S?
S.... non sapevo risolvermi; v'era in me un invincibile stato letargico, credo; mi figuro che molto dovesse dipendere da cause fisiche: ma chi potrebbe proprio dirlo?
Clive, non possiamo ormai temporeggiar pi: almeno io, non posso. Mi pare che l'ondeggiamento non sia fatto per me; mi sembra che mi rimpiccolisca, che mi faccia assomigliare a chi sperpera oziando il proprio denaro; e io gli sperperatori non li posso soffrire: non intendo come si possa divertirsi a dilapidare. Certo, v' posto nel mondo anche per quella gente, ma un uomo che non fa nulla, che non mira a nulla, che sperpera quello che ha, tanto per passare il tempo, mi fa rabbia: quel tipo l non posso sopportarlo.
Nemmeno a me va a genio.
Clive, ditemi che cosa volete fare. Non ritornerete mica nella Scozia?
Invece di rispondere alla sua domanda, egli disse fissandola coi suoi occhi conturbatori:
Quand'ero nelle brughiere scozzesi, talvolta con le eriche fino al ginocchio, vedevo spesso dei palmizi; e allorch guardavo sulla sua altura il grigio castello di pietra del mio amico Marriot, vedevo spesso una casa bianca con le cupole.
Distolse lo sguardo da lei e lo spinse nel bosco.
Nemmeno Beldrane non mi sembrava bastantemente lontano, egli disse dopo un momento.
Lontano da che?
Da tutto quello che conoscevo e avevo conosciuto. Anche lass avevo l'istinto di allontanarmi da tutto, di lasciar tutto lontano da me, di farla finita con tutto e partir di nuovo; e l'istinto cresceva: era molto cresciuto quando giunse la vostra lettera.
Sarebbe stato meglio che avessi scritto prima, disse la fanciulla. Dovevo avere scritto prima.
Egli non la contraddisse n assent, ma rimase proprio com'era con gli occhi sbarrati nel bosco quasi vi vedesse qualche cosa che lo attraesse, qualche cosa di lontano fra gli alberi. Ella si accrse di quella strana atonia con un sentimento di ansia che crebbe tanto da divenir quasi disperazione.
Fatto sta, Clive, ella disse con una lievissima nota di asprezza, da lei voluta, nella voce, fatto sta che sareste dovuto andare in Scozia sotto il vostro vero nome. Faceste un passo falso quando lo cambiaste con quello di Claudio Ormeley, io lo capii subito, mio carissimo, ma avevate tanto sofferto che non mi sentii di dirvelo. S, fu uno sbaglio, Clive: non ve ne avvedete anche voi adesso? Vi fu qualche cosa di fiacco nel farlo; e appena nella vita facciamo qualche cosa di fiacco, precipitiamo nella china; ne sono proprio sicura. E ora voi vi siete avvezzato a mascherarvi.
Ella lo vide scattare.
Codesta parola non mi piace, egli disse.
E a me non piace la cosa, non piace ci che essa implica, disse risolutamente la fanciulla. Non so come facessi a indirizzar le mie lettere a Claudio Ormeley e sgusciar fuori a impostarle da me per la paura che qualcuno indovinasse la verit. E dovetti farmi una gran forza per mandarvi quel telegramma; e dianzi fremevo quando la padrona dell'albergo vi chiamava signor Ormeley.
Ma non c' nulla di grave, via! fece lui con una specie di cupa ostinazione.
Ora egli abbassava lo sguardo sull'erba e con le brune dita forti e nervose la strappava macchinalmente.
Anche voi per non potevate sopportare di sentir dire quel nome.
Per via di voi; perch capivo che vi urtava: invece io mi ci son abituato, essendomelo sentito ripetere tante volte in Scozia.
Ecco appunto il pericolo, disse lei quasi amaramente.
Egli smise di strappar l'erba e si sollev con le gambe stese e la schiena appoggiata alle legna.
Sarebbe stato pi pericoloso se avessi tenuto il mio nome in queste ultime settimane.
Perch?
Perch non ero assolutamente pi in grado di resistere: mi feci forza sino alla fine, e anche sin dopo alla fine, quando parlai con voi in casa di mia madre. Se il verdetto fosse stato diverso, se fossi stato condannato a morte, sono sicuro che non avrei vacillato: so che sarei rimasto imperterrito: mi avrebbero veduto perfettamente calmo, padrone di me stesso. Ma vi sono dei limiti alle forze di un uomo, e io li avevo passati; lo vedeste voi pure: eravamo quasi al buio ma foste capace di vederlo. Non era possibile altrimenti.
Clive, vi rincresce che io abbia visto?
Non saprei.... Secondo. Ma nessun altro doveva vederlo. Un uomo ha il suo orgoglio;  quello, non altro, che sospinse migliaia di uomini nelle trincee.
S, lo so, lo capisco.
L'orgoglio  spesso la leva che infonde coraggio al ragazzo che sta per perderlo: non lo dimenticate: lo sospinge fuori della fossa e quando  su giunge sino alla vetta come quello che i giornalisti chiamano "un eroe". Io pure giunsi sino alla cima nella sala in cui fui giudicato; ma quando tutto fu finito dovetti ridiscendere al suolo per trovare un po' di riposo. Ecco come fu; e se non avessi avuto quel riposo non sarei adesso qui, potete crederlo, Viviana.
Tacque; ed ella lasci che il silenzio si prolungasse. Qualunque fosse stata l'intenzione di lui egli era riuscito a spaventarla. Ella sentiva la paura da cui  preso chi sente il proprio spirito divenire una separata entit, addirittura diversa dagli altri esseri umani. Che cosa farebbe? Che cosa porterebbe? Da qual parte si precipiterebbe per quell'atto? Ella non lo poteva dire.
Bisognava che avessi quel riposo, e non potevo averlo se non lasciavo il mio nome. Condannatemi pure, Viviana: ma era proprio cos.
No.... non devo, non posso condannarvi, ella mormor.
Troppe cose s'erano accumulate su me, bisbigli come se parlasse a se medesimo.
Poi, alzati gli occhi, le lanci una strana occhiata di sotto le sopracciglia sporgenti.
Prima che fossi arrestato, prima di tutte le vicende di quel processo, prima d'allora, ponete mente, io ero passato attraverso l'Inferno.
I pensieri della fanciulla si affollarono allora orribilmente attorno a una defunta, attorno alla signora Sabine: le sembrava di potere indovinare o intuire qualche cosa di ci ch'egli intendeva dire. Forse egli era stato, ne era quasi sicura, la vittima dell'amore di una donna. Ed ora sarebbe la vittima di lei? S'ella potesse scegliere a tal proposito, sceglierebbe ch'egli fosse ora vittima del suo amore? Qualche cosa combatteva in quel momento in lei per far capitolare la fortezza ch'ella aveva l'istinto di conservare inviolata.
Intendete forse di parlare della guerra?
Non pot a meno di far quella domanda sebbene la sapesse inutile.
La guerra! egli esclam con una specie di sprezzo; poi sorrise:, No, non intendo parlar della guerra.
E dopo una pausa soggiunse:
Lo credereste che tutto quello per cui passai durante la guerra mi sembra ora addirittura ridicolo? Quando sento la gente parlar della guerra, tante volte mi vien voglia di ridere. Durante la guerra se uno soffriva soffriva con migliaia di altri.
Ella sentiva, come non lo aveva mai sentito innanzi, che Clive era conscio, dolorosamente conscio d'una terribile solitudine: eppure non aveva ella sofferto con lui? Non soffriva anche adesso con lui? Ma ella aveva adoprato la parola arena: aveva chiamato quella radura nel bosco il loro campo di battaglia: e veramente a guardar per la sottile poteva dirsi che combattessero. A un tratto ella ebbe un'ispirazione che dissip tutte le sue sottigliezze.
Clive, siamo addirittura franchi scambievolmente, ella disse.  questa la sola via della felicit. Voi avete dovuto ripensare a molte cose in Scozia; il tempo non ve n' mancato; dovete proprio sapere che cosa avete intenzione di fare.
No, non lo so davvero.
Ma ne discutemmo quella sera.... in casa di mammina.
Egli la interruppe:
Quant' che non avete veduto mia madre?
L'ho vista stamattina.
Stamattina?
S, mi sono fermata un momento da lei quando andavo alla stazione.
Io non l'ho pi veduta da quando andai in Scozia.
Lo so.
Come vi pare che stia? egli domand.
Non benissimo.
Egli le diede un'occhiata, poi si mosse e cacci le mani nelle tasche della giacca a maglia.
Povera vecchietta! disse. Ma.... ormai non si pu riparare a nulla.
Abbass per un momento lo sguardo, poi parve ricordarsi, e guard di nuovo Viviana.
Proseguite, Vi, egli disse.
Ma ora dovete parlar voi, Clive: quello ch'io pensavo ve lo dissi quella sera.
S, ne discutemmo, e finimmo col trovarci d'accordo, o almeno parve. E allora cedei: ma poi ho avuto tempo di ripensarci.
Si alz di scatto, sempre tenendo le mani in tasca, e fece qualche passo in gi e in su nella radura. E proprio in quel momento Viviana riud tubare i piccioni: li ud anche lui e si ferm. La fanciulla pot accorgersi ch'egli stava in ascolto; poi egli si volse a lei ed ella not che i suoi grandi occhi erano sbarrati, che le pupille parevano dilatate.
Perch non potremmo decidere di fare tutt'e due quel che a voi sembra eccentrico?
Cio?
Sentite dunque, Viviana: la cosa regolare sarebbe, secondo voi, che io ritornassi nel quartierino dove abitavo prima, riprendessi le mie occupazioni, mi facessi vedere nei Circoli che frequentavo; poi che si fosse sposi in qualche chiesa di Londra con una moltitudine di uomini e di donne a fissarci, a squadrarci, passando per strade cos piene di gente per veder Baratrie e la coraggiosa donna che si unisce a lui, da render necessario l'intervento delle guardie; che andassimo poi a passar la luna di miele in un luogo qualunque.... in un luogo qualunque che a voi piacesse, dove saremmo al solito le due bestie rare che tutti accorrerebbero a vedere. E cos la nostra piccola luna di miele servirebbe di spettacolo a migliaia di occhi sbarrati. Poi si ritornerebbe a Londra e ci stabiliremmo in un quartiere ammobiliato o in una casa nostra: io ritornerei alla Banca; voi avvicinereste le stesse persone di prima, gli amici comuni, vi occupereste un po' della casa, non tralasciando per altro le vostre gare di tennis.
Si ferm un momento e il suo volto cambi, s'indur, come se quelle ultime parole gli riportassero alla mente un penoso, conturbante pensiero: poi disse, protendendo il capo:
Questa sarebbe la nostra vita regolare.
Benissimo, disse lei tranquillamente, chiamiamola cos, bench abbiate tralasciato parecchie cose. Potrebb'essere che la nostra vita fosse cos: sentiamo ora come sarebbe l'altra.
Potremmo staccarci completamente da tutto: io non mi occuperei pi di affari:  vero che economicamente perderei molto e dovremmo vivere con un patrimonietto molto limitato. Io darei le mie dimissioni dai Circoli, disdirei il mio quartierino e non ne prenderei in Londra un altro ammobiliato n una casa vuota. Si sarebbe sposi senza pubblicit, senza chiasso: soltanto dinanzi all'ufficiale di Stato Civile e nessuno ne saprebbe nulla; e poi si potrebbe passare il Rubicone, Viviana, andare a vivere in un nuovo mondo.
La sua voce aveva preso un altro suono, nei suoi occhi v'era un altro sguardo, un intenso luccichio. Nuovo, nuovo, nuovo! Pareva che quell'uomo fosse addirittura sul punto di rinascere sotto l'azione di una parola che aveva fatto fervere la sua immaginazione, mulinare il suo cervello.
Sentiamo un po' di questo nuovo mondo, disse lei.
Sarebbe un mondo nel quale si potrebbe vivere da noi, per noi stessi, non secondo le opinioni degli altri su noi: ci soltanto potrebbe far nuovo il nostro mondo. E non dovrebb'essere in Inghilterra; no. Io amo l'Inghilterra, ho combattuto per l'Inghilterra, posso assicurarvelo, soggiunse bench arrossisse lievemente mentre lo diceva, pi per amore che per il sentimento dell'onore; e cos fecero un'infinit di uomini, sebbene non ne parlino. Ma al punto in cui sono ora le cose, la vita nuova non potrebbe esser vissuta in Inghilterra: bisognerebbe andarsene subito via; sarebbe necessario tagliar le funi che legano la nostra barca alla spiaggia inglese, dovremmo andar via.
Fece un movimento come se volesse togliersi le mani di tasca e stender le braccia; ma si rattenne, raffren il suo desiderio.
Potremmo scegliere dove andare. Nessuno ci costringe a stare in un luogo o in un altro. Dovremmo avere la nostra libert e poter dire: "Ecco dove vogliamo vivere: sar questo il luogo dove trascorreremo la vita". Oppure potremo girellare: non potremo condurre una vita di lusso perch io non sarei pi un uomo ricco, ma si potrebbe menare una vita libera, semplice, sia vagando sia stando a casa: per esempio si potrebbe abitare in una casa, in un luogo come quello di cui vi parlai.
Ho capito, disse lei comprendendo che la villa sulla spiaggia doveva essergli rimasta nella mente come un'ossessione.
Pace, bellezza, sole, un clima maraviglioso da poter dormir sotto la tenda. Voi detestate i fannulloni e io pure; per cui non crediate che vorrei starmene ozioso: ne troverei tante delle cose da fare: in qualunque parte del mondo c' sempre lavoro per l'uomo; ma potremmo vivere da noi, come sarebbe assai difficile farlo in questa vita civile, come la chiamano. Avremmo tempo anche per amare, e quanta gente lo ha nelle citt? Noi ne avremmo tanto.
Si ferm; e sembr domandarle silenziosamente di dir qualche cosa, di esprimere il suo parere. Nel silenzio riudirono ambedue i colombi, persistenti, monotoni, instancabili: le loro voci erano come un ritornello che desse loro ragione, ed ella le ascoltava. Era costretta ad ascoltare, e le loro voci l'allettavano: i colombi sembravano dar ragione a lui, secondar lui, ed ella si sent quasi stizzita con quelle bestiole, nel tempo stesso che l'adescavano. Il loro dolce, delizioso egoismo era stranamente penetrante: esse avevano tempo di amare, avevano il gran bosco per ripararsi: ed era indubitato che al loro modo erano felici: il semplice suono della loro voce lo diceva a Viviana.
Poich la fanciulla non rispondeva, egli continuava:
Una volta io feci un giro in Affrica con Giovanni Campbell.... quel mio amico, sapete, che fu ucciso in guerra.
S.
Appunto in quel giro vidi la casa che vi descrissi. Ma prima che andassimo a Sidi-Barka eravamo nel mezzogiorno, pi nel mezzogiorno. Fu alla fine di maggio, quando non vi sono viaggiatori: essi hanno paura del caldo. Ci fermammo a un albergo al limitare del deserto, ma dove sono montagne; e di l ci spingevamo, accampandoci, alla caccia di pecore di Barberia e di gazzelle. Un giorno io ero stanchissimo; si cambiava accampamento e Campbell desiderava d'inerpicarsi sui monti che circondano una regione chiamata la "pianura delle gazzelle". Le nostre due guide ci dissero che lass potevamo trovar qualche pecora. Io non mi sentivo di far quella faticosa ascensione nel caldo, per cui Campbell mi lasci. Io non tornai all'accampamento e cavalcando una mula corsi dalla pianura sul rupestre poggio dove intendevamo passar qualche notte. Non dimenticher mai quel luogo che ci cost tanta fatica ad andarci. Il caldo era tremendo e nella pianura non c'era addirittura una goccia d'acqua, per quanto potei giudicare. Viaggiavamo verso le montagne e salivamo gradatamente sino a che c'imbattemmo in certi massi bizzarramente accavallati fra mezzo ai quali saltellava un ruscello scendendo tra ciuffi di oleandri selvatici, di palme nane, di mirti e arbusti di varia specie. Poi ci arrampicammo sino a un rialto sotto i burroni rossastri sui quali doveva esserci in qualche parte nascosto Campbell con le nostre guide. Fu rizzata la tenda, ma Campbell non fece ritorno fino al cader della notte; rimasi dunque solo per qualche ora: da principio mi misi a sedere e mi riposai mentre i nostri arabi si affaccendavano; poi mi misi a girellare presso il ruscello fra i massi fermandomi di tanto in tanto a sedere, e guardare intorno. Io non sono un tipo molto eloquente, Vi, e non potrei perdermi a far descrizioni: ma voglio dirvi una cosa sola: in quel pomeriggio e in quella sera io capii quanto sventuratamente perdiamo col viver sempre in un modo convenzionale, andando avanti sempre nella stessa maniera. In generale si procede per la nostra strada come i cavalli provvisti di paraocchi, e un anno per l'altro  sempre la stessa storia; e intanto la vita, la vera vita riman fuori. La maggior parte di noi se ne sta quieta quieta nel suo cantuccio circondati da maravigliose possibilit delle quali non ci arrischiamo a trar profitto.
"Sedevo dunque fra gli oleandri selvatici e fra le palme nane, addossato al monte e col ruscello che mi sobbalzava accanto, e contemplavo una vasta estensione di terra affricana; e proprio quel giorno ebbi per la prima volta la vera bramosia della vita selvaggia, della vita senza impacci, della vita all'aperto, in cui uno si sentisse forte, baldo, sano, libero, lontano dalla Babilonia. Non l'ho mai dimenticato. Mi sembrava di sentire in me una giuliva eccitazione, una specie di gioia primitiva; e sentii quant'ero primitivo, mentre sino allora non lo avevo saputo. Ora ne ero a cognizione, e ne esultavo.
"Mi alzai, protesi le braccia, aspirai quell'aria buona a pieni polmoni ed emisi allegre esclamazioni. Senza volerlo mi veniva fatto di dire: "Maledetta civilt! Maledetta civilt!" E gi sotto a me nella vasta pianura delle gazzelle vagavano le luci vespertine; e in lontananza le montagne affricane sognavano. Allora soltanto incominciai a vivere e me ne accorsi: mi sentivo vivere e provavo il godimento di vivere. In quello stesso giorno m'ero sentito piuttosto abbattuto: ora mi pareva di essere un gigante nella mia esultanza: andavo proprio in visibilio, ero addirittura al settimo cielo, come direbbe vostro padre, Viviana. Ma ora torniamo al mio racconto.
S.
Dunque, come dicevo, Campbell ritorn assai tardi alla tenda; per ingannare il tempo feci una lunga chiacchierata con uno degli uomini, chiamato Mahmud, che ci serviva nell'accampamento. Era un arabo, naturalmente, e mi narr un visibilio di cose; una di esse non mi  pi uscita dalla mente. Gli domandai se si era accampato spesso nel luogo in cui eravamo; egli disse che vi aveva passato dei mesi nella primavera precedente. Ci mi sorprese e gli domandai come mai era stato cos. E allora egli mi raccont un'avventura romanzesca: anche lui sapeva benissimo che era tale. Si dilung a raccontarla con molti particolari, ma io ve la riassumer.
"Sul chiudersi della precedente stagione, quando verso la fine di aprile gli ultimi viaggiatori generalmente spariscono e allorch gli arabi si preparano per l'ozio dell'estate, giunse nel nostro albergo un forestiero europeo: era un francese incaricato da un ricco inglese di precederlo e di preparar tutto per lui; esso voleva nientemeno passar l'estate nel deserto accampandovisi con una signora! Era uno sportsman e aveva bisogno delle migliori guide arabe per andar con lui; al denaro non badava.
"Potete immaginarvi l'eccitazione fra gl'indigeni: era una fortuna che capitava per quell'estate; pareva loro che si spalancasse il paradiso. Dopo due o tre giorni con un convoglio di merci giunse l da Londra tutto quello che occorreva per un bellissimo accampamento e, se devo attenermi a ci che col suo pittoresco linguaggio mi rifer Mahmud, tutto quello che di pi maraviglioso v' a Londra nei negozi di Fortnum e Mason.
"Mahmud e altri furono allogati con paghe strabilianti. Poi giunse l'inglese con la signora. Vi, essi si stabilirono sul poggio ove io ero, sotto i burroni che sovrastano la pianura delle gazzelle e vissero l fra gli oleandri selvatici e le palme nane durante tutto il tempo dei calori estivi. Naturalmente avevano l tutto quel che poteva render comoda quella vita e provvedere alla loro incolumit: avevano fatto rizzare le tende, stendere gli zanzarieri; facevano il bagno dove il ruscello era pi profondo, e via dicendo. La sera e all'alba andavano a caccia, anche la signora! A sentir Mahmud ella era quanto mai carina, piena di brio, infaticabile, sempre allegra e di buon umore. Doveva esservi fra loro un gran romanzo, senza dubbio: quei due esseri bastavano l'uno all'altro, ed erano sempre contenti, sempre allegri, ripeteva Mahmud. E quando finalmente l'accampamento dov esser tolto, la signora piangeva e, a sentir Mahmud, il signore aveva le lacrime in pelle in pelle.
"Mahmud mi descrisse, Viviana, che quando furono cadute le tende e il convoglio delle mule si avvi verso la pianura delle gazzelle, quei due rimasero indietro soli per dare un ultimo addio all'"asilo della felicit" come avevano battezzato il poggio presso il ruscello. E da quando udii quel racconto io ho sempre pensato a quel luogo deserto come all'"asilo della felicit".
Campbell mor, povero ragazzo:  sotto una croce nel suolo francese. Posso dire che fosse il mio pi grande amico; ma voi, Viviana! Aver voi in un posto a quel modo, vivere con voi in quella solitudine! Allontanarsi da tutto il passato con voi. Quando io feci quel viaggio noi non c'eravamo mai ancora incontrati; ma anche allora, dopo avere udito il racconto di Mahmud, mentre ero laggi fantasticavo di una donna, della donna ideale da me non ancora incontrata.
"Da allora ho spesso ripensato a quell'accampamento tutte le volte che nella mia vita v' stato qualche incaglio o mi sono sentito fiacco, uggioso o triste, la mia mente volava all'"asilo della felicit".
"La prima volta che v'incontrai, pensai subito a quello; e quando seppi che eravate la signora della mia vita, l'unica, io m'immaginai laggi con voi. Pi volte durante la guerra mi parve di trovarmi fra gli oleandri e di udire mormorare i ruscelletti saltellanti nel silenzio della pianura delle gazzelle; ma soltanto dopo che la mia vita si  volta in nera tragedia ho veramente capito ci che significa per me l'"asilo della felicit".
Tacque: nel cuore del bosco continuavano ancora monotone le voci dei colombi. Le parole di lui e ancor pi lo sguardo e i modi di lui mentre parlava avevano reso Viviana estranea a ci che la circondava. Ella aveva dimenticato Sussex, il bosco: aveva perfino dimenticato la stessa Inghilterra. Vera ragazza inglese, era stata pochissimo all'estero; un anno passato in Parigi l'aveva sfranchita nella conversazione francese. Durante gli anni della guerra aveva vissuto in Inghilterra, adoprandosi utilmente bench senza grande entusiasmo, ma soltanto per obbedire al desiderio di suo padre. Dalla fine della guerra era stata all'estero sulla Riviera a giocare a tennis a Cannes e in qualche altro luogo in quei pressi. Non s'era mai spinta pi oltre della Francia e della Svizzera; ma sino allora non aveva mai avuto gran desiderio di far lunghi viaggi. Era stata sempre molto occupata, le era parso di aver vissuto la sua piena vita nella sua cara patria.
A un tratto parve che Clive avesse aperto una porta, ed ella vi si affacciava: capiva ora le cose, vedeva in altro modo la vita, ci che la circondava; provava allettamenti, forse perfino rapimenti di cui innanzi non s'era resa conto. La poesia era rimasta a cos dire racchiusa in lei; ora Clive le faceva congiungere la poesia che era in lei con una pi ampia poesia della natura, coi lontani orizzonti, con la bellezza delle solitudini. Qualche cosa eccitava la fanciulla, qualche cosa le dava un fremito: sent in s improvvise e quasi confuse vibrazioni, e nel tempo stesso un curioso senso istintivo di non essere lontana da un pericolo. Ora ella udiva tubare le colombe quasi senza accorgersene; ma fu soltanto cosa momentanea.
Non potremmo anche noi trovare il nostro "asilo della felicit", Vi? disse finalmente Clive mentre la fanciulla continuava a tacere. La vita spesso  breve: in ogni modo noi non potremo sapere se non sar davvero breve; e non v' da aspettarsela priva di turbamenti e di dolori di ogni specie. E allora perch non dovremmo cercare di prender deliberatamente la via della felicit invece di rimetterci nel caso? Perch non dovremmo andare incontro alla felicit invece di aspettare che si dia il caso che ella venga a noi di propria iniziativa? Noi due insieme potremmo essere beatamente felici, Viviana: io lo credo proprio, ma bisognerebbe esser coraggiosi.
Coraggiosi?
S, tanto coraggiosi da sfidare il giudizio della gente convenzionale che ci giudicherebbe strani e ci biasimerebbe; tanto coraggiosi da foggiarci una vita a modo nostro senza adattarla al figurino comune, senza badare all'opinione degli altri alla quale tanti e tanti sacrificano se stessi.
Intendete dire che vorreste abbandonar tutto, staccarvi da tutto, andarvene subito via dall'Inghilterra, e imprendere un nuovo genere di vita.... forse in Affrica?
La fanciulla parlava con calma, senza eccitazione, quasi riflessivamente; ma dentro di s si sentiva agitata e doveva contenersi come faceva tante volte in qualche importante gara di tennis: anzi in quel momento aveva anche la maschera che adoprava per il tennis. Ma ci non ingann Clive. Egli sapeva di averla stimolata, sapeva in certo modo di averla eccitata, ma capiva benissimo ch'ella non voleva mostrarlo, che non desiderava ch'egli se ne accorgesse.
S, egli disse con baldanza.
Nonostante tutto quello che io ribattei quella sera.... in casa di vostra madre?
S.
Dunque avete proprio vagliato tutto e siete certo di non poter convenire di ci che dicevo?
Ma voi stessa diceste: "Non possiamo noi vivere da noi e per noi?".
S, ma io non intendevo affatto parlare della vita materiale; v' altra cosa che quella, ed  indipendente dal luogo. Oh, se quei colombi si chetassero!
Egli rimase stupefatto da quello scatto della fanciulla, dal violento cambiamento nell'espressione di lei: era accigliata e come in orgasmo.
Perch? V'irritano forse quei colombi?
S, ma non importa: soltanto.... quel tubare a quel modo  cos egoistico.
Forse anche io son giudicato egoista, egli disse con una sfumatura di amarezza.
Con grande sforzo Viviana spian la fronte corrugata e disse:
Naturalmente voi anelate a esser felice dopo quel che avete passato. Dovete essere avido di felicit. E dopo aver pensato e ripensato volete disfarvi del vostro nome, no? Vi piacerebbe seguitare a chiamarvi Claudio Ormeley?
Io capisco che vi debba dispiacere ch'io non tenga affatto conto di quel che diceste in casa di mia madre, disse lui arrossendo.
Dissi quello che pensavo: quella sera le parole mi sgorgavano dal cuore, ma ora non voglio ripensarvi pi, ella replic con una commozione nella voce che la fece sembrare a un tratto pi giovane.
Proprio allora ella sentiva penosamente la propria debolezza, penosamente anelava di trovare un'arma che la combattesse efficacemente. Ella capiva ch'egli se ne accorgeva, capiva ch'egli poteva fare assegnamento su quella per secondare il suo desiderio.
Volete proprio disfarvi del vostro nome, Clive? ella domand.
Non vi sembra che potremmo essere molto pi felici, sentirci molto pi liberi ambedue abbandonandolo?
Dopo un lunghissimo silenzio, durante il quale avvenne in Viviana un'asprissima lotta, la fanciulla disse:
Voi lo sapete, non  vero, Clive, che vi amo?
S.
E non ne potete dubitare, no?
Non ne dubito: come potrei farlo? Voi avete provato il vostro amore e io lo conoscevo anche senza prove.
Ho cercato di provarlo: sono lieta che non ne dubitiate.
Che cosa intendete di dire, Vi?
Si mise a sedere accanto a lei, tir fuori le mani dalle tasche e prese le mani di lei: v'era nel volto della fanciulla un'espressione curiosa, ostinata, ch'egli non vi aveva mai veduta: ella sembrava ora quasi abbattuta, assai meno vivace del solito: doveva aver risolutamente chiuso la porta su qualche cosa: ma egli non sapeva su che.
Avete mai pensato che cosa sarebbe per me abbandonare tutti i miei, tutti gli amici, tutto quello che mi  caro? Dovrei addirittura staccarmi da tutti e da tutto se portassimo a effetto il vostro piano, vero?
Egli si sent correre per la persona un brivido che sembrava mortale.
S, credo che dovreste farlo. Ambedue si dovrebbe dire addio a tutto: ma  difficile impossessarsi della felicit senza qualche sacrificio.
Ma questo non finirebbe mai.
Perch?
Io non potrei ritornare indietro sotto un falso nome a vedere i miei parenti, i miei conoscenti, non  vero? Facendo ci che dite voi, bisognerebbe sparire per sempre.
Voi.... voi potreste tornare di tanto in tanto, egli disse stentatamente, quasi balbettando.
Ma come? Sotto qual nome?
Non ci ho ancora pensato: non si contemplano mai tutti i casi come potrebbe fare un legale.
L'orribile brivido non lo aveva lasciato, e pareva che andasse a serpeggiargli intorno al cuore. Egli svincol le mani da quelle di lei; ella fece un lieve movimento, come per seguir le mani di Clive, ma si fren.
No; ma in ogni modo quando si tratta di una vita, di due vite, bisogna addentrarsi bene nelle cose.
Avete certamente ragione.
Io amo i miei: mio padre, mia madre e Arc: vorrei non mettermi in urto con loro se posso farne a meno.
Non desidero nemmeno io che vi mettiate in urto con la vostra famiglia.
Clive, bisogna che ve lo dica: ho fatto una promessa a mia madre, e naturalmente devo mantenerla.
Egli guard la fanciulla con occhi ansiosi quasi impauriti.
Una promessa? Quale promessa?
Le promisi che sarei sposa in chiesa; mia madre ci tiene molto; forse voi non potete capir quanto. Insomma, promisi.
Egli non disse nulla, ma rimase seduto senza muoversi con una mano posata sull'altra.
Ve ne importa?
Oh, Dio, Vi! Io duro fatica a sapere ci che m'importa e ci che mi  indifferente. Tutto  come una rete in cui mi dibatto: ecco tutto quello che so.
Parlava con violenza, poi balz in piedi come se gli fosse assolutamente necessario qualche movimento fisico.
Vedo che da qualunque parte mi volti mi aspetta qualche cosa d'increscioso, qualche cosa di fatalmente increscioso. Sposarsi in chiesa non porterebbe grandi difficolt: potremmo trovar qualche espediente per gabbare il caro pubblico. Voi non vorrete dicerto uno dei soliti matrimoni convenzionali con le damigelle d'onore e un nuvolo d'invitati.
Come potete domandarmelo?
Lo sapevo che non lo fareste nella condizione in cui mi trovo; ma non  il matrimonio che importa,  il dopo;  la nostra vita, forse per anni e anni, quando ci saremo sposati; se conducessimo la vita che sogno io, so quanto urterebbe voi. Ah, sono maledettamente egoista: noi uomini siamo tutti egoisti, credo; ma pensavo, speravo che....
Si ferm; pareva assai eccitato e anche molto sgomento.
Che cosa? domand lei.
Speravo.... che mi amaste tanto da sacrificar tutto a me. Io non ho bisogno d'altri che di voi e di essere al sicuro dalla folla e dalla detestabile curiosit esasperante della folla. Pensavo.... che forse il nostro amore vi basterebbe.
La fanciulla prov un'intensa bramosia che per altro raffren: e quel suo deliberato frenarsi diede ai suoi modi una freddezza di cui non si accorse allorch disse:
Potrei essere felicissima in qualunque luogo con voi, Clive, ma sento che non mi potrei trovar contenta con Claudio Ormeley: dev'esser Clive Baratrie il mio sposo, il mio compagno: dev'esser lui o nessuno.
Parlava senza eccitamento n apparente emozione: nella sua voce v'era come un suono di cupa tenacia; e quel suono era una grande menzogna. Poi ella si alz dal tronco d'albero su cui era seduta e stette diritta dinanzi a lui.
Non crediate, Clive, che io voglia impormi o che mi ostini a rimanere in un'idea perch la espressi in un momento di eccitazione, quando si discuteva tra noi: no, non si tratta di questo.
E il.... insomma quello che io chiamavo l'"asilo della felicit".... non dovremo mai vederlo?
Perch no?
La voce di lei si fece pi vivace e impulsivamente ella pass il braccio in quello di lui.
Perch no? Perch non potremmo andar l a passare la luna di miele?
No! egli esclam quasi selvaggiamente. No! Ma come? Vorreste portarmi l, farmi gustar quella vita e poi riportarmi nella Babilonia e fra tutte le merci del mercato di Babilonia? No, Vi. Nemmeno per amor vostro vorrei espormi a una tal sorte. Se non sar possibile la vita che io immaginavo, la vita che m'ero raffigurata mentre stavo nella Scozia, non l'assaggiamo nemmeno:  cosa troppo pericolosa. Posso adattarmi a tutto, ma non a essere sollevato in paradiso e poi venire scaraventato disotto. Non ne parliamo pi: fu soltanto un folle sogno che non pu effettuarsi. Bisogna ch'io convenga che non ero proprio io in Scozia, non sono stato pi io dopo la catastrofe. Sulle prime vissi in un incubo e poi in una specie di sogno: e ambedue erano ugualmente lontani dalle possibilit bench uno fosse certamente un po' pi piacevole dell'altro. Faremo la luna di miele come tutti quanti, Vi; e non ci allontaneremo dall'Inghilterra. Poi alla fine un uomo deve rimanere avvinto alla sua patria specialmente quando ha fatto per lei tutto quel che poteva allorch essa si trovava alle strette. E anche al mio nome.... io devo rimanere avvinto:  un nome piuttosto buono e se voi siete cos animosa da legarvi il vostro, sarei un vile a spogliarmene. S, s, ci faremo unire in matrimonio da un parroco e tutto andr bene.
Io desidero che il parroco sia Bob Herries, Clive, disse lei non badando alla sua eccitazione.
Il volto della fanciulla era divenuto stranamente pallido, di un pallore quasi tragico, ma i suoi occhi si erano fermati in quelli di lui e rimanevano sbarrati, atoni.
Bob Herries! esclam il giovane. Ma  una persona eccezionale, veramente degna. Durante la guerra era il miglior cappellano di quanti ve ne fossero, fino a che gli resse la salute. Fa sempre pi di quel che le sue forze gli permettano, lui.
Credete che Bob Herries avrebbe difficolt a unirmi a Claudio Ormeley?
Forse no: no, non mi par possibile.
Ma, Clive, non rinunziamo al nostro "asilo della felicit"; non  necessario che ci spingiamo fino in Affrica: potremo trovarlo in qualunque luogo dove saremo insieme. Non  il posto che veramente importa: dipende da come siamo noi in qualsiasi posto in cui ci troviamo, da quel che ci sentiamo l'uno per l'altro.
S.... s. Ma quando le orrende, distruggitrici dita del mondo brancicano il nostro nido?
Io non ne ho affatto paura.
Vorrei sapere che cosa pu far paura a voi, Viviana!
Oh, qualche cosa!
Gli occhi di lui la guardarono interrogativamente.
Oggi ho provato un po' di paura nell'esser qui in questo bosco.
Ma perch?
La domanda fu fatta, ma la risposta non venne: la fanciulla non os dirgli come ci fosse mancato poco che cedendo al proprio impulso ella non si buttasse nelle sue braccia dicendogli: "Portatemi via, portatemi via, lontano, nel luogo della felicit, in qualunque luogo piaccia a voi di stare: io non ho altro desiderio che il vostro: non bramo altro che aiutarvi a dimenticare gli orrori per cui siete passato, di medicare le vostre ferite e custodirvi finch non siate guarito, finch non stiate bene come chi non ebbe mai una ferita. Io sono pronta ad abbandonar tutto per voi: potete compensarmene tanto facilmente, appunto col riacquistar la felicit, col dimenticar che foste cos crudelmente provato, con l'amarmi".
Bisognava ch'ella gli nascondesse la sua debolezza di donna, quella debolezza ch'egli avrebbe amato e adorato; e la fanciulla disse semplicemente:
Camminiamo un poco: non abbiamo molto tempo. Dovremo prendere un treno della sera.
Dovremo? fece lui.
Non mi lasciate ripartir sola: venite via con me: ho bisogno di voi, Clive; non mi  possibile sopportare il pensiero che siete lontano.
Ora camminavano lentamente, lasciandosi dietro l'egoistico suono delle dolci voci dei colombi. La strada erbosa si ristrettiva; i boschi si affoltivano: erano in un verde romitaggio pieno di dolci ombre, di mite calore, di lievi suoni della foresta che fanno pensare a piccole e felici attivit, alle vispe e fragili vite al riparo di foglie, di fili d'erba, tra felci e intrichi di rovi. L pure ferveva la vita, l'incessante sfaccendio della vita; ed essi potevano lievemente udirlo ascoltando come una lontana musica di una moltitudine di piccoli strumenti viventi.
Vorreste che venissi via stasera? egli disse dopo qualche momento di silenzio.
Si capiva che egli era rimasto sorpreso, e a lei parve che fosse riluttante: dicerto egli non aveva pensato di affrontare cos presto ci che dovrebbe affrontare come Clive Baratrie.
Intendereste di rimaner qui? disse Viviana.
Avevo fissato le stanze per due o tre giorni: certo.... questo vuol dir poco.
E dopo andato via di qui che cosa intendevate di fare?
Non ero ancora ben deciso.... Avevo pensato di risolvermi.... quando sareste qui voi.
Clive, se prendete la risoluzione di tornare indietro, voi capite quello che intendo dir io, ritornate stasera con me. Fatevi animo e vedrete che non soffrirete quanto vi aspettate.
Credo che abbiate ragione. Ma.... ritornare stasera nel mio antico appartamentino dei quartieri Regina Anna? Presentarmi al portiere, ai camerieri, al ragazzo dell'ascensore, a tutti i coinquilini. Sentir sussurrare: " ritornato Baratrie! Baratrie, lo sapete? Quello che fu processato per assassinio, che rimandarono libero. Lui.  qui: l'ho visto nell'anticamera; ha l'appartamento proprio difaccia al nostro. Com'?" E l descrizioni, tanto che se hanno la sorte d'imbattersi in me nel vestibolo o nell'ascensore, mi riconosceranno subito, sapranno chi sono, e potranno cos soddisfare i loro avidi occhi. Stasera! Stasera!
Clive, o affrontar questo o rimaner sempre nascosto e adoprar sotterfugi; dovete scegliere: perch non scegliere oggi?
Pass il braccio in quello di lui e pos una mano sulla sua mano. Dopo un momento egli disse:
Bisogna dire addio a un sogno: forse fu il sogno di un codardo, Vi: in ogni modo fu il sogno di un uomo di una detestabile sensibilit. Addio, mio sogno! E ora non ondegger pi: cosa fatta capo ha. Verr con voi a Londra stasera.... ma tratteniamoci qui sino a che possiamo: prendiamo l'ultimo treno. Pranzeremo nel minuscolo salottino fra gli animali: poi accender la pipa e la fumer accosto a voi sulla panchina accanto ai rosai. E diremo addio a Claudio Ormeley! Avete ragione: so che avete ragione: quell'individuo deve andarsene: non possiamo aver nulla che fare con lui n voi n io. Ha avuto una breve vita: quanto  campato? Giorni? Settimane? Mi sembra di aver perduto la nozione del tempo; ho vissuto non so quante vite in questi ultimi pochi mesi. Ma in ogni modo la vita di Claudio Ormeley  stata breve. Perci.... accordategli di vivere sino all'ultimo treno di stanotte: non sar a ora molto tarda.
Ella si prov a sorridere, a fingere di scherzare con lui; ma fu un vero sforzo, poich il suo amore le dava l'intuito di ci a cui egli rinunziava, di ci che avrebbe dovuto affrontare. Ella capiva la sua bramosia dell'"asilo della felicit"; e bench avesse detto a lui e credesse che la felicit sia indipendente dal luogo in cui uno si trova, le parole di Clive in quel giorno e il suo sguardo e i suoi modi, il subitaneo ardore giovanile, l'impulsivit, perfino l'intensit con cui discorreva avevano eccitato in lei grandi bramosie che ora ella doveva reprimere.
Sul declinare del giorno, quando il dolce paesaggio inglese andava perdendo la fulgidezza che aveva dato pi netto risalto alle sue linee e riprendeva la sua mite e quieta bellezza nella pi delicata luminosit vespertina, essi uscirono dal bosco ed entrarono nel prato fra il gregge che vi pascolava. Viviana si guardava intorno con occhi che non erano pienamente soddisfatti. Ella amava l'Inghilterra; amava il suo aspetto di pace casalinga, il suo suolo ubertoso e ben coltivato, la sua bellezza tranquilla e non conturbatrice, una bellezza che sembrava dare affidamento. Ma Clive aveva conturbato il suo amore per la sua terra: come mai? Ella pens che ci dipendesse in parte dall'aver egli gettato su quel giardino del mondo l'ombra della sua pena: l'Inghilterra era stato il luogo del suo tormento; nulla della sua pace era in lui. Invece da Clive sembrava uscire una forza che alterava per lei la serenit di ci ch'ella guardava, i quieti pascoli, i folti boschi, il ruscello saltellante fra i suoi cigli erbosi, il piccolo albergo circondato dai rosai e il pennacchio di fumo azzurrognolo che si alzava dal camino di mattoni nella sfumatura rosea e verdolina del cielo vespertino.
La fanciulla guardava tutto questo, e ora la serenit sembrava sforzata, non addirittura sincera, non proprio vera: ella la vedeva ma ne dubitava: tutto era divenuto per lei una parvenza, e cos aveva perduto ogni valore. Ella capiva che ci dipendeva da Clive, ma a lui non lo disse; e mentre scendevano verso l'albergo tra i fiori dello zafferano e le bianche pecore che si scostavano lentamente al loro passaggio fra l'erba, la fanciulla pensava a una casa bianca posta fra i palmizi e a certi fulvi burroni che si spalancavano cupamente su un poggio dove un ruscelletto mormorava fra gli oleandri selvatici. Ed ella vedeva una grande pianura in cui si movevano sui piedi delicati alcune gazzelle e andavano a brucar le foglie dei cespugli di tamarisco, e in lontananza le sognanti montagne dell'Affrica. E l'"asilo della felicit" le sembrava ben lontano dall'Inghilterra, infinitamente lontano.
Ma in Inghilterra bisognava affrontar la vita: ella lo sapeva, e discacci le visioni dell'Affrica che Clive aveva evocato, desiderando d'indurla a secondare i desiderii che serpeggiavano in lui.
Lei e Clive dovevano ora fare l'unica cosa possibile: andar coraggiosamente per la loro via, "vincere".
Poche settimane dopo si leggeva in un giornale londinese della sera questo stelloncino che fece andare a ruba il giornale:
"UN MATRIMONIO INTERESSANTE
"Un matrimonio d'interesse non comune ha avuto luogo stamattina presto nella celebre antica chiesa di Sant'Egidio, presso lo Strand, dove miss Viviana Denys, la nota giocatrice di tennis ha sposato, senza fare inviti, il signor Clive Baratrie.  superfluo ricordare che il signor Baratrie fu la pi spiccata figura nel recente processo sensazionale in cui egli era accusato dell'assassinio della signora Sabine, nel cui ospedale egli era stato ammesso dopo la ferita riportata in Francia durante la guerra. Il signor Baratrie ne usc naturalmente assolto a pieni voti e gli fu anche fatta una straordinaria dimostrazione di simpatia dalla folla che si era raccolta fuori della Corte per udire le prime notizie del verdetto. Miss Denys, con la quale egli si era fidanzato prima del suo arresto, non aveva mai vacillato nella sua fede sull'innocenza di lui, e ora ella ha veduto coronata la propria devozione col divenire sua moglie. Il matrimonio era stato tenuto pi segreto che fosse possibile, senza dubbio per timore di dimostrazioni popolari; soltanto pochi parenti e due o tre amici intimi erano in chiesa; e fuori non v'era addirittura nessuno. Il reverendo Roberto Herries, rettore di Sant'Egidio, ha celebrato la cerimonia; il signor Enrico Maynard ha fatto da testimonio allo sposo: non v'erano damigelle d'onore, n musicisti. La sposa indossava un semplice vestito da viaggio. Subito dopo la cerimonia la coppia  entrata in un'automobile ed  partita per ignota destinazione. Non  stato possibile intervistare la signora Baratrie, madre dello sposo, avendo il maggiordomo annunziato ch'ella non aveva da dare alcuna notizia degna di essere stampata. Abbiamo peraltro saputo che dopo una breve luna di miele la coppia Baratrie intende di stabilirsi a Londra e che il signor Baratrie, il quale  socio della ben nota banca Maynard, Harringay, Baratrie e Comp., intende di riprendere fra breve tempo la sua attivit nella sfera degli affari."
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CAPITOLO 3.
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Una citt immersa nel giallo, ecco che cos'era Londra in un certo giorno del successivo novembre, allorch Bob Herries, dopo il settimanale servizio divino delle quattro a Sant'Egidio, si cav in sagrestia la cotta, s'infil il cappotto di rozza lana turchina, e dopo una breve conversazione con un uomo magro, bene sbarbato, di carnagione pallida e con due occhi cupi e penetranti, si mise in testa il cappello e si avvi verso casa.
Il rettorato di Sant'Egidio era attiguo alla grande chiesa che sorgeva proprio nel cuore di Londra. Pochi passi nella nebbia condussero Bob Herries alla sua porta, al fuoco che ardeva nel suo studio e alla sua consorte ch'egli trov occupata a preparargli il caff con l'immancabile premura e col piacere in lei caratteristico di far tante cosettine casalinghe.
La signora Herries era bassa di statura come suo marito, ed era una di quelle aristocratiche che l'Inghilterra fa venir su come buone massaie in modo da destar sorpresa nei forestieri. Figlia di lord Dumalley barone di antichissima data, a vederla non era dissimile da una cuoca linda e gioviale. Era sempre stata grassa, e grassa si manteneva; il suo viso rotondo, soffice, era vermiglio e per lo pi acceso come s'ella fosse venuta da un gran fuoco di fornelli. Si vestiva senza pretese, per lo pi di nero. Aveva gli occhi di un grigio chiaro, le mani piccole e belle, gli orecchi esili e graziosi ai quali portava due piccole turchesi, e in tutto il suo aspetto aveva un'espressione d'infantile bonariet che la faceva giudicar da tutti una simpaticissima donna sebbene tutt'altro che bella.
"Non vorrei veder la signora Herries diversa da com' adesso: mi piace proprio cos."
Questa osservazione fatta da una gentildonna di non facile contentatura riassumeva l'opinione della maggior parte della gente riguardo alla moglie del rettore. Ella andava a genio a tutti e ci era in gran parte dovuto all'essere una donna da casa.
Gli sposi Herries erano senza figli, ma avevano la parrocchia e innumerevoli amici anche fuori dei confini della parrocchia. Essendo ambedue amanti del prossimo e provvisti di un umorismo non cinico, erano dappertutto ricercati. Era un vero mistero per non poche persone come essi riuscissero a trovar tempo per tutti coloro per i quali si adopravano, a cui s'interessavano caldamente. Talvolta si sentivano fisicamente stracchi, ma i loro cuori non davano mai segno di stanchezza: eppure l'attivit di quei cuori era veramente straordinaria.
Si riunivano soltanto ora dopo la prima colazione fatta assai di buon'ora, e non dissero nulla della nebbia.
La signora Herries era stata in chiesa nel pomeriggio; e mentre ella mesceva il caff a suo marito e sorrideva nel vederlo mettersi a sedere in una comoda poltrona a bracciuoli piuttosto logora, il vero genere di sedile che possa essere amico di un uomo, ella disse:
Avete veduto, Bob, chi c'era in chiesa or ora?
Volete dire la moglie di Clive Baratrie, non  vero?
La signora Herries fece segno di s.
S, riprese lui. Io giravo lo sguardo per la chiesa mentre Heathcote faceva la sua conferenza e l'ho veduta allora.  un peccato che Heathcote non avesse un uditorio pi numeroso, ma il novembre non invoglia a uscire: ha scherzato assai graziosamente su questo argomento, ha detto che si aspettava lo stesso stasera al suo teatro. Avete parlato con la moglie di Baratrie quando siete uscita?
S, l'ho invitata a venir qui in casa, ma ella non poteva.
La signora Herries pos le piccole e belle mani sulle sue grasse ginocchia, gesto piuttosto plebeo che peraltro ella rendeva grazioso, quasi attraente, e soggiunse:
Non sono molto tranquilla, Bob, sulla coppia Baratrie.
Neppur io, disse suo marito. Vorrei far qualche cosa per loro e non posso; e per di pi non so bene nemmeno io che cosa dovrei fare. Forse prima di tutto bisognerebbe abolire il passato, e non v' alcuno che possa farlo; eppoi credo che non si debba nemmen desiderare di farlo: ogni pi piccola parte del suo passato dovrebbe esser giovevole all'uomo. Non v' nessuno sulla terra che creda meno di me nei rimorsi; ma qualche cosa del passato sembra gravare su quelle due care persone, Clive e sua moglie; e io stesso sento il bisogno di togliermi questo peso. S, datemene un altro po' di codesto ottimo caff: nessuno lo sa far come voi e non mi maraviglio che se ne parli per tutta Londra. Heathcote aveva una gran voglia di venire a prenderne una tazzina ma doveva andare al Garrick: mi ha detto che vi avrebbe incontrato un uomo che ha bisogno di sgravarsi un po' la testa da qualche cosa che la tiene inceppata.
Che malinconica prospettiva!
Ma Heathcote  preparato a tutto.
Egli caricava ora una vecchissima e bene stagionata pipa di radica; mentre vi pigiava il tabacco con la maestria di una lunga abitudine, guardava coi suoi occhi scuri e perspicaci il fuoco; poi disse:
Uomini come Heathcote non sono peraltro fatti per spianar la via ai coniugi Baratrie.
Come! Il signor Heathcote conosce i Baratrie?
No; ma se ne interessa troppo. Quell'interessamento spinto di teste come quella di Heathcote tien vive certe cose che alcuni desidererebbero morte. Voi sapete che l'altro giorno io feci colazione al Garrick con Heathcote: fu allora che mi espresse il desiderio di parlare in chiesa. Ebbene, mentre eravamo a tavola egli and a rivangare il fatto della morte della signora Sabine e fece dei discorsi velenosi sinch proprio io non sentii il bisogno di dir qualche parola recisa.
La diceste?
No: pensandoci bene mi parve che fosse pi savio tacere. V'erano altre due persone, e poi il soggetto egli era padrone di trattarlo come voleva. Ma insomma quella conversazione mi fece ben comprendere che cosa devono sopportare i Baratrie. Io non credo di esser molto suscettibile riguardo a quel che la gente pensa di me; per lo pi non ci bado neppure, e tante volte non mi passa nemmeno per la testa che qualcuno si occupi di me, e sar cos dicerto. Ma se io fossi Clive Baratrie, credo che troverei la vita piuttosto dura: e, secondo me, egli  un uomo assai sensibile.
Che cosa ve lo fa pensare?
La sostenutezza che ho notata in lui sin dal suo matrimonio e dopo il suo ritorno a Londra.
Un buon numero di uomini che furono soldati hanno preso quel fare, mi sembra, disse la signora Herries, stendendo le mani al fuoco e facendole apparir quasi diafane, tutt'altro che intonate col suo personale e col suo viso. Spesso mi figuro che ci avvenga perch, anche dopo la pace, sembri loro dovere star sull'attenti.
S, poveretti, ne so qualche cosa; ma i modi di Baratrie non sono precisamente quelli a cui alludete: v' una sottilissima differenza: la sostenutezza, la rigidit di lui  assolutamente individuale:  una tacita sfida scagliata alla moltitudine ed  fondata su un eterno sospetto. Se non si fosse ammogliato credo che ci sarebbe in lui meno sentito.
Capisco quel che volete dire: egli combatte per la sua maravigliosa compagna non meno che per se stesso.
Ed  proprio uno strenuo combattimento, sapete: Baratrie  animoso, credete pure, Bun, Bun era il vezzeggiativo con cui Bob Herries chiamava la sua rotondetta sposa, Baratrie ha tanto coraggio che se io gli chiedessi di venire a farci un discorso in chiesa nel pomeriggio di qualche mercoled non si periterebbe a farlo. Nulla lo tratterrebbe purch potesse mostrarsi moralmente coraggioso. E per mostrarsi tale a sua moglie deve aver sudato sangue. Guardate a che cosa ci spingete! Voi ci fate aver paura della nostra paura, sorveglianti e ispettrici che non siete altro!
Ve ne rincresce, Bob?
Di che cosa? Della tirannia morale delle nostre donne su noi?
Voi non ne avete bisogno, per cui essa non vi riguarda. No: intendevo dire del combattimento che Clive Baratrie deve sostenere.
Ebbene, qualche volta mi conturba un poco.
Egli parlava con grande seriet. Fumava la pipa con la soddisfazione di un uomo che ha faticato e gusta placidamente quel ristoro gradito al suo corpo. Stava in panciolle, sprofondato nella poltrona un po' logora, con le gambe stese e i piedi soprammessi, calzati di stivali di ruvida pelle nera. Si vedeva che l'uomo fisico era contento; ma l'uomo spirituale era conturbato. Sua moglie se ne accorgeva bene.
Veramente io non so figurarmi come finir quella faccenda, egli soggiunse. Per me ci vedo qualche cosa di sforzato. E gli sforzi di Baratrie avranno sempre buona riuscita? Potr durare un pezzo a sostenersi? Ecco la questione. Ora vien fuori anche Heathcote! Ce ne sono parecchi degli Heathcote in giro, e chi sa quanti ne incontra Baratrie; egli legge nei loro occhi la pi avida curiosit, e questo lo esaspera, lo esaspera, Bun.
Il signor Heathcote non deve tuttavia immaginarsi....
Ella si ferm: forse era meglio non dir nulla.
Oh, non credo nemmeno io che s'immagini.... una cosa simile; ma egli rimugina i fatti, scandaglia: la sua curiosit  sempre sveglia,  un dubbioso in buona fede, non v' mai da sapere ci ch'egli possa giungere a sospettare. Ci son tante menti di quel genere e sembra che non possano essere che a quel modo: bisogna passar tutti sotto il loro esame. Lo faranno senza volere, ma  lo stesso. Inoltre Heathcote ha uno spirito cinico, e credo che sia affatto privo della possibilit di amare. Eppure  una persona simpatica, e spesso anche amabile: ma ha una mente spietata; e, lo credereste, Bun? una quantit di persone simpatiche e amabili sono cos; e Clive Baratrie e altra gente provata dalla sventura devono sempre paventarle.
Non si potrebbe far nulla in questo caso?
Non saprei.
Egli seguit a fumare silenziosamente per qualche minuto, e i suoi occhi mantennero un'espressione ansiosa che era loro caratteristica. Quasi sempre i suoi occhi pareva facessero qualche domanda: "Che cosa si pu fare? Che via potrei prendere per riuscir utile? Quale sarebbe il modo pi pronto e sicuro di portare un po' di sole in quella stanza?"
E poi, v' la madre di Clive Baratrie, egli disse finalmente come se ponderasse le cose. Quella faccenda del processo l'ha fatta divenir tutta un'altra.
Io non posso mai cavar nulla da lei: la credo una donna straordinaria, disse la signora. Sembra che vi tenga a distanza con le braccia tese, mentre sentite che quelle braccia erano fatte per stringere al cuore. La credete di animo duro, Bob?
Duro verso se stessa, se mai: io credo ch'ella sia torturata dal proprio cervello; ma non saprei esattamente dir come.
Forse se conoscessimo meglio i Baratrie si potrebbe far qualche cosa per loro, senza parere: ma non avendo con essi tanta intimit, non abbiamo diritto....
Bun, egli interruppe con enfasi, io ritengo che in questo dopoguerra ognuno di noi abbia il diritto di far ci che pu per aiutare gli altri, domandino essi o no soccorso. Non credo che bisogni aspettare di esserne richiesti: certe persone delicate, sensibili, temono di non aver diritto di rivolgersi agli altri per aiuto; e se da parte nostra noi crediamo di non aver diritto di far qualche cosa per loro senza esserne richiesti  un disastro per l'umanit. Io mi cacciai da me stesso nella vita della madre di Baratrie; passai in casa sua quasi di sorpresa; e tutto and bene. Quando in una stanza v' un incendio non v' bisogno di chiedere il permesso per entrarvi; quando si sente che in una stanza vogliono ammazzar qualcuno vi s'entra risolutamente. Quando v' una vita in agonia, un'anima nell'angoscia si passa senz'altro: soltanto bisogna badar bene che cosa si fa quando siamo entrati dentro.
Avete ragione, Bob; ma il vostro tatto  molto superiore al mio.
Mia cara Robinia!
E io sono sempre assillata dalla paura di passar per un'intrusa.
Per un'intrusa, voi? fu tutto quello ch'egli pot dire.
Gi: per la moglie impacciosa del ministro che presume di avere il diritto di mettere il naso dappertutto.
Ma il vostro caro nasetto non  di quelli che possono ficcarsi dappertutto. E ora.... Vediamo un po': che cosa si potrebbe fare per loro?
Vi dir qualche cosa che m' venuto in mente dianzi in chiesa.
La dolce voce della signora, quella voce che stava bene in armonia con le mani di lei, era pi bassa del solito quando ella disse a quel modo: anzi essa son piuttosto imbarazzata.
Riguardo alla moglie di Baratrie?
S, riguardo a lei. Credo.... difatti mi par d'esser quasi sicura....
Si ferm, guardando suo marito; egli fece cenno di aver capito movendo la testa sul cui occipite i bruni capelli sporgevano in un ciuffo.
Ah, s? E ci potr modificare le cose?
Non vi sembra che debbano migliorare?
Egli pens un minuto, mentre sua moglie rimaneva seduta con le mani tese verso il fuoco, guardandolo coi chiari occhi grigi, in assai spiccato contrasto col suo viso vermiglio e soffice.
In quel caso l non saprei.  strano, ma mi sembra che le mie facolt si offuschino quando mi affaccio alla porta dei Baratrie, vedo tutto buio, e non so come vadano le cose l dentro. Clive Baratrie far festa a un bambino? Non ne sono sicuro: proprio non ne sono sicuro.
Ma sua moglie gli far festa dicerto.
S: ella  una vera donna. Povero Gordon! Eccone un altro per cui si vorrebbe fare qualche cosa.
Vedete dunque, mio caro, che non  sempre tanto facile entrare in una casa per sorpresa.
Bob Herries fiss un momento sua moglie, poi disse:
Io credo che ogni donna, anche la pi amabile, consideri a volte suo marito sarcasticamente; e il peggio  che ogni donna, mi par d'esserne sicuro, ha le sue buone ragioni per far cos. Via, non cercate di atteggiare il volto a modestia, Bun.
Non ci penso nemmeno.
S, s, me ne accorgo.
Scosse la pipa contro la cornice di quercia del caminetto poi si alz da sedere.
Io li unii in matrimonio e mi par di doverne esser responsabile. Egli ama sua moglie svisceratamente e noi sappiamo com' lei. Ci ch'ella fece dimostra quali sentimenti nutrisse per lui; ora qui abbiamo due persone, marito e moglie, che si amano di un affetto ardente e profondo: che altro pu esser dato loro? Che altro che sia di vero valore? Ma v' qualche cosa che non va bene, anzi, qualche cosa che va assai male? L'amore non basta, per quanto ne dica il vecchio Guglielmo Morris.
Volse lo sguardo ai suoi scaffali, lo pos sul palchetto dov'erano allineati i poeti.
Dipender forse, Bun, dall'eccessiva sensibilit di Baratrie? O pu esservi qualche altra cagione, qualche cosa di pi profondo e anche di pi serio?
Non pensate che possa trattarsi della signora Sabine? disse lei.
Di qualche rimorso riguardo a lei?
Potrebbe darsi.
S: qualunque fossero gli errori di quella donna ella era sinceramente e disperatamente innamorata di lui.
Poveretta!
Baratrie ha in s qualche cosa di fatale, il dono di un fascino che sembra aver ben poco che fare sia col cervello sia col carattere; il suo aspetto lo mostra: che cosa pu essere?
Certe cose non possono spiegarsi, Bob.
No; non appartengono alla mente: sono nella pi remota parte dell'uomo, nel cuore del mistero. Tante volte penso che era meglio ch'io non avessi mai conosciuto la signora Sabine.
Perch, Bob?
Perch provavo tanta antipatia per lei; e mi rincresce quando la gente mi riesce antipatica: mi  parsa sempre una donna nefasta, sebbene lei pure avesse il suo fascino. Quando penso ai Baratrie mi vien talvolta uno strano presentimento che non riesco a vincere.
Cio?
Mi balena in mente che essi non abbiano ancor finito con questa faccenda della signora Sabine.
La signora Herries scost subito le mani dal fuoco. Era rimasta addirittura stupefatta; ma non disse nulla: soltanto guard suo marito con espressione visibilmente interrogatrice.
V'era davvero nella signora Sabine qualche cosa di non comune, egli continu rispondendo agli occhi di lei come spesso faceva, qualche cosa che si potrebbe anche chiamare una terribile tenacia: a me ci  sempre sembrato pi che volont, e mi era perfino accaduto di paragonarla a una macchina che una volta messa in moto, sia pure se toccata casualmente, non potesse pi venir fermata. V'era qualche cosa di pauroso in ci; e mi ricordo di aver pensato: "Che Dio assista colui che per disgrazia rimarr preso in quell'ingranaggio, fra quelle ruote inesorabilmente spietate che nessuno potr fermare".
Ora la morte le ha fermate.
S.
Egli guard il fuoco con occhi atoni, poi port la mano sinistra al suo ciuffo e si diede due o tre colpetti sulla nuca.
In ogni modo, soggiunse dopo una lunga pausa, a me par sempre di udire lievemente stridere quel terribile congegno. Clive Baratrie vi rimase subito impigliato lo sappiamo: non so che cosa darei perch non fosse stato cos.
In quel momento la porta dello studio si apr e si affacci una donna di servizio attempata, vestita di nero, con una semplicissima scuffiettina bianca in capo, senza gale e cannoncini.
Che c', Caterina? domand il signor Herries, voltandosi.
Siete chiamato al telefono, signore.
Lo sapete da chi?
Dal capitano Rumbigon, signore.
Bob Herries scambi un sorriso con sua moglie: non c'era mai verso che Caterina ripetesse nemmeno approssimativamente i nomi delle persone che venivano in casa o telefonavano; e la sua calma perseveranza nell'errore era un costante divertimento per gli Herries.
Il capitano Rumbigon, Bun! Vado subito a sentire che cosa vuole questo signore.
Usc dalla stanza, seguito da Caterina, fatticcia e placida nelle sue movenze, lasciando la signora Herries a un'occupazione che sempre la ricreava, quella di cercar d'indovinare chi avesse veramente telefonato.
"Rumbigon? Con quale altro nome pu averlo sbagliato Caterina? Chi pu mai essere? Rumford? Ramsbotham? No, bisogna cercar qualche cosa anche di meno somigliante: che sia Robinson? Non mi farebbe maraviglia, ma forse bisogner allontanarsi anche pi."
Rifletteva ancora quando ritorn suo marito.
Era Robinson che telefonava? ella domand.
No:  il capitano Raphael, il nostro amico avvelenato dai gas. Pare che sia molto abbattuto, a quanto ho sentito. Sta in Jermyn Street, lo sapete, e la serata veramente  poco adatta. Mi ha pregato ripetutamente di andar da lui per rialzarlo un po' se mi  possibile. Io ho poco tempo stasera: fra un'ora appena dovr trovarmi coi ragazzi. Ma gli ho detto che ander. Venite un momento alla finestra, Bun, e guardiamo un po' che tempo fa.
La signora Herries appoggi le mani sui bracciuoli della poltrona e si alz senza fatica. Non v'era nulla di flemmatico nella sua rotondit. Ella era proprio una tombolotta e portava le scarpe col tacco basso, eppure, forse per qualche motivo morale, sembrava pi alta di quel che non fosse.
Bob Herries and a una delle due grandi finestre della stanza, scost le tende turchine un po' logore, apr le imposte e spalanc i vetri lasciando entrar nella stanza qualche cosa della citt immersa nella nebbia. Sua moglie and a unirsi a lui ed egli le cinse col braccio sinistro la spalla; poi rimasero l silenziosi un momento, sentendo, aspirando, ascoltando quella Londra di cui si trovavano nel cuore, e che si stendeva intorno a loro, nel buio, sommersa nel novembre.
La casa del rettore rimaneva su una cantonata; la finestra a cui s'erano affacciati dava su una contrada spaziosa in cui sorgevano stabili gravi e massicci che ricordavano alcune delle antiche case di Bath; ma, di l dalla finestra il crocevia si allargava in uno spazio ampio, alberato che era uno dei punti di maggior transito di Londra. Ora da quel largo giungeva loro il rumore dei veicoli, dei richiami e delle esclamazioni di chi passava. Sotto la funebre coltre la Vita cercava di continuar la sua strada, mandare innanzi le sue faccende o i suoi diletti. La nebbia, fitta e inesorabile, sembrava cercasse tirannicamente di costringer la Vita a star quieta, ad abbandonare la lotta e cessare da ogni attivit; ma essa seguitava per la sua via: come la signora Sabine, essa non poteva fermarsi.
Non potete davvero recarvi in Jermyn Street, disse la signora Herries.
Ella guard in basso e non pot vedere che la cancellata di ferro che proteggeva l'area del rettorato; in essa il fioco bagliore d'un lampione e qualche cosa di scuro che doveva essere il pavimento. La strada battuta era invisibile, e le case dirimpetto scomparse.
In qualche modo far, disse il rettore, la strada la conosco benissimo. Che fortuna abbiamo, mia cara Bun, di non trovarci a viver soli n voi n io. Io credo che vivere nella solitudine in una grande citt sarebbe una cosa tremenda per me. Non so figurarmi come tanta gente che vive sola (e chi sa quanta ve n' intorno a noi in questo momento) possa tener sollevato lo spirito in serate come questa.
Si ferm, poi soggiunse:
Ascoltate questi gridi. Londra fa sentir pi della campagna il bisogno di reciproco aiuto.
S, tanto di pi: sono contenta che noi due viviamo in Londra.
Egli prem la spalla di sua moglie; proprio in quel momento la nebbia parve muoversi, addensarsi e spingersi verso di loro sopra e framezzo ai cancelli, come un'ondata.
Bisogna ch'io vada. Raphael  un groviglio di nervi dopo la guerra; e in una serata come questa capisco che debba essere proprio accasciato, poveraccio.
Chiuse la finestra, riaccost le imposte e tir le tende.
Noi siamo gente fortunata, Bun.
Ma davvero!
Che cosa farete mentre io sono fuori?
Avrei da scrivere una quantit di lettere; ma credo che mi rimetter a sedere dinanzi al fuoco e star a pensare ai Baratrie.
Chi sa se riuscirete a far qualche disegno. Ho paura di no.
Credo anch'io che non trover nulla: si tratta di un caso proprio particolare: non me n'era mai capitato uno come questo.
Ci si sente davvero cascar le braccia. Dunque, vi saluto e me ne vo dal capitano Rumbigon.
Copritevi bene!
Bob Herries usc, e di nuovo la signora Herries volse al fuoco il volto rosso e gioviale e protese verso la fiamma le piccole mani.
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CAPITOLO 4.
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Nella giornata di novembre in cui era stata veduta da Bob Herries e da sua moglie al servizio divino nella chiesa di Sant'Egidio, Viviana aveva la mente preoccupata da due cose che non vi lasciavano posto per altro e si pu dire la riempissero. La signora Herries non aveva sbagliato: Viviana sapeva di essere incinta. Ella lo sapeva ma non lo aveva ancor detto a Clive: non s'era scordata del discorso fatto fra loro su quella possibilit, dell'opinione di lui ch'ella aveva combattuta e vinta. Ora ella fantasticava come suo marito avrebbe accolto la grande notizia. Quella venuta di una creaturina era del resto un evento naturalissimo, e non v'era ragione ch'egli ne rimanesse sorpreso; pure nel fantasticare ella provava una certa ansia; ed era appunto per quello che Viviana aveva fatto una cosa a lei insolita, era andata in chiesa fra settimana. Ma anche un'altra ragione aveva avuto per desiderare di trovarsi nella quieta atmosfera della grande chiesa che a lei sembrava contenesse qualche cosa dell'atmosfera rianimatrice di Bob Herries: un sospetto che da qualche tempo aveva preso tanto corpo da cambiarsi quasi in certezza.
Ella si sentiva sicura che vi fosse qualche cosa veramente di serio riguardo a Jim Gordon.
Sebbene non ne avesse parlato con alcuno, Viviana aveva notato da qualche tempo in Jim dei lievi ma non dubbi segni di deperimento. Nonostante il suo ritegno e il dominio ch'egli aveva di s, ella aveva sempre sentito che v'era in lui qualche cosa di fiacco e di apatico. Il carattere degli uomini si mostra nel giuoco: di tanto in tanto nel lawn-tennis Viviana aveva sentito la parte fiacca del carattere di Jim: ben raramente era stata palese, ma in certi momenti era sembrato che una grande porta si fosse a un tratto schiusa e ne fosse uscito fuori qualche cosa di violento. Non era stato cos alla fine della partita giocata da Viviana e Jim contro la signora Littlethwaite e Kemmis il giorno in cui Clive era stato assolto? Viviana aveva sempre sospettato che nella vita, non meno che nel lawn-tennis, Jim a volte doveva "sdarsi". Arc non aveva mai parlato di questo; Viviana pensava che suo fratello non doveva saperne nulla: Jim aveva dieci anni pi di suo fratello, era considerato da Arc come mentore non meno che come amico. Probabilmente Jim nascondeva gelosamente ad Arc anche la pi lieve debolezza; ma Viviana aveva intuito: capiva che v'era un altro Jim oltre il quasi rigido e possente atleta cos noto e ammirato fra gli "sportsman". Che cosa faceva quando aveva il sopravvento quell'altro Jim che non si presentava al pubblico? Viviana ci aveva fantasticato, ci aveva pensato molto e anche ansiosamente; ora credeva di saperlo; una brutta convinzione cominciava a farsi strada nella mente di lei.
Certo Jim beveva: non poteva esser che cos.
Durante la guerra Viviana aveva lavorato, come molte ragazze, fra i combattenti; bench fosse giovanissima quando cominci la guerra, aveva insistito per prestare il suo aiuto in vari modi. Era stata negli ospedali, aveva servito la notte nelle mescite alle stazioni; e senza accorgersene aveva imparato a conoscere qualche cosa degli uomini. I suoi occhi non erano occhi ignari: ella poteva leggere certi segni nei volti degli uomini: appena un volto presentava una lieve alterazione, non le sfuggiva. E come la maggior parte delle persone che durante la guerra non erano rimaste ravvolte nella bambagia, ella sapeva la parte che il bere aveva rappresentata nel conflitto e quindi anche quella che poteva rappresentare in qualsiasi vita agitata, a cui mancasse una base morale, in una vita che fosse segretamente in preda alla delusione o allo sconforto. Ella non poteva capire l'attrazione del bere in una maniera personale, ma ne conosceva in modo impersonale gli allettamenti per certi uomini fiacchi, sfibrati e sgomenti: e aveva cominciato a provar timore per Jim.
V'era qualche cosa nel volto di lui, una lieve ruvidezza nei lineamenti, una tenuissima annebbiatura dello sguardo; v'era di quando in quando qualche cosa negli occhi di lui, un'espressione che sembrava mista di scontento di se stesso e di diffidenza, che aveva dato quella brutta convinzione a Viviana. Ella aveva cercato di lottar contro di essa, ma non le era riuscito. Nessuno che conosceva Jim aveva mai accennato dinanzi a lei ch'egli bevesse: ella non aveva mai udito da nessuno una parola che alludesse a intemperanza in Jim; al contrario ella credeva che egli fosse generalmente considerato il perfetto modello di un atleta che ha il rispetto di se stesso, il tipo dell'uomo ligio alle convenienze, che sa osservarle. Nondimeno, ripensando a certi visi di soldati da lei veduti di notte, visi di uomini che vivevano al sicuro in Londra e bevevano largamente alla fonte dei suoi piaceri nei brevi intervalli fra una battaglia e l'altra, ricordando occhi di uomini veduti per un momento alla luce velata dei lumi delle stazioni nelle ore pi buie della notte, Viviana sentiva di rilevar certe cose in Jim, che forse ad altri rimanevano ignote. Jim le stava a cuore: Viviana si sentiva responsabile verso Jim, perch egli l'amava.
Forse era appunto per quello ch'ella sapeva.
Quando lasci la chiesa di Sant'Egidio dopo aver discorso con la signora Herries, Viviana si avvi alla casetta in Chester Street dove Clive e lei abitavano; e strada facendo ella fantasticava di suo marito e di Jim Gordon, i due uomini che l'amavano. Il suo dovere verso Clive era ovvio: ella gli aveva dedicato tutta la vita, ma sentiva di avere anche un dovere verso Jim.
Come avrebbe potuto adempierlo? Per quanto si studiasse di trovarne il modo, non seppe giungere a una conclusione. Ella sapeva che intanto aveva conturbato la vita di Jim. Certo, la colpa non era sua: non aveva mai finto di provar per lui pi di ci che ella sentisse. Arc, suo padre, e forse altri che la conoscevano pensavano che se ella non avesse mai incontrato Clive, avrebbe dicerto sposato Jim; e forse lo credeva anche Jim. Ella non sapeva ci che avrebbe potuto fare se non avesse conosciuto mai Clive: era inutile pensarvi. Ma ella aveva probabilmente pi azione su Jim di quanti altri potessero averne avuta su lui, e ora desiderava di poter esercitare quell'ascendente in vantaggio del giovane. Desiderava di osar di adoprarla, poich ella aveva la certezza che Jim si trovava in pericolo e che il pericolo gli s'era presentato a cagione di lei. Qualche cosa le diceva ch'egli incominciava furtivamente a cercar di annegare uno sconforto di cui senza volerlo ella gli era stata cagione.
Che cosa poteva fare?
Viviana s'era accorta di quella specie di corazza d'acciaio di cui Clive non si poteva pi spogliare dopo il processo: ne era dolente, ma non poteva dirsene sorpresa. Riguardo a lei Clive non aveva alcuna rudezza; egli provava per lei un culto, e spesso dimostrava la sua adorazione in ogni occasione, grande e piccola. Ma ella sentiva che sebbene egli avesse fiducia in lei, in cuor suo ne era geloso.
Spesso ella ricordava come nei boschi di Tyford, nel giorno della decisione, abbassando lo sguardo su Clive ella avesse sentito in lui la gelosia in modo spiccato, diverso che negli altri. Da quando aveva sposato Clive era cresciuta in lei la certezza di quella gelosia, non petulante, che di rado traspariva negli atti, sempre tacita, che non si esprimeva mai a parole. Eppure ella la sentiva e ne era misteriosamente tormentata come avesse di continuo dinanzi agli occhi un fuoco incandescente. Sentendola, fantasticandovi sopra, Viviana supponeva che ci facesse parte di quell'amore del quale Clive le aveva parlato la sera del verdetto: egli aveva parlato del pericolo che minaccia quando in qualsiasi cosa si va oltre il limite che non si deve passare. Egli l'aveva avvertita che il suo amore aveva oltrepassato quel limite pericoloso; e ora ella sentiva proprio che Clive aveva detto la verit, che v'era qualche cosa che rasentava il pericolo in quell'amore sempre pi stringente per lei. La gelosia conculcata, non mai dimostrata, non mai accennata aveva in s qualche cosa di conturbante: faceva pensare a una vita a parte, strettamente tenuta a freno ma racchiudente in s possibilit d'intensa azione.
Probabilmente Clive era assillato da qualche ubbia: doveva avere degli ossessionanti timori, temere che un giorno o l'altro ella potesse pentirsi di essersi caricata del peso del nome di lui, potesse provar rincrescimento di condividere il fardello a lui imposto; temere che una volta o l'altra una voce in lei potesse dire: "Desidererei di aver Clive senza il peso del suo nome e del suo passato: il suo passato mi opprime". E allora, se si giungesse a questo, la mente turbata di lui avrebbe potuto temere che ella si affacciasse a guardar fra la gente e desiderasse di essere avvinta a qualcun altro, a un uomo che non avesse mai fatto parlar di s, che non eccitasse la curiosit, a un uomo verso il quale non si volgesse il grande occhio fiammeggiante della curiosit pubblica.
Pure, nonostante quella continua e persistente incandescenza, Clive evitava attentamente di ficcarsi nella vita di lei. Lungi dal mostrare la gelosia di un marito che s' ardentemente e esclusivamente dedicato a sua moglie, egli sembrava a Viviana proclive a spingerla alla libert.
Conoscendo la devozione di Jim Gordon per lei egli avrebbe potuto assai naturalmente cercare di trattare con un po' di sostenutezza Jim; ma non lo aveva fatto; anzi aveva dimostrato aperta amicizia per Gordon e non gli era passato neppur per la mente d'impedire che Viviana continuasse con la stessa assiduit di prima le gare di tennis con Gordon; ed ella aveva obbedito a ci che sembrava desiderio di Clive, non aveva mai lasciato il tennis e aveva seguitato a tener Jim come suo compagno in tutte le Doppie miste ch'ella doveva giocare.
Col terminare della stagione del lawn-tennis era naturale che Viviana vedesse meno Jim Gordon; pure lo incontrava assai spesso anche adesso: era il grande amico di Arc, conosceva intimamente i congiunti di Viviana, ed era amico della maggior parte degli amici di lei; inoltre Clive sembrava desiderare ch'egli andasse in casa loro senza etichetta.
Non posso soffrire chi prende moglie e cerca di allontanare dalla vita della propria compagna tutti i suoi amici, aveva detto una volta a Viviana. Spero che Gordon verr spesso da noi.
Viviana aveva sentito ch'egli parlava con sincerit: nondimeno ella era sicura che, riguardo a Jim, Clive ardeva di una gelosia strana, nascosta, mai divampante, ma ardentissima, cocente. E spesso ella rammentava le parole dette da Clive riguardo a Gordon, ch'egli aspettava cio il posto vuoto.
Ora Jim non aspettava nulla: non aveva pi nulla da sperare. Ma Viviana non era tranquilla riguardo a Jim.
Ella svolt in Chester Street.
Quando giunse a casa era parecchio tardi: aveva dovuto camminar lentamente a cagione della nebbia. Clive era gi ritornato dai suoi affari, ed ella lo trov ad aspettarla nel salottino, seduto dinanzi al fuoco. Tutti i lumi erano spenti fuorch una piccola lampada da scrivania la cui luce cadeva su un libro ch'egli stava leggendo e sulle mani che lo reggevano, a cui una volta ella aveva pensato come a due vittime. Quando egli la vide si alz, ed ella gli disse subito dov'era stata.
Clive parve sorpreso.
In chiesa di giorno di lavoro? Non vi accade spesso di andarvi, vero?
No, ma oggi mi sentivo di farlo.
Per qualche ragione particolare?
Mentre egli parlava le cinse con un braccio la vita e la trasse a s sul divano che era difaccia al fuoco.
Il signor Heathcote, Vilfredo Heathcote, ha fatto una conferenza; ma io non ci sono andata per questo: non sapevo neppure che ci fosse quando sono entrata in chiesa.
Ella sent il braccio di Clive rilassare un tantino la sua stretta come se una lieve e improvvisa freddezza fosse entrata in lui.
Chi? L'attore? egli disse.
S.
E su che argomento ha parlato?
Psicologia sulla scena e psicologia in chiesa.
Lo so che Heathcote si figura d'essere un grande psicologo. Mi pare una cosa piuttosto deplorevole lasciar ciondolare un uomo simile per le chiese.
Lo conoscete? domand Viviana piuttosto sorpresa di quel tono.
No; ma l'ho veduto al Garrick due o tre volte quando qualche socio mi ha invitato ad andarvi.
Lo avete preso a noia?
Quel tipo di uomini come lui non mi piace.  accorto, e lo ammiro recitar sulla scena, ma non mi curo di conoscerlo. E mi par proprio che sia tutt'altro che al suo posto quando va a parlare alla gente in chiesa. Ma dicerto Herries deve saper quel che vale; io son soltanto uno spettatore e veramente non ho alcun diritto di esprimere un'opinione. Psicologia!
Si alz di scatto e rimase in piedi presso il fuoco.
Ci significa per lo pi ficcarsi nella mente degli altri, lo gradiscano essi o no.... Parlo dello studio della psicologia, Viviana. Un uomo come Heathcote  proprio una specie di delatore sociale.
Si ferm come se si avvedesse a un tratto della propria sfuriata e guard Viviana con un'ombra d'investigazione negli occhi.
Io non ho nulla contro Heathcote, riprese piuttosto lentamente, come se vagliasse le parole. Ma lo sapete com': certi tipi mi vanno a genio, altri no: potranno essere ugualmente ottime persone: ma v' qualche cosa negli uni che mi appaga mentre negli altri v' qualche cosa che mi urta: si pu fraternizzare con un uomo e con un altro fraternizzare non ci  possibile.
Che tipo di persone vi vanno pi a genio? ella gli domand con una specie di ansiosa curiosit.
Veramente non lo saprei dire.
Ma, per esempio, fra la gente che conosciamo: quali sono le persone che vi riescono pi simpatiche?
Bob Herries  una di esse; non lo conosco intimamente:  un uomo che non ha mai un minuto libero, e le nostre vie sono cos diversamente segnate che  ben raro che c'incontriamo: ma lui  un uomo che mi piace.
E Jim Gordon vi piace?
Non aveva premeditato quella domanda: le era sfuggita dalle labbra, spinta da qualche cosa di grave che v'era nella sua mente.
Gordon! esclam Clive come stupefatto.
S. Considerate Jim proprio imparzialmente e datemene il vostro giudizio.
Clive rimase in piedi, e come se cercasse di obbedirle pass in rassegna Gordon. Dopo un poco disse:
Credo che Gordon abbia bellissime qualit; ma  cos chiuso che non  facile penetrar l'animo suo. Mi piace, ma non saprei davvero che cosa dire di lui; ed  ben naturale, mi pare.
Viviana non gli domand perch ci fosse naturale.
Non  nella natura umana che io debba invece andar proprio a genio a Gordon, egli soggiunse. E io non credo che sia mai possibile conoscer bene un uomo s'egli non simpatizza con noi.
Pensate che con l'andarsi a genio due uomini possono conoscersi meglio scambievolmente?
S, credo che sia cos.
Sicch.... volendosi bene?
Ah, Vi! L'amore porta alla conoscenza quasi di tutto.
Ma non proprio di tutto.
No.
Vorrei farvi una domanda, Clive, ella disse dopo una pausa. Voi sapete come stavano le cose fra me e Jim prima che voi e io fossimo sposi: se si presentasse il caso che Jim avesse bisogno di aiuto, si trovasse, mettiamo, in qualche guaio, e io potessi fare qualche cosa per lui, vi rincrescerebbe se lo aiutassi?
No, disse Clive.
Ma ella not una percettibile pausa prima ch'egli rispondesse, e indovin che durante quella pausa egli aveva vinto qualche cosa in s.
Perch dovrebbe dispiacermi? Voi sapete che rifuggirei dal troncare qualunque vostra amicizia; e, a parer mio, se l'amicizia significa qualche cosa,  appunto l'aiuto ch'essa pu dare quando ve ne sia bisogno.
 proprio quello che penso io: l'amicizia che si scosta quando v' bisogno di lei non val nulla.
Speriamo che non accada niente di male a Gordon; peraltro credo che non debba trovarsi in troppo floride condizioni: il lawn-tennis  un giuoco poco rimunerativo e occupa una quantit di tempo per giungere alla bella altezza a cui  arrivato Gordon.
Eh, s, e questo  il peggio di ogni giuoco: se uno vuol giungere all'apice deve lavorare quasi come se si trattasse di una professione. Jim col tempo avr denaro da suo padre, ma per ora non possiede molto. Forse quel suo aspetto atletico l'ha spinto in quella via. Ma io non so: certe persone sembrano nate per trionfare nel corpo e altre nello spirito: mi figuro che Jim sia fra le prime.
E io non appartengo n alle prime n alle seconde.
Di nuovo l'incandescenza di quel fuoco nascosto sembr per un momento intensificarsi. Forse Clive tem che ella lo avesse sentito e soggiunse prontamente cambiando tono:
Gordon  un grande atleta, e questo vuol dire molto in Inghilterra. E voi, Vi.... vi siete mai resa conto di essere una celebrit?
Una celebrit poi! Oh, codesta  una parola che non si addice affatto a me. Ma naturalmente gl'Inglesi mostrano a qualsiasi persona che sanno apprezzare la sua abilit in qualsiasi giuoco. Sono generosi.
Cara! egli esclam con improvvisa tenerezza. Se sapeste come ho piacere che siate tenuta in onore! Forse voi credete che io non me ne curi; e invece non  cos: vorrei che foste il pi gran campione femminile che la storia del lawn-tennis abbia mai conosciuto.
Clive, venite qui!
S.
Egli si mise a sedere accanto a lei, e domand:
Che cosa c'?
Io dovr ora smettere per un bel pezzo di giocare al tennis.
Egli non le domand perch; quando ella ebbe detto quelle parole, prese nelle sue le mani di lei e le tenne strette, guardandola nello stesso tempo negli occhi senza una parola. Ella non dimentic mai quello sguardo: sembrava pieno d'intenso amore e nel medesimo tempo d'intensa apprensione. Ma la luce nella stanza, la luce del fuoco e la luce della lampada velata che si confondevano, non era molto forte: e quasi subito, quando le ebbe preso le mani, Clive si pieg e il suo viso rimase in ombra. Forse ella s'era ingannata quanto all'apprensione; quanto all'amore era sicura di non avere sbagliato.
Sicch.... noi stiamo per trasmetter la vita! egli disse finalmente.
V'era qualche cosa di assai strano nel tono della sua voce quando pronunzi quelle parole, quasi una nota di sacro terrore; poi si pieg su lei, la baci e le cinse il collo con le braccia; ed ella lo ud sospirare profondamente, come se quei sospiri egli volesse peraltro conculcarli. Le braccia di lui erano divenute pi tenaci: v'era in esse quasi una violenza; parevano braccia che volessero sollevarla e portarla via; ma a un tratto ricaddero ed egli si alz di scatto. Viviana si domandava perch avesse fatto cos, quando la porta del salotto si apr e comparve una cameriera: Clive doveva averla sentita avvicinarsi, mentre Viviana non se n'era accorta.
Vi chiamano al telefono, signore, ella disse.
Il telefono era gi nell'anticamera e Clive scese per andarvi. Un momento dopo Viviana si ud chiamare da lui e and a caposcala.
Clive?
Telefona la signora Herries. Le hanno offerto un palco a non so qual teatro per stasera e c'invita ad andare. Suo marito non pu recarvisi sino a tarda ora. Si va?
Ma la nebbia?
Dice la signora Herries che ora  un po' scemata.
Devo guardare?
Guardate pure, cara.
Viviana scese anche lei, apr lesta lesta la porta di strada e vide che veramente la nebbia era meno fitta: si poteva veder la via e le case difaccia.
S, pare che diminuisca, ella disse chiudendo la porta.
Si va?
Dopo un momento d'incertezza ella disse:
Sar meglio andare, poich c'invita la signora Herries.
Clive parl al telefono: fu combinato che Viviana e lui anderebbero al rettorato a prendere la signora Herries e che poi si recherebbero tutti insieme al teatro.
Vi ha detto che cosa si rappresenta? domand Viviana.
No.
Spero che non sia qualche stupidit, un'operetta o una di quelle commedie sguaiate.... E poi stasera....
Ella non fin la frase.
Clive le cinse la vita e risalirono.
Sareste rimasta pi volentieri in casa?
In certo modo s; ma per l'appunto dianzi la signora Herries mi ha invitato a passar da lei a prendere il t e io non ho accettato. E poi le voglio bene, e forse ella ha piacere di vederci.... Andiamo, andiamo, Clive!
Che cosa c', Viviana?
Vi sembra stasera di aver qualche cosa da perdonarmi?
Ma no!. egli disse con enfasi. No!
Ma in quel momento egli sent che Viviana aveva preso nelle sue mani le redini delle loro due vite. Era lei che a cos dire aveva decretato di quel bambino; e Clive si ricordava la scena della sera in cui fu assolto. Ella s'era attenuta alle proprie parole; aveva forza di volont; e adoprava quella forza, cos almeno era nella sua intenzione per lui, per il suo bene, forse spinta da qualche oscuro impulso che a malapena intendeva e che riteneva morale.
Ma forse ubbidiva ella al destino?
Avete mai avuto la sensazione di essere una marionetta, Viviana?
No, mai: ma perch mi fate adesso questa domanda?
A me tante volte sembra di sentirmi tirar con lo spago come i burattini.
A me no.
Ella si ferm, poi soggiunse:
Io credo che ciascuno di noi si fabbrichi il proprio destino, o almeno gran parte di esso. Certo ci sono imposte alcune condizioni, si capisce: ma pensate quanto di quel che accade  dovuto proprio a noi stessi!
Il libero arbitrio! Per l'appunto ho dovuto adoprarlo poco fa al telefono. A momenti bisogner che andiamo a vestirci. E per il pranzo?
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CAPITOLO 5.
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Spesso la signora Herries agiva per impulso senza stare a pensar tanto alle cose: ed era stato cos anche quella sera quando aveva telefonato ai Baratrie. Ma appena essi ebbero accettato l'invito, le balen in mente di aver commesso un errore.
Il palco era per il teatro dove recitava Vilfredo Heathcote e ora ella si rammentava delle parole di suo marito sulla mente spietata dell'attore e sulla sensibilit di Clive Baratrie di fronte alla curiosit. Heathcote le aveva dato il palco: era quasi cosa certa ch'egli avrebbe invitato lei e i suoi amici a fargli una visita nel camerino fra un atto e l'altro. E Bob aveva parlato dell'esasperazione di Clive dinanzi agli sguardi di uomini del genere di Heathcote. Ma come aveva fatto a non ricordarsene? Perch era corsa al telefono senza riflettere? Si rimproverava la propria impulsivit mentre s'infilava un vestito da sera tutt'altro che elegante.
Bob non era ritornato; ella sapeva che non sarebbe a casa che tardi, forse non prima delle dieci: aveva parecchi impegni. Lascerebbe un biglietto per lui, ed egli potrebbe andar nel palco per l'ultima ora della rappresentazione, o farne a meno se cos preferiva. Che cosa direbbe suo marito dell'invito da lei fatto? In lui il tatto era pi sviluppato che in lei. Ma ormai era inutile pensarci, non si poteva pi tornare indietro; ma ella si sentiva piuttosto inquieta mentre stava nel salotto del rettorato aspettando i Baratrie che dovevano andare a prenderla, e quando giunsero, ed ella dov dire a Clive a qual teatro andavano, si sent veramente turbata, sebbene non lo mostrasse. Egli disse allo chauffeur dell'automobile di piazza il nome del teatro, ed entr nella vettura dopo di lei.
La nebbia si allargava lentamente, misteriosamente; avvolgeva ancora la citt ma non era cos fitta come prima: era possibile che i veicoli procedessero senza tanta difficolt. Il teatro dove recitava Heathcote si trovava nella Shaftesbury Avenue: vi giunsero in meno di sette minuti e non ebbero tempo di discorrer molto; ma quei minuti furono bastanti perch durante il tragitto la signora Herries avesse tempo di notare una certa preoccupazione in ambedue i suoi compagni. Siccome non poteva sapere del dialogo tra Viviana e Clive intorno a Heathcote in quel pomeriggio, ella non si raccapezzava; ma un animo le diceva che quell'imbarazzo doveva collegarsi con Heathcote, e cominci a sentirsi veramente inquieta. Quando l'automobile si ferm dinanzi al teatro, ella era gi sicura di aver commesso un grave errore. Poteva soltanto sperare che Heathcote non vedesse chi era con lei nel palco e non li invitasse ad andare a fargli visita nel camerino. Il celebre attore conosceva dicerto Clive Baratrie di vista: ella farebbe seder Clive nell'angolo a destra; e dal palcoscenico forse non sarebbe veduto.
La buona signora effettu quel disegno, ma fu inutile: dopo il primo atto un giovanotto sottile, elegante, messo a pennello ma che tuttavia aveva in s qualche cosa dell'artista, si present all'ingresso del palco con un messaggio del signor Heathcote. L'illustre attore pregava la signora Herries di andare coi suoi amici nel suo camerino nell'intermezzo fra il terzo e il quarto atto.
Grazie tante, disse la signora Herries un po' imbarazzata e perplessa. Ma.... non disturberemo?
No davvero, rispose il giovanotto elegante guardando Clive coi suoi occhi un po' sporgenti. Il primo attore non muta abito nell'ultimo atto. Ha un quarto d'ora disponibile e sar ben lieto di veder voi, signora, e i vostri amici.
Strascic le tre ultime parole e fiss di nuovo Clive.
Benissimo: tante grazie.
Posso farvi portare caff, sigarette, cioccolatini?
Dopo uno sguardo ai suoi amici, la signora Herries disse che niente occorreva e il giovanotto si ravvi i folti capelli bruni e si ritir dicendo:
Verr io per farvi strada dopo il terzo atto.
Quando se ne fu andato, la signora Herries non pot a meno di dire a Clive:
Non vi dar noia a venir dietro le scene?
Mentre ella parlava vide Viviana dare uno sguardo a suo marito con una specie di ansiosa attesa mista a tenerezza. Senza guardarla, Clive rispose:
No davvero: Heathcote dev'essere un'interessantissima persona e merita proprio il conto incontrarsi con lui.
E cominci a parlare della commedia e dell'interpretazione di Heathcote; lod l'una e l'altra con calore e con apparente sincerit.
"Come recita!" pens la signora Herries.
Non le era sfuggita l'attenzione con la quale il giovanotto elegante aveva guardato Clive, ed ella cominci a comprendere proprio intimamente ci che Clive Baratrie era ancora costretto a combattere in Londra. Ella cap perch nell'espressione del suo volto v'era qualche cosa che faceva pensare alla durezza e alla fissit di una maschera, cap perch nei suoi modi v'era talvolta lievemente accennato qualche cosa dell'uomo che sta sulle difese. L'avida curiosit degli estranei doveva esser difficile a sopportare. Sapeva com' spesso poco delicata la gente che non ha una finissima educazione, anche senza l'intenzione d'esser crudele o senza il minimo pensiero di procurar dispiacere. Ed ella sentiva una grande bramosia di far qualche cosa per mitigare il peso che l'uomo che le sedeva accanto era costretto a sostenere e che dicerto doveva portare insieme a lui l'ardente e affettuosa fanciulla ch'egli aveva sposato. Ma che cosa v'era da fare? E le si riaffacciarono alla mente le parole di suo marito: "Talvolta mi balena in mente che i Baratrie non abbiano ancor finito con questa faccenda della signora Sabine". Quando gliele aveva udite pronunziare erano risonate al suo orecchio quasi sinistre, perfino sulle labbra di Bob: ora, nel ripensarle, le sembravano sinistre addirittura.
A met del terzo atto la porta del palco si apr e Bob Herries sgusci dentro, pallido e stanco, ma, come spesso faceva, mostrandosi invece svelto e vivace. La signora Herries soleva dire: "Pi Bob  affaticato e stanco, pi sembra vispo".
Anche quella sera v'era il ciuffo ritto dietro il suo capo, ma egli s'era vestito da sera con un'alta sottoveste bianca e il collare candido.
Dopo le strette di mano, egli si mise a sedere in fondo al palco senza parlare. Mentre i Baratrie sembravano attenti alla scena, sua moglie gli diede una guardata eloquente in cui egli lesse che ella s'era accorta della malafatta e che implorava il suo perdono. Per risponderle egli scroll lievemente il capo con un sorriso ed ella vide che le sue labbra abbozzavano una frase ch'ella indovin essere: "L'avete fatta grossa!". Bob non andava mai in collera con lei, ma ora ella era proprio stizzita con se stessa e mentre l'atto procedeva, meditava di visitare Heathcote nel suo camerino senza portar con s i Baratrie. Ora che v'era l Bob poteva esser possibile: troverebbe la scusa che in quattro erano troppi.
Quando cal il sipario aveva addirittura deciso di andar senza i Baratrie, ma prima che gli applausi fossero cessati si ud un colpettino alla porta, e comparve il solito giovanotto.
Volete aver la compiacenza di venir tutti con me? Il signor Heathcote vi aspetta.
Come? Ve ne andate tutti con quel signore? disse Bob Herries aggrottando le folte sopracciglia brune.
Tutti non possiamo andare, rispose la signora Herries. Direi che....
Ma veramente il capocomico vi aspetta tutti, disse con calore il giovane. Accanto al camerino ha un salotto, e vi riceve anche sette o otto persone.
La signora Herries guard suo marito; Viviana e Clive s'erano alzati e voltavano le spalle alla platea come se fossero pronti a seguire il giovane inviato. E in quel momento Clive disse, con voce piuttosto dura:
Viviana e io gradiremmo molto di far la conoscenza col signor Heathcote se non siamo davvero di troppo.
Allora andiamo tutti, disse Bob Herries nel modo un po' infantile di cui non s'era mai sbarazzato e che si accordava perfettamente col suo ciuffo.
Da questa parte, disse allora il giovane. Bisogna scendere questa scaletta per passare dalla porta di ferro.
Aperta lentamente la porta in questione si trovarono subito fra gli attrezzisti teatrali, affaccendati a cambiare scenario. Tre o quattro attori della compagnia erano fra le quinte, e fra essi la prima donna di Heathcote, una ben nota attrice, intelligentissima ma assai maliziosa, nei cui bruni occhi lucenti brillava ora la curiosit. Si capiva bene che quella visita era "un'occasione". Quando la signora Herries e i suoi compagni giunsero, tutti gli occhi si posarono su Clive. Perfino gli attrezzisti dovevano essere stati informati che il notissimo Baratrie del recente processo per uccisione metteva quella sera un diversivo nel teatro con la sua presenza, poich stavano a guardare con occhi sgranati e si sussurravano qualche cosa l'un con l'altro dietro le palme polverose. Quanto alla prima donna, ella divorava semplicemente con gli occhi Clive.
Clive non mostr di accorgersi di tutta quell'attenzione; egli attravers il palcoscenico con Bob Herries dietro alle due signore senza guardar n a destra n a sinistra; il suo disagio non avrebbe potuto leggersi che in quell'apparente mancanza d'interessamento, proprio eccezionale, su ci che lo circondava. Bob Herries capiva benissimo il motivo di quell'apparente astrazione del suo amico: lo spirito si sforzava di scacciare ci che lo assillava.
Il giovanotto elegante buss lievemente a una porticina, l'apr e si affacci.
Favorite accomodarvi qui, disse alla signora Herries e ai suoi compagni. Vado subito nel camerino del capocomico ad avvertirlo che siete qui.
Furono introdotti piuttosto cerimoniosamente in una stanza di media grandezza con le pareti ricoperte di legno scuro, bene ammobiliata e contenente una quantit di grandi fotografie firmate. In fondo a quella stanza era appeso un ritratto a olio di Heathcote nella parte di Romeo, alto, magro, col viso mesto ravvivato di rossetto. Di fronte a quel quadro, all'altra estremit della stanza, c'era una porta che metteva nel camerino, e mentre i visitatori stavano guardando Romeo e le fotografie, una voce sonora usc dal camerino e disse:
Accomodatevi, vi prego: vengo subito.
 lui! sussurr il giovanotto alzando una mano pallida, troppo delicata.
E, aperto l'uscio della stanza da cui era venuta la voce, spar.
Circa tre minuti dopo entr Heathcote.
Quella sera egli recitava in una commedia moderna ed era vestito da campagna con la camicia di seta, il colletto e scarponcelli scuri. Aveva in mano un cappello a cencio e lo pos in una scansia fra diversi oggetti di porcellana, mentre chiudeva la porta del camerino. I suoi bruni occhi penetranti fissarono subito Clive, ma soltanto per un momento; poi egli si rivolse a Bob e alla signora Herries, ed ella lo present ai Baratrie.
Heathcote era un uomo fuori dell'usuale; bench reputatissimo attore accudiva a molte cose oltre a quelle richieste dalla scena; era pittore, esemplare lettore, e mirabile conferenziere, nonch brillante parlatore. Era socio di vari Circoli e bramava di trovarsi spesso in buona compagnia. Aveva un aspetto ascetico, ma era buon mangiatore e bevitore e si diceva che nella scelta delle attrici per la compagnia di cui era a capo badasse pi ai loro vezzi che al loro valore artistico. Soltanto una cosa egli non faceva: non spendeva un minuto di tempo negli esercizi fisici, detestava i giuochi, e i diporti e le carte erano per lui una cosa abominevole. Si sarebbe detto che la vita che conduceva non dovesse farlo star bene in salute poich rimaneva alzato quasi tutta la notte, non faceva moto e non andava mai a respirare un po' d'aria pura; invece nessuno aveva mai sentito dire che si fosse ammalato. Gli sarebbe per altro rincresciuto di avere un aspetto florido ed era tutto contento della sua eccezionale magrezza e della sua carnagione di un pallore quasi etereo. Non aveva mai esitazioni su se stesso e nessuno s'era mai accorto che la sorprendente fiducia che aveva in s fosse mai scossa da qualsiasi persona o per qualunque evento. Bench inglese, aveva l'aspetto di un forestiero.
Dopo la presentazione, egli preg i suoi ospiti di mettersi a sedere e il suo vestiarista, un uomo grassoccio, interamente calvo e con due occhi scimmieschi, entr portando in un vassoio whisky e soda, sigari e sigarette che offr a ciascuno.
Incominciarono una saltuaria conversazione sopra la commedia rappresentata quella sera, e Heathcote osserv ironicamente ch'egli non la poteva soffrire ma che era proprio quello il genere di lavori teatrali che il pubblico voleva in quel momento. Mescendo per s un whisky ghiacciato e soda soggiunse, rivolgendosi a Bob Herries, che da quando era finita la guerra era divenuto cos difficile riempire un teatro come riempire una chiesa.
Il pubblico detesta di essere invitato a pensare come di essere chiamato a pregare: gli ci vogliono scosse violente, sensazioni crudeli, quella specie di stupidaggini che fanno ridere gli studentelli. La pura commedia non ha affatto fortuna; la tragedia naturalmente lascia vuota la sala. Soltanto le operette e le buffonate se vi si creda sottinteso qualche impudicizia sono le sole cose che attraggono, oltre alle opere liriche che offrono largo campo alla vacuit della ragazza che sta al banco della cioccolata.
Bob Herries osserv che le produzioni di Barrie erano ancora una miniera d'oro; e ne segu una discussione nella quale il benevolo ottimismo del rettore gareggi col satirico pessimismo dell'artista drammatico. Interloqu anche la signora Herries e Viviana due o tre volte dov pur dire la sua, ma Clive rimase zitto, ascoltando e fumando una sigaretta. Heathcote non si attent a fargli prender parte alla discussione, ma lo guardava spesso coi suoi occhi penetranti, avvivati per la scena, che sembravano luccicare d'inquisizione intellettuale. Il viso che Heathcote aveva bianco di suo era reso ancor pi bianco artificiosamente; le sue labbra sottili e flosce erano ritoccate col carminio; le mani strette, con le dita lunghe; lente nei gesti significativi erano spalmate di qualche cosa che sembrava una densa polvere. E tutta quell'impiastricciatura unita al suo rozzo vestito da campagna e agli scarponcelli di cuoio marrone, vista in mezzo a volti semplicemente naturali, perch n la signora Herries n Viviana si dipingevano, dava a quell'uomo uno strano aspetto inverecondo, accresceva la sua espressione particolare, sembrava sottolineare la sua intensa originalit.
Ora la discussione si allargava in una considerazione dello stato delle cose dopo la guerra, ed Heathcote osserv che il conflitto che ancora poteva dirsi recente aveva addirittura alterato il carattere di migliaia di giovani. Poi si ferm e gir lo sguardo per la stanza.
Vedo che avete nella vostra mente qualche cosa di ben definito, disse Bob Herries.
S, ed ecco che cosa penso: quelle migliaia di giovani si sono avvezzati a un'orrenda prova prolungata per anni, alla prova di sopprimere, di sbarazzarsi della vita altrui: ci  stata la loro mira, il loro compito da un anno all'altro: e questo li ha alterati profondamente. I soldati nascondono tutti un segreto cambiamento morale che  tremendo: hanno perduto il rispetto per la vita umana, quel rispetto che  proprio dell'uomo civile.
Mentre diceva quelle ultime parole accadde ch'egli tornasse a guardare, fosse per caso o no, Clive Baratrie; e immediatamente parve ch'egli si ricordasse di qualche cosa, poich si affrett a soggiungere con un sorriso che per un momento cambi affatto il suo volto:
Forse non avrei dovuto esprimere questa mia idea in presenza di un soldato.
Perch no? fece Clive. Un'accusa cos generale non pu dicerto esser risentita personalmente.
Mentre parlava egli addentrava lo sguardo negli occhi artificiosamente ingranditi dell'attore.
Oh, io non intendevo che le mie parole fossero un'accusa: constatavo semplicemente un fatto che costituisce e che costituir una grande differenza per il nostro mondo.
Vi fu un momento di silenzio, durante il quale probabilmente tutti quelli che erano nella stanza avevano lo stesso pensiero. Nella sua considerazione Heathcote aveva fatto senza volere una "gaffe" o aveva parlato con malizia imperdonabile? Il silenzio fu rotto da un colpetto alla porta che dava nel corridoio.
Avanti! disse con voce sonora l'attore.
La porta si schiuse e una vocina gorgheggiante, melodiosa annunzi:
C' soltanto la mia piccola persona.
Oh, passate, passate, signora Dews! disse Heathcote alzandosi.
La sua prima attrice affacci allora la vaga testa che sapeva gi chi guardare.
Davvero? Posso dunque passare? Non sono di troppo? Capisco che disturbo.... Sono proprio confusa. Non sar meglio che me ne vada?
Via, non fate tanti complimenti, disse Heathcote con uno sguardo ironico.
La signora Dews obbed e mise in evidenza un viso pieno di tragica bellezza e d'impudica espressione, una maravigliosa aureola di capelli di un color nocciuola dorato, e un personale che quasi in ogni sua flessuosa movenza sembrava offrirsi a qualcuno.
Questa  pretta curiosit, ella disse sempre con voce gorgheggiante.
Clive s'irrigid: l'attrice guardava lui.
Io voglio conoscere, conoscer proprio.... un ecclesiastico.
Ella fece un movimento strisciante, molto grazioso ma piuttosto inverecondo, che la port proprio difaccia a Bob Herries.
Voi siete un ecclesiastico, non  vero? Uno degli attrezzisti, sapete, Willy, quello che chiamano Slow Gin Jack....
Ho capito.
Ebbene Slow Gin Jack mi ha giurato che siete il rettore di....
Slow Gin Jack non ha sbagliato, disse Bob sorridendo. Sono proprio un uomo di chiesa.
Come mi fa piacere! Volete presentarmi, Willy?
 proprio necessario adesso? Via, facciamo anche questa.
E Heathcote present le quattro persone alla signora Dews che pareva andar proprio in visibilio.
Mi sembrate tutte persone cos intelligenti e maravigliose, ella disse. Voi, signora Baratrie, non siete famosa nel giuoco del pallone?
Ho paura di no, disse Viviana sorridendo.
Ma Slow Gin Jack mi ha assicurato di s. Dice che scrivono sempre di voi in un giornale intitolato: Odds and Ends:  vero?
Non conosco codesto foglio.
Ma certo vi siete fatta distinguere in qualche cosa forse nel giuoco dei giunchetti?
Mia moglie  una giocatrice di tennis, disse recisamente Clive.
La signora Dews lo guard con attenzione.
Ah, ecco! ella esclam. S, quello  un bel giuoco.... Si possono fare dei doppi e dei misti.... Willy, posso mettermi a sedere?
Sicuro.
E anche voi potete sedere, ella disse a Clive.
Gli fece premurosamente posto nell'angolo di un sof rosso e gli sed accosto, quasi protendendosi su lui; e abbassando la voce a un mormorio lieve e quasi sensuale cominci a discorrer con lui come se fossero soli in una grotta.
Il suo interessamento per gli ecclesiastici, nonostante la sua enfatica asserzione, era evidentemente fugace quanto era stato per un momento intenso. Slow Gin Jack dal suo bagaglio di cognizioni le aveva forse dato qualche informazioncina che la spingeva pi verso Clive; ed ella non lasci andar Clive, n alz la sua graziosa voce sino a che non si ud bussare alla porta e s'intese gridare:
Signora Dews:  alzato il sipario.
Anche allora ella continu a discorrere e a protendersi verso Clive, tanto che il suo seno toccava quasi il petto di lui.
Badate di non farvi di nuovo aspettar sulla scena, signora Dews, disse Heathcote piuttosto ruvidamente.
Sono sicura che il pubblico  contento di aspettarmi, rispose lei. L'attesa acuisce il desiderio, accresce il rapimento nel veder ricomparire un'attrice ch'esso adora.
Tuttavia ella si alz insieme a Clive, e tenne delicatamente la mano di lui nella sua, bisbigliando:
Questo  un affare! E il migliore che abbia fatto a qualsiasi vendita, Hill House, Campden Hill, la casa con un pavone dorato incastrato nel cancello di ferro.
Poi strisci intorno agli altri.
Sono ben lieta di aver fatto la conoscenza di voi tutti, sebbene mi abbiate fatto sentire tutta la mia meschinit.
Si avvicin a Viviana e le disse stringendo l'occhio:
Legger Odds and Ends cominciando da stasera, poich voglio seguire la vostra carriera come campione. E un giorno o l'altro, quando vi sar la grande gara a Hurlingham.... o altrove, verr a vedervi giocare.
Volse la sua testa di meridionale verso Bob Herries e mormor:
E ora posso dir di conoscere, di conoscer proprio un uomo di chiesa. Perch lo siete davvero, eh?
Ma sicuro, signora Dews: non c' da sbagliare.
E voi siete sua moglie? ella fece rivolgendosi alla signora Herries. Com' sorprendente tutto questo!
Ma via, Monkey, dovete entrare in scena! Andate, andate! disse Heathcote quasi imperiosamente.
Ma sentitelo!  sempre cos lui. Un guardiano di schiavi! Ci mette proprio nell'inferno!
E dopo quelle care parole l'attrice disparve.
Dobbiamo andarcene noi pure se vogliamo sentirla recitare, disse la signora Herries. Com' stata graziosa la sua sorpresa nel sentire che ero proprio vostra moglie, Bob, che non rappresentavo questa parte soltanto stasera, come avrebbe potuto anche darsi. Andiamo, dunque: mi dispiacerebbe non sentire la fine dell'ultimo atto.
Mia cara amica! Non intenderete mica dire che questa commedia v'interessa? disse Heathcote.
Ma s.
Davvero? Ma aspettate un minuto, voglio dirvi una cosa: due persone di grido verranno a cena con me da Ciro alle undici e mezzo, e avrei piacere che voi tutti.... e i suoi occhi acuti andarono a Clive, che voi tutti veniste con noi.
 impossibile, Heathcote, bench il vostro invito ci sia quanto mai gradito, si affrett a dire Bob Herries con voce gentile ma ferma. I signori Baratrie cenano con noi in piazza Sant'Egidio stasera: io ho bisogno di conversare un po' con Baratrie.
Oh!
Il viso dell'attore si rabbui a un tratto.
Badate, Baratrie, egli soggiunse, state attento che il rettore non costringa anche voi a predicare. A me  toccato farlo.... e non pi tardi di oggi.
Lo so, me lo ha detto mia moglie.
Oh.... mi avete udito, signora?
E guard Viviana.
S, e con molto interessamento.
Spero che.... il mio modo di porgere....
Signor Heathcote! chiam una voce nel corridoio su cui dava la porta.
L'attore riprese il cappello che aveva posato sulla scansia delle porcellane, si eresse, s'impett e riprese il suo aspetto professionale.
Bisogna ch'io vada. Mi rincresce che non veniate a cena. V'erano due celebrit non artisti: sir Douglas Haynes, il magistrato illustre e Barnaby, lo scrittore. Lo conoscete Chisholm Barnaby, Herries?
S, un pozzo di scienza e un uomo pieno di spirito.
Bravo, proprio cos: un pozzo di scienza a cui si torna sempre volentieri ad abbeverarsi.
Salut tutti, poi a Clive disse particolarmente:
Spero che uno di questi giorni verrete a far colazione con me al Garrick: sceglierete voi il giorno.
Grazie, disse Clive con molta riservatezza, ma con la bocca sorridente.
Signor Heathcote! torn a gridare la voce.
L'attore apr la porta e sgusci via con un movimento che ricord a Bob Herries quello di un levriero.
Quando la rappresentazione fu terminata, Bob Herries disse:
Baratrie, spero che a voi e a vostra moglie non sar dispiaciuto che vi abbia invitato a cena io, prima di farvi accettar quella di Heathcote. Mi figuro che non vi rifiuterete di venire.
Anzi sar un piacere per noi, non  vero, Vi?
Certo! ella disse con uno sguardo riconoscente a Bob Herries.
Ma vi sar qualche cosa da potere offrire, Bob? domand un po' inquieta sua moglie, infilandosi il suo mantello piuttosto logoro.
S, s; ho avvertito Caterina che probabilmente saremmo in quattro: sapevo che in teatro non vi sarebbe tempo di discorrere, come desideravo fare con Baratrie.
Trovarono un taxi che mosse lentamente, attraverso la nebbia, per piazza Sant'Egidio. Mentre scendevano dinanzi al rettorato, Clive disse:
Potremo poi trovare un veicolo che ci riconduca a casa?
S, v' un posteggio qui alla svoltata.
Che cosa far questa nebbia? Se non raffittisce sar possibile andare, ma altrimenti....
Mentre parlava, Clive guardava Viviana.
Rimettiamoci al caso, disse lei.
Va bene.
Pagato lo chauffeur entrarono in casa.
Viviana sal un momento con la signora Herries e Clive e il rettore furon lasciati soli insieme.
A proposito, Herries, disse Clive, e v'era o almeno parve al suo ospite, come un'ombra di sospetto nella sua voce, avete detto a Heathcote di aver da dirmi qualche cosa.
Ho detto che avevo bisogno di parlar di qualche cosa con voi.
Ne avremo l'opportunit stasera?
Potremo fare una buona fumatina dopo cena se per una volta non v'importa di andare a casa tardi. Mi sono figurato che ne aveste abbastanza di Heathcote, per cui ho fatto meglio che potevo.
Clive lo guard fissamente: il primo sguardo fu duro, quasi diffidente, fu uno sguardo che sembrava cercasse di sviscerare il pensiero del rettore; ma poi si addolc, bench non fosse men fermo, e Clive disse:
Io credo che voi cerchiate di far sempre il meglio per gli altri. Ma perch avete pensato cos?
Non era la verit?
S, ma come potevate saperlo?
Certe cose s'intuiscono: io ne intuisco una quantit riguardo a voi. Ricordatevi che fui con voi durante i vostri giorni torbidi.
Oh, non lo dimenticher mai! disse Clive.
Parlava con sentimento, eppure nella sua voce v'era una specie di sostenutezza.
"Qui v' una porta che bisogner forzare," disse fra s Herries.
Frattanto scesero anche le due signore e tutti andarono nella sala da pranzo dov'era la cena casalinga che Caterina e la cuoca erano riuscite a mettere insieme.
A tavola la conversazione fu vivace: bench Bob Herries avesse avuto una giornata molto faticosa e fosse stanco, il suo altruismo lo sostenne. Egli aveva la straordinaria possibilit di dissimulare in qualsiasi circostanza, e quando la sua mente aveva qualche cosa che l'occupava con intensit, egli riusciva a dimenticare qualsiasi bisogno fisico. Gli era poi quanto mai caro trovarsi in buona compagnia e godeva, quasi come un ragazzo, del riposo faticosamente guadagnato. Il suo buon cuore aveva per fratello il cuore allegro. Egli aveva fede che la religione facesse l'uomo felice e la mestizia dei suoi occhi proveniva dalla piet per la copia del dolore ch'egli vedeva intorno a s e per l'ansia di soccorrerlo, non da una qualsiasi sua angustia particolare.
Bench la cena servita fosse piuttosto semplice, Bob Herries stapp una bottiglia di sciampagna, avendogli uno dei suoi accoliti, o meglio assistenti, colonnello nelle Guardie Scozzesi, mandato di recente una dozzina di bottiglie di quel vino sulla cui sincerit si poteva contare; e il rettore non esit a mescerne un bicchiere anche per s e veramente lo sciampagna era squisito. Il fuoco (Caterina si lodava da s delle sue belle fiammate) ardeva nell'ampio caminetto; le pesanti tende chiudevano fuori la notte e la nebbia. Nella stanza non v'era nulla di elegante: l'illuminazione e le dorature delle sale Ciro sembravano molto lontane di l, proprio in un altro mondo, in un mondo meno reale, ma certo meno stabile e meno sicuro di quello a cui appartenevano la signora Herries, Bob col suo ciuffo e il loro rettorato. Ma i discorsi erano schietti come quel vino sincero, spontanei come le bollicine che spumeggiavano nei calici.
Un'ora vol con la rapidit delle cose felici e per Clive fu un'ora eccezionale, poich vi conobbe la serenit naturale di una casa in cui l'animo dei due che vi regnavano era perfettamente all'unisono. Spesso nell'avvenire egli avrebbe da ricordar quella casa come una delle belle realt nelle quali i pessimisti ostentano di non credere.
Il suono dell'orologio della chiesa di Sant'Egidio, che si diffondeva largo e pacato, richiam a un tratto l'attenzione di Clive, mentre egli non si era affatto accorto quando un quarto d'ora innanzi era scoccata la mezzanotte.
Comincia a farsi tardi davvero, egli disse rivolgendosi a Viviana.
La signora Herries diede una rapida occhiata a suo marito e si alz.
Fate una fumatina di un quarto d'ora accanto al fuoco, voialtri due, ella disse a Clive, poi vi lasceremo andare a casa: quando ci volete ci troverete nello studio.
Ed ella pass placidamente il braccio grassoccio in quello di Viviana e usc con lei dalla stanza, sembrando pi bassa e rotonda del solito accanto al personale di Viviana che non aveva ancora perduto la sua snellezza.
Quando esse furono uscite e la porta fu chiusa, Bob and a prendere una scatola di sigari non comuni di cui un parrocchiano, non il colonnello delle Guardie Scozzesi, gli aveva fatto dono; offrendoli a Clive, egli disse:
Io rimango fedele alla mia pipa: mettiamoci a sedere accanto al fuoco: vi rincresce se diminuisco un po' questa luce?
No davvero.
Herries spense le lampade della sospensione appesa sopra la tavola e si pieg sulla pipa che aveva presa sul piano del caminetto. Ora egli assumeva un aspetto molto grave: forse, nonostante la cena e lo sciampagna, cominciava a sentir lo sforzo e la fatica di quella lunga giornata.
Clive accese un sigaro e sed in una delle logore poltrone che erano ai lati del caminetto. Di l egli alz lo sguardo sull'ometto rimasto in piedi presso di lui, bianco di carnagione e coi capelli indomiti per natura, e cominci a fantasticare su lui. Quando vide che la pipa di Herries tirava bene, Clive disse:
Di che cosa volevate parlare con me?
Il rettore replic con una domanda:
Posso far nulla per voi, Baratrie?
Come sarebbe a dire? In qual modo?
Bob Herries si mise a sedere nell'altra poltrona, allung le gambe, accavall i piedi, e sospir.
Voglio dirvi la verit, soggiunse dopo un momento. Noi non ci vediamo molto spesso.... e non ci conosciamo nemmeno proprio bene. Non  molto facile conoscerci, Baratrie, ma possiamo fraternizzare. Vi dir dunque ch'io vi ho veduto passare fra gravi tribolazioni e che per questo, piaccia a voi o no (probabilmente non vi far piacere) bisogna che in certo modo io rimanga sempre in intimit con voi.
Clive si mosse e appoggi un braccio sul bracciuolo della poltrona.
 cos, riprese il rettore, non posso a meno di farlo, e dovete perdonarmi.
Perdonarvi, mio caro Herries?
S, s; non soltanto i peccati hanno bisogno di perdono: e poi capisco da me che sono un po' entrante: mi cacciai da me nel vostro angoscioso tormento e in quello di vostra madre, bench la conoscessi appena: sapevo anzi che gli ecclesiastici non erano nel suo lunario. Voi poi vi conoscevo ben poco; eppure mi ficcai in mezzo a voi e vi sono rimasto.
Perch lo faceste?
Forse perch ho sempre provato il desiderio di far qualche cosa per la gente, e le cose non andavano davvero tanto bene n per voi n per lei.
Andavano anzi parecchio male.
Dopo un po' di silenzio Clive soggiunse:
Avete veduto mia madre di recente?
La settimana passata.
Clive lo guard in viso, ma tacque.
Bisogna che vi dica una cosa, continu lentamente Herries tra una buffata e l'altra di fumo, bisogna che vi dica quanto vi ammiro per la lotta in cui vi siete impegnato.
Quale lotta? domand Clive con voce a un tratto indurita.
V'irrita sentirmi dire cos, ma voi sapete che cosa io intendo di dire. Mi fu dato conoscere la vostra forza d'animo durante il processo e quando esso si avvicinava a termine; ma in certo modo io credo che questa sia una faccenda ancor pi difficile a mandare avanti:  meno concreta.... pi vaga. Voi non sapete quando certe cose avverranno.... non v' certezza: e appunto ci  pi tremendo.
Bob Herries parlava ora come se pesasse le parole, quasi come se parlasse a se stesso, escogitasse qualche cosa per se stesso.
Io non so come potrei affrontare una tal cosa, come potrei cavarmela in un caso simile, soggiunse alzando il capo.
In un caso simile? disse Clive piuttosto rudemente. Non  questione di fare in un modo piuttosto che in un altro.  impossibile. Potete capirlo, vero? Com' possibile che io sia mai altri che Clive Baratrie, l'uomo che fu accusato di avere ucciso una donna? Il mio unico scampo, come io lo vedevo in principio, era di cambiar nome e di allontanarmi e cominciare una nuova vita.
Avevate pensato di far questo?
Volevo farlo, ma Viviana si oppose.
Quello sfogo di franchezza in un uomo di solito cos riservato, anzi chiuso, sorprese Herries; ma egli dissimul la sua sorpresa.
Viviana ha alti ideali, disse Clive. Non  una donna comune: oggid pu esser ridicolo parlar di eroismo.... non dico di quel che i giornali fanno passare per eroismo, ma intendo dell'eroismo vero che non  semplicemente fisico, ma altres morale e spirituale: pu sembrar cosa ridicola dirlo, ma mia moglie ha veramente qualche cosa di eroico in s; ed ella ha voluto essere eroica anche per me: ella cerc gi di trarmi in inganno sulla sua serenit anche prima che fossimo sposi, e in certo modo vi riusc, anzi vi riusc proprio; ma devo essere stato cieco a non accorgermi del suo eroico sforzo. Ora per, da quando siamo uniti, ho aperto gli occhi: capisco che Viviana sarebbe venuta in qualsiasi luogo con me, avrebbe abbandonato tutti e tutto per me, bench asserisse di non desiderarlo, di rifuggire invece dal farlo. La pi cara donna pu fingere in certi momenti, Herries: ci che ha fatto, lo ha fatto per me allo scopo di ritemprarmi l'animo, di rendermi pi forte di quel che altrimenti non sarei stato. Ecco dove sta il male: noi abbiamo raggiunto i limiti della nostra possibilit e perch le cose andassero bene dovremmo vivere dentro di essi; invece io oltrepasso i miei, sempre: ci pu sembrare un'assurdit, una cosa impossibile, un'asserzione che suona menzogna: ma vi giuro che  proprio vero.
Ma spesso noi c'inganniamo nel giudicare quali possano essere i nostri limiti: non pu darsi che abbiate mal calcolato riguardo ai vostri?
Non capisco bene che cosa intendete di dire.
Noi siamo spesso meno, molto meno circoscritti di quel che supponiamo: talvolta pensiamo di avere in noi soltanto "un'aurea mediocrit", mentre veramente v'abbiamo il Cielo o l'Inferno.
L'Inferno.... s! disse Clive.
E per un momento Herries vide a nudo il sembiante di quell'uomo: fu un attimo, ma il rettore cap che non lo avrebbe mai potuto pi dimenticare. Egli aveva sorpreso in Clive uno sguardo che era stato come un grido d'aiuto, il grido dell'anima. Bench egli avesse indovinato qualche cosa dell'abbattimento di spirito del suo ospite, ne rimase colpito: a un tratto egli cap come poco avesse sospettato la verit del dramma intimo di Clive Baratrie; ed egli si sentiva preso come da un puerile sgomento, quasi pieno d'imbarazzo.
Che cosa intendete di fare?
Quella domanda per quanto semplice gli era uscita dalle labbra senza ch'egli avesse coscienza di averla formulata nella sua mente.
Di fare? Che cosa posso fare se non andare avanti, semplicemente andare avanti?
Ma voi dite che vivete oltre i vostri limiti; e allora un giorno o l'altro la tensione, lo sforzo, saranno in voi insopportabili, non  vero?
Probabilmente.
Clive tacque per un momento; poi, come colpito da un pensiero, disse:
Ricordatevi ch'ella non deve mai sapere: mi fido di voi, Herries. Io non ho mai voluto parlar di questo a chicchessia. V' anche un bambino per via.
E allora non miglioreranno le cose?
Lo credete forse? Sar un gran vantaggio per mio figlio avermi per padre?
Ma codesta  una mentalit morbosa, Baratrie! disse Herries con subitaneo impulso. Non rimane nessuna macchia di cui possa vergognarsi un uomo incolpato della cosa sia pur la pi orrenda, quando l'accusa fu dimostrata falsa. Noi ne parliamo come se fosse vera.  un'ubbia la vostra: voi avete tutto il diritto di tenere alto il capo come qualsiasi altro uomo.
Non lo tengo forse?
Voi intendete ci ch'io voglio dire: poi alla fine l'orgoglio del corpo  poca cosa: il vero orgoglio dev'esser nella mente e nell'animo.
Tutti hanno messo a nudo la parte pi intima di me, Herries. In qualunque luogo io vada col mio nome, gli sguardi della gente penetrano in me; ogni estraneo pu fissare il mio marchio. L'uomo pi volgare, pi animalesco si diletta di quel "fattaccio" che mi riguarda. Voi assisteste al processo.
S, capisco; ma perch occuparvi di quel che sa o pensa la gente? Non vi riesce di ergervi e dire fra voi: "Poi alla fine non possono farmi nulla. I loro stupidi o sozzi pensieri non mi toccano". Io penso spesso che v' soltanto una vera emancipazione: soltanto l'uomo che non si cura affatto della pubblica opinione, che non bada alla lode o al biasimo di se stesso,  un uomo libero.
Siamo d'accordo: ma trovatemelo un uomo cos, Herries.
In ogni modo voi siete troppo sensibile, disse il rettore, e v'era una lieve durezza voluta nella sua voce. Questa  proprio una debolezza, se volete perdonarmi ci che vi dico, e io credo che voi possiate vincerla.
Come?
Come  fatto ogni sforzo mentale? La questione della volont  un gran mistero, ma voi ammetterete di sicuro che noi possiamo fare e facciamo sforzi di volont.
Oh, s, ne so qualche cosa!
Mio caro.... perdonatemi!
Bob Herries si alz e rimase in piedi presso il fuoco.
 tremendamente difficile a chiunque di comprendere le pene degli altri uomini, egli disse. Io non credo di riuscirvi molto sebbene Dio sa quanto mi ci sforzi; e di nuovo mi sforzer; anelo di esser d'aiuto: ho proprio bisogno di dare aiuto.
Lo so benissimo.
Lei.... vostra moglie.... voglio dire, la fede ch'ella ha in voi non v' di sollievo? Avrei creduto di s:  una splendida creatura, mi pare.
Oh, s! disse Clive, e v'era nella sua voce una nota profonda. Ma avevo io diritto di sposarla? Ella  costretta a portar dappertutto il mio nome maledetto: vi pare una cosa bella per una tal donna?
Ma lei ha voluto cos, desidera che sia cos; sicuro che  una cosa bella: una donna che ama un uomo si gloria di sopportare qualche cosa per lui.
Ella ha fatto un sacrificio a sposarmi: io ho posto nella sua vita la necessit di sopportare.
E anche codesta  una bella cosa! esclam il rettore nel suo impulsivo modo infantile. Le avete dato la possibilit di mostrar la sua forza d'animo: per amor del cielo, non ve ne lagnate! -
Clive arross e il volto riprese la sua maschera.
Via, vincetevi, Baratrie, vincetevi! Inalzatevi e cercate di trarre il meglio che potete dal vostro tremendo caso. Capisco che  molto facile discorrere per un uomo come me che non ha il vostro fardello sul dorso. Ma io vi vidi durante il processo; so di quel che siete capace, e non vedo perch dobbiate abbattervi: potete trarre da voi stesso tutta quella energia che vi  necessaria. A voi non parr, a voi sembra di aver gi fatto tutto lo sforzo che vi era possibile, di essere ora completamente esaurito: non  cos?
Pu darsi.
Siete irritato con me di avervi parlato con tanto dura schiettezza?
Dopo una lieve pausa Clive disse:
No.
Meno male. A volte ho paura di mancare un po' di tatto; ma la mia intenzione  buona.
Disse quelle parole con tale intenso e ingenuo fervore, che Clive non pot a meno di sorridere.
Io vi stimer sempre un rianimatore, Herries, egli disse alzandosi e posando un piede sulla ringhierina della lastra metallica posta dinanzi al caminetto.
Certo si possono sempre commettere grandi errori a entrare nei fatti degli altri, disse Herries, e io non ne vo esente. Anzi direi che con voi ho sbagliato: ma sento che voi siete un uomo di grande forza, nonostante la vostra sensibilit, e prevedo che in qualche modo ne uscirete.
Io non so vedere via di scampo.
C' una via di scampo per ogni cosa.
Non saprei come potreste provarmi la verit di ci che dite.
Ecco: potrebbe operarsi in voi, come in ogni altro essere umano, un cambiamento nel modo di sentire (cosa che i mistici hanno chiamata un cambiamento di cuore). Voi non potrete dicerto negare che un tal cambiamento sia possibile in ogni essere umano sino a che vi  vita e salute.
Cosicch lo scampo potrebbe trovarsi in un cambiamento di cuore? disse Clive con una specie di rattenuta ironia.
Il pi grande, il pi maraviglioso di tutti i cambiamenti.
S?
Un cambiamento che rinnuova un uomo.
Ah!
Lo porreste forse in dubbio?
Io non credo che ci possiamo mai completamente spogliare del nostro vecchio io.
Baratrie, voi avete attraversato una massa di cose, ma ve ne sono altre, e potenti, che non avete ancora provate; vi sono glorie che voi potete esser destinato a conoscere.
A un tratto gli occhi di Bob Herries brillarono; per un istante egli parve addirittura trasfigurato. Poi il fuoco si spense e presso il focolare rimase il calmo e placido ometto che si accarezzava con la sinistra il ciuffo e presentava un aspetto vispo e un'espressione quasi infantile.
Sar meglio che andiamo a ritrovare le nostre spose, egli disse.
S, mi par tempo: ci avviciniamo al tocco.
E domattina io devo essere presto in piedi.
Chi sa com' la nebbia adesso?
Guardiamo un po'.
Herries and alla finestra, tir le tende, apr le imposte, poi i vetri.
Non mi riesce di veder nulla.
Devo spengere un momento la luce?
S, fatemi il piacere: cos si capir meglio.
Clive gir la chiavetta e spense la lampada.
Ho paura che la nebbia sia molto raffittita, disse Herries.  un brutto affare: non so come potrete andare a casa. E toss. Ci si sente quasi soffocare.
Richiuse i vetri.
Sarebbe meglio andare a vedere alla porta d'ingresso, disse Clive. Bisognerebbe proprio che andassimo a casa, se  possibile.
Ma quando aprirono la porta d'ingresso si accertarono tutt'e due che con quel buio era impossibile camminar per la strada. La nebbia aveva addirittura preso possesso della citt addormentata; non si vedeva nulla; e il mistero della nebbia avvolgeva anche loro, sembrava saltar loro alla gola come per tentare di strangolarli.
Herries chiuse la porta.
Dovrete rimaner da noi stanotte: potremo accomodarvi qui.
E cos accadde che Clive e Viviana dormirono nel rettorato, e la mattina dopo fecero colazione nella sala da pranzo, vestiti da sera.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
L'Anno Nuovo era spuntato freddo e ventoso, e molta gente fortunata che poteva permettersi il lusso di vivere dove voleva, si preparava a lasciar per un certo tempo l'Inghilterra. I treni della Riviera erano stivati; le cabine sui piroscafi che fanno la spola fra Marsiglia e la costa settentrionale dell'Affrica erano prenotate molti giorni innanzi: gli alberghi dell'Italia meridionale e della Sicilia si riempivano. I giornali che ragguagliano di ci che fa la gente ricca e oziosa erano pieni di notizie brillanti sui suoi spassi nei bei luoghi soleggiati: vi narravano di colazioni all'aria aperta fatte in comitiva ad Algeri, di partite di golf a Cannes sotto il fulgido cielo turchino, di abiti bianchi e di ombrellini sulla terrazza di Montecarlo, di lawn-tennis a Nizza, a Mentone, a Hyres.
Molti bauli venivano preparati a Londra, pronti per una fuga nel sole; fra gli altri quello di Jim Gordon. Jim doveva trovarsi a Cannes fra tre giorni per prender parte a un torneo importantissimo di tennis, poi doveva prender parte ad altre gare nei paesi principali della Riviera, rimanendovi sino all'ultima settimana di aprile. In quella settimana aveva combinato di giocare a Marsiglia prima di ritornare in Inghilterra per la stagione estiva del tennis: starebbe dunque fuori quattro mesi, giocando, sempre giocando.
Arc Denys cerc di parlare ancora una volta con Jim prima che quest'ultimo partisse, e port con s un biglietto di Viviana. Arc avrebbe passato un mese sulla Riviera ma un poco dopo, e doveva giocare in qualcuna delle principali gare, ma non poteva lasciare la Banca sino ai primi di marzo. Naturalmente non v'era nemmen da pensare che anche Viviana potesse andare: ormai aveva detto addio al lawn-tennis: nessuno avrebbe potuto prevedere quando l'avrebbero vista di nuovo giocare.
Evviva, Jim! disse Arc, entrando nel salottino di Gordon in Cork Street dove il suo amico aveva un minuscolo quartierino ammobiliato. Ho saputo da Mac Quin che avete gi fatto le valige. Sarei ben contento di venir con voi; ma mi son reso cos straordinariamente utile nella Banca che non possono ormai far senza di me; l dentro ci vuol qualcuno che abbia proprio la testa sulle spalle, sapete! Ecco, Jim: Viviana mi ha dato questo per voi.
Jim stese la sua mano forte e nervosa e prese il biglietto.
Volete un sigaro?
Graditissimo il sigaro.
Bevete qualche cosa?
No, grazie:  troppo presto per me, disse Arc lievemente sorpreso.
Erano appena passate le quattro; gi cominciava a farsi buio, le tende erano stese sulle finestre di Jim; la luce elettrica accesa: ardeva un buon fuoco.
Jim apr il biglietto e lo lesse, in piedi, con le spalle voltate al fuoco, mentre Arc, sprofondato in una poltrona, traeva buffate dal suo sigaro e guardava altrove. Egli ud il fruscio della carta mentre Jim voltava la pagina e fiss la rotondit dei suoi piedi, chiusi nei lucidi stivali neri ben lustrati. Avrebbe voluto guardar Jim, ma non poteva farlo in quel momento. Che quantit di cose non poteva fare! Arc si sentiva irritato contro la vita: non era che un ragazzo e avrebbe voluto che le cose andassero a suo modo; e ancor pi che per s avrebbe voluto che andassero per Jim come voleva lui. Invece, impossibile! Che maledizione!
Viviana mi chiede di passare stasera alle sei da casa sua, per vederla un'ultima volta, disse Jim posando il biglietto come alla rinfusa tra le pipe che v'erano sul piano del caminetto.
Un'ultima volta?
Per salutarsi prima ch'io parta. Telefoner subito che vado.
Difatti and al telefono e si mise in comunicazione con Chester Street; poi ritorn al fuoco.
Dice che Baratrie  assente.
Clive? S:  andato stamattina a Birmingham per non so quali affari: star fuori quasi una settimana.
Arc si rimise il sigaro fra le labbra, lo ritolse, lo tenne in mano, lo guard aggrottando le ciglia, poi scatt in queste parole:
Dio voglia che non torni pi!
Ma che discorsi fate? disse severamente Jim.
Oh, lasciatemi sfogare, Jim: fra noi siamo due anime gemelle. Voi mi avete insegnato tutto quello che so di tennis e la maggior parte di ci che so della vita. Se non posso sfogarmi con voi da chi devo andare? Si fa presto a dire: "Tenete la lingua a freno" ma a forza di buttar gi, si schianta. Voi lo sapete: io cerco sempre di vivere secondo le vostre regole, ma ora che ve ne andate, mi prende come un abbattimento. Poi alla fine, ditemi un po', che cosa serve esser tra noi come fratelli se non possiamo parlar senza veli?
Baratrie  il marito di vostra sorella, mio caro ragazzo, e non dovete dimenticarvene.
Arc avvamp; accadeva sempre che il suo viso s'invermigliasse quando i suoi sentimenti erano in giuoco. Che stizza ne provava! Ma era inutile!
Credete forse che io lasci scorgere ad altri che a voi ci che io.... Mi sono sforzato di vincermi.... Mi accompagnai persino con lui quando fu assolto.
Parlava con una specie di umile pacatezza guardando di straforo il suo amico, non aspettandosi di esser lodato ma soltanto cercando di esser compreso.
E anche dopo, egli prosegu, mi sono sforzato pi che potevo. Non ho mai.... ma, insomma vedo che non volete ch'io parli.
Ma che cosa giova parlare?
Tutti non siamo fatti come voi.
Se voi mi credete diverso dalla grande massa degli uomini sbagliate, caro ragazzo, disse Jim, con una profonda nota di amarezza.
Oh, siete diverso, assai diverso.
Ma che!
Lo dico e lo sostengo, continu Arc, ostinatamente. Non mi sarei mai lasciato guidar da voi se non fosse cos.
Che caparbio!
Jim si volse a prendere una pipa sul piano del caminetto, poi disse:
Dunque, Arc, vi credete una persona cos importante che per voi ci voglia un essere speciale per guidarvi.  tempo che vi mettiate in testa che tanto voi che io siamo due persone comuni, comunissime.
E allora vorrei che fosse come tutti gli altri anche lui.
Chi?
Che domande! Clive.
Daccapo!
Jim trasse una boccata di fumo dalla pipa; la sua espressione si fece severa e parve ch'egli stesse meditando su qualche cosa; poi, come se prendesse una risoluzione, disse:
Ebbene.... se non potete proprio farne a meno, sfogatevi.
Subito subito Arc non parl; se ne stava l, increspando la fronte, come se fosse perplesso, come se non sapesse da che parte rifarsi ora che Jim s'era deciso ad ascoltarlo. Finalmente disse:
Il matrimonio di Vi con Clive  riuscito anche peggio di quel che temevo, Jim.
Come mai? Non fa egli tutto ci che pu per render felice vostra sorella?
La domanda rison severa, e il viso di Jim era ugualmente severo nel farla.
Avete qualche ragione di pensare che.... riprese Gordon.
Oh, no, veramente no! interruppe Arc.
E allora?
Jim, non fate le viste di non capire: voi sapete di sicuro ci che dicono tutti: certo dinanzi a noi la gente non parla ma certe cose si sentono per aria.
Jim sapeva difatti: sapeva come le labbra della gente malmenavano il nome di Clive; egli udiva ci che si diceva nei Circoli, nei salotti, dovunque si riunivano uomini e ciarlavano donne. Nella parte pi lontana come nel centro di Londra, dappertutto, dopo il processo e il consecutivo matrimonio, il carattere, i moventi, i possibili vizi, le probabili passioni di Baratrie, tutto era stato discusso in modo nudo e crudo: era come se egli passeggiasse col corpo nudo fra gente tutta vestita. La sua relazione con la donna uccisa, la signora Sabine, era un osso intorno al quale il mondo aguzzava con accanimento i suoi denti. Era stato assolto dall'accusa di assassinio e la gente, meno le inevitabili eccezioni, la gente che pensava con la propria testa lo credeva innocente; ma la sua persona era ormai di pubblico dominio; e Jim Gordon, che era quanto mai riservato, e in certo modo assai ligio alla convenzionalit, bench fosse spiccatamente originale, Jim Gordon, attraverso il suo amore per Viviana, sentiva orrore per quell'intrusione nella vita di quella coppia.
Che martirio doveva essere per lei!
Povero diavolo, dicevano gli uomini parlando di Clive nei Circoli, se l' cavata bene, ma io non vorrei esser nei suoi panni.
E Jim Gordon non aveva potuto a meno di fremere pensando a Viviana. E ancora fremeva: Viviana era andata a collegare il suo nome con quel nome tremendamente notorio: dovunque ella andava le mettevano tutti gli occhi addosso come moglie di Baratrie. Era una cosa orrenda secondo Jim, ma egli non intendeva affatto di dirlo ad Arc.
Non v' da farci nulla, disse semplicemente.
E ora ha dovuto abbandonare anche il lawn-tennis, disse Arc addirittura esasperato. Che sozza cosa la vita!
Quanto al tennis.... mi par naturale....
Intendete dire che avrebbe dovuto lasciarlo anche sposando un altro?
Ma sicuro; se  questo tutto quello che avete da confidarmi, ragazzo mio, non  molto, via, e non so davvero perch ve la prendiate tanto.
Sono stato uno sciocco a venir da voi sperando di esser compianto, disse Arc quasi con irritazione.
Poi a un tratto cap chi fra loro due meritava d'esser pi compianto e soggiunse, col viso acceso da segreta vergogna:
Sono dolente, Jim....
Andiamo, andiamo!
Fatto sta che io sono un debole, che non ho la vostra possibilit di rintuzzare....
Siete ancor troppo giovane.
E poi avevo previsto una vita cos diversa per Vi. Doveva essere campione inglese, lei, poi campione mondiale. Doveva battere la Lenglen, e, Jim, voi siete l'unico a cui io possa far questa domanda....
Ebbene?
Credete proprio che Vi sia felice con Clive? Pu esserlo?
Perch no? Non avete stima di lui?
Non dico questo;  sempre pieno di attenzioni per me, per noi tutti: ma non  del nostro tipo, non vi pare?
Del nostro tipo?
Vorrei che capiste quello che voglio dire: non  soltanto per ci che la gente dice di lui, non  soltanto per quello ch'egli ha attraversato.... Anche senza questo, mi pare di un altro genere di noi.
Volete dire che  un po' pi avvenente, pi fuori dell'usuale di quel che non siamo noi? Questo posso ammetterlo.
Arc guard il personale alto, muscoloso, splendidamente atletico del suo amico, poi la spiccata bellezza del volto di lui; ma in quel momento Arc non pensava al fisico di Jim, ma a qualche altra cosa di Jim, a qualche cosa del suo morale: Jim aveva una doppia forza, secondo Arc; c'era veramente qualche cosa di eroico in lui.
Siete curioso, sapete, a parlar di voi come di una persona usuale, riprese Arc, mentre tutti sanno....
Ci che ciascuno sa, o dovrebbe sapere,  che un individuo che non  buono ad altro che a far qualche giuoco  un ordinarissimo prodotto della vita inglese.
E tutto quel che faceste durante la guerra?
Oh, per carit, non ne parlate nemmeno, disse Jim con enfatico disdegno.
Ebbene: che cosa fa Clive, ditemi un po'?
Per lo meno si guadagna da vivere, rispose in tono asciutto Jim.
Ci detto egli fece qualche cosa che sorprese Arc: and a un armadio, tir fuori una bottiglia e si mesc un whisky parecchio denso: mentre vi aggiungeva un po' di soda disse, come a spiegare quell'insolito procedimento:
Ho preso una piccola infreddatura; butter via tutti questi intrugli appena me ne ander sulla Riviera.
Bevve a lungo, poi soggiunse:
Baratrie si guadagna da vivere, e io no.
Va bene; ma non intenderete mica di non prender parte ai tornei?
No davvero! Ma a che serve passar tutta la vita a buttar palle? Tante volte mi vien la voglia di smetterla, ma che altro sarei buono a fare?
Ma voi siete uno dei nostri campioni, disse Arc, inorridito. Potete aspirare alla Coppa Davis.
Grande cosa, eh? fece Jim. Un eroe del lawn-tennis, figuriamoci!
Non avrei mai pensato di sentirvi discorrer del tennis a codesto modo, disse Arc stupefatto. Quando soleva giocar Vi non disprezzavate a codesto modo il tennis; quando addestraste me seguivate sempre la linea che....
E cos farei ancora, lo interruppe Jim. Qualunque cosa imprendiamo, dobbiamo proporci di vincere; dico soltanto che i giuochi e gli esercizi sportivi non meritano tutto quel chiasso che si fa intorno ad essi; lo dico e lo penso.
Arc diede una guardata alla bottiglia del whisky e poi al suo amico. L'animo di Jim doveva davvero esser prostrato; in ogni modo Jim non era pi lui nemmeno fisicamente: pareva un tantino ingrossato, un tantino pi colorito del solito; e quando la gente non sta proprio bene dice a volte certe cose che non pensa neppure.
Non vi sentite a modo vostro? si lasci sfuggire Arc.
Jim gli diede un'occhiata che al giovane parve curiosamente sospettosa: non si ricordava di essere mai stato guardato a quel modo dal suo amico.
Perch non dovrei sentirmi a modo mio? disse Jim quasi in tono di sfida.
Non avete detto poco fa di aver preso un'infreddatura?
E che cos' un'infreddatura?
Si guard nello specchio sopra il caminetto.
Non vi sembra che io abbia il mio solito aspetto?
No, ecco, non mi pare, rispose Arc seccamente.
Jim si guard di nuovo allo specchio con molta attenzione.
Io non ci trovo nessuna differenza, disse lentamente. Ma in ogni modo il sole di laggi riparer. Non mi par vero di esservi: sono stufo dell'Inghilterra.
Quell'osservazione che fer Arc come un'offesa rimase senza replica: Arc non sapeva come contenersi nell'udire una bestemmia di quella fatta sulle labbra del suo amico.
Bisogna che a momenti me ne vada, disse.
E fra poco io uscir per recarmi in Chester Street.
Chi sa come Vi sar contenta di discorrere un po' con voi. Lei.... lei pensa non so quanto a voi, Jim. Se ella fosse in un garbuglio....
In un garbuglio?
Se si trovasse in qualche impaccio, via; volevo dire che sono sicuro che si rivolgerebbe a voi piuttosto che a qualsiasi altro.
Sbagliate dicerto; non lo farebbe mai: si rivolgerebbe a suo marito, e del resto avrebbe proprio ragione.
Non mi capite: voglio dire se si trovasse in dissenso con Clive.
Non c' bisogno di andare ad almanaccare su certe cose tanto poco probabili, disse freddamente Jim.
Quella conversazione era tormentosa per lui, ma egli non voleva che Arc se ne accorgesse.
Ditemi schiettamente una cosa, Jim, prosegu il giovane, e poi non vi secco pi, state tranquillo: non v' qualche cosa intorno a Clive.... che ci tiene un po' a distanza da lui?
Non saprei: con me egli ha modi amichevoli.
Lo so, ma.... Sicch voi non provate nulla di repulsivo?
N io n altri possiamo provar altro che compassione per quel che gli  capitato.
Sicch, lealmente, voi pensate che tutto dipenda da quel maledetto affare della signora Sabine?
Non lo credete voi pure?
Non lo so nemmeno io:  tanto difficile dirlo! Naturalmente lui sar sempre.... voglio dire il suo nome sar sempre collegato con quello della signora Sabine finch egli vivr. Oh, se sapeste la mia rabbia!
Via, via, col tempo tutto si dimentica.
Ma non una cosa come questa.
In ogni modo non ci si pu far niente.
No, disse Arc con grande sgomento. E voi pensate che Vi sia felice, proprio felice con lui?
La domanda era crudele; ma insomma bisognava rispondervi.
Io non ho mai avuto alcuna ragione di credere il contrario, disse inflessibilmente Jim.
Viviana  mia sorella; ma.... non so proprio perch, non mi riesce di capirlo, ma Vi e io.... non siamo pi fra noi quel che eravamo una volta.
Non si d frequentemente il caso che possiamo giudicare gli altri. Io credo che sia meglio lasciar la gente a se stessa e non tentare d'intromettersi nell'intimit altrui.
Ma se si tratta di persone che ci premono non  naturale che...?
S, ma talvolta conviene pi una semplice scrollata di spalle.
Arc guard con occhi sbarrati l'amico e il bicchiere vuoto.
Che altro c' adesso? disse Jim.
Ma proprio in quell'istante qualche cosa balen in mente ad Arc.
V'era un notevole cambiamento in Jim: sino allora egli non se n'era mai accorto, ma adesso ne era sicuro: la salute di Jim cominciava ad alterarsi in qualche modo sottile nonch misterioso.
Ci che  fatto  fatto, disse Jim guardando ora Arc con occhi duri, atoni. Vostra sorella ha sposato Baratrie, ma di sua spontanea volont; a voi ci  rincresciuto, ma  piaciuto a lei: e lei avr tutto pesato, previsto.
Ma come  possibile?  ancor tanto giovane, Vi!
Sul viso di Jim pass come un'ombra.
Sentiamo, egli disse. Avete qualche ragione per credere che Viviana trovi la vita con suo marito pi difficile di quel che non si aspettasse?
Non saprei; lei non mi dice mai nulla; ma credo che debba essere una cosa tremenda: aver sempre tutti gli occhi addosso e sentir bisbigliare di s dovunque ella vada.
Jim aggrott la fronte e guard il bicchiere a calice vuoto; poi stese la mano alla bottiglia del whisky, come se fosse avido di tracannarne ancora; ma quando ebbe in mano la bottiglia egli guard Arc, poi and all'armadio e ve la ripose. E ad Arc venne fatto di pensare:
"Se non ci fossi stato io non l'avrebbe riposta."
 davvero tempo ch'io me ne vada, disse forte.
Si sentiva a disagio, e per conseguenza parlava concitatamente:
A che ora partite domattina? soggiunse alzandosi.
Prestissimo, col treno espresso da Charing Cross.
Spero che batterete tutti quei vani Francesi: vincerete la gara di Cannes al Carlton: ci scommetterei la testa.
Pu darsi.
Ma pensate che importante torneo  quello, Jim; mi rincresce di vedervi cos indifferente; ma cambierete dicerto quando a Cannes sarete sul campo con Cochet o Aeschliman o Morpurgo per oppositori.
Speriamolo.
Esser campione  una gran bella cosa per quanto ne diciate.
Oh, ve ne sono delle pi importanti! Ma non si pu aver tutto quello che si vuole. Avete incombenze per Viviana?
Arc esit, poi disse:
No, non credo; ma cercate di raccapezzare come vanno le cose: avete capito quel che voglio dire. Ci rivedremo la prima settimana di marzo.
Va bene.
Quando Arc se ne fu andato, Jim si mise dinanzi allo specchio sul caminetto e si rimir a lungo, cercando, come avrebbe detto lui stesso, di prendere esatta cognizione di s. L'osservazione di Arc non gli era sfuggita, anzi gli era sonata molto sgradita, lo aveva come avvilito e gli era parso di trovarsi rimpiccolito agli occhi del giovane che era stato suo scolaro, che aveva avuto per lui un culto che non lascia alcun uomo indifferente.
Quanto aveva indovinato Arc? Ma aveva indovinato veramente qualche cosa? Jim provava una spiacevole sensazione come di una segreta colpa che gli procurava una certa apprensione. Era stato un pazzo, un maledetto pazzo: ma adesso stava per andare al sole e avrebbe dinanzi a s mesi di strenua fatica e si sarebbe ritemprato, non v'era dubbio. Laggi sarebbe tutto un altro. Per l'appunto era un pezzetto che non aveva preso parte ad alcuna gara l a Londra; il tempo era stato pessimo, sempre cos coperto che non invitava a giocar fuori; per cui egli s'era un po' rilassato, anzi due o tre volte aveva avuto dei brevi periodi di vero abbattimento durante i quali nessuno per tre o quattro giorni seppe nulla di lui.
Orgie londinesi! Rifuggiva dal pensarvi, bench vi fosse stato in esse una specie di abietto piacere, il piacere provato dalla pi bassa parte dell'uomo che si voltola nel fango. Quel piacere non era durato a lungo, ma era stato a cos dire violento: egli aveva ceduto a un tremendo adescamento, all'adescamento fatto a un uomo di solito grave e regolato, schiavo della volont impostasi, di rompere ogni freno, di lasciarsi andare.
Orgie londinesi in luoghi ben lontani dalla parte aristocratica della citt! Se Arc sapesse, o soltanto sospettasse di quel che era capace il suo amico e mentore quando la bestia era sguinzagliata! E se Viviana....
Si allontan dallo specchio, and in camera sua, disse qualche parola a Mac Quin, il soldato che faceva da servitore al numero 22 di Cork Street, si mise il cappotto e usc, fermandosi al Bath Club prima di continuare per Chester Street. In quel Circolo incontr alcuni conoscenti e si mise un po' a sedere sul terrazzo sovrastante alla grande vasca piena di notatori, parlando di cose comuni e guardando sotto a s l'acqua limpida e verdognola. Provava come una riluttanza a recarsi in Chester Street. Se non avesse promesso! Sarebbe stata cosa pi savia andarsene senza riveder Viviana. Fra quattro mesi con tutta l'attivit fisica a cui doveva darsi, egli ritornerebbe un altr'uomo, o meglio l'uomo ch'egli era gi stato con una volont ancora pi forte, una volont che lo avrebbe portato alla vittoria. Ma egli doveva andare, ormai non era possibile ritirarsi; e alzandosi dalla poltrona in cui s'era sprofondato, salut i conoscenti e ud i loro auguri di buon viaggio fatti con voci festose. Vi fu anche chi gli diede qualche colpetto sulla spalla, ed egli se ne and in mezzo a una nuvola di fumo e tra un frastuono di allegre risate, delle risate che scrosciano anche senza motivo nelle allegre compagnie. Egli sentiva, non poteva a meno di sentirlo, quanto fosse popolare fra quella gente, ma non ne menava vanto; anzi a volte provava piuttosto il desiderio di starne lontano, di schivarla. Ad alcuni egli riusciva antipatico; ma in ogni modo era una persona tenuta in molto conto fra i giovani inglesi dediti allo sport e agli esercizi fisici; essi apprezzavano e anche onoravano la sua bravura, e glielo facevano sapere. Ora desideravano che sulla Riviera egli vincesse, bramavano schiettamente ch'egli riportasse la vittoria: leggerebbero i giornali coi ragguagli delle gare a cui avrebbe preso parte, farebbero delle scommesse su lui.
Bisognava ch'egli non deludesse la loro attesa.
State allegro! Tenete alta la nostra bandiera! Mostrate laggi che in Inghilterra sono ancora rimasti buoni giocatori nonostante i Tilden e i Patterson!
Ma se vi fosse stata anche lei! Se Viviana si fosse recata laggi, fosse stata sua compagna di giuoco nelle Doppie miste! Se egli avesse potuto passare quattro mesi al sole e prender parte alle grandi gare con Viviana!
Ella avrebbe dovuto sposar lui; Jim lo pensava proprio allora aspramente; ma il giuoco che li aveva avvicinati era stato un incaglio: per attendere assiduamente a quel giuoco egli non aveva cercato un'occupazione, non aveva ammassato denari: quel disinteresse era appunto ci che a lui e ad altri rendeva pi gradito quel giuoco: giocavano semplicemente per giocare; non per qualsiasi intento sordido o venale.
Ma intanto il tennis aveva occupato tutto il suo tempo e lo aveva lasciato povero; e cos aveva aspettato, e intanto s'era fatto innanzi Baratrie col suo fascino singolare, che Jim, francamente, non riusciva a capire. Certo non poteva non veder che Clive era piuttosto avvenente, ma fantasticava sul motivo per cui Baratrie fosse andato a genio a Viviana pi che tanti altri giovani, non escluso lui stesso. Sembrava a Jim che, sposandosi, Viviana e lui sarebbero stati cos bene accoppiati! Ma, insomma, lei aveva pensato altrimenti: e forse ella non desiderava di aver nel marito un compagno come sarebbe stato Jim. Certo dovevano esservi in Viviana molte cose ch'egli non intendeva, di cui non aveva nemmeno idea; ma nessuno avrebbe potuto amarla pi di lui, ammirarla pi di lui di questo era sicuro.
Mentre faceva cenno a un taxi e vi entrava per farsi condurre in Chester Street, egli pensava all'inquietudine di Arc riguardo a Viviana e si domandava se ci fosse dovuto a una semplice ubbia o se il giovane avesse veramente rilevato qualche cosa. Il pensiero che Viviana fosse divinamente felice con Baratrie era stato tormentoso per Jim; eppure l'idea che forse ella era infelice e non poteva esser sollevata dalla sua infelicit, lo rendeva penosamente inquieto. Viviana aveva scelto da s una vita scabrosa: poteva darsi che adesso ella cominciasse a capire che la sua forza morale non era adeguata al peso ch'ella era costretta a sopportare?
Ma probabilmente Arc sbagliava; quell'avversione che provava per Baratrie dava luogo nella sua mente giovanile a timori infondati.
D'altra parte, conoscendo cos bene Viviana, Jim era certo che se anche ella si fosse accorta di aver fatto uno sbaglio sposando Baratrie, non avrebbe mai voluto riconoscere il suo errore. Ella era molto altera, ma soprattutto intensamente cavalleresca; Baratrie aveva sofferto in modo atroce, dovrebbe ancora soffrire in modo atroce: sua moglie era senza dubbio il suo rifugio, la sola splendida cosa che gli restasse nella vita, e Jim era sicuro che Viviana non permetterebbe mai che n Baratrie n altri si avvedessero ch'ella si pentiva del coraggioso passo fatto nello sposare un uomo cos mostrato a dito, un uomo segnato col marchio di un grande scandalo, anche se ella davvero giungesse a pentirsi. Viviana aveva un temperamento combattivo: non dimostrerebbe mai alcuna emozione sul terreno comunque andassero le cose. Arc aveva detto a Jim che se ella si trovasse mai in qualche difficolt non ricorrerebbe che a lui, col quale aveva giocato nei grandi tornei cos spesso e con tanto buon successo. Ma in questo Arc sbagliava; egli non conosceva sua sorella: la conosceva meglio Jim, il quale poteva raffigurarsi una Viviana che venisse in suo aiuto, non mai a chiedere aiuto a lui.
Quali massicce muraglie inalzava il matrimonio fra vecchi amici! Jim se le rappresentava con grande sconforto in quel momento.
L'automobile si ferm dinanzi alla casetta di Chester Street, e mentre pagava il conducente e si voltava per sonare il campanello accanto alla porta di un verde scuro, Jim pens:
"Se vivessimo qui insieme!"
Viviana lo aspettava nel salottino, e appena egli entr vi fu un'occhiata scrutatrice da ambe le parti; quella di lei diceva:
"Che sorta di Jim  veramente quello che io vedo?"
E quella di lui domandava:
"Ha ragione Arc?  infelice Viviana?"
E le due domande, non pronunziate, sembravano separarli, avvolgerli in un'atmosfera di dubbio.
La guardata ch'ella aveva dato disse a Viviana qualche cosa di preciso; quella di lui lo lasciava ancora nell'oscurit.
Certo Viviana era lievemente cambiata nell'aspetto ora che il matrimonio portava nella sua vita di ragazza ci che  lo scopo del matrimonio per molte donne. Il suo personale non era cos cambiato da dar nell'occhio: nel guardarla Jim non avrebbe potuto accorgersi ch'ella era incinta: era sempre la stessa bella giovane snella e vigorosa. Ma qualche cosa che Jim non avrebbe saputo definire, qualche cosa che faceva pensare a uno sforzo aleggiava, pi che non fosse impresso, sul viso di lei. Non l'avreste detta alla prima una donna che ha sofferto, ma indubbiamente ella appariva subito una donna, che ha sentito con grande intensit. Era evidente la sua floridezza, la sua forza, la sua snella vigoria; ma in lei l'amazzone era adombrata da qualche cosa di pi romantico, da qualche cosa che suggeriva a Jim possibilit a cui era pi savio non pensare. Mentre la salutava egli sent una tremenda trafitta di gelosia fisica, e per un momento odi Clive con un odio virile che era veramente primitivo.
C' stato Arc a trovarmi, egli disse mentre lasciava andar la mano di lei. Era l con me quando ho telefonato; ma poich mi ha portato lui il vostro biglietto voi sapevate, naturalmente, ch'egli veniva.
Parlava col suo solito dominio di s e all'aspetto sembrava calmissimo; ma invece si sentiva goffo e sapeva di aver parlato goffamente: perch dirle quelle cose superflue?
Sicch vostro marito  assente? egli soggiunse.
S:  andato a Birmingham; gli dissi che vi avrei invitato a venir qui per salutarvi prima che partiste per l'estero.
"Gli ha domandato il permesso?" pens Jim.
Mi disse di farvi tanti auguri anche da parte sua: auguri relativi alle gare, credo.
Mi farete il piacere di ringraziarlo per me.
S'era adesso messo a sedere e girava lo sguardo per la stanza paragonandola mentalmente col proprio salottino. Non era la prima volta che vi si trovava, ma quella sera gli pareva pi placida del solito, pi graziosa, pi intima, un vero nido per l'intimit, proprio ci che poteva desiderare un uomo nei pi dolci momenti, quando alla bramosia di attivit, di energia, di combattivit, pu subentrare un'altra bramosia.
Avete forse fatto qualche cambiamento in questa stanza? egli domand.
No.... Non c' di pi che quel paravento con le figurine danzanti: Clive lo scov in non so qual bottega di rivenditore nell'East End di Londra, e me lo regal per la mia festa.
Va in quel quartiere popolare, Baratrie? disse Jim.
Ella not un cambiamento nel tono di lui, un cambiamento lievissimo, altres, nella sua espressione, ma non ne cap il motivo.
V' stato con Bob Herries, col signor Herries, il rettore della chiesa di Sant'Egidio che ci un in matrimonio. Lo conoscete, non  vero?
L'ho incontrato di tanto in tanto al Bath Club:  una brava persona. Non crederei che l'East End sia molto nelle simpatie di Baratrie: sbaglio?
Viviana prov di nuovo sorpresa.
E voi, vi andate mai? ella domand, mossa da un istinto ch'ella stessa non comprendeva.
Oh,  proprio fuor di mano per me, egli replic; e Viviana sent che quella risposta era evasiva.
Ella port la conversazione sull'argomento del tennis; bench per un certo tempo ella dovesse astenersi dal giocare, l'amore per quel giuoco non era in lei scemato. L'ultima sua gara era stata al King's Club nelle corti coperte, dove s'era presentata nella finale delle Doppie miste con Jim; Clive era stato spettatore dalla galleria. Da allora, cio dai primi di ottobre, ella non aveva mai pi giocato. Ora ella domandava a Jim di dirle il suo programma: egli aveva un'ottima memoria e pot ragguagliarla per filo e per segno.
La finale sar Marsiglia, egli termin.
Quattro mesi in giro per le gare!
Ella lo guard quasi attentamente coi suoi occhi gravi e buoni.
 un duro lavoro, Jim.  necessario che siate proprio "in forma" per render giustizia a voi stesso e a noialtri.
A noialtri?
S, a noialtri giocatori di tennis inglesi: voi ci rappresentate e cos rappresentate l'Inghilterra in quelle gare; voi sarete il nostro astro principale laggi, il solo competitore inglese alla Coppa Davis, sulla Riviera, in questa primavera. Noi aspettiamo grandi cose da voi: credo che vi misurerete coi migliori giocatori francesi.
S, certo. Trover laggi parecchi della nostra cerchia: Jenny Littlethwaite, naturalmente; la signora Charlesworth, Elisabetta Saxby, Bob Murray, e, si capisce, il vecchio Madding. Vengono pure due o tre degl'indiani. I Dartree avranno la villa rigurgitante: la ricordate?
Altro! Quel giardino che  un vero eden....
Da cui si gode una cos bella vista del mare.
Andrete a star da loro?
S, per un po' di tempo. Non mi par vero che vi ritorniate anche voi, Viviana.
Ci sono stata maravigliosamente una volta.
Ma tornerete a giocare, grazie al Cielo.
Per un bel pezzo no.
Ma io lo anticipo col desiderio. Io non giuoco le doppie partite con nessuno come con voi: voi mi fate superar me stesso, siete la mia ispiratrice. E per amor di "noialtri", per servirmi della vostra espressione, voi dovete tornare a giocare: voi siete veramente l'unica nostra speranza femminile nel lawn-tennis. Un giorno o l'altro dovrete batter la Lenglen e riportare alla sua altezza la vecchia Inghilterra: poi alla fine spetta a noi l'invenzione del tennis. Voi dovrete riprender il giuoco per "noialtri" non ve ne dimenticate.
Forse.... un giorno o l'altro....
Spezzerete il cuore di Arc se smettete per sempre di giocare.
Arc!
Per un istante ella parve intenerita; poi dopo un istante di riflessione, riprese:
Arc  ancora tanto ragazzo! Certe cose egli non pu capirle bene. Del resto mi piacerebbe poter ricominciare a giocare.
Davvero?
S: ma come posso prometterlo? La vita ha altre cose in s, oltre il tennis.... anche per "noialtri".
Jim rimase zitto per un momento: poi, senza guardar lei, disse:
A volte io maledico il giuoco.
Viviana rimase sorpresa nell'udir con quale asprezza la sua voce aveva pronunziato quelle parole; ma ella non lo dimostr, e disse tranquillamente protendendosi un tantino verso di lui:
Perch?
Allora egli la guard, e i suoi occhi grigi erano duri sulle(1) sopracciglia piane: erano occhi che potevano brillare, ma che sembravano avere poca profondit, e in ci differivano molto dagli occhi profondi di Clive. Il suo viso energico, sbarbato e levigato, aveva in s un'espressione cupa, pesantemente cupa e tetra.
Io maledico il giuoco perch divora, si pu dire, tutto il tempo di un uomo quando  giunto a una certa altezza e vuol mantenervisi.
Non sempre, ella disse.
E ricord quattro ben noti giocatori inglesi che erano uomini di affari o che avevano una professione. Jim fece col capo un cenno di assenso.
S, sono forti giocatori, ma io li posso batter tutti fuorch Carrick, e probabilmente l'unica ragione perch potrei batterli  che io dedico al tennis pi tempo di loro. Quanto a Carrick, egli  un prodigio, sembra che venga proprio da un altro mondo.
Ma tra i Francesi ve n' un visibilio che attendono agli affari.
Di nuovo ella stava per ricordargli qualche nome, ma Jim la interruppe.
Deve dipendere che io sono stato sempre troppo accanito, che mi sono appassionato troppo per il giuoco e ora esso si vuol vendicare di me dandomi delle inquietudini. Io non so come trovare una via di mezzo:  questo il mio male, che  purtroppo inveterato. Io sono andato sempre matto per i giuochi e per tutto ci che  compreso nel vocabolo "sport". Da ragazzo erano il cricket, il football, che mi appassionavano; a Oxford il nuoto, il remare, il podismo, le racchette; ma chi s' impossessato proprio di me  il tennis. Ed eccomi qui, aspirante alla Coppa Davis e spiantato. A che mi giova dunque giocare? Mesi e mesi per prepararsi a una gara!
Giova a mantenervi agile, disse Viviana, ma pacatamente, senza entusiasmo.
Quattro mesi di gare all'estero, e poi ritornare in Inghilterra e rimettersi a giocare per tutta l'estate.
Eresse la sua energica testa.
In parola d'onore a volte mi sembra di esser degno di suscitare il disprezzo; eppure non mi basta l'animo di abbandonarlo: ormai quel giuoco  una tale consuetudine per me! E poi, che altro potrei fare? Le cose fisiche ci afferrano talmente! Mi figuro che arriver io pure a essere, come il vecchio Madding, canuto, grinzoso, risecchito, un vero automa del tennis, senz'altro pensiero che la prossima gara, senz'altro schietto desiderio, oltre la disperata bramosia di non essere alla fine eliminato dal campo centrale a Wimbledon. Una bella prospettiva davvero!
E allora perch non cambiare? Perch non giocar meno, serbarvi per le grandi gare, e lasciare andare il resto?
Sta tutto bene.... e.... e poi?
E poi fare qualche cosa: entrar negli affari, darsi a qualche professione.
Ma a che cosa sarei buono? L'unica cosa era di rimaner nell'esercito: ma, finita la guerra, ci pareva di averne avuto abbastanza della vita di soldato. E poi allora non credevo di attaccarmi tanto al giuoco come ho fatto.
Diede una lunga occhiata a Viviana:
Veniste voi a giocare, Vi; e se vi foste restata le cose sarebbero ora ben diverse per me.
Ella non contraccambi il suo sguardo, ma disse:
Forse  stato bene per me che le circostanze me ne tengano per un po' di tempo lontana. Potete aver ragione: amar troppo un giuoco pu essere un grave danno.  cos difficile conoscere, scoprire, la vera strada! Ma fra noi v' certamente chi sembra pi adatto a quel che mi pare si debba chiamar corporale, che non a quel che  mentale, bench la mente occorra dicerto in tutte le cose. Per esempio, voi eravate fatto per essere un grande sportman, Jim: ne sono proprio sicura, e non posso a meno di pensare che  una gran bella cosa esserlo. Anche il giuoco a cui vi siete dato implica abilit e attenzione, pazienza e severo dominio di s.
Ora i suoi occhi s'erano posati su lui.
Un uomo non pu essere, non pu divenire un vero campione se  un dissipato: a mio vedere vi  virt in un corpo tenuto in perfetto allenamento; e se voi intendete di conservare il vostro posto alla sommit, non  possibile che vi lasciate andare.  necessario in ci qualche cosa di spartano e appunto a me piace per questo.
Ella seguitava a guardarlo fissamente e dolcemente: vi era un'immensa bont, una vera amicizia negli occhi bruni di lei; ma v'era in essi una fermezza, un'intenzione che non sfugg a Jim. Viviana era assai energica, egli pensava, non freddamente energica: e ora che significato aveva quel suo modo di guardarlo? Che cosa si proponeva ella di fare? E poteva aver parlato a quel modo per qualche ragione speciale? Le sue parole lo scossero: esse si applicavano addirittura al caso suo; ma dicerto ella non poteva saperne niente. Oppure sapeva? E gli corse un brivido per le vene.
Quelle orgie notturne! Oh, le sapesse pure tutta la terra purch rimanessero ignote a Viviana. E, senza volere, i suoi occhi confusi cercavano quelli di lei.
S, v' del buono nei giuochi sportivi, disse con un certo imbarazzo, non sar certo io che lo nego. E, veramente, non mi trovo proprio sprovvisto di mezzi; posso tirare avanti, e non c' ragione perch debba aver piacere di ammassar denaro.
Siete scontento di qualche cosa, Jim? domand lei.
Ella sapeva che la domanda era pericolosa, ma sentiva di doverla fare: voleva in ogni modo aiutarlo e bisognava trovar la via: l'incaglio era per l'appunto quel celato eppur cos ben compreso amore per lei.
Scontento di qualche cosa? egli disse. Cio? Di che?
Della vita in generale.
Egli esitava e sembrava poco disposto a rispondere; finalmente disse:
Questo non potrei dirlo: c' sempre qualche cosa di buono nella vita per chi si conserva sano e vigoroso. E voi che ne dite?
Mentre diceva a quel modo pensava ai dubbi di Arc.
Io credo che la vita sia profondamente interessante, ella rispose con lentezza, ma credo necessaria una buona dose di coraggio per attraversarla come si deve, per viverla come dovrebbe essere vissuta.
Ebbene, voi siete provvista di tutto il coraggio che  necessario.
Oh, no!
Io dico di s, invece; e quel che val pi, dico che lo avete provato.
Ma con tutta probabilit ho appena vissuto la met della mia vita.
Anche meno, spero.
Sicch v' il lungo avvenire: e chi pu sapere che cosa ci serba il futuro?
In ogni modo sinora non ho veduto in voi nessuna incertezza....
Voi vedete le mie azioni, ma non i miei poveri pensierucci nascosti.
Nel dire quelle parole ella si studi per altro di dare alla sua voce un tono scherzoso, come se ridesse un po' di s, non intendesse di voler far capire che i suoi pensieri erano veramente ansiosi. E Jim non era ben sicuro se ella avesse parlato proprio sul serio, o se scherzasse su quell'argomento e su lui. Ancora egli non aveva potuto penetrare nella mente di lei, mentre ella aveva penetrato quella di lui. Egli s'era incamminato per una china, nella quale probabilmente non s'inoltrerebbe molto; e ora ella sapeva, come una donna sa certe cose di s che si ricollegano a un uomo, sapeva di avere ancora grande azione su lui. Nel darsi a Clive ella non aveva distrutto quell'azione; avrebbe potuto esser cos, ma non era stato: Jim vedeva in lei una donna diversa da tutte le altre. Forse ci era tragico, ma la riempiva di un senso di responsabilit che non era senza speranza. Alcuni uomini non possono esser raffrenati; v' in essi un demonio che nulla pu regolare: Jim non era uno di essi nonostante la fiera risolutezza mostrata a volte dal suo carattere. Certamente ella aveva il potere di aiutarlo se mai sopravvenisse per lui il gran giorno dello sgomento.
Quella sera ella provava un profondo senso di compianto per lui; anelava di dirglielo, di palesare ci ch'ella aveva nel cuore; ma era rattenuta dal pensiero che facendo questo accrescerebbe quasi certamente l'affetto di Jim per lei. E Viviana non voleva arrischiarvisi; per cui cominci a parlare con maggior vivacit e spigliatezza della Riviera, dei Dartree, di gente di loro conoscenza, di cose fatte nel passato.
Finalmente egli si alz per andarsene.
Dunque arrivederci fra quattro mesi, Viviana.
S, arrivederci a maggio.
La sua mano era in quella di lui, e con una forte scossa ella disse:
Giocate per vincere, vivete per vincere, Jim, tutto il tempo che starete fuori. Lo aspettiamo tutti da voi.
Tutti! Ma voi lo aspettate da me?
Sicuro: la vita spartana  la via della vittoria. Ed ella ritir la sua mano.
Sicch vi sta ancor molto a cuore il tennis? disse lui. Davvero vi preme tanto?
Mi preme anche qualche altra cosa, qualche cosa di somma importanza per me.
E sarebbe?
Ella sent il terreno sdrucciolevole; la simpatia, la piet la spingevano forse troppo lontano: la differenza di sesso rende le cose tanto difficili per non dire pericolose.
Arrivederci, Jim, ella disse. Faremo tante belle scommesse su voi.
Quando egli se ne fu andato, ella ricord, e ne fu turbata, l'espressione dell'ultimo sguardo di lui; e si sent stranamente turbata anche di qualche altra cosa.
Perch Jim aveva quasi sussultato quando ella aveva detto che Clive era andato nella parte di Londra detta East End? E perch, quando ella gli aveva domandato se andava mai l, egli aveva dato una risposta evasiva? Una cosa da nulla, come sembrava quella, le cagionava adesso una vera inquietudine.
Clive.... Jim.... l'East End!
Ella volse lo sguardo al paravento con le figure danzanti che si trovava presso il pianoforte e aggrott le ciglia, fantasticando.
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CAPITOLO 7.
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Dalla sera della gran nebbia in cui erano andate insieme al teatro, la signora Herries era divenuta intima di Viviana, probabilmente l'amica pi intima che Viviana avesse; e via via che il tempo trascorreva e l'inverno cedeva il posto a una fredda e ventosa primavera scrosciante di acquazzoni e sferzata da fastidiosi venti di ponente, la moglie del rettore andava spesso in Chester Street per passar qualche momento con la giovane sposa. Viviana le andava molto a genio e la simpatia diveniva un affetto profondo che tante volte ella avrebbe bramato di estendere anche a Clive.
Ma questo ella non poteva farlo; v'era in Clive qualche cosa che la turbava, che quasi la sgomentava: non avrebbe saputo dir nemmeno lei che cosa fosse: lo ammirava per la lotta ch'egli sosteneva di cui ella s'era accorta da un pezzo; si sentiva piena di compassione, perfino d'intensa piet per lui: l'amore, le premure ch'egli aveva per la sua sposa la commovevano; eppure v'era in lui qualche cosa che le dava una certa inquietudine addirittura invincibile.
Talvolta ella cercava di credere che quell'elemento conturbatore dipendesse dall'aspetto di Clive cos fuori dell'ordinario nella sua avvenenza; ma era un semplice pretesto; e per esser sincera con se stessa dov proprio riconoscerlo. Altre volte ella si domandava se Clive le avrebbe fatto quella cos strana impressione prima che gli fosse capitata quella grande disgrazia. Ma prima del processo ella non lo conosceva: forse era sgradevolmente prevenuta(2) dallo scandalo collegato col suo nome.
Il pensiero che il motivo fosse proprio quello la faceva quasi stizzire. Non le piaceva aver parte nelle orribili ingiustizie della vita che lei e Bob spendevano tanto tempo a mitigare. Apparteneva dunque lei pure all'orrenda turba che non poteva mai dimenticare un'accusa nemmeno quando era stata dichiarata falsa? La sua ammirazione e il suo crescente affetto per Viviana le facevano desiderare di esser quanto mai benevola per il marito di Viviana; eppure non avrebbe potuto dire con vera sicurezza di non condividere qualcuno dei sentimenti cos poco caritatevoli che in altri ella non poteva che condannare e che doveva disprezzare in s.
Di tutto questo ella non parlava mai con suo marito: invece di parlarne, cercava di fare il possibile per vincere il disagio in cui sempre si trovava nell'esser con Clive, e talvolta anche al solo pensare a lui, all'immaginarselo vicino, in piedi davanti a lei.
Ma quello sforzo non le riusciva.
Un giorno di marzo ella si rec a Knightsbridge per far visita alla madre di Clive: le aveva suggerito Bob di andarvi, bench egli avesse aggiunto che con molta probabilit la signora Baratrie non la riceverebbe. Quando ella giunse alla porta di quella casa, Kingston disse che non sapeva se la signora Baratrie fosse tornata di fuori, ma che anderebbe a informarsene; ricomparso dopo un momento, invit la signora Herries a salire nel salotto del primo piano.
Ella trov la signora Baratrie sola e in piedi. Una poltrona a bracciuoli era spinta verso un fuoco di legna, e su un leggio imperniato in quella poltrona v'era un volume di grande formato che dicerto la signora Baratrie stava leggendo quando fu annunziata la moglie del rettore. Dopo averla salutata la signora Herries guard il libro e rimase sorpresa nel vedere ch'era una Bibbia.
Agli acuti occhi osservatori della signora Baratrie non sfugg lo sguardo dato dalla sua visitatrice al Libro Sacro, ma ella non fece allusioni ad esso: si pieg, chiuse la Bibbia, volt il leggio, si mise a sedere con la sua ospite e principi a discorrere con una voce sottile piuttosto stridula: e alla signora Herries parve che quella voce accennasse a cattiva salute; ma forse se lo immagin perch era rimasta veramente scossa dall'aspetto di lei.
La signora Baratrie discorreva bene; aveva una mente animata e animatrice ed esprimeva i propri pensieri con chiarezza e acume. Quella donna avrebbe potuto esser tragica: torpida, fiacca non mai. Era molto pi colta della signora Herries, che la giudicava una donna da tenersi in gran conto.
Ora ella destava in lei interessamento, non scevro per altro di un certo imbarazzo. Per il solito la signora Herries non era affatto timida, non si peritava in conversazione; non le veniva fatto di osservare se stessa, il proprio contegno; parlava spontaneamente senza preoccupazione di s. Ma quel giorno con la signora Baratrie ella si sentiva lievemente impacciata.
La signora Baratrie aveva l'aspetto di una donna assai sofferente, e dall'ultima volta che l'aveva veduta la signora Herries la trov molto andata a male; ma ella disse di sentirsi ottimamente e con una specie di spavalderia sottoline la sua soddisfazione di condurre una vita da romito.
Ho tralasciato di veder la gente, ella disse. Ora tutto il mio tempo  proprio per me; e le giornate non mi paiono mai troppo lunghe.
Ma allora perch avete permesso che io vi disturbassi? domand la signora Herries cercando di sorridere sotto lo sguardo degli occhi penetranti che la fissavano.
Noi ci siamo sempre trovate cos bene insieme e io ho una grande ammirazione per vostro marito. Ambedue vivete per gli altri, lo so; ed  una cosa splendida. Io invece sono ben diversa da voi, sono una vera egoista.... e, non ve ne scandalizzate, non mi par vero: v' un tal senso di calma e di sicurezza nell'essere assolutamente padroni di s, e i soli possessori delle nostre ore! Io non mi sento mai annoiata.
Non vi saprei immaginare annoiata: ma non vi trovate un po' sola?
Nemmeno per ombra; se sapeste quanto leggo! Non mi stanco mai di leggere.
La signora Herries volse di nuovo lo sguardo alla Bibbia.
S, ho perfino tempo per la Bibbia, disse la signora Baratrie. E vorrei sapere quante persone che vivono in Londra possono dire altrettanto. In questi ultimi tempi mi sono proprio messa a studiare la Bibbia: quando siete arrivata stavo leggendo il libro di Giobbe: ecco una narrazione che a voi parr avere una felice fine; ma, lo sapete, nonostante la bellezza del racconto, non mi convince.
"Certo  quella sua mente portata al sarcasmo che mi d questo senso d'impaccio," pens in quel momento la signora Herries.
Un uomo che poteva esser felice come apparentemente era Giobbe, doveva essere un tipo assai meschino d'uomo, continu la signora Baratrie con la sua voce sempre un po' stridula. Perdere i beni e poi vederseli rendere sta tutto bene; ma perdere i suoi cari, le mogli, i figli e via discorrendo e darsene pace quando ve li sostituiscono con altri, via!...
Aggrott le sopracciglia e un freddo e malevolo sorriso aleggi sulle sue labbra.
Giobbe doveva avere un temperamento proprio speciale per esserne soddisfatto. Non vi sembra che la perdita di qualcuno sia un'irreparabile sventura per chiunque abbia un po' di cuore?
La signora Herries pens a Bob.
Eccome! ella disse.
Ma forse noi siamo troppo sentimentali, continu la signora Baratrie, piegandosi, quasi chinandosi verso il fuoco e curvando le sue esili spalle. Durante la guerra, che alcune anime semplici suppongono ci abbia resi tutti migliori di quel che eravamo, io notai che tutte le giovani vedove si affrettavano a rimaritarsi. Ve ne furono perfino che si rimaritarono due volte durante le ostilit e ne sembravano addirittura soddisfatte. Per altro a me una persona, anche se si tratta soltanto di un marito, non sembra addirittura eguale a un'altra. Dipender che io sono una donna all'antica; la miglior cosa di tutte  di non contar su nessuno per la propria felicit, ma bastare a se stessi. E.... ci potr sembrar cosa molto egoistica e vana, ma io sono adesso proprio in quel caso.
"E questa  una grande menzogna," disse qualche cosa nella signora Herries.
Siete davvero addirittura contenta della decisione presa di non volere avvicinar pi nessuno? ella domand non osando esprimere il proprio pensiero.
Sarei una disgraziata se non potessi far cos.
Capisco.... Ma avete sempre vostro figlio e la sua simpatica sposa.
La signora Baratrie si pieg ancor pi per cambiar di posto a un ciocco nel fuoco.
Oh, la famiglia io non la conto! ella disse con voce bassa e in tono reciso.
Ecco! Ed  invece ci che io conterei, anzi che valuterei il doppio, replic la signora Herries con spontanea veemenza.
La signora Baratrie, sempre piegata, gir intorno lo sguardo. La fiamma del fuoco si rifletteva nei suoi occhi, scherzava sulle sue gote avvizzite e senza rilievo. Ella apr le labbra per dir qualche cosa, poi a un tratto le richiuse, le sollev e si volse verso la porta: in quel medesimo istante la porta stessa si apr e Clive Baratrie entr nella stanza.
Egli rimase sorpreso, quasi sussult, nel trovarvi la signora Herries. Un brivido nervoso gli corse per tutta la persona, a quanto parve alla visitatrice. Egli arross lievemente, poi con sforzo evidente assunse un aspetto rigidamente calmo. Ma la signora Herries ebbe l'impressione che quello fosse un uomo addirittura torturato dai propri nervi, che poteva riscuotersi per il pi lieve incidente. Ci che le parve pi strano fu per che appena riavuto dalla sua evidente sorpresa, Clive sembr provare come un senso di sollievo nel veder lei in quel salotto; e subito le balen in mente che quella madre e quel figlio non fossero lieti di trovarsi insieme. Eppure Bob aveva parlato pi d'una volta della signora Baratrie come di una madre quanto mai amorosa, nella quale l'istinto materno era anzi straordinariamente sviluppato; e Bob aveva avuto l'occasione di studiarla nei suoi giorni tragici che dovevano avergli rivelato dicerto le profondit del cuore di lei.
Tornando a casa dopo le sue occupazioni Clive aveva "dato una capatina", cos spieg lui, per vedere come stava sua madre: cosa naturalissima, ma che la signora Herries intu dovergli esser costato uno sforzo. L'arrivo di suo figlio non aveva dicerto resa pi lieta la signora Baratrie: ella aveva un aspetto tragicamente assorto e sgomento mentre si ricurvava sul fuoco, sembrava chiudersi in se stessa pur rimanendo attenta e guardinga con un'intensit che non era naturale. La signora Herries si sarebbe alzata per andarsene se non avesse intuito che il rimaner l era un sollievo per Clive e forse anche per sua madre.
Veramente, quanto alla signora Baratrie, la moglie del rettore non poteva dirsene sicura. V'era qualche cosa di tanto strano nella voce di quella donna, nei suoi modi, perfino nella maniera con cui ora ella sedeva sulla seggiola, guardando il fuoco come una povera creatura scampata a un naufragio, che la signora Herries non avrebbe potuto proprio dire come mai ella si sentisse cos turbata dalla semplice e naturalissima presenza d'una donna che si trova nel proprio salotto. Ma che cosa avevano quella madre e quel figlio? La signora Herries cominci a collegare l'inquietudine pi d'una volta provata in compagnia di Clive con un'altra inquietudine; ma questa derivava dalla madre: era forse cagionata da qualche caratteristica o da qualche particolarit di temperamento che dalla madre era passato nel figlio? In tal caso ci non aveva nulla che fare col tragico evento della signora Sabine.
Della signora Sabine!
La signora Herries si sent confusa mentre ricordava le parole di Bob, sinistre perfino sulle labbra di lui: "Talvolta mi balena in mente che essi non abbiano ancor finito con la signora Sabine". Con quell'"essi" sua moglie aveva creduto ch'egli intendesse di dire Clive e Viviana; ora mentalmente ella aggiungeva una terza persona alla coppia, e ci proprio per istinto, come spesso accade alle donne, senza averci pensato o meditato.
Ma la signora Sabine era ormai stata inghiottita nell'immenso baratro: come poteva dunque ritornare a far del male?
Clive era seduto a uno dei lati del caminetto difaccia a sua madre; framezzo a loro v'era la signora Herries. Egli parlava delle notizie del giorno, poi pass leggermente a discutere qualche soggetto sociale. Sembrava prefiggersi di accalorare la mente delle due donne, piuttosto fredde presso il fuoco che scaldava il loro corpo. Ma la signora Herries si accorgeva che egli pensava ad altro; era sicura che le cose di cui parlavano non destavano in lui alcun interesse come invece avrebbero fatto nella maggior parte degli uomini di Londra. Sua madre era una reclusa e proclamava apertamente la propria indifferenza per il resto del mondo, non "contando" in esso la famiglia; Clive Baratrie affrontava baldamente e combatteva sottilmente il mondo; eppure nelle particolarit madre e figlio si somigliavano: in ognuno di loro qualche cosa, qualche grande cosa aveva obliterato il fascino della vita, quel fascino che arride alla comune umanit.
Di nuovo nella mente della signora Herries sorse la signora Sabine come dalla terra dinanzi a Saul sorse la Strega di Endor.
Facendo uno sforzo, poich si sentiva proprio a disagio, in quella stanza che sembrava piena di sgomento morale, la signora Herries chiese di Viviana, che da qualche giorno non vedeva. Ma mentre faceva quella domanda, sorprese un'occhiata acutissima che la signora Baratrie le dava di straforo, uno sguardo che le fece balenare in mente il pensiero:
"Che cosa sa veramente lei?"
Viviana sta benissimo, disse Clive pacatamente.
Ella  sempre nella sua piena floridezza, disse la signora Baratrie con strana vivacit nella voce. Non c' pericolo che prenda una via non piana che possa farla inciampare. Nulla pu mai alterarla.
Io sono giunta a volere un gran bene a Viviana, disse la signora Herries.
Fissando il fuoco la signora Baratrie disse:
Ho molto piacere che Viviana abbia in voi un'amica. E dopo un momento di silenzio, riprese di scatto:, Io amo Viviana, ma non vo a genio a lei.
Clive fece un movimento di stupore.
Cara mamma! Non so come possiate pensare a codesto modo, egli disse con voce concitata, tremolante.
Penso cos, perch lo so, disse la signora Baratrie. Gi, io non vo pi a genio a nessuno. Viene in certe vite un periodo, signora Herries, nel quale bisogna attraversare il deserto. E chi viaggia nel deserto tempra in modo cos speciale il suo animo ch'esso non s'intona con l'animo di chi non sappia che cosa voglia dire viaggiare nel deserto. Allorch il beduino giunge in una citt, egli sembra un barbaro a ogni cittadino: il deserto gli ha impresso il suo marchio, ed egli  disadatto per qualunque altra cosa. E anche su me v' quell'impronta, ed  per questo che io vivo cos. In confronto della nostra cara e bella e amata Viviana, io sono una selvaggia: non fisicamente, ma sotto altro aspetto. Ella non me lo dice mai, ma io sono sicura, s, Clive, ne sono sicurissima, che ella fantastica spesso che nonna potr riuscire una simile selvaggia. Potete immaginarmi con un neonato fra le braccia, signora Herries?
La domanda rison amaramente sarcastica.
Io crederei che ogni madre debba trovarsi proprio al suo posto con un bambino in collo, disse la signora Herries, con la voce soave e armoniosa che era una delle sue attrattive.
La signora Baratrie scosse le sue misere spalle come se avesse sussultato violentemente.
Ho preso un raffreddore, ella disse come per scusarsi o spiegare quel brivido.
Clive apr le labbra per replicar qualche cosa, ma prima che potesse parlare ella riprese:
Sbagliate, signora Herries, sbagliate proprio: si dimentica addirittura tutto intorno ai bambini: io ho dimenticato da un gran pezzo quello che dicerto avrei saputo quand'ero una giovane madre. Dicono che la vita  breve: ma a me sembra tremendamente lunga quando mi volto indietro, cosa che del resto fo assai di rado. Ho attraversato certi periodi! In altre donne dovrebbero essere gi inabissati da un pezzo nella palude del Tempo, nella palude inghiottitrice. Bisogner che io impari come si fa a far la nonna, bisogner che impari proprio.
Mamma, se avete preso un raffreddore dovrete avervi molto riguardo, disse Clive.
Sicuro. Difatti qui dentro sto ben calda e non ho intenzione di andar fuori.
Brava: dovete far proprio cos: dovete....
In estate, quando ritorner il bel tempo, e io sar una nonna pratica e perfetta, forse ritorner fuori.... con la carrozzina.
A quel punto la signora Herries si alz per andarsene; mentre salutava la signora Baratrie, Clive stava in piedi, col viso acceso e inquieto; ma quando ella si volse a lui per dargli la mano, egli disse:
Scendo anch'io: comincia a farsi tardi, e bisogna ch'io vada. Arrivederci, mamma cara.
Arrivederci, ragazzo mio, disse la signora Baratrie.
Si era alzata da sedere e stava con le spalle voltate al fuoco. Ora ella porgeva la gota sinistra, ma quasi come se avesse un tic: v'era in ci qualche cosa di patetico. Clive si abbass e la baci: la gota si contraeva sempre, e le labbra di lei tremolavano.
Arrivederci, arrivederci! ella disse guardando la signora Herries con occhi vivaci, di sfida. E ora, giacch ho finito con Giobbe, star stasera in quieta compagnia con Enrico Barbusse. Possiamo dar la massima variet alla nostra vita mediante i libri; non dicono tutti le stesse cose, via: basta saperli scegliere: e io scelgo con la preghiera e col digiuno. Arrivederci, arrivederci.
Rimase l sorridente mentre essi uscivano.
Tornate a casa in vettura? domand Clive con una certa esitazione alla signora Herries quando furono nell'anticamera ed egli riprendeva il cappello e la mazza.
S, se salire in omnibus si pu chiamare andare in vettura.
Tecnicamente mi figuro di s. Vi accompagner sino alla piazza dove potete trovarlo: disgraziatamente  questione di pochi passi.
Andate verso casa? domand la signora.
S, ma se foste andata a piedi, sarei venuto sino a....
Egli esitava, e la guardava in modo interrogativo, poi soggiunse di scatto:
Gi si pu montare in omnibus anche sulla cantonata di Hyde Park.
S, e pi lontano ancora, disse scherzosamente la signora.
 vero, replic lui.
E la guard di nuovo.
Uscirono fra il movimento di Knightsbridge, non interrotto dal freddo acuto e dal vento della sera di marzo. Le lampade elettriche erano gi accese, perch era una delle giornate nebbiose di Londra. La gente passava a frotte; attraverso la via, oltre l'Isola, i grandi negozi splendevano boriosamente nell'oscurit che lentamente cresceva.
Questo tratto  sempre affollato, disse Clive mentre mettevano il piede nella via. Se veramente non vi dispiace di camminare un po', non sarebbe meglio svoltare nel Parco presso l'Ambasciata francese?
La signora Herries cap subito ch'egli desiderava di dirle qualche cosa e si domandava di che cosa potesse trattarsi mentre rispondeva:
Perch no, giacch ho un cavaliere?
Grazie, egli disse. Che strana diversit fra la vita di mia madre e il luogo dov'ella vive, non  vero?
S: quanto pu mai separare un solo muro!
Clive non disse altro sino a che non furono svoltati a sinistra e si trovarono fuori della folla. La signora Herries capiva che qualche cosa agitava la mente di quell'uomo, ch'egli era assorto in qualche pensiero: sentiva altres che qualche cosa lo spingeva a uscir dal riserbo ch'egli aveva sempre mostrato con lei e a esser pi espansivo di quel che non fosse stato per l'innanzi. Le prime parole di lui dopo il loro silenzio la sorpresero.
Come vi sembra all'aspetto mia madre? egli disse.
La signora Herries aveva invece creduto ch'egli volesse parlarle di Viviana.
Vostra madre? Veramente il suo aspetto non  molto buono, ella disse senza reticenze.
Vi pare andata a male dall'ultima volta che la vedeste?
S,  andata a male.
Si tratta di nervi.
Davvero?
S:  eccitabilissima.  stata sempre quel che si chiama una donna nervosa, facilmente irritabile, di una sensibilit spinta, e io vorrei persuaderla a uscir dal suo guscio: non la posso veder sempre in casa, sola a quel modo: avrei piacere che cambiasse il suo modo di vita, che viaggiasse un poco. Ma non vuol dar retta: non mi riesce di persuaderla.
Forse non ha nessuno con cui viaggiar volentieri.
Sapete quanti anni ha?
Ella vide il capo di Clive voltato verso di lei, i suoi grandi occhi che la fissavano.
La signora Herries pens un momento poi disse con incertezza:
Sessantaquattro? Sessantacinque, forse....
Non ne ha che sessanta.
Io non so giudicar bene l'et della gente.
Mi pare, disse lui, abbassando la voce e traendo un sospiro, che mia madre declini, declini....
Si ferm sul marciapiede e si ferm anche la signora Herries.
Non vi sembra? egli disse.
Non saprei: spero di no; ma veramente  un po' troppo dimagrata, disse la signora Herries sentendosi penosamente inquieta.
Perch la spaventa l'idea che Viviana debba avere un bambino, egli prosegu, continuando ad abbassar lo sguardo su lei.
La spaventa? fece la signora Herries.
S.
Ma ne siete sicuro?
Sicurissimo. Non avete rilevato poco fa....
Ma ella sembrava invece timorosa di non saper far bene la nonna, disse la signora Herries cercando di parlar con disinvoltura e di apparir serena sotto gli occhi cupi di lui.
Non vorrebbe che Viviana avesse un figlio! egli disse con enfatica gravit.
Certe donne non hanno piacere a diventar nonne forse perch essendo nonne si sentono pi vecchie.
Oh, mia madre non  di quel genere: non  mai stata frivola, sciocca: non  una donna comune mia madre.
Si rimisero a camminar lentamente.
Oh, lo so! disse la signora Herries. Anzi ella mi fa l'impressione di essere anormalmente sagace.
Sagace! egli disse con voce che son sorpresa. Che cosa intendete esattamente di dire?
V' qualche cosa di penetrante nel suo sguardo: a volte fa quasi l'effetto di una veggente.
Di una veggente?
Di una illuminata.
Ci credete voi che vi siano persone a quel modo? Io no.
Anche nella Bibbia vi sono dei veggenti.
Oh.... nella Bibbia!
Respingete le sacre carte? ella disse con calma.
No.... naturalmente: ma non mi riesce di crederne nemmeno la met, e sono sicuro che a molti accada lo stesso.
Vostra madre stava leggendola quando sono entrata nel suo salotto.
Lo so; si  messa a studiarla da poco tempo.... non so perch.
La sua voce sonava ancora inquieta.
Ne copia dei versetti.... quelli che pi la colpiscono, secondo me. L'altro giorno quando andai a farle visita, ed era in camera in quel momento, trovai alcune parole bibliche scritte pi volte su una striscia di carta.
Quali erano?
"Le anime dei Giusti sono nelle mani di Dio." -
La signora Herries si sent le lacrime in pelle in pelle, come spesso le accadeva quando udiva o trovava qualche grande, penetrante e indiscutibile sentenza del Libro dei Libri.
Sono splendide parole, tremende parole, ella disse.
S, ma perch tirarle fuori a quel modo?
Chi lo sa.
Io vorrei che si potesse far qualche cosa per mia madre, egli disse.
La signora Herries cominci a capire perch egli aveva desiderato di parlarle intimamente.
Prima che sia troppo tardi, egli prosegu, vorrei cercare di persuaderla a far qualche cosa per se stessa.... A me non riescirebbe; non posso esserle di alcun giovamento; Viviana.... ha abbastanza, fin troppo sulle spalle; non posso aggravarla di pi, specialmente ora. Bisogna tenerle anzi lontano ogni turbamento, tanto pi che pu esservi, come sento dire, una ripercussione nei nascituri....
Egli s'interruppe, poi prosegu dopo una breve pausa:
Sono proprio impensierito per mia madre, signora Herries, e non so che cosa fare: ho tante preoccupazioni che a volte.... ma questo non c'entra. Insomma, perdonatemi se vi ho parlato cos apertamente di mia madre, ma poich voi e vostro marito non vivete che per far del bene al prossimo io mi arrischio a parlarvi di lei. Se potessi vederle prendere a cuore qualche cosa, saperla occupata o distratta fuor di casa, tolta alla sua solitudine! Se ne sta l fra quattro mura tutto il santo giorno, e quel modo cos ristretto di vivere non pu che recarle danno alla salute. Non viene nemmeno a trovar noialtri; Viviana va di tanto in tanto da lei, naturalmente, ma ella non dimostra nemmen piacere di vederci, e quasi quasi direi che non le par vero che ce ne andiamo. Medici non ne vuole....
Mi ha assicurato che sta benissimo.
Dice sempre cos; ma basta guardarla!
Che cosa credereste che Bob, o io, o tutt'e due, potessimo tentare?
Appunto ci pensavo. Come avete veduto si  messa a legger la Bibbia: che ne direste se qualcuno cercasse d'invogliarla a occuparsi di qualche opera buona, di qualche istituzione sociale o anche religiosa? Di qualunque cosa, insomma, che la togliesse a se medesima?
Ma credete proprio che adesso ella si occupi di se medesima? Ch'ella sia lo scopo dei propri pensieri?
No? E allora che cos'altro?...
Non saprei: ho detto cos per dire.
Io sono sicuro che se ella potesse prender passione per qualche opera benefica, sociale o religiosa, occuparsi degli altri, insomma, sarebbe una cosa molto salutare per lei. Non posso sopportare il pensiero che debba starsene sempre l sola, isolata.
V'era esasperazione nella sua voce.
Vorrei esser brutale e strapparla a quella vita solitaria, egli disse, ma sono impotente.
Ma perch?
Perch sono suo figlio; probabilmente ella deve considerarmi ancora come un fanciullo.
No, codesto non lo credo.
La signora Herries parlava con convinzione: Clive non le domand su che cosa quella convinzione fosse fondata, ma si limit a dire:
In ogni modo io so che non potr avere alcuna azione su lei.
Ma.... io credo ch'ella vi ami molto, disse la signora Herries.
Ella aveva a un tratto sentito che era cos, lo aveva sentito repentinamente, quasi come una rivelazione, in quella semioscurit del Parco, nell'aria mossa e fredda, come non lo aveva sentito nel caldo salotto di Knightsbridge. E allora le balen alla mente il ricordo dell'osservazione da lei fatta: "Quanto pu separare un solo muro!" V'era un muro inalzato da mani invisibili tra quella madre e quel figlio, che li divideva. Ma chi lo aveva inalzato? Ella non lo sapeva, ma le pareva che fossero state mani ben crudeli, inesorabili, vendicative.
Clive non fece alcun commento all'affermazione impulsiva della signora Herries, ma per un momento distolse il viso da lei.
Ora erano vicinissimi a Hyde Park Corner, e potevano vedere lo spazioso vano in cui la strada striscia tortuosamente verso la parte a settentrione del Parco presso la statua di Achille. La signora Herries vide Clive sbarrare gli occhi dinanzi ai lumi e alla via. Un'automobile pass loro velocemente accanto, diretta verso l'Arco di Marmo: la sua piccola luce rossa diminu e scomparve. Il vento di marzo soffiava insidioso fra le piante; una donna anziana meschinamente vestita di nero pass adagio adagio accosto a loro, e mentre camminava li ammiccava con due occhi arrossati. E proprio in quel momento la signora Herries fu conscia di una grande desolazione: ella comprendeva la propria felicit, ma capiva altres dolorosamente quanta infelicit vi fosse sparsa nel mondo. Quell'uomo al suo fianco aveva un disperato bisogno di aiuto, e chiedeva aiuto, non per s ma per sua madre, per quella strana donna che poco prima ella aveva veduto curvarsi sul fuoco. Egli diceva di essere impotente a far qualche cosa per lei; e ci dipendeva dal muro che v'era fra loro. La signora Herries avrebbe bramato di abbattere lei stessa quel muro: far ci sarebbe stato pi efficace che tentare di persuader la signora Baratrie a imprendere qualche lavoro sociale o religioso. Ella provava un vivo desiderio di essere franca; franca e impulsiva ella era del resto per natura: talvolta era cauta e si raffrenava, ma il pi spesso ella seguiva lo stimolo della sua indole. E cos fece allora:
Girelliamo per qui qualche minuto, ella disse, o se preferite camminiamo un po' dalla parte della strada in Park Lane. Volete?
S, se non credete di far troppo tardi.
No davvero.
Attraversarono, passarono per un'apertura della cancellata e camminarono lentamente verso settentrione.
Ascoltatemi, signor Baratrie, ella disse poi col suo modo vivace, poich mi avete parlato di vostra madre, permettetemi di esser franca con voi. Se mi aveste chiesto di aiutare in qualche modo Viviana io avrei cercato dicerto di farlo; e probabilmente vi sarei riuscita, perch Viviana mi vuole un gran bene, e io sento di comprenderla assai; ma con vostra madre la cosa  diversa: io la conosco appena, non sono stata mai ammessa nella sua intimit, sicch non presumo di comprenderla. Io poi non sono come Bob che s'intromette. Bob e io siamo ben diversi per temperamento e per modo di fare; a lui sono facili certe cose in cui io non potrei mai spingermi; ma bench io sia proprio al buio per quel che riguarda vostra madre, sono sicura di una cosa in ci che la riguarda; ne sono sicura perch me lo dice l'istinto: ebbene, so ch'ella non accetterebbe la mia proposta di occuparsi di qualche opera sociale o religiosa, come voi avete suggerito, e se lo facesse non potrebbe riuscirvi.
Perch no? domand lui con qualche cosa di aspro nella voce.
Perch  una donna troppo chiusa in se stessa: siete stizzito con me?
Stizzito, signora Herries? Ma vi pare!
Per riuscire nelle opere a cui accennavate voi, bisogna essere naturalmente compassionevoli, pieni di piet per gli altri. Bisogna, a cos dire, vuotare la propria anima di tutto ci che riguarda se stessi e riempirla di amore per l'umanit: cos almeno penso io; e sento che vostra madre, com' in questo momento, non potrebbe addirittura farlo. Mi pare che.... mi fa l'impressione che.... come potrei dire?
Dopo una breve pausa ella riprese:
Mi pare ch'ella sia tremendamente isolata, ho questa sensazione; e mi pare anche ch'ella debba avere un gran rancore verso l'umanit, non saprei dire perch. Insomma, quella d'occuparsi degli altri mi sembra l'ultima cosa che ella farebbe. Ella pu amare, ella vi vuole un ben dell'anima, anche questo lo intuisco: ma non credo ch'ella abbia dell'altruismo in s: non credo ch'ella provi compassione per.... l'umanit.
Forse dite bene, replic Clive sottovoce.
Spero che non vi avrete per male se....
No, no.
Potrei, naturalmente, impegnar Bob a provarvisi; ma so che non gioverebbe a niente. Nelle sue presenti condizioni vostra madre non pu aiutare gli altri; ha bisogno d'aiuto ella stessa. Ricordatevi che cosa ha detto del deserto; e aveva ragione: lo sentivo mentre ella discorreva.
S, non v' dubbio, disse Clive, ed ero uno sciocco a pensare.... mi attaccavo a un fuscello. Sono cos inquieto riguardo a lei!
La signora Herries si ferm, come s'era fermato lui pochi minuti prima sul marciapiede.
Io sento che soltanto una persona pu aiutarla, ella disse.
Chi ? domand lui fissandola.
Voi.
Io! egli esclam con improvvisa, intensa amarezza.
S; non saprei proprio da quale altra sorgente vostra madre potrebbe attingere aiuto. Non dico che ci possa ottenersi in un momento; capirete ci che intendo di dire: tante volte uno legge la Bibbia senza sentirne subito l'azione; eppure le anime dei Giusti sono nelle mani di Dio, e non solo dopo la morte. E dicerto lei.... ma non  necessario che io adopri paragoni religiosi con voi: Bob e io non li crediamo molto efficaci; ma in ogni modo, mettendo da parte quell'aiuto, ella non potrebbe essere aiutata che da voi.
Io non sono in grado di aiutarla, disse Clive con dura enfasi. Ci supera.... oltrepassa la mia possibilit: non farei che peggiorar le cose.
Non dite cos.... o, dirlo sarebbe poco male, non lo pensate.
Ma io lo so, lo so, signora Herries.
Ma come  possibile? Avete detto or ora di non avere alcuna azione su vostra madre, ma io sono certa che non  cos: sono certa che tutto sta, che tutto  riposto nelle vostre mani.
Che cosa? egli chiese con voce dura, piuttosto alta. Che cosa  riposto nelle mie mani?
La felicit di vostra madre, forse anche la sua salute, perch la sua salute probabilmente dipende dalla sua condizione mentale. Voi siete inquieto riguardo a vostra madre; io pure sono inquieta da quando l'ho veduta poco fa: non potete fare quel che  necessario, qualunque cosa che la rimetta in quiete con se stessa e col mondo?
Ma non c' nulla ch'io possa fare; se vi fosse lo farei; l'avrei gi fatto da un pezzo.
V'era una nota di disperazione nella sua voce; poi egli smise di camminare e soggiunse gentilmente, come se si fosse accorto di essersi lasciato andar troppo:
Ma voi siete stata di una bont senza pari a dirmi queste cose, a prendervi tanto a cuore quest'affare.
E subito dopo, proprio senza che se ne fosse accorta, la signora Herries si avvide che avevano ripreso la strada verso Hyde Park Corner. Quando Clive ricominci a parlare la sua voce era meno imbarazzata e il suo fare pi semplice e franco.
Non posso dirvi quanto io apprezzi la vostra bont per mia moglie. La vostra amicizia  un vero beneficio per lei specialmente in questo tempo di attesa.
Ma non credo che Viviana abbia alcuna inquietudine mi pare maravigliosamente calma.
Vuol esser calma.... per la creatura che deve nascere: ma io non posso a meno di provare una certa trepidazione. V' sempre pericolo specialmente in un primo parto; e io.... io non potrei andare avanti senza Viviana.
Continuarono a camminare in silenzio.
Qualche cosa in quell'uomo produceva un senso di disagio nella signora Herries quando si trovava con lui; ma ella capiva benissimo perch Viviana lo amava, comprendendo l'eccezionale potere di amare che era in lui, e che esigeva d'esser ricambiato: a lui era dicerto sempre possibile suscitare un contraccambio di emozione. Eppure egli aveva quello strano elemento conturbatore, dicerto capace di cagionare profonda infelicit.
Giunti che furono a Hyde Park Corner, e allorch la signora Herries vide venir l'omnibus ch'ella doveva prendere, allung la destra e strinse con calore quella di Clive. Il tono della voce di lui quando egli aveva parlato di sua moglie l'aveva profondamente commossa ed ella desiderava di esprimere qualche cosa di ci che sentiva. Con sua sorpresa Clive disse:
Se non vi rincresce verrei con voi sino al rettorato.
Benissimo, ella rispose nascondendo il suo stupore.
Non sarebbe meglio salir sull'imperiale? C' tanta gente dentro; ma forse vi d noia arrampicarvi.
Non mi d noia affatto.
Sal gli scalini ed egli le tenne dietro; trovarono due posti vuoti in fondo; quando si furono messi a sedere, Clive disse:
 facile che vostro marito sia in casa a quest'ora?
Veramente, non saprei; Bob non ha mai ora fissa per uscir di casa e per tornarvi; a volte sta fuori sino a ora tardissima: avreste piacere di vederlo?
S; non lo tratterrei molto.
V'era nella sua voce qualche cosa di forzato: la signora Herries pens che sin da quando s'erano incontrati quel giorno, Baratrie doveva sentirsi incerto se cercar di vedere o no quella sera il rettore, e essersi deciso a un tratto adesso; ma quella decisione gli era costata di sicuro uno sforzo: certo egli aveva dovuto vincere qualche riserbo.
Se non  in casa potrete aspettarlo: sar contento di vedervi, disse cordialmente la signora.
Grazie.
Non parlarono pi sinch l'omnibus non si fu fermato alla cantonata dalla quale, dopo tre minuti di cammino, giunsero in piazza Sant'Egidio.
...
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...
CAPITOLO 8.
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...
Quando entrarono nel rettorato, la signora Herries domand a Caterina se il rettore era in casa.
S, signora:  nello studio.
Benone! fece la signora volgendosi a Clive.
Ma c' gente con lui, signora.
Oh! Chi c'?
Il giovanotto Aviner, signora.
Il giovanotto Aviner? ripet la signora Herries con ilarit.
S, signora, disse gentilmente Caterina ma con ferma sicurezza di s.
Va bene: speriamo che non si trattenga tanto. Sar meglio per che andiate nello studio ad avvertire il padrone che....
Ma Clive la interruppe:
Non disturbate vostro marito, signora: non voglio dargli seccature.  un po' tardi e bisogna ch'io me ne vada per non far stare in pensiero Viviana: potr tornar benissimo un altro giorno.
No, no; ora che ci siete  meglio che aspettiate:  questione di qualche minuto: a Bob rincrescerebbe troppo se sapesse che siete andato via: ha tanto piacere di vedervi. Dunque, Caterina, andate a dire al rettore che c' il signor Clive Baratrie il quale avrebbe piacere di vederlo appena  libero.
S, signora.
Il signor Clive Baratrie: avete capito?
S, signora.
Quando Caterina se ne fu andata, la signora Herries disse mentre faceva strada a Clive in salotto:
Caterina  una perla, ma ha un piccolo difetto.
S? Quale?
Non riesce mai a riferir bene un nome. Io sono sicura che mio marito non conosce nessuno che ha nome Aviner: chi sa come raffazzoner il vostro cognome! Ma forse sino a dir Clive ci arriva, e cos mio marito capir. Mettetevi a sedere e fumate pure, se volete: Bob fuma dappertutto.
Ma Clive non si mise a sedere; si vedeva che era irrequieto e rimase ritto presso il caminetto. Dopo un momento se ne scost e disse:
Se rimango....
Ma sicuro che dovete aspettare.
Allora posso telefonare a Viviana per dirle che ritarder un poco?
Accomodatevi pure: il telefono  nell'anticamera.
Egli usc immediatamente; quando torn indietro pareva un po' pi calmo, ma ancora nervoso e inquieto.
Se vostro marito star ancor molto, disse, credo proprio che sia meglio....
Ma in quel momento si ud il rumore di una porta che si apriva, e giunse sino a loro la voce di Bob che diceva:
Meglio! Sicuro che cos mi piace. Ecco dunque quest'affare sistemato. E ora prendete un'altra cartuccia.
La signora Herries sorrise:
Bob chiama cartucce le sigarette, ella disse sottovoce. Ha passato parecchio tempo fra i soldati e i marinai, e naturalmente loro....
Obbligatissimo, signore. Vedrete che vi saremo tutti riconoscenti.... Non si trova facilmente chi....-
La voce che pareva di un popolano si perd in lontananza mentre il rettore lo accompagnava alla porta di strada: un momento dopo Bob entr lesto lesto in salotto.
Ah! Siete voi davvero! esclam appena vide Clive. Avevo indovinato.
Si avanz e i due uomini si strinsero la mano.
Che nome aveva detto Caterina? domand sua moglie.
Il signor Clines Barramore: ma io ho capito subito.
E chi c'era nello studio?
Dick Haffenden, un giocatore di calcio dello Stepney Football Club.
Caterina non ha sbagliato molto: ha detto il giovanotto Aviner, e per lo meno Haffenden un giovanotto .
Ha vent'anni.
Poi volgendosi a Clive il rettore disse:
Andiamo nello studio a discorrere un po'.
Tante grazie.... ma non vi tratterr molto.
Pi starete, pi mi farete piacere: non ci vediamo frequentemente, mi pare.
Arrivederci, signora Herries, disse Clive, porgendole la mano. Siete stata molto buona ad occuparvi di mia madre.
Prima ch'ella avesse tempo di rispondere egli si scost lesto lesto e usc dalla stanza con una risolutezza che a lei parve inopportuna e che le fece pensare a una persona che non veda il momento di essersi sbrigata di qualche cosa che gli  costato fatica affrontare. Bob le rivolse uno sguardo grave, quasi ansiosamente interrogatore e lo segu.
Appena furono nello studio e Bob ne ebbe chiusa la porta, Clive disse:
Herries, non voglio tenervi qui molto; e poi anch'io devo andare a casa da Viviana, ed  gi tardi; ma mi trovo in un imbarazzo, in un grande imbarazzo, e in simili circostanze si ricorre a voi, si sa. Voi dovete esserne pieno sino ai capelli.... ma a chi rivolgersi se non a voi quando l'animo  turbato? E.... ho pensato tanto prima di venir qui.... Ma se sapeste in quali inquietudini mi trovo! Non so proprio che partito prendere.
Mettetevi a sedere.
No, no.... non posso.
Allora seder io.
Si mise nella sua poltrona e parve che vi si trovasse proprio a modo suo, e secondo il solito prese di sul caminetto la pipa.
Prima di tutto devo dirvi come stanno le cose mie, cominci Clive.
Si avvicin al fuoco e rimase l ritto, e mentre discorreva toccava ora una cosa ora un'altra di quel che c'era sul piano del caminetto.
Mia madre  malatissima: almeno credo che sia cos, sebbene lei dica di stare ottimamente. I suoi nervi secondo me devono essere in sconquasso. Mia moglie  una donna maravigliosa, ma ora che  incinta non voglio ch'ella si strapazzi. Quelle due donne hanno sofferto le pene dell'inferno quando.... Lo sapete da voi, insomma.
Si ferm.
Lo so, disse Bob Herries con calma.
Hanno sofferto le pene dell'inferno per via di me, disse Clive. Naturalmente io voglio.... io desidererei proteggerle ambedue.... vorrei ora eliminare dalla loro vita tutto quel che potrebbe amareggiarla.
Sicuro, disse Bob, profondamente penetrato.
Io avevo sperato....
Le labbra di Clive si contrassero, e tutto il volto per un momento si alter: poi, sembr farsi forza e prosegu:
Ma questo non importa.... Fatto sta che io ho avuto sempre il presentimento che su me dovesse cadere qualche altro colpo. E ora, nello stato di cose che vi ho descritto, ecco che cosa mi capita.
Port la mano alla tasca interna della giacca e ne trasse una lettera inclusa in una busta.
La ricevei una settimana fa, egli disse, e in tutto questo tempo io non ho fatto niente: sono andato avanti, cercando di farmi animo: non ne ho fatto parola con nessuno sinora.
Una lettera anonima?
Oh, no! Se fosse anonima! No:  di Gordon, di Jim Gordon: lo conoscete.
S, non molto per: l'ho incontrato di tanto in tanto al Bath Club; ma lo credo una brava persona.
Bob incominciava a essere ansioso di sapere.
S,  un ottimo giovane. Viene a trovarci quand' in Inghilterra: ora  all'estero, per le gare del tennis sulla Riviera. Arc  con lui: con mia moglie sono amici da molti anni.
Lo so: ebbene?
Clive tolse la lettera dalla busta e la diede a Bob.
Leggete voi, se non vi rincresce.
Bob si butt all'indietro nella poltrona e lesse:
"HTEL GRAY E D'ALBIONE
"CANNES
"ALPI MARITTIME
"17 Marzo.
"Caro Baratrie,
"Rimarrete sorpreso nel ricevere una lettera da me, ma mi sembra doveroso scrivervi. L'argomento  diabolicamente sgradito e sono stato un pezzo a considerare ci che sia meglio di fare; finalmente son giunto alla conclusione che devo scrivervi, e spero che penserete voi pure cos quando avrete saputo di che cosa si tratta, e mi giudicherete spinto soltanto dal desiderio sincerissimo di fare il meglio possibile per voi nella condizione veramente spiacevole in cui vi trovate.
"I Dartree, lord e lady Dartree, hanno una villa a poca distanza di qui e ospitano molte persone: i giocatori di tennis fanno poi tutti capo l. La casa  addirittura piena. La signora Lorrimer, Anna Lorrimer, che vostra moglie conosce benissimo, la quale organizza partite di tennis a scopo di beneficenza,  stata ultimamente qui e vi  stato pure, con molti altri, sir Aubrey Sabine."
Giunto nella lettura a quel nome, Bob Herries fece un movimento involontario, e i suoi occhi andarono dalla lettera a Clive.
Vedete! Vedete! disse Clive battendo con forza e ripetutamente le dita sul piano del caminetto come un uomo che avesse addirittura perduto il dominio della propria mano.
Ma non ho finito di leggere.
Allora perch mi guardate a codesto modo?
 stato soltanto.... ma Bob si ferm: non voleva dire a Clive dell'osservazione fatta a sua moglie: "Mi balena talvolta in mente che essi non abbiano ancora finito con la signora Sabine"; era il ricordo di quelle parole, la vista del nome fatale nella lettera di Gordon e la previsione di ci che sarebbe venuto dopo, che era stato cagione dello sguardo di cui domandava conto Clive tanto con gli occhi che con le labbra.
Sicch? fece Clive.
Lasciatemi finire, vi prego.
Mentre proseguiva nella lettura, Herries udiva le dita tamburellanti sul piano di legno del caminetto.
"....con molti altri sir Aubrey Sabine. Egli  un giovane uscito proprio ora dalle Guardie del Corpo, e adesso capo della famiglia Sabine. Ma certo non avete bisogno che vi dica io chi . La signora Sabine che reggeva l'ospedale era sua zia. Ebbene, egli non pu tener la bocca chiusa; sapete che tipo : bisogna che ciarli. Un giorno lass alla villa, ed  per questo che vi scrivo, sebbene molto a malincuore, mentre con noi si trovavano molti altri ospiti, compresa la signora Lorrimer, che a dirla fra me e voi  un Sabine in gonnella, bench tutta latte e miele sino a che le cose vanno per il suo verso, sir Aubrey cominci a parlare di voi e del caso bestiale da cui usciste cos splendidamente. E.... bisogna che lo dica con schiettezza, dalla sua bocca uscirono cose abominevoli."
Il tamburellamento sul piano del caminetto non era cessato.
"Io cercai di rattenere in tempo Sabine, ma non valse. Il sunto di quanto egli andava sbraitando  questo: che, sebbene voi ne siate uscito, come suol dirsi, per il rotto della cuffia, abbiate salvato la pelle, lui e tutta quanta la sua famiglia sapevano che vi eravate sbarazzato di sua zia, e conoscevano benissimo il motivo che vi aveva indotto a farlo. Non posso entrar qui in particolari, ma fu rammentato il nome di vostra moglie. Io ero indignato e cercai di chiudergli la bocca con quanta forza potevo, ma ci non fece che renderlo pi risoluto ed enfatico; ed egli prosegu dicendo che anche fra chi aveva assistito al processo v'erano persone pienamente d'accordo con lui, perfino criminalisti insigni. Fra coloro che condividevano la sua opinione, assicur, giurando, esservi il noto attore Vilfredo Heathcote di cui cit alcune parole che non riporto, naturalmente. Alla fine non potei pi tenermi e gli dissi che doveva sapere che voi gli potevate dar querela per diffamazione, avendo egli parlato a quel modo dinanzi a parecchi testimoni. Rispose che lo sapeva, ma che voi non vi arrischiereste mai a farlo. V'erano presenti Madding, la signora Littlethwaite, la signora Charlesworth, Dartree; lady Dartree non si trovava nel salotto. V'erano pure due o tre francesi, Geraldo Bowyer il corrispondente di giornali che ragguaglia in Inghilterra delle nostre gare pi importanti; v'era, come ho detto, la signora Lorrimer, e altra gente. Io disputai con Sabine, naturalmente in modo corretto essendoci diverse signore, e quando lo lasciai gli dissi che farei quei passi che credevo pi opportuni, sebbene ci fosse accaduto in casa di un amico. Da questo egli cap dicerto che io intendevo riferirvi le sue parole. Da quel momento Anna Lorrimer  andata a spifferar dappertutto quel che era accaduto, chiamandovi l'assassino. Ma lei  una sguaiatella, si sa; invece in Sabine v'era proprio veleno.
"Eccovi detto tutto, e mi pare abbastanza; figuratevi se questa faccenda  incresciosa per me, e se mi sia costato scrivervene: ci ho pensato parecchio prima di prendere in mano la penna, ma, poi alla fine, mi  sembrato di non poter fare altrimenti, ed  proprio quel che avrei desiderato fosse fatto a me se mi fossi trovato al vostro posto. Pu darsi che voi vogliate lasciar cadere questa cosa; ma nel caso diverso non procedete contro Anna Lorrimer, voglio dire non le date querela per le sue insane parole: nessuno la prende sul serio: e poi  una donna. Con Sabine la cosa  ben diversa: dovrebbe vergognarsi di s, e gliel'ho detto.
"Ricordatemi gentilmente a vostra moglie, se vi sembrer il caso di farle parola di questa mia; ma forse non le direte nulla; anzi credo che sia proprio meglio non le diciate nulla.
"Vostro affezionatissimo
"JIM GORDON."
Mentre Bob Herries alzava gli occhi dalla lettera e la posava sui suoi ginocchi, le dita di Clive avevano smesso di tamburellare ed egli ritrasse la mano dal piano del caminetto. Per un minuto o due vi fu nella stanza assoluto silenzio: fuori v'era il rumore del vasto movimento di Londra, sordo e immenso.
Me ne rincresce davvero, disse finalmente Bob. Non posso dirvi quanto me ne rincresca.
Non  un casetto piacevole? fece Clive sforzandosi di parlar con disinvoltura.
Piacevole? Ma  tremendo, addirittura tremendo. Oh, se la gente pensasse....
Lasci in tronco la frase.
Al male che fa, non  vero? disse Clive con intensa amarezza. Ma v' malizia, grande malizia sparsa per i cuori umani, come per tutta Londra  sparso questo monotono, uggioso brusio.
Bob Herries non replic a quell'esclamazione che pareva scattata dall'anima stessa dell'uomo ritto dinanzi al fuoco. I suoi occhi erano andati a ricercar la lettera sulle sue ginocchia; la sua pallida fronte infantile era corrugata; finalmente egli disse:
Sicch non avete fatto nulla?
Nulla addirittura.
Non avete neppure scritto una parola a Gordon?
No, nemmeno una parola. Certo avrei dovuto farlo: egli sar sorpreso del mio silenzio; ma.... ecco, questo  stato un colpo atroce per me, Herries, non posso dirvi come io l'abbia sentito. Tutto questo tempo sono stato.... ho cercato di andarmene per la mia strada, di aprirmi una via che mi permettesse di menare una vita tollerabile, di sopportare la vita. Voglio dire....  difficile a spiegare, ma, insomma, ho cercato di afforzarmi l'animo, di renderlo atto ad affrontare lo stato generale delle cose, di adattarmi a tutto.  stato un vero combattimento continuo, per quanto possa non esser sembrato. Ho sempre detto a me stesso che le cose potevano migliorare, migliorare ogni giorno di pi: il tempo, lo sapete,  un gran risanatore. E ora mi capita questa! Ne ho riportata un'impressione terrorizzante! In certo modo mi par che la mia mente ne sia rimasta come istupidita: e non ho fatto addirittura nulla.
E nessuno....
Io non ne ho parlato, non ne ho fatto cenno ad anima viva.
No?
 stato un caso ch'io sia venuto qui stasera. Per l'appunto ho incontrato vostra moglie che faceva visita a mia madre quando sono salito a trovarla. Appena ho visto la signora Herries accanto al fuoco mi  balenato in mente il pensiero di parlarvi. Avevo con me la lettera; sapevo di dover far qualche cosa e mi sono sentito spinto a venire a chieder consiglio a voi.
Bob Herries aveva un aspetto grave, quasi severo.
Per lo meno dovete scrivere a Gordon, egli disse.
E sollev il braccio per porger la lettera a Clive. Nel far cos egli sent qualche cosa dell'orrore in essa contenuto, come una specie di emanazione che si sprigionasse dalla carta. Il veleno delle parole! Il veleno delle parole!
Scriver.... gli scriver stasera. Ma, credetemi pure, Herries, se questa lettera doveva venire avrei voluto che mi fosse giunta da chiunque altro.
Perch?
Non posso dirlo:  cos, e basta.
Ora il viso di Baratrie era teso e duro, terribilmente duro: aveva qualche cosa della maschera. E a un tratto Herries ebbe il pensiero:
"Di che non sarebbe capace quell'uomo in certe circostanze?"
Poi disse:
Non mi sembra per altro che in codesta lettera vi sia malizia.
No, non c';  scritta in piena buona fede: l'ho sentito subito e non ci ritorno sopra. Gordon ha creduto bene che io sapessi, e ha ragione. E ora so.... ora so:  una settimana che so: ma adesso si tratta di sapere che cosa devo fare, o se devo fare o no qualche cosa.
Mettetevi a sedere, Baratrie. Chi vi scrive  una brava persona.
S, lo so.
Si butt su una seggiola con le mani giunte e ciondolanti fra le ginocchia.
Naturalmente lo saprei che cosa fare se fossi un uomo isolato.
Isolato?
Senza due donne, incatenate a cos dire.... avvinte, insomma, alla mia maledetta vita, al mio maledetto destino. Quando un individuo dice di voi in pubblico che non vi arrischiate a fare una cosa che riguarda lui pure, non v' da far che una cosa, e appunto quella ch'egli dice che voi non osate di fare:  abbastanza chiaro, mi sembra. Ma io penso a loro.... a quelle due. Io dovrei andar da costui, da.... parve ch'egli volesse pronunziarne il nome, ma lo tacque. Se non lo fo, riprese, egli si vanter di avere avuto ragione, che io ho paura di lui, nel caso che venga a sapere che sono stato informato da Gordon e lo verr a sapere dicerto. Ma se vo a cercarlo, tutto quanto quell'orrendo affare sar di nuovo rimestato, sciorinato, come biancheria sporca, dinanzi al mondo intero. Certo, se vi entrasse la legge, se egli portasse la faccenda in tribunale, vincerei io, naturalmente. Non  che io abbia paura;  il rimestamento....  la maledetta resurrezione del fatto.... Sarebbe ancor peggio che esumare un cadavere su cui i vermi hanno gi cominciata l'opera loro. E Viviana incinta! E mia madre in quello stato! Domandate a vostra moglie che impressione le ha fatto oggi mia madre! Devo porle di nuovo ambedue alla tortura? Ho diritto di farlo? Non potrebbero che maledirmi se lo facessi.
Oh, no!
Clive non mostr di udire la forte, convinta esclamazione, di aver veduto il gesto di Bob Herries, l'espressione dei suoi occhi nel farlo.
Vi dico la verit, Herries: tutto quel che  accaduto, l'accusa contro di me, il mio arresto, il processo, hanno quasi ucciso mia madre e quel che ora potrebbe accadere la ucciderebbe dicerto:  tanto cambiata, Herries,  una povera pianta avvizzita, senza pi alcun vigore.
Ella  piena di fuoco, Baratrie.
Di fuoco! E allora  un fuoco divorante; ella si accartoccia come la carta che brucia: io la vedo andarsene.
Bob Herries guardava la fiamma; per un poco non disse nulla, e non si mosse. E anche Clive taceva: egli capiva, vedeva bene che Herries era cos profondamente assorto in qualche pensiero da non aver forse coscienza che di quel pensiero. Finalmente Herries si mosse e alz gli occhi.
Se non fosse per vostra madre, egli disse, io non starei un momento in forse sul consiglio da darvi, avendomelo voi chiesto.
No? Ah, capisco! Ma anche per Viviana!
No: chi mi preoccupa  vostra madre, non vostra moglie:  proprio lei che mi conturba.
Egli parlava con solennit, e di nuovo si ferm; poi, con un movimento delle spalle, come se scotesse qualche cosa da s, disse:
Vi sorprender ci che sto per proporvi; ecco qua: volete lasciarmi chiamar mia moglie e rimettere in lei questa faccenda?
Clive parve atterrito.
Domandare.... raccontare a vostra moglie? barbugli.
 appunto quello che vorrei che faceste; e vi dir perch: ella ha veduto poco fa vostra madre, e si sar dicerto fatta un'idea delle sue condizioni.
S.
Come donna ella pu giudicar di una donna meglio di noi. Lasciate che io la ragguagli, che le domandi che cosa ella vorrebbe che facesse nel vostro caso un figlio suo, se lo avesse. Vedrete che sapr dirvi....
Clive si alz.
Non credo che io....
E si ferm.
Non vi pare di poterlo fare? Eppure mia moglie  molto affettuosa, ha il vero intelletto d'amore, ed  una donna addirittura schietta.
S, questo  vero.
Posso andare a chiamarla?
Clive rimase zitto.
Oppure, vediamo: vi par meglio ch'io vada da lei con la lettera e le domandi che cosa vi consiglia di fare? Non c' bisogno che voi la vediate: io vi riferir esattamente ci ch'ella dice, le sue parole testuali. E non cercher affatto d'influire sul suo giudizio. Ma io non mi sento, in questo caso, di darlo.
Clive alz il capo.
Ebbene, se credete che giovi far cos, pregatela a venir qui: non sono pusillanime a tal segno.
Oh, non siete punto pusillanime.
Voi non lo potete sapere.
Dunque, che cosa facciamo?
Meglio pregarla di venir qui.
Bob si alz e usc dalla stanza; dopo due o tre minuti ritorn con sua moglie, che aveva un aspetto molto tranquillo e naturale mentre entrava nella stanza. Clive nel vederla avvamp.
Bob chiuse la porta.
Ho gi spiegato a Bun che avete ricevuto una lettera conturbatrice, e che non sapete bene che cosa fare a proposito del suo contenuto, e che anch'io non so proprio che cosa consigliarvi.
S, disse Clive.
E porse la lettera alla signora Herries, soggiungendo:
Siete.... siete molto buona a prendervi tante noie per le mie uggiose faccende.
Ci detto si eresse, prese l'atteggiamento di un soldato e riprese:
Saprei bene che cosa fare se non vi fosse di mezzo mia madre: Viviana la lasciamo fuori da questo, no? domand a Bob.
S: credo che noi tutti la comprendiamo.
La signora Herries prese la lettera.
Io vi dir la mia leale opinione, Clive:  tutto quello che posso fare.
Non aveva mai chiamato Baratrie col suo nome di battesimo; e ora udendosi chiamare a quel modo egli si sent profondamente commosso: sapeva ch'ella aveva fatto ci con l'intenzione di mostrargli che in quel momento il suo desiderio era di avvicinarsi quanto pi fosse possibile a lui.
Grazie, egli mormor.
Ora mi metto a sedere presso il lume e la leggo subito.
Si pose a sedere, avvicin la piccola lampada della scrivania, spieg la lettera. La lesse lentamente e con attenzione mentre i due uomini rimanevano in piedi e guardavano istintivamente il viso rosso e pieno, le delicate mani che tenevano il foglio. Quando ebbe finito, la signora disse a Clive:
Se foste mio figlio, non vorrei che faceste conto di non aver ricevuto questa lettera: vorrei invece che induceste sir Aubrey Sabine a documentare le sue inique parole.
Mentre ella parlava il suo viso gioviale era cos cambiato che perfino Bob che tanto bene lo conosceva ne fu sorpreso: un'espressione d'ira lo trasformava.
Vi sono delle doverose punizioni, ella disse. Io non ammetto che la malvagit debba passarla liscia: nessuno, nemmeno un estraneo, pu tollerarlo.
Ella pos la lettera.
E mia madre? disse Clive.
Ella si volse verso di lui, come sussultando.
Ah, gi! esclam.
Voi l'avete veduta dianzi, siete stata con lei: abbiamo parlato insieme di lei. Credete che ella desidererebbe che io mi facessi avanti?
 appunto questo ci che si desiderava sapere, Bun, interloqu Bob Herries. Noi abbiamo pensato che voi potreste esser capace di giudicare meglio di noi, trattandosi di un'altra donna.
Il rettore fu sorpreso di vedere alterarsi il volto di sua moglie.
Ah, capisco! Si tratta di lei, naturalmente!
Pareva che soltanto in quel momento ella comprendesse qual problema le era sottoposto.
Voglio esser proprio leale, ella soggiunse con un po' d'ansia nella voce soave.  una cosa tanto importante!
S, ve ne prego, siate franca con me, disse Clive.
Non dubitate.
Supponiamo dunque che io vada a trovar quell'uomo: tutto quel brutto affare torner a galla; i giornali vi si butteranno sopra come tanti lupi; tutto quanto il mondo ne parler: ecco un altro tremendo scandalo, nel centro del quale vi sar il mio povero nome. Mia madre potr sopportar tutto questo? Non c' il caso che invece ci possa ucciderla? Avete veduto in quali condizioni si trova.
Vorrei saperlo: vorrei poterlo sapere, disse la signora Herries, ma vostra madre  un enigma per me.
Allora non vi confondete! Voi non potete consigliarci, Bun.
Ella ud il tono di delusione nella voce di suo marito. Certo egli aveva addirittura contato su un responso risoluto, e ora ella lo deludeva coi suoi scrupoli di lealt. Per un momento ella si sent separata da suo marito ed ebbe una sensazione d'insolita pena e fu appunto quella sensazione che la spinse a prendere una risoluzione.
Credete forse che dobbiamo considerare le persone, gl'individui in un caso come questo? ella domand ai due uomini. Non mi maraviglierei che s'insinuasse una buona dose di debolezza nel caso che lo facessimo.
Poi si mise a guardarli ambedue.
Proseguite, Bun, disse suo marito ansiosamente.
E adesso v'era un raggio di speranza nei suoi occhi svegli, penetranti.
Sento proprio che  cos.... ora.
Ella parlava a Clive:
Voi pensate a vostra madre, m'interrogate a proposito di lei, non  vero?
S.
Dunque vi ripeto schiettamente che io non la so comprendere: capisco, potete figurarvelo, quanto ella ha sofferto; credo che allora avrei potuto comprenderla: intendete quello che dico, no?
S.
Ma ora non posso: non si  mai rimessa, non  vero?
Mai, mormor Clive a occhi bassi.
Allora io non posso giudicare per lei: se fossi in voi, scusate se le mie parole suonano crudeli, ma  proprio quello che penso: se fossi in voi.... non terrei conto di lei.
Non tener conto di mia madre?
Voglio dire, insomma, farei come se ella non ci fosse: agirei in modo semplice, virile e spererei che ella lo apprezzasse.
Ah! fece Bob.
E parve a un tratto rasserenato, quasi allegro.
Viviana sarebbe d'accordo con me, lo so: non ho timori per lei: ella soffrirebbe molto pi per ci che potesse sembrare vilt che per l'immediata risolutezza. Clive, ella tocc la lettera con la sua mano delicata, e ora il suo viso vermiglio era calmo e fermo, non pi irritato o alterato, io non la farei passar liscia a questo provocatore.
No?
Voi non potete permettere che quest'uomo abbia ragione di dire dinanzi agli altri che non oserete far nulla.
E quando ella disse quelle parole, esse parvero cos semplici e naturali che Bob prov come una sorpresa di aver avuto bisogno di consultar sua moglie su quella faccenda.
Ha proprio ragione, egli disse. In una cosa di tal gravit non v' persona che debba impedire di comportarsi com' di dovere; ma qualche volta la piet fa deviare, secondo me.
E allora, mentre diceva la parola piet, guard Clive. Il viso di quell'uomo era tragico; fermo come una maschera, ma tragico; soltanto la parte bassa della faccia tremolava lievemente; e nel guardarlo Bob Herries si avvedeva che la soddisfazione morale suscitata in lui dalla risoluta conclusione di sua moglie non aveva svegliato affatto un'eco in Baratrie. Poveretto! E la piet di cui Bob aveva parlato come di una cosa pericolosa, irruppe e s'impossess del suo cuore. Nondimeno egli disse con fermezza:
Non posso a meno di pensare che se ne parlaste a vostra madre ella sarebbe dicerto d'accordo con mia moglie.
Pu darsi; ma naturalmente se io non mi curassi di ci che si dice in quella lettera ella rimarrebbe nell'assoluta ignoranza di essa: non saprebbe nulla di tutto questo affare.
Segu un silenzio imbarazzante: n Bob n sua moglie sapevano pi che dire senza passar per troppo entranti, senza mostrare ci che avrebbe potuto sembrare indelicatezza. Finalmente Clive disse ergendosi e abbozzando un duro sorriso:
Avete ragione, signora Herries. Lo capivo anch'io, in fondo, che questa cosa non si poteva lasciar cadere; ma  difficile risolversi a far soffrire di nuovo due donne sensibili che sono gi passate per l'inferno: mi pare che debbano quasi giungere ad aborrirmi per tutto il tormento che cagiono loro.
No, no, questo non pu esser mai! disse la signora Herries.
Dunque vi ringrazio, signora, e ho piacere che vi abbiamo interrogato. Posso riprender la lettera?
Ella gliela porse aperta; Clive la pieg e la ripose nella tasca interna della giacca, che poi abbotton.
E ora bisogna che me ne vada: dev'esser gi tardi. Siete stati immensamente buoni con me, tutt'e due: non v'infastidiscono tante noie e tanti fastidi riversati su voi? Io non ne potrei pi.
La signora Herries s'era alzata e ora s'incamminavano tutti verso la porta.
No, no, disse Bob, non ci pensate nemmeno. A proposito, egli soggiunse, mi viene ora in mente che forse potrebbe esservi qualche mezzo di evitare la peggior sorte di pubblicit in codesto bestiale affare. Dovrete rivolgervi al vostro legale, naturalmente, se risolvete d'agire. Vi sono molti casi che si sistemano anche fuori dei tribunali, no?
S, credo che ve ne siano.
Siccome per sir Aubrey Sabine  addirittura impossibile giustificare le sue parole....
Santo cielo! esclam Clive con uno scatto oltremodo vivace. Non era di codesto che avevo paura.
Ora si trovavano nell'anticamera, ed egli si ferm.
Io pensavo soltanto a mia madre e a Viviana.
Lo so.
Ma lo sappiamo, Clive, disse la signora Herries come sgomenta.
S, dando una querela, vincer io, naturalmente.
Rise e butt la testa all'indietro.
E chieder anche un forte risarcimento di danni se sar il caso.
Poi si volse a Bob:
Potr almeno offrirvi qualche cosa per le tante vostre carit.
Insomma, disse Bob, io intendo dire che se sir Aubrey Sabine non  un vero pazzo, non lascer portar questa faccenda in tribunale.
Immagino che la far finita, disse Clive con voce aspra.
Ecco il vostro cappotto.
Grazie.
E se lo infil.
Buona notte, signora Herries.
Buona notte, Clive.
Di nuovo mille ringraziamenti. Buona notte, Herries. Mia madre disse una volta che eravate l'unico uomo di sua conoscenza che adempiesse il precetto di Cristo: "Portate i fardelli gli uni degli altri".
Indi egli se ne and e la porta fu chiusa. Quando furono soli Bob disse a sua moglie:
Seguir il nostro consiglio, Bun? Non ha detto espressamente di farlo.
Gi: l'ho notato anch'io.
Ella sospir.
Bob caro, ci che non posso capire  perch la povera signora Baratrie non si sia mai rialzata.
 tremendamente sensibile, secondo me. V' della gente che quando ha avuto un colpo ne aspetta sempre un altro.
Ma allora....
Egli la interruppe.
Sento che avete ragione, egli disse. In una materia grave come questa non si possono considerar gl'individui. Un uomo non pu sottostare a certe accuse se non vuole esser giudicato proprio un vigliacco.
Codesto  vero.
Erano gi ritornati nello studio, ed ella soggiunse:
Ma  tremendo per Clive dover rimuginare tutto quell'affare, e io capisco il suo sentimento verso sua madre e Viviana. Non  anche una vergogna che vi sia frammischiato il nome di Vilfredo Heathcote?
S:  un insieme proprio disgustoso.
Dopo un minuto la signora Herries disse:
Bob: credete che far qualche cosa?
Clive?
Il rettore rimase un momento in silenzio guardando il fuoco, poi rispose:
Direi di s: anzi ne sono sicuro.
...
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...
CAPITOLO 9.
...
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...
Quella sera dopo pranzo Clive replic alla lettera di Jim Gordon, ringraziandolo di avergliela mandata, e dicendo che stava considerando il miglior modo di contenersi riguardo alla "brutale e ridicola accusa". La lettera era breve e compassata: non faceva menzione della signora Lorrimer n ricordava Vilfredo Heathcote; non accusava n irritazione, n sentimentalit, nulla diceva di Viviana: era una lettera proprio inglese, fredda, riservata, da cui non trapelava l'impressione di Clive sullo spiacevole ragguaglio di Gordon, una lettera che non informava con precisione quale condotta avrebbe tenuto lo scrivente.
Fatto sta che, pur rispondendo, Clive non aveva ancor preso una decisione. Egli sapeva che cosa bisognerebbe fare, ma non sapeva se lo avrebbe fatto. Scrisse la lettera a Gordon stentatamente: chi sa che cosa avrebbe dato per poterne fare a meno. Ci che Gordon gli aveva scritto e la propria risposta sembravano iniziare una specie di subdola e detestabile intimit fra lui e Gordon, contro la quale tutta la sua natura si ribellava istintivamente. Che per l'appunto Gordon fosse prescelto dal destino per immischiarsi nell'affare Sabine disgustava talmente Clive da procurargli una specie di mortale prostrazione dello spirito. Egli avrebbe voluto Gordon fuori, addirittura fuori della sua vita, avrebbe voluto non saper proprio nulla di lui: ed ecco invece che per l'appunto interveniva lui, e con ragione, in ci che v'era di pi intimo nella sua vita. Clive era in cuor suo esasperato di quel maligno dispetto del destino che era per lui come la sferzata di uno staffile avvelenato. Mentre chiudeva la busta e riprendeva la penna per far l'indirizzo lanci mentalmente un'imprecazione.
Proprio quando stava scrivendo le parole "Htel Gray e d'Albione" ud aprirsi la porta dello studio. Voltatosi di scatto egli vide Viviana che s'inoltrava: immediatamente egli pos la mano sull'inchiostro ancor fresco della busta.
Oh.... vi disturbo? ella disse.
Egli vide dal volto di lei che l'espressione del suo doveva averla sorpresa e preoccupata; o forse era stato quel suo gesto improvviso di nascondere il nome e l'indirizzo della busta?
Non sapevo chi era, egli disse. Ecco fatto.
Ma non alz la mano.
Devo andarmene? domand Viviana. Ero venuta soltanto per mettermi a sedere accanto al fuoco, tanto per stare un po' con voi.
Clive guard il personale alterato di sua moglie e il cambiamento che appariva nel volto di lei, e fu segretamente scosso da un impeto d'amore e di gelosia insieme confusi. (Perch gi il bambino che doveva nascere suscitava in lui una strana gelosia.) Che cosa stava per accadere? Che cosa si avanzava inesorabilmente con passi di cui nessun orecchio poteva percepire il suono, tanto erano silenziosi, furtivi? V'era qualche cosa che potesse minimamente staccarlo da colei a cui egli si avvinghiava con tanta disperata fissit di proposito, con tale sforzo di tutto il suo essere? In ogni modo la vita, la loro vita in comune gi cambiava dinanzi ai suoi occhi; la sua dualit svaniva: il terzo da essa decretato era gi presente al suo intelletto sveglio in modo pauroso, morboso.
Non andate via, cara, egli disse.
Le parole vennero dopo un silenzio di cui egli era addirittura inconscio.
Come potrei mai volere che ve ne andiate? soggiunse.
E alz la mano macchiata d'inchiostro, si scost dalla scrivania, and a lei e chiuse la porta.
Venite al fuoco: vi ci accomoder io.
Le cinse affettuosamente la vita agguantando alcune pieghe della veste sciolta ch'ella indossava.
Sedete qui: vi metter un guanciale; appoggiate pi indietro il capo.
Ella obbediva in silenzio.
Va bene a questo modo?
S.
Era quasi stesa nella poltroncina bassa e lo guardava con quei suoi occhi che gi andavano cambiandosi: in essi ormai e spiccatamente, egli vedeva la madre che lo guardava non meno che la sposa.
Avete ancor molto da scrivere? ella disse piano, con voce placida.
No; ho finito in questo momento.
Si mise le mani nelle tasche della comoda giacca da casa, stringendo i pugni appena furono nascoste, poi disse:
Ho scritto a Gordon.
A Jim! ella esclam, mentre sul suo volto si dipingeva la sorpresa.
Gi: forse vi siete avvista che quando siete entrata ho posto la mano sulla lettera.
S.... e non capivo: ho creduto che vi foste riscosso.
Difatti  cos: io mi ero prefisso di non dirvi nulla di questa lettera.
E allora perch me ne parlate adesso?
Perch.... quando vi ho veduta.... perch, ora che vi vedo, non mi  possibile rimaner separato da voi da un segreto non necessario: no, non mi  possibile: ho bisogno invece di avvicinarmi sempre pi a voi, Vi.
Parlava quasi con disperazione.
Che nulla si frapponga fra noi, nulla al mondo, Vi! Non potrei sopportarlo.
Ma non v' pericolo che ci avvenga! Nulla ci separer mai, ella disse quasi con orgasmo.
Oh, voi lo dite! Ma come potete saperlo? Come possiamo assicurarlo? La vita pu esser cos maligna: ha le mani, ha gli artigli, lei! Pu disgiungere le esistenze pi strettamente avvinte.
Non la vostra e la mia: mai!
In ogni modo io non voglio contribuire a qualche cosa di tanto diabolico.
Tolse di tasca la destra e mostr a Viviana le macchie d'inchiostro.
Me le sono fatte volendo nascondere a voi il nome e l'indirizzo di Gordon.
S?
Non mi domandate perch gli scrivo?
Ditemelo voi, se vi sentite di dirmelo: se vi par meglio tacere non mi dite nulla. Che cosa pu importare.... una lettera fra noi?
Ora ella gli sorrideva alla luce del fuoco, ed egli sentiva che ella voleva esser serena: ma ci era per il bambino piuttosto che per lui, cos almeno credeva Clive.
Gordon mi ha scritto; e io ho risposto alla sua lettera.
Non v'era adesso sorpresa, almeno visibile, nel volto di lei; ella stava evidentemente in guardia verso se stessa, e rimaneva addirittura tranquilla.
Non credo che Jim sia un buon corrispondente epistolare, fu tutto quel che ella disse.
Non vi fa maraviglia che mi abbia scritto?
S.
Egli s'inginocchi al lato della sua poltrona.
Vi, io anelo, voi non saprete mai come, di rendervi felice: ma sembra ch'io sia destinato a portar su voi lo sgomento e la tortura.
No! Ma come potete mai portar su me tali cose? Voi avete una volont; la vostra volont  di farmi felice; io vi amo: come pu dunque la vostra volont volgersi contro di me?
Ne giudicherete da voi: soltanto.... non mi detestate.... non mi aborrite mai, Viviana!
Ella sorrise di nuovo e tocc la mano che era posata sulla sua poltrona.
Voi non tormentate me, mio caro, tormentate voi stesso, e non so perch.
Aspettate di aver letto la lettera di Gordon.
Ella lo fiss con un purissimo sguardo, poi disse:
Riguarda me?
No, non potrei dirlo; ma v' rammentato anche il vostro nome.
Trasse il viso di lei verso il suo e le diede un lungo bacio sulle labbra.
Vi, Vi! Quanto era meglio che ce ne fossimo andati! egli mormor. Bisognava proprio andar via, almeno saremmo stati al sicuro da quel che si chiama il mondo; ce ne saremmo stati appartati e tranquilli. Il mio istinto mi consigliava bene: lo sento sempre di pi.
La lasci andare, si alz, and a prendere sulla scrivania la lettera di Gordon e la porse a lei.
Ho orrore a darvi questo scritto; ho orrore che lo leggiate, egli disse.
E allora perch devo leggerlo?
Perch voi dovete tutto condividere con me, altrimenti saremo separati.
Condividiamo dunque tutto, ella disse.
Egli non rispose, e abbass gli occhi: Viviana prese la lettera.
Fate un po' pi di luce, Clive, ella disse.
Egli esit: anzi in quel momento ebbe la bramosia che Viviana non leggesse la lettera: di far lui stesso conto di non averla ricevuta, di lasciare andar le cose come volevano, di chiudere gli occhi e illudersi che non vi fosse l quell'orribile minaccia, affidarsi alla sorte. Potrebbe darsi che Aubrey Sabine non ripetesse l'accusa, non venisse a sapere che Jim Gordon gliel'aveva riferita.
Per piacere, Clive: accendete la piccola lampada della scrivania: vi rincresce?
Egli la guard, and alla scrivania e gir la chiavetta della lampada.
Mentre leggete io cambier la busta e vi rifar l'indirizzo.
Ci detto si mise a sedere voltandole le spalle. Sapeva che ella leggeva; ora il dado era tratto: Viviana avrebbe capito, doveva capire che ancora una volta la signora Sabine risorgerebbe e sarebbe collegata con lei nella mente del pubblico; ancora una volta i due nomi, quello della signora Sabine e quello di lei, correrebbero sulle labbra di tutti. Era una profanazione, e Viviana l'avrebbe giudicata tale: la sua purit doveva sentirsi offesa da quell'imminente resurrezione. La busta era tutta scarabocchiata: il nome di Gordon era illeggibile. Clive la strapp e la gett via, ne prese un'altra, vi pose dentro la risposta a Gordon, prese la penna e lentamente scrisse l'indirizzo: "James Gordon, Esq. D. S. O. Htel Gray et d'Albion, Cannes (Alpes Maritimes) France". Poi asciug bene la busta con la cartasuga, emise un respiro e volse la persona.
Viviana era seduta sulla poltroncina con la lampada dietro a s, la lettera in mano. Il raggio della lampada cadeva sul foglio, illuminava la trista combinazione di parole che dal buio s'erano avventate su Clive come una spada e lo trafiggevano nel vivo.
Avete finito? egli domand.
S.
Egli non si alz, ma voltando la seggiola verso di lei stette a guardarla.
Mi sento quasi colpevole, mio diletto, ella disse dopo un breve silenzio.
Colpevole? Voi? Che cosa intendete di dire?
Sono stata io a farvi rimanere a Londra, no?
S, lo desideraste voi.
Invece io dovevo lasciarvi fare; s, dovevo rimettermi in voi.... Ora dovete quasi odiarmi.
Egli balz in piedi e and a lei.
Ma voi avevate ragione, Vi: voi mi incitavate al coraggio, all'energia.
Ma or ora, proprio or ora, avete detto che sarebbe stato meglio andar via: avete detto che il vostro istinto vi consigliava bene.
Mi dibattevo sotto il nuovo tormento che dovevo infliggervi.
Che cosa intende di dire Jim con quella frase che sir Aubrey Sabine conosce la ragione perch...?
Che volete ch'io sappia?
Ma, secondo voi, che cosa vuol dire?
Dio lo sa.
Viviana non insist pi oltre, e dopo ch'egli ebbe aspettato ch'ella dicesse qualche cosa, riprese:
Nel rispondere a Gordon per ringraziarlo non gli ho detto che cosa far riguardo a questa faccenda.
E che cosa pensate di fare?
L'espressione degli occhi di lei lo fece subito decidere:
Ander a trovare il mio legale; intendo di dar querela per diffamazione a sir Aubrey Sabine.
Viviana non fece alcun commento a quelle parole; ma afferr la mano di suo marito, la port alla sua guancia e ve la prem per qualche momento.
Lo sa vostra madre? ella disse poi.
No, non ancora.
Sicch non lo sa nessuno?
Stasera sono stato da Bob Herries e da sua moglie, e ho fatto legger loro la lettera.
Ma perch? A me non avevate detto nulla.
Non sapevo nemmeno se ve ne avrei parlato: non ero sicuro se dovevo coinvolgere voi e mia madre in un nuovo.... se insomma dovevo immergervi daccapo in questo fango. Mi pareva che doveste giungere a odiarmi per.... Sicch ho creduto bene di consigliarmi con Herries e....
Egli fu interrotto.
Mio caro Clive, voi non conoscete ancora le donne: se esse amano, se amano davvero, le sventure cambiano la loro scintilla in fiamma.
Le spuntarono le lacrime: egli durava grande fatica a contenersi, a dissimulare il fremito che gli scoteva la persona.
Una fiamma! ella ripet cingendogli con un braccio il collo. Ma  indicibilmente tremenda l'ansia di proteggere quando non si pu. Oh, che pena! Quanto essa sia struggente non v' forse uomo che possa proprio comprenderlo: corpo e anima sembrano accordarsi per soffrir maggiore angoscia.
Viviana, mia Viviana!
Quando ripresero a parlare ella lo preg di andare a discorrere con sua madre.
Ora? Stasera? disse lui.
S, stasera: ella deve saperlo subito; non bisogna aspettare. Non esitate, Clive. So che dovete andare.
Nella voce di lei v'era un forte incitamento.
Ander, egli disse. Che ore sono? Vediamo. Tir fuori l'orologio.
Quasi le dieci: ella rimarr sorpresa nel vedermi cos tardi.
Non ho piacere ch'ella ignori una cosa ch'io gi so.
Povera mamma! egli disse.
Ella esulter anche alla pi piccola prova d'energia che le darete.
Davvero? La comprendete mia madre, Viviana?
No; ma comprendo certe cose in lei.
Volete rimanere in questa stanza?
S.
Desiderate qualche libro?
No.
Il viso di lei era di nuovo placido e sereno, maravigliosamente sereno, pareva a lui. Egli aveva preso la lettera: se la mise in tasca; poi attacc i francobolli a quella per Gordon. Un momento prima ch'egli se ne andasse, ella osserv:
Mi pare che Jim abbia agito da amico.
S: lo credo animato dalle migliori intenzioni.
E subito usc. A Viviana parve che quelle ultime parole Clive le avesse pronunziate con voce molto fredda.
"La scintilla!" Ella mormor come per se stessa, guardando il fuoco. "La scintilla e la fiamma! S'intenderanno mai? Potranno mai intendersi?"
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
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...
La signora Baratrie quella sera era seduta dinanzi al fuoco e, secondo il solito, chi le faceva compagnia era un libro. Ma gi aveva finito quello di Enrico Barbusse che era succeduto a Giobbe. Dopo aver finita la sua cena frugale che si faceva portare in un vassoio, e dopo aver bevuto il suo bicchiere di vino bianco, ella era andata agli scaffaletti del suo salotto, e dopo non breve considerazione ne aveva tolto un esemplare in francese di Delitto e Castigo di Dostojevski. Gi per due volte nella sua vita aveva cercato di legger quel libro e per due volte lo aveva posato. La nervosa tensione che v'era in esso, la potenza febbrile, erano stati troppo forti per lei. Qualche cosa nel tono e nella maniera del libro l'aveva spaventata, ed ella lo aveva posato a malincuore pensando:
" maraviglioso, ma non fa per me: mi eccita troppo; sar meglio che non lo legga."
E tutte le volte si era fermata allo stesso episodio: l'incubo riguardo al cavallino. Ora per altro era risoluta a andar innanzi, a leggere tutto quanto il libro: adesso era una donna diversa da prima, poteva sopportar tutto. Poich anche lei come tanti dei tipi di Dostojevski, e come Dostojevski stesso, era scesa negli abissi, aveva conosciuto personalmente la fierezza e il terrore della vita; era passata per tali prove che niun velo esisteva ormai pi in lei; ella aveva considerato la propria nudit spirituale, e sapeva che cosa voleva dire.
La lettura la teneva assorta: anzi, cosa rara in lei, quella sera ella dimenticava se stessa, i propri casi, Londra. Era trasportata lontano, in Russia: il pi gran dono che un libro possa offrire, si riversava su lei: le dava al tempo stesso un nuovo mondo e l'oblio.
Ma a un tratto una specie di pauroso presentimento le serpeggi per il corpo come acqua ghiacciata. Ella era seduta in un seggiolone, voltando completamente le spalle alla porta: sapeva di non voler esser disturbata: sapeva che nessuno dei servitori entrerebbe in quella stanza, poich, dopo le nove, era sottinteso ch'ella doveva rimaner sola, che non aveva bisogno di nulla, che non aveva piacere di veder nessuno. Eppure ora, rompendo repentinamente l'incanto del libro, veniva in lei quel freddo avvertimento. Doveva esservi certo qualcuno in quella stanza, l dietro a lei, qualche persona non ordinaria che ora sembrava la toccasse.
Chi c'? ella grid senza voltarsi. Chi  qui?
Mamma!
Era la voce di Clive, ma forse poich ella era stata presa nelle spire del libro e non ne era ancora ben libera, la signora Baratrie ebbe l'allucinazione di non aver capito bene, che Clive non fosse nel salotto con lei, che nessuno fosse nel salotto con lei, ma che ella ricevesse un messaggio da suo figlio lontano, che con un tremendo sforzo egli avesse da lontano proiettata la sua personalit, sprigionato qualche cosa del suo corpo per farla penetrar nella stanza dov'ella si trovava, che fosse perfin riuscito a farle udir la sua voce, merc l'intensit del desiderio di lui che ella la udisse.
Clive! ella disse, pur rimanendo ferma dove si trovava. Mi volete?
Senza saperlo la voce di lei aveva un suono strano; pareva che da quella voce fosse caduta per un momento una maschera.
Mamma! Mamma! ripeteva la voce dietro alle sue spalle.
E allora ella sent una mano toccarla, e all'istante l'allucinazione spar ed ella cap che Clive era proprio in quella stanza. Ma perch era l? Il gran bisogno che nella sua illusione ella s'era immaginato ch'egli avesse di lei lo spingeva dunque in casa sua a quell'ora?
Ella si volse e vide Clive in piedi.
Vi ho fatto riscuotere, mamma?
S, ero assorta nella lettura di un libro, proprio perduta in esso.
Non avevo intenzione di farvi sussultare: sono venuto nel mio solito modo, anzi ho fatto un po' di rumore chiudendo la porta: sembravate davvero immersa nella lettura.
Difatti ero: ma a un tratto mi sono accorta che v'era qualcuno.
Mi rincresce davvero di avervi fatto sussultare.
Pensavo che comunicaste con me da lontano.
Egli la guard sorpreso.
L'anello di congiunzione fra madre e figlio  forte, dev'esser forte, ella riprese. Io credevo che lo adopraste.
Oh! fece lui.
Mi  balenato in mente che aveste gran bisogno di me:  vero? Perch siete venuto a quest'ora cos tarda?
Ve lo dir: lasciate che mi metta a sedere.
S, sedete.
Ella mand la propria poltrona a sinistra del caminetto. I suoi occhi erano fissi su Clive con uno sguardo fiero, interrogatore.
Non  mica malata Viviana?
No: l'ho lasciata seduta placidamente nel mio studio dinanzi al fuoco.  straordinaria.
E io no.
Questo non lo so.
Siete venuto qui per mettermi a prova?
S, madre mia.
La signora Baratrie si accomod nella poltrona; intanto il libro le sfugg di mano: Clive si pieg e lo raccolse.
Delitto e Castigo? disse guardando il titolo.
S: lo avete mai letto?
No, ma credo che lo legger:  un libro conosciutissimo.
 un libro maraviglioso, ma terribile.
Difatti il titolo lo fa prevedere.
Lo pos su una tavola con un movimento lento, pacato della mano.
E ora....
Cos dicendo mise la mano nella tasca interna della giacca.
E ora....  il momento di mettermi a prova, eh?
V'era nel suono della sua voce qualche cosa fra l'aspro e il faceto.
S: leggete questa lettera, mamma, se non vi rincresce.
Le diede la lettera di Gordon e mentre la signora la leggeva, egli si butt all'indietro sulla seggiola, girando lo sguardo per la stanza, per la stanza familiare nella quale egli aveva avuto la strana discussione con Viviana. Ora si avvedeva ch'ella aveva finito di leggere e che i suoi occhi erano fissi su lui; e anch'egli la guard, incontr il loro sguardo penetrante.
Io sentivo che avevate un tremendo bisogno di me, ella disse. Era per chiedermi il mio parere su questa?
Il volto di lei parve a Clive improntato a fiera gravit; pure gli sembrava di rilevarvi come un rimprovero.
Oh, no! egli disse.
E allora perch siete venuto qui stasera?
Ho pensato che doveste conoscere questa lettera appena io l'avevo mostrata a Viviana.
L'ha veduta soltanto stasera?
Poco fa.
Ma dev'essere arrivata da pi d'una settimana, ella ribatt vivacemente.
S.
Senza darle altra spiegazione, egli soggiunse:
Ho pensato di dovervi dire ci che intendo di fare riguardo a essa.
Ah! ella esclam.  proprio quel che desidero di sapere.
Da parecchio tempo Clive aveva osservato quanto fossero strani l'aspetto e i modi di sua madre; ma quella sera ne fu colpito ancor pi del solito. Era possibile che in certi momenti ella gli fosse ostile? E gli era ostile anche adesso?
Bramerei di sapere che cosa dovrei fare secondo voi, egli disse. Io ho fatto gi il mio piano e ne ho parlato con Viviana. Voglio esser franco, madre mia: qualunque cosa possiate dirmi non mi far mutare idea: ho preso questa risoluzione di mia testa, ma in ogni modo avrei piacere di sapere come la pensate voi su questo soggetto.
Ma io non ve lo dir.
Perch?
Avete gi la vostra idea, sicch la mia opinione non gioverebbe a nulla; ve l'avrei esposta se avesse potuto esservi di qualche utilit.
Non siete mica adirata? Io non intendevo di esser con voi rude o brusco.
Lo credo. Ebbene: che risoluzione avete preso?
Mentre ella diceva quelle parole apparve il tic che le contrasse convulsamente la gota sinistra. Ella non mostr di accorgersene, non vi port la mano, ma continu a guardar Clive con intensit, con un'intensit cos angosciosa, almeno a lui parve, che sembr temperare il freddo e quasi crudo tono della voce di lei; e l'espressione dei suoi occhi a un tratto lo impaur addirittura. La signora Herries gli aveva detto che sua madre talvolta aveva l'aspetto di una veggente: forse ella gi conosceva per divinazione ci che egli aveva deciso di fare, e sent che quel nuovo colpo la ucciderebbe.
Madre mia, egli disse, volete promettermi di perdonarmi qualunque cosa io faccia in proposito?
Non so se posso fare una tale promessa: no, credo proprio di non poterla fare. Vi sono certe cose.... che qualcuno non  di temperamento cos forte da poterle sopportare; e il perdono non  poi altro che questione di sentimento. Naturalmente posso "dirvi" che vi perdono, se ci vi basta.
Egli sent agghiacciarsi il cuore non solo alle parole di sua madre, ma a quel suo straordinario modo di fare, nel sentirla cos distante da lui, quasi convenzionale, o almeno non intima, e tutt'altro che affettuosa.
Io non voglio contrariarvi, non voglio far nulla che possa rendermi odioso a voi.
Odioso  una gran brutta parola tra madre e figlio. Dunque, ditemi che cosa intendete di fare.
Se  possibile, e credo che quanto a questo non vi sia dubbio, bench non abbia ancora preso alcun parere, dar querela per diffamazione a sir Aubrey Sabine.
Il tic del volto di lei si ferm: parve a Clive che l'espressione del volto di sua madre stesse per cambiare completamente, ma che ella lo impedisse con un improvviso, tremendo sforzo della volont che produsse una contrazione del suo volto: i suoi occhi fissarono quelli di Clive con fermezza.
Davvero? ella disse. Lo farete davvero?
S, devo farlo.
Ma non abbiamo avuto abbastanza tormenti?
Oh, mamma cara! egli disse come disperato.
Egli non s'era aspettato questo, non s'era aspettato alcuna protesta da lei per quanto forte potesse essere il colpo.
S, ma non  vero che dei tormenti ne abbiamo avuti abbastanza?
Clive si alz.
Lo so, lo so, mamma: voi non potete dirmi nulla a cui io non abbia gi pensato.
Per noi? Per Viviana e per me?
S! S! S!
L'inaspettata durezza di lei lo riempiva d'orrore: pareva proprio ch'ella lo facesse apposta a esser crudele.
E dobbiamo passar di nuovo per quel che siamo passate?
S, egli disse con uno scatto brutale.
Qualche cosa di selvaggio insorgeva in lui; da quando s'era prefisso di prendere una risoluzione, dopo la terribile perplessit, aveva cercato d'indurire il suo cuore. E ora che v'era riuscito, avrebbe calpestato ogni opposizione da qualunque parte venisse.
Benissimo! ella disse con una specie di fredda inflessibilit.
Madre mia diletta! Capisco che  duro per voi.
Guardatemi in viso! ella interruppe.
Egli si mise a guardarla.
Credete che io vivr per molto tempo?
Oh, mamma! Non posso, non posso far conto di non aver ricevuto quella lettera! Voi cercherete di sopportare, qualunque cosa avvenga.
Ma non  meglio non se ne curare?
No, egli disse piegandosi verso di lei, io non posso sopportare in silenzio quest'accusa. Non giover a nulla, lo capisco, e voi vorreste che la lasciassi cadere. Voi rifuggite dal.... chiasso....  naturale! Vorreste semplicemente un po' di pace. Ma io non posso considerar n voi n altri, ma soltanto me stesso: non posso sopportare in silenzio, lo ripeto, quest'accusa; non voglio permettere a un uomo di dire ch'io sono un assassino e che non mi arrischier a risentirmi delle sue parole. No, no,  inutile, madre mia, che cerchiate di persuadermi; sono venuto per dirvi....
E allora perch mi avete domandato che cosa io credevo che doveste fare?
Non ci pensate pi.
Avete piacere ch'io muoia?
Oh, mamma!
Egli fece un gesto di abbattimento, ma ella scatt in piedi.
Avete dunque piacere ch'io muoia?
State tranquilla, mamma; qualunque cosa avvenga io lo far.
Disse quelle parole in modo reciso; e l'espressione del suo volto mostr ch'egli sarebbe irremovibile. Si capiva che aveva oltrepassato la regione nella quale un uomo pu lasciarsi piegare o persuadere: egli intendeva di agire a modo suo.
Non avete paura per Viviana nelle sue condizioni presenti, anche se io non vi premo affatto?
Ora la persistenza di sua madre esasperava Clive: ella distruggeva un ideale, poich sino a quel momento egli l'aveva sempre stimata di animo forte.
Ma come! egli esclam con violenza. Intendete dire che veramente desiderate ch'io lasci cadere in silenzio quest'accusa, che non faccia nulla, che dia ragione a chi dice che non mi arrischio?
Ebbene? Se intendessi di dir questo?
Ah, io non acconsentir mai ad obbedirvi! Mi dispiace, ma rifiuto di obbedirvi: gl'individui non contano quando si tratta di cose di tal gravit.
Ripeteva quasi testualmente le parole della signora Herries, ma la signora Baratrie non lo sapeva,
Avrei voluto astenermene per gli altri, egli prosegu, per voi e per Viviana; ho cercato di raffrenarmi, ho anzi tenuto nascosta questa lettera per una settimana.
Ah,  stato per questo?
S, ma non posso raffrenarmi pi: no, madre mia, voi non dovete consigliarmi di rimanermene placidamente sotto tale accusa: sarebbe una vergogna.
Ora gli occhi di Clive parevano accusare sua madre.
Io non avrei mai pensato che richiedeste da me una cosa vergognosa.
Difatti non ve l'ho mai richiesta.
Il nuovo tono della voce di lei lo fece sussultare; ma qualche cosa lo trascinava; aveva cominciato ad attaccar sua madre: era incredibile, ma l'attaccava e non sapeva come fermarsi; si sentiva a cos dire sguinzagliato e privo del dominio di s, irresistibilmente spinto a andare innanzi.
Voi invece dovreste incitarmi; voi dovreste rinvigorirmi, essermi a fianco, non deprimere a codesto modo la mia volont.
Ma a quanto sembra non vi riesco! ella interruppe ancora col suo nuovo timbro di voce, un timbro che aveva in s come una strana vibrazione, non vi riesco, davvero!
No, non vi riuscite, ma non importa: ci che importa, ci che ferisce  che desideriate di avvilirmi.
Sicch vostra madre vi ha procurato una delusione?
S, egli disse deliberato a parlar crudelmente. S, sono rimasto deluso.
Ebbene, io non ho avuto delusioni da mio figlio.
Questa volta la voce di lei lo raffren, lo fece ritornare in s: le sue parole lo scossero, naturalmente, ma pi che altro ebbe azione su lui la voce.
Che cosa intendete di dire? Ma che cos' tutto questo? Io non vi capisco, madre mia. Ma  un affare proprio serio: che cosa c'?
Volevo vedere se potevo avere azione su voi: le donne, perfino le madri, talvolta hanno piacere di stare a tenzone con gli uomini, perfino se sono loro figli.
Ma, ma.... avete dunque recitato?
Dite pur cos se vi piace. Figlio mio, ed ella alz una mano tremante, stasera mi avete procurato una vera gioia.
E ora egli vedeva ch'ella aveva un sembiante lieto, e per quanto pallida, avvizzita, fisicamente deperita, era quasi raggiante di felicit.
Noi donne spesso amiamo maggiormente gli uomini quando essi non badano a noi ma a qualche cos'altro che vale pi di noi, ella disse prendendolo per mano. Non siamo sempre quelle egoiste che ci credete voialtri. Per lo meno io non lo sono. Procedete pure contro quell'indegna persona! Ch'egli abbia con tutti gli altri una lezione di cui non si possano pi scordare: se ne offre a voi l'opportunit, e per un caso piuttosto strano, per mezzo di Jim Gordon.
Perch.... piuttosto strano?
Non  strano?
S.... forse.
Egli avrebbe voluto esser nel vostro posto.
Lo so.
Voi non potete permettere ch'egli vi disprezzi.
Nessuno dovr disprezzarmi. Ma.... madre mia, come mi avete ingannato!
Lasci andar la sua mano: si sentiva confuso da quell'improvviso cambiamento, da quella repentina rivelazione.
Ma perch avete fatto cos?
Voi siete venuto per mettermi alla prova: non potevo io pure mettere alla prova voi?
Egli la guard con un'ombra di sospetto.
Volevate esser voi il privilegiato? ella disse.
Perch siete ora tanto allegra?
Vi sembro allegra?
S.
Forse perch Jim Gordon vi ha dato codesta occasione.
Ma.... ma.... il verdetto?
Foste attaccato e questa volta sarete voi che attaccate; la differenza  grandissima: invece di riceverlo, infliggerete voi il colpo.
E poi?
Sar molto meglio dopo questo, molto meglio.
Ora sua madre faceva a Clive l'effetto di una persona che si fosse scaricata da un peso che l'opprimesse curvandola sino a terra.
Discorsero sino alla mezzanotte; quando si accomiat da lei, egli le disse:
Siete straordinaria anche voi, mamma.
Come Viviana dunque: ma non siamo che due donne e abbiamo bisogno di sentirci orgogliose del nostro uomo; e ci non  nulla di straordinario, ma una cosa naturalissima.
Lo baci e lo lasci andare.
Bench fosse cos tardi, Clive and a piedi a casa fantasticando sull'oppressione di cui sua madre si era dicerto liberata poco prima, e che da qualche tempo l'aveva piegata sotto il suo peso. Sua madre era molto pi astrusa di Viviana, riusciva molto meno facile capirla. Nel dolore talvolta ella sembrava crudele; ma v'era in lei un ardore d'affetto di solito rintuzzato. Ella conduceva a modo suo la sua vita, e dicerto una vita intensa; egli sentiva la sua tremenda solitudine, non del corpo ma dello spirito: la solitudine del corpo non era nulla paragonata all'altra.
Come ella lo aveva canzonato quella notte! Era stato proprio cieco a non raccapezzare la verit nell'inganno. Viviana non sarebbe mai capace di una finzione a quel modo, n ci si proverebbe mai, non le riuscirebbe; a lei non era stato dato quel potere: era acqua limpida, lei.
Clive metteva il paletto alla porta di casa sua quando gli si riaffacciarono alla mente alcune parole di sua madre
"Non siamo che due donne e abbiamo bisogno di sentirci orgogliose del nostro uomo."
Donne! Le creature che fanno e disfanno gli uomini!
Ma v'era qualche cosa al disopra di loro.
Nella tremenda partita che Clive stava per giocare, poich a lui quella partita sembrava terrorizzante, anche sotto le fredde stelle di una notte di marzo a Londra, stava per metter la propria mano un Altro.
...
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...
CAPITOLO 11.
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...
Nel pomeriggio del giorno seguente, verso le quattro e mezzo, Clive svoltando dallo Strand prendeva gi per una viuzza che doveva condurlo nella localit dove avevano il loro studio gli avvocati, ai Paper Building, Temple, per recarsi a un appuntamento datogli dal suo procuratore, Roberto Martin, dello studio Martin e Fanshaw. Durante i lunghi preliminari del processo, e durante il processo stesso, Clive aveva avuto occasione di apprezzarlo moltissimo: ammirava la sua energia e la sua valentia come legale, ma sentiva di volergli schiettamente bene come uomo. Nondimeno egli non avrebbe veduto di nuovo Martin senza un po' d'inquietudine: non poteva a meno di collegarlo con gli orrori del processo, e ora, mentre lasciando il movimento dello Strand si avviava verso la strana, quasi impressionante pace del Temple, egli provava come un abbattimento e senza volere i suoi passi si fecero pi lenti sul selciato melmoso. A un tratto il suo pensiero vol in Affrica all'"asilo della felicit" ed egli vide gli oleandri selvatici che crescevano fra le rocce presso il torrente che scendeva dai precipizi rossastri, poi una bianca villetta nascondersi fra le palme su un'altura che dominava un mare calmo e azzurro. E maledisse la sua mente per il suo tremendo potere di evocare quel ricordo.
Se loro due, Viviana e lui, se ne fossero andati: se soltanto fossero andati via!
Giunse sull'ampio spiazzato di fronte ai Paper Building e vide i bruni prati del Temple. Numero 2! V'era giunto. Rimase un momento fermo per rimettersi: principiava ora un altro tremendo cimento, cos almeno egli supponeva. Volse lo sguardo verso il Tamigi e anel di esservi sopra, navigando tra le sponde e gli alti fumaiuoli di Londra per incamminarsi al mare. Poi entr nel grandioso casamento a destra, sal le scale, spinse una porta e vide venirsi immediatamente incontro un uomo di bell'aspetto, di mezza et, in uniforme, con una fila di medaglie dalla parte sinistra del petto.
Buon giorno; ho un appuntamento col signor Martin per le quattro e mezzo. Io mi chiamo Baratrie.
S, signore; il signor Martin vi aspetta.
Dopo uno sguardo acuto, marziale, lo introdusse in una grande stanza con le pareti verdi adorne di alcune buone incisioni, e una grande tavola nel centro di essa.
Vado ad avvertire l'avvocato, signore.
Se ne and di buon passo, col busto eretto. Clive si mise a sedere presso la tavola e aspett; e ancora egli vedeva scene affricane, poteva quasi sentire sul viso il vento degli spazi sconfinati, il brusio della vita allo stato naturale. Gli uomini non sanno quel che lasciano col viver nelle citt, altrimenti, a ogni costo irromperebbero verso i luoghi dove pu trovarsi la libert fisica. Egli vedeva arabi a cavallo, incappucciati, galoppanti nelle gialle vastit.
Poi la porta si apr e il signor Martin entr.
Martin era un uomo di cinquantasette anni, di media statura e di robusta costituzione, con le forti spalle e il largo petto di atleta sormontato da un pallido e minuto volto di studioso e di pensatore. Clive lo teneva per una persona originale, diversa da tutte le altre da lui conosciute, ma addirittura scevra di ogni eccentricit di modi: Martin era semplicemente e spiccatamente lui in ogni tempo. In giovent era stato un giocatore di cricket, un boxeur, e un ottimo nuotatore, mai vinto in qualsiasi gara, ma da un pezzo aveva detto addio a quei diletti del corpo, n mai vi faceva allusione. Aveva vinto una gran quantit di coppe; ma le teneva serrate negli armadi e nessuno le vedeva mai. Ora raramente prendeva qualche svago o si dava a qualche duro esercizio; non giocava nemmeno mai al golf: eppure era il beniamino dei giocatori di golf. Nel lawn-tennis egli prendeva una specie d'interessamento scientifico, e giocava, piuttosto bene, forse mezza dozzina di volte in un anno; prendeva invece molto gusto a fare il falegname, l'apicoltore e a sonare il violoncello, strumento a cui dedicava immancabilmente un'ora tutte le mattine prima di muoversi da Chenies dove stava di casa per andare allo studio: era poi un finissimo conoscitore di strumenti musicali e di musica da camera. Aveva moglie e tre graziose figliuole, una violino di spalla, la seconda violino e la terza viola; sua moglie era una pianista di prim'ordine. Fra tutti potevano eseguire in modo mirabile il Quintetto di Schumann. Aveva piacere di farsi leggere qualche cosa la sera ma non poteva soffrir la poesia e i romanzi. Come legale era dei pi in voga: ispirava fiducia a chiunque lo conosceva anche appena, e davvero potevano fidarsene. Aveva facilit di parola, sapeva dir bene le sue ragioni senza offese per nessuno, cosa che a pochi  dato di fare.
Quando Martin entr nella stanza, Clive si alz e i due uomini si strinsero la mano.
Avete sentito il concerto di Casal la sera scorsa? domand Martin.
No.
Me ne rincresce proprio; non credo che vi sia mai stato un violoncellista della sua forza: Piatti era grande, ma non giunge all'altezza di Casal.
Bisogna che porti mia moglie a sentirlo.
Sederono, Martin in capo tavola, Clive alla sua sinistra.
Ho bisogno di consultarvi su una cosa importantissima per me, disse Clive.
Martin si mise gli occhiali non cerchiati di tartaruga o di corno, ma piccoli, modesti: occhiali tutt'altro che vistosi che facevano semplicemente il loro ufficio.
Sentiamo.
Prima di tutto vi prego di legger questa.
E Clive gli porse la lettera di Jim Gordon: Martin la prese, e guard subito la firma.
Gordon il noto giocatore di tennis? Quello che concorre per la Coppa Davis? domand.
S.
Nelle battute di rovescio non v' in Inghilterra nessuno come lui, osserv Martin, poi volt la lettera alla prima pagina.
Lesse lentamente, indi pos il foglio.
Una volta mi sorprendeva la sguaiataggine della gente che dovrebbe credersi bene educata perch di alto ceto, disse dopo un momento. Ma ci non mi  pi accaduto passata la trentina.
Credete sguaiata questa lettera? Vi sembra insomma una lettera da matti?
E a voi non pare?
Credo che vi sia una malignit diabolica in ci che vi si dice di me.
Raramente, per non dir mai, Martin adoprava un linguaggio pittoresco o colorito in un colloquio con un cliente; ora egli osservava sobriamente.
S,  maliziosa, ma anche molto mattesca. Volete che vi dica la mia opinione sulla miglior cosa da farsi riguardo all'asserzione di sir Aubrey Sabine?
Sono venuto appunto per un vostro parere: io vorrei dargli querela per diffamazione.
No; non lo potete fare.
Non lo posso fare? esclam Clive con voce a un tratto piena di vivacit.
Martin era tornato ad abbassare gli occhi sulla lettera che stava sulla tavola dinanzi a lui. L'esclamazione di Clive glieli fece alzare per guardarlo fissamente, e per un momento gli occhi di un grigio azzurro un po' smorti dietro i piccoli occhiali furono penetranti, scrutatori, inquisitori.
Perch no? disse Clive sempre in modo concitato.
Perch, date le circostanze che abbiamo qui, non  il caso di parlar di querela; ma....
Ma come! Spiegatevi ve ne prego, interruppe Clive. Dio sa se ho avuto che far con la legge, ma di questa sorta di cose non ne so nulla, nulla addirittura.
La sua voce era cambiata e ora egli sedeva col capo all'indietro e con la mano sinistra si lisciava lesto lesto i capelli bruni e folti.
Prima di tutto questo  un caso di calunnia e non di diffamazione.
Ah!
Calunnia, poich si tratta di parole volanti, mentre sarebbe diffamazione se fossero scritte; e inoltre v' da notare che non si pu procedere contro una persona per calunnia, salvo certe eccezioni in cui venga provato il danno subito, danno che dev'essere di natura pecuniaria: danni morali, cose di questo genere, non son sufficienti per la legge.
S, capisco, quell'infernale accusa non pu danneggiarmi pecuniariamente per quanto io possa vedere.
Per diffamazione, continu placidamente Martin sottovoce, non sarebbero occorse prove di danni speciali.
Ma siccome non si tratta, mi dite, di diffamazione....
Non avete ragione di sospettare che sir Aubrey abbia scritto a qualcuno quest'accusa?
No: io non ne ho avuto notizia che da questa lettera.
Dunque, per quanto ne sappiamo noi, non v' diffamazione.
E nemmeno calunnia secondo la vostra definizione.
Di nuovo gli occhi grigio azzurri si fecero a un tratto acuti e penetranti.
Aspettate un minuto: or ora ho parlato di certe eccezioni.
Quali? In che caso?
Nel caso di calunnia; e questa naturalmente, ed egli pos un pesante dito indice sulla lettera,  calunnia. In questo caso  stato pubblicamente dichiarato che voi siete un assassino. Questa, e cos dicendo batt lievemente la lettera, senza enfasi,  una delle eccezioni e basterebbe, anche senza prova di danno, per procedere per calunnia.
Capisco, capisco: dunque io potrei benissimo, secondo voi, andare avanti, attaccar quest'uomo.
Cos dicendo Clive ritir la mano dai capelli e si protese con ambedue le braccia sulla tavola.
Ma potrebbe venir fuori un cavillo.
Oh, un cavillo per l'appunto qui?
E Clive ritrasse di scatto le braccia.
S; nel Trattato di Pollock sui Torti, io ricordo il passo seguente: "Le parole citate in giudizio come imputanti delitto devono riguardare l'accusa di qualche colpa che se provata contro la parte a cui  imputata la esporrebbero alla prigionia o ad altra pena corporale".
Pu una persona esser processata due volte per lo stesso omicidio? domand Clive, seduto e immobile fissando il viso pallido e delicato che tanto contrastava con le poderose spalle e l'ampio torace del legale.
No; non quando fu gi dato un verdetto.
Ebbene; se non sbaglio io sono stato processato e assolto.
Sicuro.
Dunque non v' da far nulla, a quanto sembra. Questo  dicerto pi che straordinario. Sicch un uomo nel mio caso non pu ricorrere affatto contro insinuazioni inique come quelle fatte da questo tal Sabine.
Ecco: le parole da me citate possono portare a questa interpretazione: salvo che la persona accusata (che nel caso che stiamo considerando sareste voi) non sia esposta alla prigionia o alla pena corporale, non pu procedersi contro di lei; e siccome essa  stata trovata "non colpevole" non  per conseguenza esposta.
Mi sembra proprio che purtroppo quelle parole si prestino a quest'interpretazione.
Ma aspettate un momento; mi par di ricordare che Underhill parlando dei Torti dica....
S'interruppe, e abbass gli occhi rimanendo in silenzio.
No; non mi posso ricordare delle parole testuali: scusate un minuto.
Si alz e usc dalla stanza, togliendosi gli occhiali e tenendoli nella sinistra.
Appena fu fuori, Clive si alz tutto fremente.
Maledetta sia la legge e tutte le sue sottigliezze! borbott. Maledette le sue contradizioni. Maledetta, maledetta!
Alz i pugni come se sentisse il desiderio di sfogarsi con un atto violento, di scaraventar lontano qualche cosa, di spezzare, di fracassare un qualsiasi oggetto. Per un istante il suo viso, voltato verso la porta, si contrasse; ma a un tratto egli si rigir e and a una delle due ampie finestre della stanza e vi si pose dinanzi rigido.
Lo stoino non era ancora stato abbassato; egli spinse lo sguardo fuori: ma non poteva giungere a veder bene il Tamigi; pure gli sembrava di sentirlo, di venir trasportato dalla sua corrente. Oh, esservi sopra e andarsene! Certo vi sarebbe allora stata pace per lui in qualche luogo oltre i confini dell'Inghilterra, ma mai in essa, mai mai! Per lui le cose non potrebbero mai accomodarsi sinch rimaneva l: aveva ormai abbandonato qualunque speranza che potesse avere avuta. L'Inghilterra e il cuore di essa, Londra, sarebbe sempre un luogo di purgatorio per lui; ed egli sentiva che non gli era possibile sopportar pi a lungo, nemmeno per Viviana: qualche cosa doveva dicerto accadere, doveva dicerto avvenire una catastrofe. Ella non sapeva, non poteva sapere l'intimo strazio di lui senza speranza di uscita: era impossibile che qualcuno lo comprendesse, neppure la donna che pi sapesse amare.
Bisogna che questo abbia fine, deve aver fine! borbott fra i denti.
Sent scattar la porta e, voltatosi, vide Roberto Martin che tornava verso di lui con una strisciolina di carta in mano.
L'ho trovato, disse il legale con la sua voce calma, proprio inglese, ben modulata, mai troppo alta.
Ah! Era Underhill?
Clive ritorn alla tavola.
S, Underhill.
Sentiamo, sentiamo.
Ecco le parole di Underhill sui Torti. E lesse ci che aveva trascritto nella strisciolina: " indifferente che l'accusa sia stata fatta in un tempo in cui non poteva dar luogo ad azione processuale". Questo  ci che dice Underhill sulla calunnia.
E allora? Ma, santo cielo, Martin, a me, profano di legge, sembra che Underhill sia addirittura in contradizione con l'altro.... come si chiamava?
Pollock.
Ebbene? Che cosa ne dite? Underhill non  davvero in contradizione con Pollock?
Veramente v' qualche dubbio su questo soggetto.
Si ferm: Clive gli piant gli occhi in volto, ma non disse niente. Vi fu un momento di silenzio; poi Martin, che era seduto difaccia a Clive, lo guard e disse:
Bramate di portar questo affare in tribunale, o preferite di lasciarlo cadere ora che vi ho spiegato come potevo la situazione?
Io voglio addirittura punire questo signor Sabine e chiudere una volta per sempre la bocca a questi calunniatori, Heathcote e compagnia bella.
Dunque volete, possibilmente, portar questa faccenda in tribunale.
Parve a Clive che nella voce di Roberto Martin vi fosse in quel momento un'insolita rigidezza.
Ne dubitate? disse Clive con calore.
S, replic Martin, credevo che con tutta probabilit sareste contento di lasciar cadere questa faccenda.
Sbagliate, sbagliate addirittura; naturalmente non tengo punto, e chi potrebbe tenervi? a riportare a galla quell'orribile affare, ma voglio punir Sabine, punirlo quanto mi  possibile di farlo; soltanto non vorrei fare il balordo, suscitar di nuovo questo scandalo per nulla: desidero soltanto impegnarmi in questa faccenda se pu esservi ogni probabilit di buon esito nel passo ch'io faccio. Secondo voi, sembrerebbe piuttosto di no, e....
Non secondo me, interruppe Martin. Io vi ho citato Pollock e Underhill, ma la mia opinione non ve l'ho ancora espressa.
Oh, ditemela, per carit! Ne ho proprio bisogno: sono venuto apposta per saperla.
Sebbene, come ho detto, vi sia qualche dubbio, per parte mia credo che sia il caso di agire e che anzi ci farebbe ottimo effetto in tribunale.
Oh!
Clive stava guardando un'incisione appesa alla parete difaccia; essa rappresentava una donna con un abito con la vita sotto le ascelle, accompagnata da due bambini e da un cane da caccia. Egli si mise a fantasticare un momento su quel quadro; ma una parte della sua mente seguiva l'argomento che la occupava.
In tal caso posso andare avanti? disse Clive dopo un silenzio di cui non avrebbe potuto dir la lunghezza.
S, se lo desiderate; vi ho detto la mia opinione su quel che sarebbe bene di fare.
Tutti sanno che un vostro parere legale  da tenersi in gran conto.
Se mi date tempo posso far qualche altra ricerca a questo proposito e vedere se vi fossero citati casi uguali al vostro.
S, lo potete fare.
Va bene.
Clive seguitava a star seduto a capo basso; il legale, considerandolo di dietro ai piccoli occhiali, cap che discuteva con se stesso, che aveva in testa qualche altra domanda, ed era probabilmente perplesso se farla o no.
State a sentire! disse finalmente Clive battendo sulla tavola la mano sinistra stretta a pugno, supponiamo che questo miserabile Sabine faccia strepito, si spaventi quando vede che io non sono disposto a sottostar tranquillamente alla sua iniqua accusa.
Ebbene?
Potrebbe allora scusarsi, no? Potrebbe ritirare le sue parole, dire che ha parlato a caso; magari anche mandarmi le sue scuse per iscritto.
Sicuro.
E io potrei procedere contro di lui se lo facesse?
S.
Potrei?
Nessuna apologia, fatta per iscritto o in altro modo, pu impedirvi di fare gli atti: l'apologia potrebbe soltanto esser portata in tribunale dalla difesa per mitigazione di pena.
Ah!
Clive rimase un altro poco seduto; poi si alz, si mise ambedue le mani nelle tasche della giacca e disse:
Secondo voi, dunque, questo individuo  venuto proprio a mettersi nelle mie mani.
Codesto  il mio parere: come vi ho detto vi  quel cavillo, ma non credo probabile che nessun giudice lo metta fuori. Io mi figuro che dobbiate vincer la vostra causa a occhi chiusi.
Grazie.
Ma perch non domandate anche il parere di qualche altro legale?
Oh, no! Il vostro mi  pi che sufficiente.
Un piccolo orologio a pendolo sul caminetto batt le cinque.
Io prender adesso una tazza di t, disse Martin. Permettetemi di offrirlo ance a voi.
Tante grazie. Un'altra cosa.
S: dite pure.
Nel querelarmi per calunnia posso richiedere procedimento civile per danni o invocare il procedimento penale?
Potete soltanto richiedere il procedimento civile.
Grazie. Adesso prender volentieri una tazza di t. Martin si alz e tocc il bottone di un campanello. Si present l'uomo che aveva introdotto Clive.
T per due, per piacere, sergente.
S, signore: lo mando subito.
Un sigaro, Baratrie? disse Martin quando furono soli.
No, grazie: voi non fumate mai, lo so.
Mi fa male agli occhi fumare; ma permettetemi di dare un sigaro a voi.
No, no; grazie davvero: come vanno le api?
Ottimamente.
Ed egli cominci a parlare delle proprie api con vivo interessamento e con curiosa semplicit. Quella semplicit si accoppiava stranamente nel suo carattere con una grande acutezza e una comprensione degli uomini e delle donne la quale, come spesso indicavano i suoi apprezzamenti, era tutt'altro che scevra di cinismo.
Un ragazzo port su un vassoio d'argento due tazze di t e alcuni biscotti, e mentre lo prendevano Martin seguit a parlare delle api. Qualunque argomento che trattasse egli lo rendeva interessantissimo, perch non v'era in lui l'ombra della sguaiataggine o della pretensione, e mai egli s'ingolfava in argomenti di cui non si sentiva padrone: per lui una confessione d'ignoranza era la cosa pi naturale del mondo. "Non ne so nulla di nulla," erano le parole che gli salivano alle labbra non meno spesso di qualche bizzarro ragguaglio. A quanto pareva non aveva mai avuto alcun desiderio di esser considerato pi, o diversamente, di quel che valesse. Ed era forse quello il motivo per cui quasi tutti gli volevano bene.
Preso il t, Clive si alz per andarsene.
Voi dovete essere un uomo felice, Martin, disse a un tratto.
S, credo di potermi chiamar tale: ma da che cosa lo rilevate?
Dal vostro modo di parlare delle api; e inoltre dal vostro amore per la musica: Casal, la vostra valentia nel violoncello, le vostre figlie, il quintetto che potete formare con la vostra famiglia. Quando vi sento parlare, quando vi guardo, mi accorgo di un tal....
Martin non lo lasci finire:
Dovreste venire con vostra moglie e noi soneremmo qualche cosa per voialtri: ma non siamo che dilettanti, si sa bene.
Ma dilettanti di che forza! Mia moglie aspetta il suo primo bambino nel maggio.
 molto vigorosa e sana: non c' da impensierirsi.
Vi congratulate con me, Martin?
Se desiderate un figlio, sicuro.
Clive riprese il cappello.
Credo che siate un uomo molto abile, Martin; ma oltre a questo siete quanto mai sincero: lo sapete da voi quanto siete pi sincero di altra gente?
Martin rispose semplicemente con un sorriso, e a Clive parve che in quel sorriso vi fosse un'ombra d'ironia.
Vedr se posso trovar qualche caso analogo al vostro nei miei testi, egli disse. E in ogni modo vi far saper qualche cosa probabilmente in giornata di domani.
Grazie; e allora.... ma non voglio trattenervi pi: andate dunque a lavorare.
Sono dispiacentissimo di quel che  accaduto: capisco benissimo quanto disgustosa e penosa debba esser per voi questa faccenda.
Oh,  una maledizione! Proprio cos: una vera maledizione.
Ho paura anch'io.
V'internate nei casi che vi si presentano, Martin?
Sicuro.
Ma la vostra mente rimane placida lo stesso, no?
Avviene a me come allo specialista che tante volte si trova dinanzi a casi disperati: si finisce con l'acquistar la possibilit di toglierseli dalla mente.
E in questo le api vi aiutano, no?
Sicuro. Ma nel vostro caso posso dirvi che vincerete di nuovo.
Di nuovo?
Non avete gi vinto prima?
Oh.... s, in certo modo mi pare. Dunque, arrivederci, Martin.
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CAPITOLO 12.
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Due giorni dopo, all'ora della prima colazione, Clive ricev un biglietto da Roberto Martin.
"2 PAPER BUILDING,
"TEMPLE, E. C.
"Caro Baratrie,
"Ho guardato, come vi avevo detto, intorno all'argomento di cui parlammo ieri l'altro. A quanto sembra non esistono casi consimili al vostro. Confido che non dovrete temere che alcuno si attacchi al cavillo su cui attirai la vostra attenzione. Se andate avanti direi che vincerete, e nessuno potr dire che la legge non sia valida, anche se vi fosse un appello contro il verdetto. Io mi terr a vostra disposizione e potremo vederci quando volete.
"Veniamo ora a argomenti pi piacevoli: 1 Casal suona al Queen's Hall nel pomeriggio di sabato prossimo. 2 Se voi e la vostra signora vi sentite disposti a scendere a Chenies una domenica, mia moglie ne sar ben lieta, e ci metteremo in famiglia con tutto l'impegno per eseguire il Quintetto di Schumann se quel genere di musica  di vostro gusto: ad alcuni non va molto a genio.
"Sinceramente vostro
"ROBERTO MARTIN."
Clive era solo nella sala da pranzo: Viviana faceva colazione in camera sua. In maggio ella aspettava il bambino, e sebbene di malavoglia, la mattina si alzava un po' tardi. Clive lesse la lettera di Martin, la rilesse, poi l'appallottol nella mano destra.
Casal sonava al Queen's Hall, la famiglia Martin si metterebbe d'impegno per eseguire il Quintetto di Schumann se quel genere di musica era di suo gusto.
Pu una persona intenderne un'altra, avere la minima comprensione di un'altra, di un altr'uomo? Per un momento Clive si sent come sospeso nel mondo in assoluto, irrevocabile isolamento: era la lettera di Martin che gli dava quella sensazione; eppure Martin era indubbiamente un uomo di acuto intelletto, pronto ad afferrar parecchie cose. Clive non aveva dimenticato un certo sguardo nei pallidi occhi grigio-azzurri. Forse la verit era che quell'uomo felice non poteva comprendere l'infelicit, come l'uomo pieno di salute di solito sembra addirittura incapace di capire l'uomo malaticcio. E Martin era felice, doveva esser felice: poteva serbar nella memoria con tenerezza i concerti di Casal; poteva allietarsi in famiglia col Quintetto di Schumann; e poteva anche infliggere un colpo al cuore senza apparentemente rendersi ragione che lo vibrava.
Oh, se le persone felici riconoscessero almeno di esserlo! Ma non  cos: soltanto gl'infelici lo sanno.
"Veniamo a argomenti pi piacevoli...."
Clive stracci la lettera e ne gett i frammenti in un cestino. Ebbene, ora sapeva: non v'era altra ragione d'indugio: Martin gli aveva detto tutta quanta la sua opinione; e due donne, una al piano superiore, l'altra poco distante da lui in Knightsbridge, anelavano "di essere orgogliose del loro uomo". Mentre egli usciva dalla sala da pranzo e saliva lentamente la scala, si ricordava molte delle parole pronunziate da sua madre in quello strano colloquio notturno avuto con lei.
"Foste attaccato e questa volta sarete voi che attaccate.", "Invece di riceverlo infliggerete voi il colpo.", "Se ne offre a voi l'opportunit e per un caso piuttosto strano per mezzo di Jim Gordon."
"La mia opportunit!" pensava Clive rimuginando nella mente quelle ultime tre frasi. "La mia opportunit; bisogner dunque che non me la lasci sfuggire."
E cerc di fare un violento sforzo, di cambiare umore in modo da liberarsi dalla tetra oppressione che provava. Ora bisognava mandare avanti quella faccenda, non vi era scampo. E allora meglio accingervisi baldamente, cercare di acquistare un po' dell'esaltazione dello strenuo combattente che non d tregua al suo avversario. Ma l'aula della Giustizia! Che cosa tremenda trovarsi ancora in quell'aula circondato dalla gentaglia dalle molteplici teste! Quella prospettiva gli dava la nausea; ed egli vedeva il suo nome, come una cosa infocata, come qualche orribile insegna fiammeggiante alzata nei cieli per esser mostrata a tutti gli uomini: Clive Baratrie. Cos quelle due parole si stamperebbero nella mente del pubblico.
Egli giunse a un pianerottolino dove la scala girava e si ferm repentinamente: gli sembrava di aver percepito il suono di un passo dietro a s, di un passo leggero ma inesorabile come quello di una donna. Guard dietro per le scale: non vide che il tappeto color verde musco su cui cadeva qualche pallido raggio; non ud che lontane voci al pianterreno: l v'era la servit ed egli la sentiva discorrere; ma in lui rimase l'impressione di avere udito come incespicare qualcuno. Sapeva che ci non era vero, ma sentiva di aver udito: v'era in lui quella contradizione; e il fatto ch'essa era in lui e ch'egli non poteva sbarazzarsene lo fece pensare con terrore al suo sistema nervoso. Cominciava esso ad alterarsi sotto la tormenta della sua vita? Quell'ultimo colpo inaspettato gli aveva recato irreparabile danno? Proprio allora egli prov spavento di se stesso. Il peggio era che sapeva di chi era il passo ch'egli aveva a cos dire udito e non udito.
Sebbene non ne fosse consapevole, egli era insolitamente pallido quando apr la porta della camera di Viviana e vi entr.
Ella era ancora in letto ma vi stava seduta e avvolta in un roseo accappatoio, leggendo una lettera dalla quale sollev subito gli occhi appena ud Clive alla porta. Sui suoi lucidi capelli, corti e con la divisa, non v'era scuffietta n reticella. Negli occhi di lei Clive poteva vedere la bimba; e quando le loro pupille s'incontrarono egli cap che la posta doveva averle recato qualche notizia che l'aveva depressa o turbata: ella sembrava meno soavemente calma del solito.
Clive chiuse la porta e si avvicin al letto.
Non vi sono mica cattive notizie? domand.
Voi non avete buon aspetto, Clive, ella disse invece di rispondere. Che cosa c'?
Io sto benissimo; invece mi par che voi non siate la stessa: c' qualche cosa di nuovo?
Ho avuto una lettera da Cannes.... da Arc.
Ebbene?
Ella parve perplessa; egli si mise a sedere accanto al letto.
Scrive qualche cosa intorno alla mostruosa insinuazione di Sabine? Credo che a quest'ora tutta Cannes debba parlarne.
La lettera non ne fa parola.
Oh! E lui star bene, spero.
S.
E come va il tennis?
Arc ha giocato a Mentone e a Hyres ed  andata meglio di quel che non si aspettasse.
Questo mi fa piacere.
Ma a Jim non  andata bene.
Difatti sentii dire l'altro giorno al Circolo che in questa primavera non ha giocato come si sperava:  apparso assolutamente fuori di forma, come ci esprimiamo noialtri giocatori.
Davvero?
Ma credo che ognuno di noi debba avere i suoi alti e bassi; uno scherzo della sorte, secondo me.
Veramente io non credo molto nella cattiva sorte in fatto di giuochi, quando uno vi s' addestrato come Jim.
Pos la lettera sul tavolino che v'era accanto al letto; Clive cap che essa non aveva pi nulla da dirgli su quel proposito.
Eravate venuto per darmi qualche notizia? ella domand mentre suo marito taceva.
S.... Vidi ieri l'altro Roberto Martin e stamattina ho avuto un suo biglietto. Posso procedere per calunnia contro Aubrey Sabine riguardo alla lettera che Gordon mi mand; e a quanto sembra con la certezza di dargli una buona lezione.
Se la merita, disse Viviana, ma senza alcuna intensit n d'indignazione n di entusiasmo. Ma quanto sarebbe stato meglio che non avesse detto quella cosa iniqua!
Disgraziatamente l'ha detta, e Gordon me l'ha riferita, e non  possibile che Sabine la passi liscia. Non so quanto tempo ci vorr, ma naturalmente i giornali ne saranno pieni e di nuovo sar scritto a lettere di fuoco il mio nome, quel nome che adesso  anche il vostro.
Ella allung la mano e prem quella di lui.
Io sono pronta, ella disse.
Clive si protese verso di lei e stese amorosamente le braccia sopra il letto e su lei che v'era dentro: a un tratto provava una grande bramosia, una bramosia che l'opprimeva, ch'egli sentiva il bisogno di esprimere.
Quando tutto sar finito, egli disse, e un giorno o l'altro sar finito dicerto.... voi dovete promettermi una cosa.
Quale, mio diletto?
Una volta, nel bosco di Tyford, quando io vi parlai dell'Affrica, ve ne ricordate?
S.
Io cercai di persuadervi a trasferirci per sempre in un certo luogo, ma non vi riuscii. E finalmente voi diceste: "Perch non andiamo in quello che voi chiamate l'"asilo della felicit" a passarvi la luna di miele?".
Mi rammento di ogni parola di quel giorno.
Io fui quasi brutale con voi: dissi che non avrei potuto sopportare di esser prima portato in Paradiso e poi scaraventato nell'inferno.
S, me ne ricordo.
La vita mi ha provato abbastanza, mi pare; e purtroppo non siamo ancora a nulla. Mi sono intanto accorto quanto fui pazzo allora: adesso mi contenterei anche di un breve soggiorno in quel Paradiso, di starvi anche soltanto pochi giorni. Allora agognavo di starvi tutta la vita adesso mi basterebbe farvi un salto. Volete far conto che quel giorno io non abbia detto di no? Volete lasciarmi ritirare le mie parole? Volete venir con me nell'"asilo della felicit", appena sar finita questa disgraziata faccenda?
Volete parlare della causa che avete intenzione d'intentare a sir Aubrey Sabine?
S. Ne avr da sopportar parecchie con quest'affare che ritorna a galla: mi trovo di fronte a una spaventosa riesumazione, Vi. Ma quando questa maledetta cosa sar finita, proprio appena sar finita, volete venir via con me per un po' di tempo, per qualche settimana, non chiedo di pi, sino al luogo di cui vi ho parlato? Volete venire sotto la tenda con me sopra la pianura delle gazzelle? Volete visitare insieme con me la villetta sul mare?
Ella gli cinse con un braccio il collo. Il viso le s'era invermigliato e il rossore scendeva fino al collo da cui era caduto l'accappatoio roseo.
Oh, mio diletto, io vorrei, io vorrei! Ma come posso fare? Avete dimenticato?...
E subito, alla parola dimenticato, egli si risovvenne. Ma s, aveva proprio dimenticato in quel momento; pareva incredibile, ma era cos: aveva dimenticato il bambino. La pena, il timore, la bramosia di qualche settimana di pace, lontano, solo con lei, nel paese quasi deserto in cui nessuno lo conosceva, avevano cancellato in lui il pensiero del nascituro: per un momento la creaturina aspettata era stata addirittura posta in oblio.
Le parole di lei che lo riportarono alla realt ebbero su Clive un effetto fisico: parve che tutto il sangue gli affluisse agli occhi; gli sembrava che i suoi occhi dovessero essere iniettati di sangue. Qualche cosa, forse il sangue stesso, gli gorgogliava nella testa, cupo e minaccioso. E il braccio di Viviana intorno al suo collo sembrava lo soffocasse.
Egli si svincol da quel braccio e si eresse.
Oh, Vi, egli disse appena pot ritrovar la voce, vi devo sembrar pazzo! Ma come ho fatto a dimenticare? V' nella mia mente un tal groviglio di cose! Qualche volta  come un tremendo peso e sento che se vi si aggiungesse qualche cosa di grave, tutto si sfascerebbe. E ora vi  piombato sopra questo affare Sabine e io.... ma come ho potuto dimenticare, sia pure per un momento?
Clive, chi sa che cosa pagherei a poter venire con voi, lontano lontano per un po' di tempo: non lo credete?
Egli abbass lo sguardo su lei e disse:
S.
Dopo un momento soggiunse:
Io credo sempre tutto quello che voi mi dite.
Via, mettetevi un momentino a sedere.
Egli si rimise sulla seggiola accanto al letto.
Non prendete in odio il bambino che m'impedisce di venir con voi: non lo prendete mai in odio.
Odiare il mio bambino?
Voi non desideravate di aver figli: ve ne ricordate?
Io.... io pensavo che forse non era una bella cosa legare il mio nome al suo tenero collo. Se  un maschio non gli metteremo per nome Clive.
Ma gli vorrete bene?
Si pu forse fare a meno di voler bene ai propri figli?
Non lo so; questo bambino  opera mia: ecco quello che so; ma se non gli voleste bene io ne soffrirei tanto da morire.
Ma io gli vorr bene. Lui, piuttosto, crescendo, vorr bene a me?
Si pieg repentinamente, baci Viviana, poi si eresse.
Ora, devo andare, carina.  tempo che esca per i miei affari. Arrivederci a stasera.
Usc senza voltarsi indietro a guardarla; ed ella cap che in quel momento Clive non desiderava che il suo volto fosse veduto.
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CAPITOLO 13.
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Viviana aveva fatto di tutto per star calma e tranquilla in quella primavera: il suo istinto le aveva detto di adoprar tutta la sua forza d'animo per il bene del bambino e per il bene di Clive. Ella credeva che fosse possibile di raffrenare i propri pensieri e merc il raffrenamento dei propri pensieri governare il sentimento. Ma ora le pareva proprio che il Destino insorgesse contro di lei. Ella non aveva permesso a se stessa di mostrare tutta l'emozione che il nuovo tormento inflitto a Clive, tormento cos impreveduto e inatteso, aveva suscitato in lei; aveva mostrato l'intensit del suo compianto; aveva parlato della scintilla e della fiamma, ma non affatto accennato al disgusto, al ribrezzo, all'orrore da cui quasi era stata presa appena aveva letto la lettera di Jim e aveva compreso ci che l'aveva resa inevitabile.
La vita della creatura ch'ella portava nel suo seno aveva fatto nascere in lei un'ardente bramosia di tranquillit. Quella quiete che a lei sembrava sacra sarebbe stata offesa: di nuovo, e questa volta come sposa e come madre, ella dovrebbe sopportare la detestabile, sfacciata pubblicit da lei sostenuta quand'era ragazza. Era prossima una grande ripresa: di nuovo il nome di Clive, il suo adesso, sarebbe vociato per le strade dagli strilloni, sarebbe sbandierato sui manifesti dei giornalai, salterebbe agli occhi nelle colonne di tutti i giornali: ancora una volta un altro nome, il nome di una donna, sarebbe collegato con quello.
La signora Sabine.
Ma verrebbe mai il momento che lei e Clive sarebbero finalmente liberi dalla tirannia di quel nome che li perseguitava? E il loro bambino potrebbe mai lasciarlo dietro a s? Cominciava a sembrare a Viviana che quell'inseguitore inesorabile non potesse esser mai respinto ma rimarrebbe di continuo appostato nell'ombra a cui apparteneva e dalla quale nessuno potrebbe snidarlo.
Ella aveva sempre rifuggito dal pensare alla signora Sabine, alla donna di cui Clive era stato l'amante prima di conoscer lei, alla donna che aveva portato nella vita di lui la grande tragedia. Ora ella cominciava quasi ad aver paura della signora Sabine.
Sino allora Viviana aveva ingenuamente creduto di esser priva d'immaginazione, e quando aveva vissuto per lo pi all'aperto, e si era giornalmente affaticata con esercizi fisici e con l'addestrarsi per la bramosia di primeggiare nel tennis, la sua immaginazione, cos ella pensava adesso, non aveva avuto ragione di manifestarsi. La sua vita completamente cambiata le aveva ora fatto conoscere ch'ella non aveva addirittura conosciuto se stessa. Ella non era davvero priva d'immaginazione e il forte influsso di Clive su lei l'aveva a poco a poco svegliata. Era come una cosa rimasta addormentata, che ora alzava il capo, si guardava intorno con occhi perspicaci, ascoltava con orecchi attenti una cosa che poteva crescere e tormentarla.
Viviana non aveva mai veduto la signora Sabine: nel passato, pensandovi, era stata ben contenta di ci; ma ora, dopo quel nuovo colpo assestato su Clive, ella cominci a sentire in s una pungente bramosia di saper qualche cosa di quella morta, la cui azione sembrava ancora cos potente nel mondo dal quale era uscita. Viviana sorprendeva spesso se stessa a fantasticare sulla signora Sabine, sull'aspetto, sulla voce, sui modi, sulle abitudini di quella donna, e ora cercava di figurarsela proprio qual era, nel suo insieme, di veder qual era veramente la donna che aveva dominato Clive. Che cos'era mai stata quella donna il cui nome si congiungeva ancora con quello di Clive come una cosa troppo salda per poter essere disgiunta, sebbene detestata, temuta, ripudiata?
Era difficile a Viviana non pensare che la defunta dovesse essere stata una donna nefasta; pure doveva avere avuto potente influsso, attrazione magnetica, fascino. Era di molti anni maggiore di Clive; Viviana, e tutta Londra, lo sapeva; quando era morta aveva cinquantun anno; la morte aveva rivelato il segreto ben custodito della sua vera et. Ma ella dimostrava assai meno anni di quel che avesse, e anche con pi di mezzo secolo addosso era sempre una bella donna. Aveva voluto rimaner bella, aveva voluto molte cose: nel processo s'era rivelata al pubblico come l'incarnazione della volont.
E pensando a quella forza di volont di una defunta, a Viviana veniva fatto di pensare alla volont di Clive, a quanta egli ne possedesse e a ci che fosse veramente il suo animo. Poich della volont ce n' di varie specie, ella pensava, tutte partecipi di un principio. Se la volont di Clive si trovava di fronte a una volont pi energica della sua, che cosa accadrebbe inevitabilmente? E allora ella si ricord come Clive aveva permesso che la volont di lei sopraffacesse la sua in una questione di tanta importanza per tutta la sua vita.
La volont della signora Sabine, la volont di sua moglie! La prima era dicerto stata nefasta all'esistenza di Clive: che cosa poteva dirsi della seconda?
Fu proprio allora, quando quel paragone si affacci alla mente di Viviana, che per la prima volta ella cominci ad avere paura della propria volont e di ci che gi aveva fatto. Ella la vide a un tratto come una cosa arrogante, sorella della volont della donna che l'aveva preceduta nella vita intima di Clive. Lei, Viviana, aveva fatto rimaner Clive a Londra ad affrontar la vita, e le era riuscito di farlo a cagione dell'intenso amore di Clive per lei. Ma egli aveva lottato contro la volont di lei: le era sembrato di aver vinto nella notte del verdetto, ma poi egli aveva lottato di nuovo. Trovandosi nella Scozia era certamente ritornato alla primitiva conclusione che per lui la vita a Londra era impossibile; e a Tyford aveva cercato di rinnovar la lotta, ma ella lo aveva vinto, battuto, diceva Viviana, adoprando rudi parole contro se stessa. Lo aveva riportato a Londra, e ora lo vedeva talvolta come una vittima, da lei allontanata a forza dalla tranquillit in cui egli aveva anelato di rifugiarsi, dalla tranquillit gustata per un po' di tempo da "Claudio Ormeley" per riportarlo nel disagio morale e nel pericolo di Londra. Egli era stato per due volte una vittima: prima vittima dell'amore della defunta signora Sabine, poi vittima dell'amor suo.
E Viviana cominci a biasimar se stessa, a ricordar molte cose a proprio detrimento.
Ha qualcuno il diritto di pensare e di agire per un'altra persona giunta alla maturit? Ella si era arrogato quel tremendo diritto, ed ora si trovava di fronte a quell'atroce rinnovamento dello scandalo ch'ella aveva costretto Clive ad affrontare, imponendogli di passarvi sopra; se avesse sottomesso invece la propria volont a quella di Clive, la volont della donna a quella dell'uomo, se se ne fossero andati e avessero vissuto come desiderava lui, quell'affare non sarebbe tornato a galla; era lei che ne aveva reso possibile il risveglio: Claudio Ormeley e la moglie di Claudio Ormeley in un lontano paese, non sarebbero stati mai disturbati dalla lingua della calunnia: avrebbero messo in tacere il passato.
Ma sarebbero stati vili.
E allora Viviana cap che un'altra e pi grande asserzione della sua volont su quella di Clive stava ora per esser portata a compimento: il bambino era stato voluto da lei; Clive avrebbe per questo fatto potuto odiare il bambino. Date le circostanze, ella poteva concepire un tale odio come possibile.
Oh, che cosa raccapricciante se Clive detestasse il bambino, o anche se provasse la pi lieve avversione per lui! Appena nato esso sarebbe, dovrebbe essere un simbolo vivente dell'asserzione della volont di lei.
E ora ella aveva dovuto rifiutare l'appassionata richiesta di Clive di passar con lei qualche settimana nella pace e nella solitudine, presso il mare, fra gli uomini neri che nulla sapevano della vita di lui, nell'"asilo della felicit", nella bianca villa tra i palmizi, allorch il nuovo periodo del tormento di lui fosse finito. Le era stato quanto mai doloroso dover rifiutare quella richiesta fatta sotto la malia di uno strano oblio, e Viviana era assillata dal ricordo dell'espressione degli occhi di Clive quando quella richiesta era stata fatta, della bramosia che v'era negli occhi di lui. Il bambino, voluto da lei, impediva la possibilit che Clive avesse le poche settimane di Paradiso cos anelate, a lui cos necessarie. Che cosa potrebbe compensarlo di ci ch'ella gli aveva tolto? Viviana anelava di subordinare la propria volont a quella di lui in qualche cosa d'importante; forse un giorno o l'altro quell'occasione le si presenterebbe: intanto ella dovrebbe aspettare.
Oltre a quel nuovo, grave turbamento di Clive che la riguardava cos strettamente e intimamente, Viviana ne aveva un altro. Clive aveva avuto ragione di pensare ch'ella fosse rimasta abbattuta da alcune notizie da lei ricevute per la posta. La lettera di Arc da Cannes le aveva detto che Jim non era pi lui. Nel campo del tennis egli era proprio irriconoscibile: era stato battuto da gente che una volta egli si sarebbe lasciato a grande distanza. Nella sua lettera Arc s'era sfogato con la sorella: Viviana capiva che l'inquietudine per il suo amico sviscerato aveva spinto Arc a uscire da un riserbo che doveva imporsi con qualunque altra persona all'infuori di lei. Ella sentiva dunque che i vincoli fra loro erano ancora saldi, significavano ancora qualche cosa per Arc bench la vita si fosse provata a inalzare un muro fra loro.
Arc non faceva commenti su quell'insuccesso di Jim sulla Riviera; non v'era alcun accenno a cattive condizioni di salute del suo amico, o a pazzie di nessun genere che Jim avesse fatte. Ma l'intonazione generale delle informazioni del ragazzo era che Jim pareva sfibrato.
"Oh, Vi," scriveva Arc "se soltanto foste stata quaggi voi! Se non aveste lasciato il tennis! Tutto sarebbe andato bene allora. Senza voi, il povero Jim mi sembra una nave senza timone. Io non posso far nulla, e nessuno ci capisce nulla."
Nella lettera non una parola denotava che Arc fosse a cognizione dello scandalo di Cannes riguardo a Clive.
Anche prima che le giungesse la lettera di suo fratello, Viviana aveva saputo della non buona riuscita di Jim sulla Riviera. Egli aveva cominciato bene e aveva vinto le Singolari nel primo torneo, subito dopo aver veduto Viviana e avere avuto da lei l'incitamento di vincere. Ma che cos'era accaduto dopo? Ella non poteva che indovinarlo, e ci ch'ella indovinava era triste, perfino tremendo; ma essendo in Inghilterra non poteva far nulla.
E ora, e ci altres la conturbava, Jim era entrato nella vita di suo marito; l'atto di Jim nello scriver quella lettera a Clive aveva dicerto stabilito una specie di sottile intimit fra quei due uomini: Viviana capiva che ci doveva riuscire intollerabile a Clive, bench egli non lo avesse mai detto.
Il colpo caduto su Clive era inflitto dalla mano di Jim; eppure, e ci sembrava ironico, l'infligger quel colpo aveva significato per Jim un atto di amicizia; egli avrebbe fatto male se avesse taciuto a Clive le obbrobriose parole di Sabine; ma per Viviana era qualche cosa di tremendo che quelle parole fossero risapute da Clive per mezzo di Jim.
Bench Viviana si studiasse quanto le era possibile di scacciare dalla propria mente tristi pensieri e cattive previsioni, di non dar luogo ad apprensioni o sconforti, di non mostrare a Clive ch'ella attraversava un periodo di agitazione, quello sforzo era per lei il pi penoso ch'ella avesse mai fatto.
Una cosa per altro la confortava, bench anche quella la sorprendesse: la signora Baratrie, invece di esser depressa per la nuova prova che aspettava la tormentata vita di suo figlio, sembrava attenderla con lieta ansia; per Viviana sua suocera era sempre stata una donna fuor dell'usuale, a volte molto strana, originalissima e senza paragone con altre, ma non avrebbe mai previsto ch'ella potesse rianimarsi a quel modo in conseguenza, a quanto pareva, della risoluzione presa da Clive di dar querela a sir Aubrey Sabine.
La signora Baratrie aveva cessato la sua vita solitaria e cominciato a ritornar fuori; si recava spesso a far visita a Viviana e faceva andar Clive e Viviana da lei; ricominci perfino a frequentare alcuni amici e conoscenti, a invitar di tanto in tanto qualcuno a casa sua. Pareva sempre molto invecchiata, andata a male, ma l'espressione del suo viso era cambiata in modo notevole, quasi straordinario: certe volte v'era perfino un lampo di gioia nei suoi occhi. Per lo pi il suo viso era adesso placido e sereno; quel modo di guardare quasi con sospetto, quell'apparente penetrazione inquisitrice della mente altrui che erano stati rilevati dalla signora Herries e da altri facendo s che si trovassero a disagio, quasi sgomenti nell'esser con lei, erano spariti dal suo volto: ella sembrava ritornata quasi normale. Certo nel suo fare v'era qualche volta una vivacit che sorprendeva in una persona che per tanto tempo era stata piegata sotto il peso di una misteriosa e apparentemente irrevocabile afflizione: pareva proprio che si fosse dissipata una nuvola che gravava su lei.
O quel nuovo attacco a suo figlio, e la determinazione di lui di respingerlo pubblicamente avevano agito come tonico sullo speciale temperamento e sull'indole di lei, o ella s'era fatta eroicamente animo per non mostrarsi fiaccata sotto il nuovo e inaspettato colpo. Era possibile che si fosse fatta davvero animo? Una donna della sua et che sembrava prossima a spengersi sotto l'azione di qualche tortura della mente poteva davvero aver fatto un cos gagliardo sforzo semplicemente per incoraggiare suo figlio? Viviana si faceva quella domanda; Bob Herries e sua moglie discutevano su quell'argomento nel rettorato; altre due o tre persone che conoscevano bene la signora Baratrie ne facevano le maraviglie: tutti venivano poi alla conclusione che la signora Baratrie non fingeva; non era una donna che fosse stata mai capace di raffinata finzione, cos la giudicava chi meglio la conosceva. Ella poteva dissimular col silenzio: e di ci non  quasi capace ogni donna? Poteva affermare di star bene e di esser contenta mentre saltava agli occhi ch'ella era sofferente e sgomenta: certe cose non erano che le difese di un animo forte il cui orgoglio non pu consentire la rivelazione di qualsiasi verit che sembri mendicare la piet altrui; ma il recitare a lungo una parte non era addirittura nella sua indole: Viviana lo sentiva con sicurezza, e lo sentivano pure Bob Herries e sua moglie, nonch i pochi amici intimi a cui premeva lo stato di lei.
Per cui era certo che quel nuovo cimento a cui stava per esporsi Clive la ravvivava, infondeva in lei nuova vita, le rinvigoriva lo spirito, le dava una schietta animazione da un pezzo insolita in lei.
Vi riesce di comprender mammina? non pot a meno di domandare una volta Viviana a Clive dopo una visita alla signora Baratrie.
Egli la fiss con uno sguardo scrutatore, poi disse:
Perch mi fate questa domanda per l'appunto ora?
Sembra proprio che si rallegri di quel che vi accade.
La credete senza cuore?
No, non pu esser mai stata una donna senza cuore; anzi ha un gran cuore, sebbene non per tutti.
Sicch ella vi sembra strana?
E a voi non pare? Certo bisogna farsi animo in ogni circostanza: questa  una delle prime e pi grandi lezioni che la vita deve impartirci, credo; ma affrontare una vicissitudine con forza d'animo non implica rallegrarsi che accada.
E la mamma vi sembra allegra? Allora ringraziamone Iddio! Questo  un aiuto per me, Vi.
Ci detto usc lesto lesto dalla stanza, come chi abbia paura di tradire qualche emozione.
Bench in quegli ultimi giorni Clive si fosse mostrato ancor pi affettuoso con lei, a Viviana non era sfuggito che sotto la tenerezza di lui v'era una grande, e a quanto le pareva, crescente riservatezza. Ella credeva di comprenderla, e non osava tentar di combatterla; ma anelava di vederla sparire, di trovare in Clive piena franchezza con lei: era molto triste che non potessero vivere in una scambievole sincerit quando ambedue aspettavano la venuta del loro primo figliuolo, ma a quanto pareva era destinato che quella creatura non nascesse nella gioia. La sua nascita, i suoi primi guizzi di vita sarebbero adombrati dall'ansia e dalla mestizia cagionata nei suoi genitori dal brutto scandalo di cui gi il mondo principiava a sussurrare. Poich v'erano sulla Riviera persone sempre vigili per raccattar gli scandali e riferirne a scopo di lucro a giornali avidi di notizie; qua e l s'insinuavano velate allusioni alla scena accaduta nella villa di lady Dartree. I Circoli stavano in agguato e i salotti di Londra cominciavano a tender l'orecchio: ben presto il nome e la reputazione di Clive ondeggerebbero di nuovo sui giganteschi flutti della pubblicit.
E Viviana non poteva sottrarsi a quella nuova bramosia di tranquillit e di solitudine che sembrava esser nata in lei con la sua creatura, accrescersi in lei con essa. Ella anelava di andarsene con Clive e di rimanere addirittura nascosti sinch non fosse nato il bambino. L'orribile artiglio della pubblicit le sembrava si stendesse perfino sul figlio come se agognasse di ghermirlo appena veniva alla luce. Ed ella si sentiva come in dovere di proteggerlo dal marchio che quell'artiglio imprimerebbe su lui, distinguendolo dagli altri bambini. Ella aveva perfino momenti di debolezza nei quali era tentata di dubitare se Clive non avesse avuto ragione, se non avesse veduto pi chiaramente di lei quella sera in Knightsbridge allorch aveva detto: "Non credo che un uomo come me debba mai aver figli; non credo che sarebbe bene". In quei momenti ella provava una vera angoscia per il suo bambino; poi, riavendosi un po', combatteva con se medesima: ella riprovava tacitamente la propria debolezza, vedeva in se stessa il tipo morboso della donna ch'ella aveva sempre sentito di disprezzare. La maternit distruggeva forse l'energia della sua indole invece di porgerle, come avrebbe dovuto, nuovi poteri, la facolt di sopportar per due invece che per uno? Una cosa era certa: che la sua condizione la faceva quasi tremendamente sensibile: ella si paragonava con quel che era stata nel passato, vedeva se stessa come un'impavida amazzone con un corpo addestrato con un tal rigore, che aveva dicerto avuto un effetto sulla sua mente, plasmandola a una certa rudezza. Com'era cambiata da quando la semplice giocatrice di tennis era divenuta il tramite della trasmissione della vita!
E a un tratto ella vide Clive ergersi su uno sfondo luminoso come una figura simbolica, lo vide come un terrorizzante operatore di quel cambiamento.
Ci avvenne nel cuore della notte quando egli dormiva.
Clive aveva soggiogato la propria volont a due donne, alla signora Sabine e a lei; pure aveva ancora molto potere; ella sentiva sempre in lui una forza, quasi qualche cosa di grave ancor nascosto e che non era ancor giunto alla piena maturit: egli aveva cambiato lei, le pareva, assai pi di quel ch'ella non avesse cambiato lui.
La figura che per un momento le era sembrato si ergesse fiammeggiante dinanzi a lei svan. La stanza era buia; nel buio ella udiva il respiro regolare di Clive; Viviana ascolt intensamente: tutti i pensieri di lei erano adesso per suo marito.
Ella lo ud rivoltarsi e come bisbigliare nel sonno.
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CAPITOLO 14.
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L'effetto prodotto sui genitori di Viviana dalle notizie della nuova causa, nella quale il nome della loro figlia sarebbe dicerto menzionato, sebbene personalmente ella non avesse nulla che fare con quel caso, fu addirittura differente da quello prodotto sulla signora Baratrie. Viviana non aveva mai veduto sua madre nel penoso orgasmo che si manifest in lei appena udite le notizie. Di solito calma e piena di tranquillo dominio di se stessa ella ne fu urtata a tal punto da non poter nascondere i sentimenti che l'agitavano. Dopo un minuto di silenzio durante il quale era rimasta assorta e come stordita, ella balz in piedi e alz le mani in un gesto cos insolito in lei che Viviana, ricordandolo, durava fatica a credere ch'ella lo avesse mai fatto: era come il gesto di un'altra donna addirittura diversa da lei, sfrenato e volgare, che scattava da un corpo indisciplinato, su cui nessuno avesse autorit.
Dell'altro fango! ella disse.
E nemmeno la voce pareva pi la sua.
Via, cara mamma....
Ma prima che Viviana potesse dire qualche cosa di pi, la signora Denys aveva dato in un pianto dirotto; e non cercava nemmeno di nasconder le sue lacrime, bench tirasse fuori il fazzoletto e con una mano un po' tremante le asciugasse via via che cadevano.
Per carit, mamma! Gi ho fatto male io, a dirvelo cos all'improvviso.
E come potevate dirmelo in altro modo? Mi rincresce di piangere, ma non posso fare a meno. E questo va a succedere quando deve nascere il bambino, il mio primo nipote. S, fango, altro fango, gettato su noi tutti.
Viviana non disse pi nulla, non si prov a confortar sua madre: non poteva, poich era inorridita da quello sfogo che le rivelava in un attimo ci che sua madre aveva senza dubbio sofferto per essersi dovuta imparentare con Clive. In un lampo tutto ci che era stato affettuosamente nascosto veniva a rivelarsi, e per un momento parve a Viviana, con sua sorpresa, di sentirsi colpevole. Che tremendo male quel suo amore aveva fatto a sua madre! Nell'animo di Arc ella aveva letto, ma non aveva saputo veramente mai leggere in quello di sua madre la cui profonda rassegnazione religiosa che tutto attribuiva alla volont di Dio le aveva reso possibile una calma ingannatrice, una serenit ingannatrice, perfino un'ingannatrice allegria.
E ora a un tratto.... la nuda verit.
Mentre la signora Denys si asciugava ancora gli occhi e Viviana la guardava, incapace di parlare, e non potendo che rimanersene l in piedi sotto il peso di quella repentina rivelazione, la porta del salotto si apr ed entr il signor Denys di ritorno dal suo quotidiano lavoro alla Banca e da una breve visita all'Athenaeum prima di tornare a casa.
Ben trovata, Vi! disse allegramente.
Poi vide sua moglie e chiuse subito la porta.
Cattive notizie di Arc?
No, no, Enrico.
La signora Denys fece un grande sforzo, appollottol il fazzoletto e cerc di parlare con voce ferma.
Son proprio dispiacente.... Non mi succede spesso di...
Voleva dire che non piangeva con facilit, ma non pot andare avanti.
Suo marito pieg il personale alto e sottile, sormontato da una testa piuttosto piccola coperta di folti capelli argentei, e le pos delicatamente una mano sulla spalla.
Ma come? Voi che avete tanto dominio su voi stessa siete cos agitata? Che cosa c', Viviana?
Babbino.... si tratta di Clive.
Di Clive?
La voce di suo padre nel pronunziar quel nome son aspra all'orecchio di Viviana.
 malato Clive? egli domand.
No.
Ella si ferm, si fece animo, e disse con voce calma, senza la minima emozione:
Sir Aubrey Sabine, un nipote di.... della signora Sabine....
S: ebbene?
 a Cannes, dove si trova Jim....
E anche Arc! Sicch?
Disse in pubblico in casa di lady Dartree una cosa abominevole contro Clive.
Che cosa disse?
Disse che tanto lui che la sua famiglia credono che Clive abbia ucciso la signora Sabine; anzi par ch'egli abbia detto sanno che  cos, e che altre persone, fra le quali l'artista drammatico Vilfredo Heathcote, sono d'accordo con loro. V'era per l'appunto Jim quando fu fatto quel discorso ed egli non lo lasci cadere; ma sir Aubrey non ritir le sue parole, anzi le conferm. Jim replic che Clive avrebbe potuto agir legalmente contro quell'asserzione, ma sir Aubrey replic che Clive non si arrischierebbe mai a farlo. Allora Jim scrisse a Clive raccontandogli tutto. Clive, dopo aver sentito il parere dell'avvocato Martin, ha risoluto di dar querela per calunnia a sir Aubrey Sabine. Io ho detto tutto questo alla mamma; me ne rincresce, babbino: ma non  mia colpa, n colpa di Clive.
Come risonavano cupe le sue parole ai propri orecchi mentre le pronunziava!
Per cui, a quanto sento, vi sar un altro pubblico scandalo e in esso il nome di Clive? disse il signor Denys stringendosi il polso sinistro con la mano destra.
S, babbino: come pu impedirlo, Clive?
Eh, gi! Bisogna esser giusti, Maria, cara Maria: un uomo non pu rimanersene zitto in un caso simile.
Il signor Denys cercava di parlar con fermezza e con calma, ma Viviana cap dal suo viso che quelle notizie lo avevano colpito; ed ella pens all'Athenaeum, a tutte le distinte persone che suo padre vi conosceva, all'importante Banca da lui diretta coi tanti suoi impiegati che avevano gli occhi su lui, e si ricord del grido di sua madre: "Fango, dell'altro fango gettato su noi!" Ed ella sent uno stringimento al cuore ma non lo diede a divedere. Aveva sposato Clive, sarebbe la madre del figlio di lui, e non erano colpevoli n suo marito n lei: era tutta colpa del destino, del grande groviglio in cui il destino aveva voluto impigliare lei e suo marito.
La signora Denys non aveva ancora riacquistato la calma.
Io non biasimo il povero Clive, ella disse. Egli non  che uno sventurato.
Parve che un pensiero le balenasse in mente: volgendosi a Viviana ella disse con tutt'altra voce:
Oh, mi ero dimenticata della signora Baratrie! Lo sapr dicerto anche lei, povera donna.
S.
E questo colpo non la uccider?
Sembra invece che le abbia dato nuova vita, rispose Viviana.
Quando Viviana stava per andarsene, dopo un'imbarazzata e penosa conversazione che tutti cercarono di rendere affettuosa, intima e naturale, la signora Denys baci teneramente sua figlia e disse, con le lacrime agli occhi:
Mi perdonerete, cara, ne sono certa; ho fatto molto male a scattare a quel modo; ma la notizia datami da voi  stata cos improvvisa che mi  parso che qualcuno mi avesse vibrato un colpo sulla nuca. Avrei dovuto aver riguardo a voi e a Clive e invece ho pensato a me stessa. Ecco come son fatta! Talvolta tutti gli sforzi e le preghiere sembra non giovino a niente, ma invece non  cos: lo so. Ora mi sento tutta un'altra. Fate tanti saluti da parte mia a Clive: ditegli che sono con lui.
S, cara mamma.
E, mi raccomando, non gli fate parola di questa mia sfuriata:  molto sensibile, Clive; potrebbe affliggersene e sarebbe una cosa malvagia aggiungere amarezze a tutte quelle che ha.
Le labbra le tremarono mentre ella baciava ansiosamente sua figlia.
Il signor Denys era andato nel suo studio e Viviana e sua madre erano sole nell'anticamera.
Voi capite benissimo, non  vero, mamma, disse Viviana, che Clive vincer la causa contro sir Aubrey Sabine.
S: non  codesto; ma.... avrei voluto la strada sgombra per il bambino. Mi capite, vero, cara Viviana?
Oh, s, mamma! Ma da un'altra parte  bene che queste orrende ciarle siano una buona volta fatte cessare. Clive non pu permettere che si dicano di lui tali cose inique e che chi le dice rimanga impunito. Pensate un po' se la gente cominciasse a dire che Clive non ha osato davvero di difendersi!
Lo so, carina, lo so: e certo  volont di Dio che accada cos. Credevo di avere ormai imparato a capirlo, a persuadermi che tutto ci che accade deve accadere e che tutto sar per nostro bene, alla fine; invece non ho imparato ancora nulla.
Si ferm e si pass la mano sui capelli bruni brizzolati.
Sono spettinata? ella disse.
No, no, mamma: perch?
Mi par di sentirmi i capelli tutti arruffati dopo quella mia brutta sfuriata.
Via, via, non ci pensate pi, cara mamma.
Ah, ma so che voi ci penserete, Viviana; ed  appunto questo che mi turba.
Viviana era troppo sincera per tentare qualsiasi diniego.
Me ne vado, mamma, ella disse.
Ma la signora Denys la trattenne un altro momento.
Oh, Viviana, mi balena in mente una cosa! Non v' il caso che quell'uomo faccia le sue scuse quando sapr che Clive vuol procedere contro di lui?
Pu darsi; ma Clive non accetterebbe scuse: qualunque cosa avvenga ander avanti e aspetter la sentenza: questo  il solo modo di respingere una calunnia come questa.
Allora tutto quel che possiamo fare  di sopportare la pubblicit.
Il viso le avvamp di nuovo e gli occhi le si riempirono di lacrime.
Arrivederci, carina, ella si affrett a dire a Viviana, dandole un altro bacio. C' gi la carrozza?
S, mamma.
La signora Denys s'incammin verso la scala, poi si ferm e si volt indietro.
Meno male che il bambino non sapr nulla, ella disse.
In quel momento la sua voce era roca; ella and piuttosto rapidamente alla scala e cominci a salirla.
"Avrei voluto la strada sgombra per il bambino."
Quelle parole di sua madre avevano ricercato le viscere di Viviana come se s'incontrassero e combaciassero con un sentimento intenso, geloso, di difesa che vi fosse nascosto e che esse avessero espresso. Povera madre! Povere madri! Potr mai alcun uomo conoscere o almeno congetturare la natura del loro amore difensivo per il frutto delle loro viscere?
La signora Denys provava ci che provava Viviana e con un'intensit quasi feroce. Viviana sino allora non aveva mai veduto sua madre perdere a quel modo il dominio di s: per un momento s'era spalancata una porta e la visione rivelata l'aveva empita di stupore.
Viviana non poteva dimenticare quel gesto selvaggio, il gesto di un'estranea, non poteva dimenticare quel grido: "Dell'altro fango!" Se Clive avesse veduto e udito! Ma grazie a Dio egli non era stato presente.
E poi vi sarebbe da affrontare Arc.
Col permesso di suo padre, Arc aveva risoluto di prolungare il suo soggiorno nel mezzogiorno della Francia; aveva pregato che gli permettessero di rimanervi sino a che non ritornasse a casa Jim Gordon, in maggio, dopo la gara di Marsiglia. La ragione data al signor Denys per giustificare questo desiderio di trattenersi era che Arc si era fatto nel tennis pi onore di quel che non si aspettasse, e bramava di continuare a giocare sino alla fine della stagione del mezzogiorno della Francia; ma a Viviana, in una lettera giunta poco dopo la sua memorabile visita alla casa paterna, ne era spiegato il vero motivo: Arc desiderava di trattenersi specialmente a motivo di Jim. Jim sino allora non aveva saputo mostrare il suo valore; ma nonostante il poco o punto buon successo, era determinato di spuntarla, di non abbassar la sua bandiera sino alla fine della stagione. E anche Arc aveva piacere di rimaner sino in fondo, di "spuntarla" insieme con lui: avrebbero giocato insieme a Marsiglia nelle Doppie maschili, poi sarebbero tornati direttamente a casa. Ci avverrebbe in una data non precisata del maggio.
Non molto avanti la nascita del bambino.
Arc sarebbe a Londra quando nascerebbe il bambino. E pensandovi una strana cosa balen in mente a Viviana: ella potrebbe anche morire dando alla luce il bambino, e allora quella creatura rimarrebbe sola con Clive. Ella si raffigurava Clive e il bambino senza di lei; e cos, pensando alla morte, ella disse a se stessa quanto era inutile permettere al suo spirito di accrescere il proprio turbamento: la morte poteva esser tanto vicina, e cos ogni agitazione cesserebbe. Pure le sembrava quasi incredibile che ella potesse trovar riposo in qualsiasi luogo se avesse lasciato Clive e il bambino senza di lei: e pens a quelli che si chiamano "morti".
In quel tempo v'era un forte risveglio dello spiritualismo in Inghilterra e in molti altri paesi del mondo. Viviana non s'era mai occupata del culto, ma talvolta ella domandava a se stessa se vi fosse qualche verit nella fiduciosa asserzione dei suoi ministri, e sorse nella sua mente la domanda: "La morte stessa potrebbe assolutamente staccarmi da Clive e dal mio bambino?"
Ella fece sapere a Clive che i genitori di lei erano informati della risoluzione da lui presa di proceder contro sir Aubrey per calunnia, ma egli non le domand come avessero appreso quella notizia; disse soltanto:
Dev'esservi costato molto a parlarne, Viviana; ma bisogna andare avanti risolutamente.
Poi dopo un momento soggiunse:
Ve ne ha scritto nulla Arc?
No, ella rispose, nemmeno una parola.
E voi gli avete scritto?
S, ma non ho mai fatto menzione di questa faccenda.
Naturalmente, essendo sulla Riviera, Arc deve aver saputo qualche cosa dei discorsi di Sabine; se non altro deve averglieli riferiti Gordon, se nessuno gliene ha parlato.
Lo credo anch'io.
Quando ritorna Arc?
In maggio, subito dopo la gara di Marsiglia.
Come deve detestarmi quel ragazzo, disse Clive. Come deve detestarmi tutta la vostra famiglia, Viviana!
Codesto non  vero. Anzi mi ero scordata di dirvi che mia madre vi saluta e vi fa sapere che  in questo momento con voi.
Queste son sempre le solite frasi stereotipate, si sa, ed  un vero tormento risentirsele sempre negli orecchi. S, la vostra cara madre  un'ottima donna, una delle donne pi leali e di animo buono che vi siano mai state nel mondo; ma lei pure  una creatura umana, e niuno di noi pu cambiar natura. Ella crede che Dio le dica di amarmi, e cerca di obbedirgli con tutte le sue forze, ne sono certissimo. Ma tanto lei che gli altri della vostra famiglia devono maledire il giorno che m'incontraste; e non devono averlo fatto mai pi cordialmente d'adesso! Hanno dovuto sostenere chi sa qual combattimento con se stessi per farmi buon viso. Arc dimostr uno spirito veramente spartano, e io non lo dimenticher mai; ma quest'ultimo colpo dev'essere stato troppo forte per loro tutti: v' un limite alla tolleranza umana. E lo stesso amore che i vostri portano a voi, Vi, deve rendermi odioso ai loro cuori.
Sanno benissimo che in tutta questa storia voi non avete colpa.
Non ci ho colpa?
Viviana stup nell'udire il tono con cui erano state dette quelle parole e nel vedere l'espressione del volto di Clive mentre egli esclamava:
Purtroppo non  cos!
Ma che cosa volete dire, Clive?
Voglio dire che se non fossi stato sensuale e debole, vergognosamente debole, tutto questo non sarebbe accaduto. In me v' un'orrenda debolezza e la guerra la mise in evidenza.
La guerra?
S: la guerra diede alla maggior parte di noi la possibilit di mostrare che avevamo coraggio fisico, ma scopr la nostra manchevolezza in cento altri modi; e in me mise a nudo la mia debolezza: mi scopr.
Viviana ricord com'ella avesse meditato sulla volont di Clive raffrontandola alla volont di due donne, e abbass gli occhi in silenzio.
Ma questa volta sar forte e ander avanti, egli soggiunse dopo una pausa, forse fatta perch parlasse Viviana. E poi quando tutto sar finito.... bene, e cos dicendo protese e alz le braccia, io voglio avere un po' di tranquillit e di pace, voglio trovare, dir cos, un po' di riposo allo spirito, a dispetto di chiunque o di qualunque cosa tenti di opporvisi. Andr in fondo dicerto, sono sicuro che tutto andr bene; ma poi sento il bisogno di un cambiamento di qualsiasi genere, e son sicuro che debbano venire giorni migliori: voglio addirittura che sia cos, che tutto debba mutare. Gi da un po' di tempo io sentivo che noi due, voi e io, andavamo avvicinandoci a qualche gran cambiamento. Voi non ne avete mai avuto il presentimento?
Naturalmente io dovevo sentire.... ella cominci a rispondere; poi si ferm: ci ch'ella stava per dirgli le sembrava in certo modo troppo meschino in quel momento.
No, non si tratta del bambino, riprese Clive, ora quasi misteriosamente, anzi non ha nulla che fare col bambino.
Sicch voi pensate?...
Non penso nulla, egli interruppe,  semplicemente questione di sentimento: non ha nulla che fare con la riflessione, con una risoluzione presa dopo un lavorio mentale:  una cosa occulta, forse.
Potete voi leggere nell'avvenire?
No, ma forse talvolta posso intuirlo.
E ora che cosa presentite?
Egli la guard negli occhi, e Viviana si sent grandemente turbata: le sembrava che egli scandagliasse il suo animo per sapere se doveva rispondere sinceramente alla sua domanda o se doveva eluderla. Ella cerc di contraccambiare con perfetta naturalezza il suo sguardo, ma in certo modo le fu difficile. Finalmente egli disse:
Ci ch'io prevedo pu essere un'illusione: chi lo sa?
Non volete dirmelo?
La cosa di cui ho il presentimento non sembra probabile, anzi direi che sembra impossibile: ma come sapere qual piega prender la vita? Le cose inaspettate, quelle che non ci passano neppur per la mente, non sono spesso invece accosto a noi, non stanno talvolta sospese sul nostro capo?
S, credo che sia proprio cos: v' qualche cosa di tremendo in codesto pensiero.
Pu darsi: ma quando uno ha penato nell'Inferno per tanto tempo, pu a un tratto sopravvenire un cambiamento in meglio:  difficile che possa sopravvenire in peggio.
Dunque voi credete che noialtri, voi e io, siamo sul punto di qualche gran cambiamento in meglio?
Che investigatrice! disse Clive.
Voi m'invogliate a conoscere.
Vi, ed egli prese la mano di lei nelle sue, e la tenne forte, stringendola ritmicamente, noi ci amiamo pi di quel che la maggior parte dei coniugi non si amino fra loro. Spesso l'accoppiarsi conduce a detestarsi; ma con noi due non  stato cos: non pu esserci, non pu esserci dunque concesso di poterci amare in pace e sicurezza, un giorno o l'altro, sia pure per poco tempo?
Clive parlava con grande concitazione, pure Viviana sentiva che sotto le sue parole s'insinuava il dubbio; egli non osava fare un'affermazione: rivolgeva piuttosto un'appassionata domanda al destino, stendeva le mani imploranti nel buio.
Credete dunque che quanto anelate voi ce lo meritiamo tanto da esser sicuri di averlo? ella domand.
Gli occhi di Clive si abbassarono dinanzi a quelli di lei.
Non posso dir questo; ma certo si prepara per noi un gran cambiamento: ne sono proprio sicuro. Le cose non possono seguitare ad andar cos; ora stanno per peggiorare: ci aspettano giorni tremendi. Ma poi.... tutto passa, passer anche questo, e allora....
Le lasci andar la mano; ella cap che non avrebbe detto altro su tale argomento.
Quando egli fu uscito dalla stanza, Viviana si mise a fantasticare: come era strano che la mente di Clive ignorasse a quel modo il bambino! Una volta lo aveva addirittura dimenticato quando le aveva richiesto di andarsene con lui appena finita la causa per calunnia. Da allora, pi d'una volta, ella aveva sentito che nei pensieri di lui, nei suoi calcoli, nelle sue previsioni del futuro, egli ignorava il bambino: non ne parlava mai, pareva che non pensasse nemmeno che fra breve sarebbe divenuto padre. Non poteva rilevarsi in lui addirittura nulla di paterno; e quale ne poteva esser la cagione? Ella fantasticava se Clive volesse a bella posta escludere adesso il bambino dalla vita della propria mente, o se si fosse impossessata di lui qualche convinzione forse subcosciente, sulla quale ella non si permetterebbe di fermarsi e nemmeno di fantasticare.
Una cosa per altro ella sapeva adesso: quando fosse finita quella nuova causa, Clive intendeva di asserire la propria volont da padrone: di questo ella non poteva dubitare. Ed ella vedeva Clive, sentiva Clive come un uomo trascinato dalle circostanze a una violenta asserzione di se stesso come un uomo costretto a smettere di cedere alla volont altrui. Ed ella sapeva che in Clive v'era qualche cosa che poteva dominarla, qualche cosa ch'egli non aveva ancor posto in atto. In quel suo ultimo sfogo egli non aveva forse inteso di avvertirla, eppure l'aveva avvertita quasi brutalmente. Ella non dimenticherebbe mai quelle parole "io voglio.... voglio un po' di riposo allo spirito.... chiunque o qualunque cosa tenti di opporvisi". Aveva parlato misteriosamente di un gran cambiamento che era prossimo per ambedue: aveva asserito che lo sentiva avvicinarsi.
Forse ci era soltanto il suo modo di esprimere ch'egli intendeva arbitrariamente di cambiar presto le loro vite, con un violento esercizio della sua volont.
Ella pens a una solitudine affricana, poi pens a Claudio Ormeley: aveva tenuto testa a Claudio Ormeley ma forse egli aveva una volont pi forte della sua; forse, bench da quei giorni della Scozia da lei non condivisi Claudio Ormeley avesse cessato di esistere, poteva tornare di nuovo a esistere, volerla al suo fianco, nella sua vita, come la donna da lui scelta e che apparteneva a lui: forse vorrebbe allontanarla da tutto quello ch'ella aveva conosciuto per condurla in un paese ch'ella s'era rifiutata di conoscere, ma di cui aveva sognato assai pi spesso di quel ch'egli non supponesse.
Viviana aveva anelato una grande occasione di subordinare la propria volont a quella di lui. Preparava egli quell'occasione senza saper nulla della sua bramosia? O la sua bramosia lo aveva spinto segretamente, bench egli non lo sapesse? Ed ella fantasticava se potrebbe mai indursi a sacrificare i propri convincimenti, se potrebbe mai consentire a cominciare una nuova vita come moglie di "Claudio Ormeley". Era proprio strano come quel nome cominciasse a impadronirsi di lei quasi fosse il nome di un vivente. Clive.... Claudio Ormeley: che cosa v'era in realt in un nome? Pure quando ella pensava a Clive come Clive Baratrie e poi, subito dopo, come Claudio Ormeley, ella sembrava pensare a quei due uomini, uguali e pure non davvero gli stessi. Ella era la moglie di uno di loro: avrebbe mai potuto trovarsi a suo agio come moglie dell'altro?
Poi si domandava se ella fosse proprio un'egoista, se fosse sempre stata un'egoista senza saperlo; ella non aveva fatto nessun sacrificio per Clive: un forte principio radicato nel suo carattere le aveva impedito di cedere: forse sarebbe stato meglio se ella avesse vinto quella sua ostinazione, se non avesse giudicato lei invece di Clive: lo stesso fatto di voler giudicare sembrava implicasse un segreto senso di superiorit. Ella cominci perfino a domandarsi se avesse ancor ben conosciuto se stessa.
E spesso ella sognava dell'Affrica.
Era una cosa proprio strana: ella poteva raffigurarsi benissimo Clive in Affrica e vedeva anche se stessa con lui.
Ma insieme a loro ella non vedeva mai un bambino, non udiva mai la voce di un bambino, al sole, fra i palmizi.
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CAPITOLO 15.
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Una mattina dei primi di maggio, quando Clive era gi andato nella City, poich egli attendeva ancora puntualmente ai suoi doveri, bench fosse ormai per lui un acuto tormento trovarsi tra i crocchi di energici e loquaci uomini d'affari, Viviana prese in mano un giornale. Ella aveva paura dei giornali adesso, li detestava; avrebbe voluto che in casa non ne entrasse nemmen uno, ignorar la loro esistenza, illudersi che non esistessero tali divulgatori di miserie e di pene: nondimeno ogni giorno, all'ora di colazione, v'era in casa un giornale e ogni giorno ella vi dava un'occhiata.
Quella mattina ella cerc prima di tutto le notizie degli sports e subito le salt agli occhi la rubrica del lawn-tennis. In carattere minuto e fra parentesi v'era prima di tutto l'indicazione "dal nostro inviato speciale". E sulla corrispondenza, a destra della colonna, v'erano, inoltre, le parole "Marsiglia, sabato notte". Ella alz il foglio sotto il sole brillante di maggio e lesse:
"Ha gi avuto luogo il torneo finale per la stagione di tennis nel mezzogiorno della Francia e i pi noti giocatori s'incammineranno presto verso il settentrione; molti di loro si ripresenteranno nelle prossime ardue gare di Bruxelles. Fra breve sar data la lunga lista degl'importanti incontri che avranno luogo in Inghilterra. Qui il torneo nel Circolo dei giocatori di tennis, piuttosto piccolo ma ben disposto, ha offerto alcune buone partite ma nulla di veramente notevole. Un giovane giocatore inglese che ha fatto da poco veri progressi, il signor A. E. Denys, fratello della celebre miss Viviana Denys, divenuta moglie del signor Clive Baratrie, la quale purtroppo per ora non prende parte a gare,  venuto qui dalla Riviera e si  fatto molto onore.  di un'agilit sorprendente nel campo, ha gambe salde, indomito slancio, e non si perita a dar la caccia alle pi difficili palle. La sua attivit  notevole ed egli comincia ad aggiungervi sagacia e lodevole fermezza, bench egli non riuscir mai ad essere uno dei piuttosto uggiosi giocatori di fondo. Il giovane Arc Denys se ne sta alla rete quanto pu: non giuoca nel modo quasi eccezionalmente brillante di sua sorella, ma se ella lo avesse veduto qui nella semifinale delle Singolari maschili non avrebbe dovuto dicerto arrossir di lui. Fu per altro battuto dal campione francese Duberrier che ultimamente vinse la finale contro un altro francese, Enrico Pascalle. L'astro maggiore del torneo era naturalmente Jim Gordon; ma la disdetta che lo ha perseguitato sin dal gennaio, da quando cio egli  venuto nel mezzogiorno della Francia, non lo ha lasciato nemmeno nella citt del pesce in zimino, poich egli fu ben presto sconfitto nel terzo incontro delle Singolari maschili da un giocatore per il solito considerato molto a lui inferiore, il rumeno che giuoca sotto lo pseudonimo di "Sinaia". Gordon non deve adesso godere perfetta salute o si sente un po' fiacco: probabilmente la cagione dev'esser quest'ultima. Noi vorremmo consigliarlo a prendersi un po' di riposo e a non giocare, fuorch per esercizio, sino al torneo di Wimbledon. Nelle Doppie maschili egli aveva per compagno il giovane Denys, e in quelle fece meglio, cos da poter esser qualificato per le semifinali. Ma nemmeno l si dimostr il giocatore che c'era il diritto di aspettarsi da un concorrente alla Coppa Davis. Invece Arc Denys ha sfoggiato tutte le sue migliori doti."
La corrispondenza proseguiva: Viviana vide pi gi i nomi delle signore Littlethwaite, di Charlesworth e di altre ch'ella conosceva; ma aveva ormai letto abbastanza. Arc aveva giocato per sostener Jim, ma da solo Jim non era stato capace di sostenersi: ella poteva leggere fra le righe la storia della sua rapida decadenza.
Jim era ridotto in quello stato a cagione di lei.
Ecco, Jim e Arc sarebbero a Londra fra poche ore; giungerebbero da Parigi quella sera; e Arc, ella lo sapeva, correrebbe subito da lei. Non le pareva vero di vederlo, eppure temeva il colloquio con lui. Che cosa avrebbe da dirle su Jim? E poi v'era l'affare di Clive: bisognerebbe parlar di quello; ma ella non poteva permettersi di abbandonarsi a tristi pensieri o ad ansiose immaginazioni. La nascita del bambino era ormai molto prossima: alla fine del mese ella aspettava di esser madre.
Per distrarre i suoi pensieri, ella torn al giornale e vi lesse buon numero di notizie politiche, sociali, artistiche, riportandone un'impressione di turbinio, di un mondo in travaglio che girasse e rigirasse su se stesso come in un angoscioso sforzo di mitigar le sue sofferenze. Ella chiuse gli occhi: s, l'inquieto mostro si contorceva, non poteva rimaner fermo e in pace.
Quando riapr gli occhi, il suo sguardo si pos sulla pagina di mezzo del giornale.
Ma in una delle colonne un titolo attir la sua attenzione; ella lesse: "Una causa sensazionale".
Aveva il mostro bisogno di pace? Aspirava esso a qualsiasi tranquillit del corpo e dell'anima? O avevano ragione i giornalisti la cui mira costante era di alimentare la curiosit del pubblico, di rimpinzarlo di notizie, di trovare ogni giorno materia per adescarlo, e se ci fosse impossibile di manipolar qualche cosa per poter saziare la sua voracit?
Ed ella pens alla vita affricana di cui Clive le aveva fatto un abbozzo nel bosco di Tyford. Quegli amanti avevano scelto bene il luogo del loro amore; avevano probabilmente appartenuto alla piccola ma eletta schiera di uomini e di donne che sanno vedere come la cosiddetta civilt ha il piede fesso e preferisce nutrirsi d'immondizie, e se n'erano andati. Erano tornati indietro per altro: perch la gente se ne ritorna sempre alle cose cui  abituata, per quanto possano essere sciocche, triviali, volgari, perfino abominevoli.
"Se Clive e io ce ne fossimo andati, come voleva lui, avremmo mai desiderato di ritornar qui?" pensava Viviana.
E allora, bench il suo amore per Clive fosse tanto grande, ella sent le molte mani che si posavano su lei in Inghilterra: erano quelle dei suoi genitori, dei suoi amici, dei compagni della sua giovent, delle conoscenze fatte sui campi di tennis. Le premeva il giuoco in cui s'era fatta un nome: anche quello era per lei come una cosa vivente, una cosa da doversi coltivare e onorare con la maggior lena possibile di corpo e di spirito. V'era della gente che sghignazzava sentendo parlar di una gara: costoro non sapevano che cosa essa volesse dire, che cosa fosse per gli appassionati, e specialmente per i suoi ben provati campioni. Quelle poche parole del giornale avevano fatto affluire nella mente di Viviana molti ricordi di felici trionfi del passato sui verdi campi della cara Inghilterra, in tipiche scene inglesi. Oh, l'Inghilterra le era tanto cara! Ella lo aveva, vivido e costante, nel sangue, l'amore per l'Inghilterra.
Quanti amori possono combattersi in un animo! Ed ella vedeva tutto in conflitto, anche gli affetti pi cari per i quali vive una donna. La legge dell'Essere, a quanto pare,  dunque un conflitto; eppure fra le molte bramosie della creatura umana v'era certo una strana, forse profondamente occulta, bramosia di pace.
"Una causa sensazionale."
Viviana abbass gli occhi sul foglio; e questa volta lesse:
"Siamo informati che una causa che far dicerto grande impressione nel pubblico sar discussa all'Alta Corte in quest'anno, sebbene non immediatamente. Si tratta di una querela per calunnia della quale  accusato un ben noto baronetto da un inglese che gi molto richiam l'attenzione del pubblico per un processo che lev grandissimo rumore e di cui si parl da un capo all'altro del nostro paese. Varie persone ragguardevoli probabilmente saranno implicate in questa causa, fra le quali uno dei nostri pi grandi attori, e parecchi uomini e donne i cui nomi sono notissimi nel mondo sportivo. Questo processo sar di speciale interessamento per i giocatori di tennis, poich una delle nostre pi brillanti "stelle" del tennis, una giovane signora che si fece grande onore a Wimbledon, al King's, a Eastbourne e nelle gare di Cannes e di Nizza,  in stretta parentela col querelante. Daremo fra breve particolari pi precisi."
Viviana pos il giornale; per un momento si sent male, presa da una nausea e da un'insolita sensazione di debolezza, come se a un tratto la vita le sfuggisse. Quel malessere sembrava insieme morale e fisico: era la prima volta ch'ella vedeva una non larvata allusione pubblica alla causa, e sebbene sapesse che ci doveva avvenire, non vi s'era ancora preparata; le ci sarebbe voluto un altro po' di tempo.
Ella aveva altres lo strano e tremendo sentimento che ci fosse un oltraggio al bambino.
Appena lasciato il giornale, ella si stese e chiuse gli occhi.
Arc e Jim Gordon giunsero a Londra quel giorno stesso col vaporino che arrivava poco prima delle sei; si lasciarono alla stazione Vittoria, e Arc si fece subito portare in carrozza a casa sua in Pont Street. Prima di desinare telefon in Chester Street e chiese di parlare a Viviana: dopo un momento egli ud la voce di sua sorella dargli il bene arrivato.
Sar possibile ch'io vi trovi sola stasera per parlarvi qualche momento a quattr'occhi, Vi? egli domand appena le ebbe detto che stava bene, e domandato sue notizie.
Dopo un momento di silenzio che gli fece pensare a un po' d'esitazione, Arc le ud rispondere:
Credo che Clive non esca, ma naturalmente potremo un po' discorrere a solo. Venite, venite!
Arc esit alla sua volta; allora parl di nuovo Viviana:
A che ora verrete? Non mi par vero di vedervi.
Ma potremo davvero discorrere un po' in pace? domand il giovane.
S, s, dicerto.
Verr cost alle nove.
Ho letto tante belle cose di voi oggi: me ne rallegro, ragazzo mio!
Oh, Vi!...
Che cosa?
Nulla, nulla. Alle nove!
Arc lasci il telefono: sul suo volto giovanile si leggeva la commozione: non v'era per altro nessuno in anticamera per vederlo, sicch non se ne fece caso. Sal le scale e and da sua madre.
Stasera dopo desinare vado a trovar Vi, mamma. Mi ha detto che potremo discorrere senza che vi sia nessuno.
Bene.
La signora Denys guard affettuosamente suo figlio, poi pos una mano su quella di lui.
Siate gentile con Clive, mio caro.
Mi sforzo sempre di esser gentile con lui.
Lo so; ma in questo momento  pi necessario che mai. Sono sicura ch'egli  quanto mai sensibile, bench forse non voglia dimostrarlo; e probabilmente  ancor pi sensibile per quanto riguarda noialtri.  naturale, mi pare. E poi, se non ci comportassimo in questo momento molto amorevolmente con lui, chi sa come se ne affliggerebbe Viviana. Voi capite a che cosa alludo, vero?
S.
Mi dispiace di dire che l'altro giorno io mi comportai molto male.
Voi, mamma! esclam Arc stupefatto. E in che modo?
Non voglio tornarci sopra, ragazzo mio; ma me n' molto rincresciuto e mi sono vergognata di me stessa.
Io cercher di vincermi per amore di Vi.
Lo so che lo farete.
Erano appena sonate le nove quando Arc giunse a casa di sua sorella. Egli fu introdotto in salotto e per qualche momento vi rimase solo; poi la porta si apr: egli tem di veder Clive, ma entr invece Viviana.
Quando la vide, Arc rimase come sbalestrato. Quanto era cambiata sua sorella! Naturalmente sapeva che non l'avrebbe trovata con lo stesso personale, bench egli non fosse stato fuori che dieci settimane; ma da allora in poi ella gli pareva addirittura trasformata. Arc durava fatica a credere che quella quieta signora dalle lente movenze, con quello strano sguardo veramente nuovo negli occhi fosse la Viviana da lui cos spesso veduta correre con tanta sveltezza nei campi di tennis, balzando per abbattere una palla alla rete.
Ella and a lui e si baciarono con un lieve imbarazzo; poi Viviana disse:
Clive  fuori.
Spero che non sia uscito per evitar me, disse Arc prontamente.
 andato a trovar sua madre; qualche volta va da lei un'ora la sera. Mettetevi a sedere, Arc. Ah, ragazzo mio, come sono contenta di vedervi!
Sederono presso il fuoco: Arc si sentiva ancora un po' imbarazzato e timido; non voleva guardar sua sorella, ma non era naturale che distogliesse lo sguardo da lei. Aveva tante cose da dire, ma gli pareva di sentirsi la lingua legata: tutto quello che da prima gli riusc di balbettare fu:
Spero che vi sentiate bene, Vi.
S.
Ella cominci a parlar di lawn-tennis e gli disse che cosa aveva letto di lui nei giornali e quanto era lieta ch'egli avesse fatto tali progressi in quel giuoco; egli ammise di aver fatto molto meglio di quel che non si fosse aspettato.
Jim ne sar stato contento, no? ella disse.
S, dicerto; ma....
Guard sua sorella e poi volse gli occhi altrove; si sentiva ancora a disagio con quella donna che non era pi la Viviana di un tempo, che aveva ora un aspetto materno invece che sportivo.
Ma che cosa? ella domand, stringente.
Avrei voluto piuttosto che avesse giocato bene Jim: s, ne sarei stato proprio pi contento.
Lo credo; ma voi siete scolaro di Jim e so che gli siete sempre stato a cuore.
S, ma ora....
Ora no? E perch?
Non credo che s'interessi pi di nulla.
So che non  stato molto fortunato in queste gare, ma non pensavo che fosse giunto ad abbattersi cos.
Non potrebbe essere in peggiori condizioni, Vi; o meglio non potrebbe essere in condizioni molto peggiori.
Ma.... che cosa....
Ella esitava: le pareva di mancare alla sua sincerit facendo la domanda che le era salita sulle labbra.
Arc la guard e si ristrinse nelle spalle; nel suo viso si leggeva lo sgomento: ella indovin ch'egli anelava di sfogarsi con lei, ma che il suo cavalleresco sentimento per Jim gl'impediva d'esser franco perfino con lei.
Bisogna ch'io veda Jim, ella disse.
S; ho piacere anch'io, sebbene non sappia se giover: la sola cosa che potesse fargli del bene sarebbe che voi vi rimetteste a giocare al tennis.
Questo  impossibile.... almeno per parecchio tempo ancora.
Oh, lo so, Vi! Dicevo cos per dire.
E poi, Arc, bisogna guardar le cose in faccia.... Credo che probabilmente ora sarebbe pericoloso.
Arc fece il viso rosso, chin il capo e si gingill con le mani.
Ogni cosa sembra stranamente difficile al giorno d'oggi, egli mormor.
Torn ad alzare il capo e nei suoi grandi occhi di un giallo bruno, pass, cos parve a Viviana, una specie di sfida.
Dunque, se Jim vuole affogarsi faccia pure, secondo voi, eh? egli disse amaramente.
Caro Arc, non intendete la mia difficolt?
Credo che qualunque cosa sarebbe meglio che lasciar naufragare il povero Jim.
Io non potrei mai lasciar senza aiuto un amico; ma non devo peggiorar le cose con la mancanza, sia pur minima, di sincerit. Jim non  affatto un uomo comune.
A un tratto parve ch'ella si accorgesse proprio allora delle due forze imprigionate nei due uomini che l'amavano, e sent come un brivido di paura.
E nemmeno Clive, ella soggiunse.
E allora, poich aveva di nuovo rammentato Clive, ella prese la risoluzione di "vuotare il sacco" con Arc. Gli parl della lettera di Jim e dei suoi resultati, e della necessit in cui Clive e lei si trovavano di affrontare ci che ella chiam l'ultimo e finale tormento di una scandalosa pubblicit. Arc ascoltava, con le vampe sulla faccia e non la interruppe mai, fuorch una volta quando disse:
Naturalmente, di questa faccenda ne so abbastanza fin da quando ero a Cannes: non si parlava d'altro sulla Riviera.
Mentre Viviana seguitava a discorrere, si sentiva a poco a poco sopraffatta da un sentimento, quasi di acuto egoismo, che la inquietava: ella vedeva se stessa come una donna che aveva ceduto a un amore che a lei aveva recato intimi godimenti di vario genere: maravigliose soddisfazioni corporali che richiedevano il silenzio, acute sensazioni di appagamento nelle quali il vigore della sua vita e qualche cos'altro d'ineffabile che vi si mesceva sembrava avessero toccato le eccelse vette della volutt e quasi spengersi nella pienezza del gaudio; inoltre altre soddisfazioni, non corporee, a lei ben note ma che non avrebbe saputo esprimere con le parole, quali le donne conoscono nella costante vicinanza di un essere da loro amato. Tutto questo ella aveva avuto dal suo amore, segretamente, nella maravigliosa intimit con Clive dalla quale il mondo intero era escluso. Le inquietudini che le aveva procurato il matrimonio erano state compensate da quelle gioie segrete delle quali ella non poteva mai parlare, dalle ebbrezze dietro la cortina che esclude il mondo e fa porre in oblio la vita ordinaria. Ma il suo amore e il matrimonio con Clive che ne era stato la conseguenza quali contentezze avevano procurato alle altre persone ch'ella amava pur profondamente, ma in modo cos diverso, cio a suo padre, a sua madre e ad Arc? Esse non ne avevano risentito che apprensioni, inquietudini, affanni; e anche, forse, un senso di vergogna per la sfacciata pubblicit che lo scandalo a cui era connesso il nome di Clive faceva scender su loro come suoi congiunti. Non erano essi costretti a perdonarle qualche cosa, anzi molto? Ed ella vide ben chiaramente, forse in modo spiccato per la prima volta, l'egoismo di un profondo amore, l'egoismo del suo amore per Clive; e per un momento sent di avere sacrificato senza piet la propria famiglia per soddisfare se stessa, di aver fatto dei suoi congiunti tante vittime.
"Non si parlava d'altro sulla Riviera."
Bastavano quelle parole per rappresentar la somma dell'infelicit di Arc, dovuta unicamente a lei; ed ella si ricordava dello strano scatto di sua madre e dello sgomento del volto di suo padre. E adesso v'era Jim!
Ella si sarebbe sentita di chieder loro perdono; eppure sapeva di aver dovuto fare ci che aveva fatto: qualche cosa di grande glielo aveva imposto, qualche cosa che rimarrebbe in lei sino a tanto ch'ella viveva.
Arc, ella disse, sembra che il mio amore per Clive porti sfortuna a voi tutti; chi sa mai perch debba essere a questo modo! Io non arrivo a capirlo. Provate forse rancore per questo, provate verso di me quasi un sentimento d'odio per il turbamento che ho portato nelle vostre vite con ci che ho fatto?
Rancore, odio? Ma che dite, Viviana.
No, Arc: ditemi proprio la verit.
Io ve lo dir chiaro e tondo, ragazza mia: avrei voluto che sposaste Jim; ma gi questo non pu giungervi nuovo.
Oh, quanto mi addolora portar su tutti voialtri tanto scontento!
E gli occhi le si riempirono di lacrime.
 una cosa orrenda, ella disse, che anche i nostri affetti ci armino gli uni contro gli altri. Tutto quello che  in noi sembra avere il potere di far male perfino contro la nostra volont.
Per un momento ella parve presa dallo sconforto.
Via, non vi affliggete, Vi! Specialmente ora non dovete affliggervi.
Voi siete tutti cos buoni con me, ella disse.
E voi non siete forse buona con noi?
Io non faccio che conturbarvi tutti; lo so: povera mamma! Lo capisco quel che deve provare; senza avvedersene ella lo lasci trasparire dinanzi a me.
Tutto si accomoder, Vi; ma se volete far qualche cosa che mi sia proprio cara, porgete una mano soccorritrice al povero Jim.
Ma come stanno veramente le cose con Jim? Lo sapete?
Arc distolse repentinamente gli occhi da quelli di lei.
No; con precisione non lo so nemmeno io. Ma quando.... insomma quando sarete in condizioni di farlo, voi dovrete mostrare a Jim che egli vi sta sempre a cuore e fargli capire che vi aspettate grandi cose da lui, e via discorrendo. Clive non ci trover nulla da ridire, vero?
Clive mi ha sempre detto che ha piacere ch'io mantenga l'amicizia con Jim.
Meno male! L'amicizia comprende tante e tante cose!
Voi sapete veramente esser buon amico.
Che volete? Io devo tutto a Jim e sarei un vero mascalzone se lo dimenticassi. Naturalmente so bene che per ora non potete far nulla.
Il ghiaccio sembrava rotto, ed essi poterono parlare insieme pi liberamente, pi facilmente adesso, bench vi fossero sempre tra loro le riservatezze che il matrimonio di Viviana aveva reso inevitabili. Arc le parl diffusamente delle sue partite sulla Riviera, la ricondusse nella vita felice del tennis. Le parole fluivano; essi erano ancora una volta veramente fratello e sorella: dimenticarono perfino che i minuti fuggivano.
A un tratto si apr la porta e Clive apparve sulla soglia e si ferm a guardarli. Le parole che Arc stava per dire gli morirono sulle labbra, ed egli scatt in piedi.
Evviva, Clive
Evviva, Arc! Ben tornato!
Clive s'inoltr e chiuse la porta.
Son dovuto andare a veder mia madre.
Si strinsero la mano.
Vi siete fatto onore, lo so: ho seguito le gare nei giornali.
Davvero? Non avrei creduto che vi prendeste tale seccatura.
Pare che a Marsiglia sia andata anche meglio che altrove.
Oh, s, and piuttosto bene! Per una quantit dei migliori giocatori l non si presentarono. Ma dev'esser parecchio tardi, eh? Avevo proprio dimenticato il tempo. Guard frettolosamente l'orologio, poi disse:, Son quasi le undici; spero di non avervi stancato troppo, Viviana. Quando comincio a chiacchierare non trovo mai la via di finire. Bisogna che scappi. Va bene la salute, Clive?
Ottimamente.
Questa  una buona cosa. Arrivederci, Vi, riposate bene. Spero di non avervi stancata.
Si sentiva di nuovo inquieto e timido; riusciva appena a guardare sia la sua tanto cambiata sorella come Clive.
Clive scese con lui e lo accompagn sino alla porta di strada. Quando furono soli insieme nella piccola anticamera e Arc aveva gi preso il cappello e la mazza, Clive disse con voce ferma:
Se sapeste quanto mi rincresce di quel malaugurato incidente provocato da quel tale.... Aubrey Sabine.
Oh.... s!
Naturalmente gli ho dato querela.
Benissimo.
Sar una cosa sbrigativa dicerto; e vedrete che riuscir a fargliela pagar cara.
Lo credo!
Del resto tutto il male non vien per nuocere. Cos una buona volta sar finita con le ciarle.
Senza dubbio.
Volevo soltanto dirvi che mi rincresce per l'uggia.... per il fastidio che questa sorta di cose recano: ditelo ai vostri genitori.
Non dubitate. Ma la colpa  di quel signore, non vostra; ed  giusto che abbia una buona lezione.
Ho piacere che ne conveniate voi pure. Buona notte, Arc.
Buona notte, Clive.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Nell'ultima settimana di maggio un maschietto nacque a Viviana, prima dell'alba, nell'ora in cui le umane forze del corpo e della mente sembrano al massimo grado di fiacchezza. Il parto fu difficile e accompagnato da complicazioni che per un certo tempo misero la vita della madre in gran pericolo. Clive dov sopportare parecchie ore di dubbio angoscioso durante le quali parve che gli si spalancasse dinanzi un abisso ch'egli stava a guardare con gli occhi sbarrati, smarrito, ricercando invano il coraggio che gli era sfuggito, come chi ricerca un oggetto trasportato dall'onda.
Riusciva per altro, gli pareva almeno, meccanicamente, a conservare un aspetto calmo e perfino freddo, durante il martirio dell'attesa. I due medici che si trovavano in casa (un secondo era stato mandato a prendere quando lo stato di Viviana procurava serie apprensioni) rimasero maravigliati dell'apparente calma di Clive. La signora Denys, che si trovava presso sua figlia, era invece meno sorpresa; come donna le era pi facile che a loro capir Clive; e il suo istinto le diceva che quella riservatezza inglese copriva la pi ardente trepidazione. Ella avrebbe voluto avvicinar pi a s il genero quando erano insieme in quella notte tremenda; i suoi profondi sentimenti religiosi le facevano anelare di riversare in lui un po' del conforto che ella ritraeva dall'inalterabile sua fede in un Dio costantemente vigile sulle creature; ma anch'ella si sentiva raffrenata dal suo temperamento inglese. Oppure.... dipendeva forse che qualche cosa in Clive le impediva di mostrargli quella spontaneit di emozioni ch'ella provava? Avrebbe voluto dirgli tante cose, aprire a lui il proprio cuore, parlargli del divino influsso ch'ella sentiva sempre guidarla e che era sicura non trascurava neppur lui; ma le parole che le spuntavano in cuore non le fiorivano sulle labbra. Bench per natura ella fosse un'ottima donna, bench non fosse priva dell'accortezza naturale a tutte le donne, non poteva mostrarsi con Clive bonaria e gioviale come si sentiva. Gli occhi fieri e penetranti di lui le conturbavano l'anima ed ella non sapeva come Clive avrebbe accolto ci che si sarebbe sentita di dirgli.
Per questo non era espansiva con lui.
Nondimeno, perfino nella riservatezza che forse egli le imponeva, la signora Denys era conscia di provar per lui un sentimento di maternit sino allora a lei sconosciuto. Qualche volta ella lo vedeva come un bambino irrigidito dalla paura di una cosa non compresa, sentiva, come non l'aveva mai sentita, tutta la passione che era in lui, cominciava perfino a comprendere l'amore di Viviana come sino allora non l'aveva compreso.
Molto spesso nel passato aveva fantasticato in cuor suo perch Viviana amasse tanto Clive, come Arc, come Jim avevano fantasticato ognuno in modo diverso. Quella notte, senza ch'ella sapesse bene il perch, cess di maravigliarsene. Nonostante l'apparente freddezza di Clive ella aveva compreso quell'uomo per la prima volta; e le pareva di capire che se Viviana fosse morta egli non si darebbe mai pace. Per quella morte egli non morrebbe: un uomo forte, sano, non muore con tanta facilit; ma tutto il vigore della sua vita verrebbe a mancare se a lui mancasse Viviana. La signora Denys lo capiva, e per la prima volta comprendeva misteriosamente perch Viviana lo amasse, si fosse sentita spinta ad amar lui invece di Jim Gordon, il suo provato compagno in tanti ardui cimenti, che condivideva i suoi gusti. V'era in Clive qualche cosa che a Jim mancava, un particolare ardore di affetto che era tale da attrarre una donna. Quella notte la signora Denys, nella cui vita non v'era mai stato niente di quel genere, e di cui ella non aveva, del resto, nemmeno sentito l'imperioso bisogno, cap che a una donna pu mancar qualche cosa e che per met della sua vita ella pu esserne ignara; tuttavia ella non sapeva qual nome esatto dare a questa cosa.
Si trattava, forse, di ci che qualcuno chiama passione? Era forse una qualit a cui si accoppiava un certo pericolo; ma probabilmente il pericolo costituiva un'attrazione per alcune donne. E alla signora Denys veniva fatto di pensare alla propria vita coniugale, di ricordare giorni lontani, la poesia della sua giovent. Ma v'era stato qualche cosa di veramente romantico in essa? Eppure ella non aveva amato, non aveva mai desiderato di amare altro uomo che non fosse Enrico. Era veramente strana quella nuova eccitazione in lei sotto gli occhi conturbatori del genero; si sentiva quasi colpevole come se fosse stata per commettere un peccato, qualche infedelt della mente. Ma Clive non lo sapeva; nessuno lo potrebbe mai sapere; e forse quella stranezza in lei era provocata dalla notte, dall'ansia struggente condivisa, dall'insolita compagnia che bench chiusa nella riservatezza esteriore, appunto per quella stessa riservatezza era trepidamente intima.
Ed ella fantasticava se Clive sentisse riguardo a lei qualche cosa di nuovo come ella lo sentiva riguardo a lui.
N Clive n lei avevano mai dormito: tutta la piccola casa sembrava colma d'insonnia; ed era per loro difficile credere che Londra nella sua vastit fosse immersa nel sonno.
Un'ora prima che il bambino nascesse, Clive fece qualche cosa che dest maraviglia nella signora Denys e le rimase poi sempre impressa. Suo genero e lei erano al secondo piano, seduti in un salottino che poteva pi che altro dirsi di Viviana, e che era pieno di oggetti a lei cari, dei suoi libri favoriti, di fotografie, di coppe da lei vinte nelle gare di tennis, di quadri da lei scelti, di ceramiche, di ornamenti d'argento e di una quantit di ninnoli regalati da amiche e conoscenti. I medici e l'infermiera erano in camera di Viviana; sua madre e suo marito erano stati pregati di uscirne; e anche nella tortura della loro ansia erano riusciti a far parlare la ragione. L'unica porta della stanza che dava su un pianerottolo da cui la scala scendeva al primo piano, era chiusa; fuori il tappeto era folto e ammortiva il suono dei passi.
La signora Denys era seduta in una poltrona presso la finestra un tantino schiusa alla calda notte di maggio, dietro le tende; ella cercava di occuparsi con un lavoro di ricamo, ma spesso gli occhi le si annebbiavano e di tanto in tanto le mani le ricadevano in grembo e vi restavano immobili. Lei e Clive non si provavano ormai pi a intavolare un discorso e scambiavano soltanto qualche breve osservazione. Per lo pi tuttavia tacevano; e in quello scambievole silenzio essi stavano in orecchio con la tesa attenzione di chi sta in ascolto del possibile arrivo della morte.
Clive era seduto presso la porta sotto una lampada elettrica e aveva in mano un libro: La Lettera Rossa di Hawthorne che gli era capitato di vedere nello scaffalino bianco di Viviana e che aveva tirato fuori a caso. (Nel ripensar poi a quella notte egli non vedeva che fitte tenebre in cui fiammeggiava un'immensa lettera scarlatta.) La luce brillava sui suoi capelli folti, sulla sua fronte pensosa e aggrottata e sul libro. Di tanto in tanto egli voltava una pagina con mano inquieta; e tutte le volte che faceva cos, la signora Denys alzava gli occhi e lo guardava, poi tornava ad abbassarli sul ricamo. Ella sapeva che Clive stava in ascolto come lei, continuamente; ma il tappeto per le scale e sul pianerottolo era cos folto che non si poteva udir venire nessuno finch non avessero aperto la porta. Era dunque proprio inutile ascoltare: pure non potevano a meno di tender l'orecchio nel silenzio notturno.
A un tratto si ud un lieve fruscio e le tende accanto alla signora Denys si mossero. Quel fruscio la fece voltar subito verso la finestra, e quando, capito di che cosa si trattava, ella torn a guardar nella stanza vide Clive in piedi sull'uscio. Vedeva di profilo il suo volto, un orecchio e i capelli folti tagliati corti, a spazzola, e si accorse che la sua gota era cos sbiancata da parer quella di un morto e che con una mano ciondolante egli apriva e chiudeva, apriva e chiudeva di nuovo la porta.
Ella cap ch'egli udiva o aveva udito qualche rumore l fuori, bench non fosse giunto all'orecchio di lei: ascolt attentamente; ma nessun suono, di casa, arriv fino a lei.
Clive volse improvvisamente il capo e la guard con occhi che le sembrarono intensamente, tremendamente inquisitori; pareva, ella pens dopo, che quegli occhi le gridassero: "Avete udito ci che ho udito io?" Ella stava per parlare, per dire: "Che cosa c'?" quando egli protese e alz una mano come per farle segno di tacere, e la sua fronte si corrug in un aggrottamento che pareva minaccioso. Ella cap per che non era minaccioso ma cagionato soltanto dal suo intenso desiderio di ascoltare, di non essere interrotto. Pass un momento, durante il quale la signora Denys cred che non fosse rimasta una goccia di sangue nel volto di Clive, sbiancato cos da far pensare alla bianchezza del gesso. Poi egli serr la mano destra, irrigid la persona, pos la sinistra sulla gruccia della porta, l'apr bruscamente, e mosse subito il passo nel pianerottolo chiudendola dietro a s.
Rimasta sola, la signora Denys sent come un gelo in tutta la persona; provava in quel momento il brivido di una paura non compresa. Fu sul punto di andar dietro a Clive supponendo, come le diceva la ragione, ch'egli avesse udito qualche cosa in casa, forse la chiamata di uno dei medici o dell'infermiera perch si recasse in camera di Viviana. Se fosse stato cos, era naturale che la madre di Viviana fosse messa a parte di ci che li aveva indotti a chiamar suo marito; e la signora Denys si alz lentamente dalla poltrona con l'intenzione di seguirlo. Ella attravers perfino la stanza; ma quando giunse alla porta chiusa non pot indursi ad aprirla.... aveva paura d'aprirla: era stata chiusa contro di lei da Clive in modo tanto particolare ch'ella non os addirittura posar la mano sulla gruccia. E dopo avere aspettato un momento, se ne torn lentamente indietro alla sua poltrona, vi si mise di nuovo a sedere e con mani tremanti riprese il ricamo.
Quasi subito la porta si riapr e Clive entr.
Chi c'era? Chi era salito? Chi stava l fuori? sussurr la signora.
Clive chiuse la porta.
Che cosa dite, mamma? egli domand.
Qualche volta, non frequentemente, egli chiamava mamma la signora Denys.
Chi v'era l fuori? ella domand un po' pi forte.
Nessuno.
Ma che cosa avevate udito?
Nulla, egli rispose.
Ma ella sentiva che nel dirle cos egli mentiva. Aveva invece capito che Clive era uscito dalla stanza come un uomo che si fa animo, che esce fuori risoluto a incontrarsi con un avversario.
Ma chi v'eravate figurato vi fosse? ella insist.
Ebbene....
Clive si ferm, la guard, poi prosegu lentamente come chi pesa le parole:
Mi era parso di sentir qualcuno per le scale, poi sul pianerottolo; mi sembrava che si fosse fermato dinanzi alla porta.
Che si fosse fermato?
Il passo.
La signora rimase zitta, fantasticando.
Era l'immaginazione, disse Clive con fermezza.
E di nuovo ella sent ch'egli le diceva una bugia.
E Viviana? ella domand.
Bisogna aspettare: non si pu che aspettare.
Ma ha gi.... Avete udito niente?
No; non sono entrato in camera; la casa era silenziosa; non v'era nessuno in giro.
Ne siete sicuro? ella si sent spinta a domandare.
S.
Egli guard l'orologio e si rimise a sedere.
La signora Denys non seppe mai perch egli fosse uscito dalla stanza in quello strano modo, col viso cos alterato, e avesse richiuso l'uscio come per impedire a lei di seguirlo. Ella non riparl mai con lui dell'accaduto; non ne fece mai parola con nessuno.
Quando finalmente venne un dottore ad annunziare che Viviana aveva dato alla luce un bambino, Clive si alz e disse semplicemente:
Grazie.
Il dottore volse lo sguardo alla signora Denys ed ella si alz e and a lui mentre alcune lacrime a un tratto sgorgate le rigavano la faccia. Egli usc dalla stanza ed ella gli tenne dietro, passando dinanzi a Clive, con uno sguardo di riconoscenza e di beatitudine. Ma quando fu fuori ed ebbe sceso due o tre scalini, sent di dover dire qualche cosa a Clive, forse abbracciarlo, e ritorn indietro. Giunta che fu sulla soglia, vide Clive inginocchiato alla finestra, voltando le spalle alla porta. Aveva tirato le tende e si protendeva con le braccia sul davanzale; e il suo corpo era scosso da sussulti. Per un momento ella rimase ferma a guardarlo, poi senza dirgli nulla se ne torn via e and in camera di sua figlia; e mentre vi s'incamminava diceva fra s:
"No, no....  meglio che lo lasci stare."
Il bambino, la cui venuta era stata cagione di tanta apprensione e sofferenza, nacque eccezionalmente esile, gracile e delicato. Viviana si rimise presto: sebbene a quanto pareva fosse stata sull'orlo della tomba, la sua robusta costituzione trionf appena le fu dato il suo bambino, e i medici non ebbero presto pi nulla da temere per lei; ma il bambino non pareva davvero tirar da sua madre: era proprio uno scricciolo e nei suoi occhi scialbi v'era lo sguardo smorto e talvolta anormalmente atono di un vecchio. L'infermiera, donna ormai pratica, invece di fare i soliti sproloqui convenzionali sulla bellezza del bambino, scosse il capo e disse un giorno alla madre di Clive, mentre Viviana non poteva udirla, ch'ella non credeva che quel piccino dovesse campar dimolto. Anche Viviana, sebbene non manifestasse a nessuno quel timore, lo ebbe fin da principio. Qualche volta, mentre il bambino dormiva la notte accanto a lei ed ella lo guardava, era oppressa da un brutto presagio di breve permanenza della sua creatura sulla terra. Ella non poteva, come molte madri, contemplare quel piccino stento e smorto e scrutando il futuro lusingarsi che il tempo avrebbe il potere di dare a quel corpicino patito vigore e floridezza, a quegli occhi la misteriosa luce dell'intelligenza, a quei lineamenti una salda plasticit. Ella non riusciva ad antivedere la gagliardia del ragazzo svilupparsi dall'irrequieta incapacit del fanciullino, il giovane emergere dal ragazzo con l'orgoglio della virilit che con poco rimpianto dice addio alla prima giovinezza; non poteva presentir che in quelle carni flaccide che palpitavano accanto a lei vi fosse tanta vitalit da sopravvivere alla sua. Tutte le volte ch'ella guardava la sua creatura, che le porgeva il seno, che stringeva a s quello stento corpicino spesso agitato e convulso come se tentasse ciecamente di sfuggire a qualche terrore, Viviana era assillata dal pensiero: "V'era qualcuno che non ti voleva, povera creaturina". E le sembrava che in certo modo il bambino dovesse esser misteriosamente dotato della cognizione di quel giorno lontano a Knightsbridge, quando, mentre scendeva la sera, una voce aveva detto: "Non credo che un uomo come me debba mai aver figli. Non credo che sarebbe bene". Ella invece aveva decretato il bambino, e il bambino c'era: ma per quanto tempo?
Viviana non fece mai parola a Clive delle sue apprensioni materne.
Ci ch'egli provasse per suo figlio Viviana non lo sapeva; ma sapeva in quale angosciosa trepidazione egli fosse stato per la vita di lei prima che il bambino venisse alla luce. Poche frasi di Clive le avevano dato contezza di ci; una parola da lui adoprata le aveva destato poi molta sorpresa; egli aveva parlato di castigo; aveva detto proprio cos: "Temevo che quella notte scendesse su me il castigo". E quando ella gli domand: "Credete forse di meritarvi qualche castigo?" egli rispose: "S".
Perch? domand lei.
Perch io vi sposai, e con lo sposarvi vi coinvolsi nella mia torbida vita, egli rispose. Voi eravate nata per una vita inglese, aperta, sana, felice, scevra d'inquietudini: se aveste sposato, dite un po'....
S'interruppe.
Chi? ella domand. Ditemelo, Clive.
Se aveste sposato, per esempio, Gordon, avreste potuto condurre la vita che ci voleva per voi; ora quella vita l non la potrete goder pi.
Se vi foste rifiutato di sposarmi dopo il processo, credete forse che sarei stata felice? ella domand.
In quel momento no; sulle prime no; ma un giorno o l'altro dicerto.
Voi mi conoscete e non mi conoscete, replic Viviana.
E nel dire a quel modo, ella credeva profondamente alla verit delle sue parole. A parer suo Clive nell'amarla la ignorava stranamente: ma forse doveva esser cos; forse quell'amore non era individuale ma sessuale: di ci ella non era sicura.
Parlarono del nome da dare al bambino: ella non aveva dimenticato che Clive aveva detto che il suo nome non doveva esser trasmesso a suo figlio, se nascesse un maschio, ed ella gli domand che nome dovessero mettergli. Clive non mostr di aver preferenze, ma sugger Arcibaldo, oppure Enrico, come il fratello e il padre di lei. Dopo un po' di esitazione Viviana respinse ambedue quei nomi.
Non avete proprio un nome che vi vada a genio pi degli altri? ella domand.
Clive disse di no; il suo modo era cos stranamente indifferente che Viviana si sent per un istante irritata, presa dal subitaneo sdegno materno che ha in s qualche cosa di animalesco.
Credete forse che a me sia indifferente che il bambino si chiami piuttosto in un modo che in un altro? ella disse avvampando.
Io non credo che il nome abbia grande importanza, disse Clive, tanto pi che quasi tutti i genitori chiamano i figli con dei vezzeggiativi.
Io vi ho sentito sempre chiamar Clive, replic lei con voce ancora lievemente alterata.
Non credo di essere un tipo a cui si adatterebbe molto un vezzeggiativo, rispose lui.
Chiamiamo Clive anche il bambino, disse Viviana.
Ella sapeva in quel momento che suo marito non ignorava ch'ella stava combattendo un suo espresso desiderio da lei non mai dimenticato. In quel momento ella opponeva la propria volont a quella di lui, e lo faceva quasi con calore, come in una lotta.
Questo non  mio desiderio, disse Clive.
Perch no?
Io detesto il mio nome.
A me piace.
Siete sicura di non doverlo mai detestare?
Oh, Clive! ella disse con un impeto in cui si mescevano amarezza e affetto. Come potete sospettar cos di me?  una vera crudelt da parte vostra. Nulla di quel che io fo non pu darvi piena fiducia nel mio amore? Perch questa mancanza di confidenza in me? Se io fossi come voi, non potrei mai avere un momento di pace; ma io sono ben diversa: io ho assoluta fiducia in voi; e voi dovreste contraccambiarmi: non sta bene essere a codesto modo!
Aveva una gran voglia di piangere ma ne prov vergogna poich disprezzava ci che talvolta ella chiamava debolezza femminile; ma dopo la sua malattia e dopo la nascita del bambino ella non si sentiva pi quella di prima; pareva che il dominio di se stessa fosse in lei scemato, che ella cambiasse assai pi spesso di umore; e qualche volta un senso quasi terrorizzante di sgomento la opprimeva a un tratto; anche in quell'istante ella lo sentiva in s.
Voi dovete confidare in me, ella disse. Dovete farlo, altrimenti....
Clive le prese ambedue le mani e le tenne strette, mentre replicava:
Ma sicuro che confido in voi, che confido assolutamente in voi: se non fosse cos non mi sentirei di andare avanti.
E allora non parlate pi come poco fa.
Va bene; non abbiate paura, non parler pi a quel modo. E poich sembra che a voi faccia tanto piacere, mettete nome Clive al bambino. Che cosa importa? La sua vita egli se la far da s: la sua non sar una seconda edizione della mia; vi siete voi in lui, grazie a Dio.
Ancora una volta la sua volont aveva ceduto dinanzi a quella ch'egli credeva di lei; ma veramente non era nemmeno di lei: pure qualche cosa, qualche misteriosa inibizione le impediva di dirglielo in quel momento, e passato il momento pareva troppo tardi spiegargli che le sue parole erano state mosse soltanto da un impeto d'ira perch egli s'era mostrato indifferente su un soggetto che riguardava il bambino.
Sembr a tutti naturalissimo che al neonato fosse messo il nome paterno; ma alla madre di Clive quella decisione parve procurare una vera gioia, una tal gioia che quasi rasentava l'esultanza. Ella ne argu che Clive lo avesse desiderato non meno di Viviana e Viviana non la disingann: non potendo dire la verit sulla discussione che c'era stata tra lei e Clive, ella non disse nulla. Ma la giovane signora si maravigliava di quella contentezza di sua suocera. Nell'abbattimento della madre di Clive le era parso vedere una certa stranezza e ora quella stranezza ella la vedeva pure nella sua allegria: tanto nell'una che nell'altra a Viviana sembrava scorgere una sfida: ma mentre nell'abbattimento quella sfida aveva respinto tutti, nella gioia sembrava aprir le braccia, invitar Clive, Viviana, la famiglia Denys e anche alcuni intimi amici della signora Baratrie a condividerla con lei, a esser solidali con lei nello schietto orgoglio della felicit. E da quella singolarit di gioia Viviana sembrava misurare per la prima volta quale dovesse essere stato lo sgomento della signora Baratrie, di scandagliarne la profondit.
Fu stabilito che il battesimo del bambino avrebbe luogo nella chiesa di Sant'Egidio, ma prima della data fissata per la cerimonia il piccino fu colto repentinamente da convulsioni. Il medico subito chiamato giudic il caso grave: non disse gran che a Viviana, ma quando Clive fu solo con lui e gli fece qualche domanda, egli rispose:
Molti lattanti hanno queste crisi e le superano; ma per esser franco con voi, signor Baratrie, devo, purtroppo dirvi che il vostro piccino non sembra di fibra molto forte, non par nato con grande possibilit di resistenza: insomma non  un bambino robusto. Sin da principio  stato gracilino e stento, pare impossibile. Voi, disse squadrando Clive, siete un uomo sano e di ottima costituzione, si vede bene, per quanto abbiate avuto delle gravi contrariet, perdonatemi se lo dico. Vostra moglie poi! Tutti sanno che cosa ella sia, vale a dire una delle nostre pi note donne di sport: eppure il bambino non tira affatto da nessuno di voi due.
Credete che morir? domand Clive.
Codesto non lo direi. Ma.... e si ferm, e per un momento stette a guardarsi i piedi, ho saputo che intendete farlo battezzare in Sant'Egidio dal signor Herries.
S.
Ebbene; io affretterei il battesimo....
Cio.... credete che sarebbe meglio battezzar subito il bambino.... qui in casa?
S; consiglierei appunto questo. Naturalmente il bambino potrebbe rimettersi perfettamente; ma in ogni caso  meglio far cos.
Ne parler a mia, moglie.
Farete bene; ma non la impaurite: ditele che  semplicemente una misura di precauzione quale io sono solito consigliare in simili casi. Un gran numero di bambini vengono battezzati cos alla lesta e poi campano fino a una verde vecchiaia.
Atteggi il viso anziano a ci che probabilmente intendeva fosse un sorriso incoraggiante.
Lo potete dire a vostra moglie: sino a una verde vecchiaia. O volete che le parli io?
Oh, no; le dir io tutto.
Quando il dottore fu uscito, Clive and a trovar Viviana.
Ella non era nel suo salottino, e poich suo marito si figur che fosse col bambino, stava per andare in camera allorch la vide venir gi per la scala.
Volevo dirvi che.... egli cominci con dolcezza.
S, lo so.
Come potete saperlo?
Il dottore deve avervi detto qualche cosa che ha taciuto a me, non  vero?
S, rispose Clive.
Che cosa c'?
Venite qua e ve lo dir.
Entrarono nel salottino, ed egli chiuse la porta.
Non vi mettete a sedere, cara? egli domand, poich Viviana rimaneva in piedi accosto all'uscio.
Che cosa ha detto del mimmino? ella riprese come se non avesse udito le ultime parole di lui.
Ha detto che tanti bambini che hanno avuto consimili disturbi, sono cresciuti, divenuti uomini e sono giunti fino a una verde vecchiaia.
Una verde vecchiaia! ella disse. E v'era nella sua voce come un suono di sprezzo. Vi burlate di me?
Ma io vi ripeto le sue stesse parole, Viviana!
Ebbene, a me codeste parole non piacciono, ella disse; e a Clive i suoi occhi parvero ostili. Che cos'altro ha detto il dottore? ella domand.
Ha parlato del battesimo: sapeva che doveva aver luogo in Sant'Egidio; ma egli ci consiglia a farlo tranquillamente qui in casa, non essendo ora il bimbo in perfetta salute.
Viviana per qualche momento non disse nulla; egli la vide inghiottire, poi schiuder le labbra, ma non ne usc alcuna parola. Parve a Clive di notare un gran cambiamento negli occhi di lei, come se dalle loro profondit balenasse la cognizione di qualche cosa; e gli sembr che quegli occhi fissassero lui con una solennit terribile che sembrava contener qualche cosa di minaccioso. Egli non aveva mai veduto a Viviana un simile sguardo; non avrebbe mai potuto figurarsi ch'ella fosse capace di guardare a quel modo. In quel momento, bench gli stesse dinanzi una donna giovane, pareva a Clive di trovarsi in cospetto di una donna di et incommensurabile.
Benissimo, ella disse quando finalmente parl.
Non v' di che spaventarsi, cara. Cos dice il dottor Creyke:  semplicemente una misura di precauzione.
Perch parlate con me a codesto modo, Clive? A che giovano tali parole fra noi?
Ma il dottor Creyke mi ha detto....
Tutti i medici credono di dover dire delle pietose bugie nella loro professione; ma voi e io non siamo medici. Grazie di avermelo riferito: pregher il signor Herries di venir qui a battezzar domani il bambino.
Ella usc dalla stanza, lasciando Clive mortificato; pure egli amava la franchezza di lei: senza di quella non sarebbe stata Viviana; ma a ci si accompagnava una potenza di penetrazione che in certi momenti gli faceva pensare a una lama bene affilata.
Quella sera Viviana gli disse che aveva gi preso i suoi accordi per il battesimo. Bob Herries aveva promesso di recarsi da loro il giorno seguente, piuttosto presto nel pomeriggio: la mattina non gli era possibile di venire, altrimenti avrebbe anticipato l'ora. Ella aveva gi avvertito la signora Baratrie e sua madre di ci che era stato disposto: la signora Baratrie farebbe da comare al bambino; i compari sarebbero Arc e Roberto Martin, il legale di Clive. Viviana aveva scelto per compare suo fratello, la scelta di Clive era caduta su Martin. Ci aveva sorpreso Viviana sino a che Clive non aveva detto: "Martin  un uomo molto quieto, ma  proprio una persona impareggiabile, e io gli devo tanto; se egli accetta, nostro figlio avrebbe qualcuno su cui contare, qualcuno che in qualsiasi caso potrebbe essergli di appoggio e di sostegno: Martin farebbe da compare sul serio; per lui la cerimonia vorrebbe dir qualche cosa, mentre per la maggior parte delle persone significa poco o nulla". Viviana aveva capito, e Martin aveva accettato, senza manifestare alcuna sorpresa.
Clive aveva dunque comunicato con Martin per telefono, ricevendo la promessa che l'avvocato si sarebbe recato il giorno dopo in Chester Street per il battesimo.
Quella notte, dopo che furono prese tutte le disposizioni, il bambino ebbe un improvviso miglioramento. Prima di andare a letto Clive pass in camera di Viviana per vederlo; Viviana era gi coricata, ma non dormiva ancora: un lumino da notte ardeva presso al letto e alla cullina che v'era accanto, diffondendo una fioca luce giallognola. E quella fioca luce giallognola riport a un tratto Clive ai giorni della propria puerizia, ai primi ricordi della sua infanzia.
Egli si pieg su Viviana.
Dorme, sussurr lei.
Credete....
L'infermiera dice che va molto meglio.
Gli occhi di lei splendevano dolcemente in quella fioca luce; ella alz il braccio, e Clive si sent la sua calda mano dietro al collo.
Avete piacere che viva, non  vero?
Egli ud l'anelito di tutta la maternit umana nel sussurro di quelle parole, e gli occhi gli si appannarono. Come amava Viviana in quel momento! Tutta la vita che era in lui parve raccogliersi e sollevarsi in un gran fiotto di tenerezza: tutto ci ch'egli era, tutto ci che avrebbe potuto mai essere, si agit e anel in quel fiotto.
S, egli mormor, s!
Viviana sorrise e Clive cap che ella gli credeva.
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CAPITOLO 17.
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Il giorno seguente parve notarsi un altro lieve miglioramento nelle condizioni del bambino; l'infermiera disse con convinzione che dopo una notte inaspettatamente buona egli era pi forte; v'era nel piccino maggior calma e sembrava una calma di serenit infantile; i suoi occhi scialbi, spalancati con un'espressione interiore, guardavano placidamente il soffitto. Gli avevano messo il vestito da battesimo e se ne stava con le manine serrate pronto a cambiarsi in un angioletto.
La cerimonia doveva aver luogo alle due; la madre di Viviana, la madre di Clive e il signor Martin giunsero, in Chester Street al tocco per far colazione coi genitori del bambino; Arc sarebbe venuto dopo; il signor Denys non intervenne, poich era assente da Londra per affari riguardanti la Banca. Bob Herries non poteva esser l sino alle due, e sua moglie sarebbe giunta con lui: non si aspettavano altre persone. Il battesimo verrebbe amministrato in salotto, modestamente adorno di alcuni fiori bianchi, gigli e rose.
Era una bella e calda giornata estiva, maravigliosamente calma: perfino in Londra si poteva sentire in quel giorno l'ampia placidit della natura. Le due suocere e Roberto Martin erano stati naturalmente avvertiti dell'apparente miglioramento nella salute del bambino e la sua nuova serenit aveva ispirato loro fiducia: non v'era per conseguenza alcuna tragica ansia che alterasse la quiete della riunione nella piccola stanza da pranzo.
Viviana a un capo della tavola, Clive dall'altro erano seri e piuttosto gravi, ma ambedue sapevano contenersi e non mostravano alcun segno speciale di emozione; Clive aveva procurato di togliere al suo volto quella rigidit di maschera da lui portata cos spesso come difesa contro gli occhi del mondo, sempre attenti e scrutatori quando si volgevano verso lui; forse ci gli costava grande sforzo ma egli riusciva a nasconderlo. Il viso di Viviana era atteggiato alla tenerezza materna, cos commovente ed espressiva; perfino i suoi gesti tranquilli erano quelli di una madre, non della gagliarda giocatrice che ella era stata da fanciulla. Roberto Martin si mostrava come sempre placido e sereno, intelligente, schietto, pronto a parlare o ad ascoltare e faceva ambedue le cose con tutta semplicit; la signora Denys, che lo somigliava un po' nella sua perfetta naturalezza, sedeva alla destra di Clive, vestita con un abito turchino cupo e con un cappello elegante ma senza pretese, e dimostrava al genero un affetto gentile e premuroso che quasi lo commoveva; ella non aveva dimenticato la veglia fatta insieme con lui, n l'uomo inginocchiato presso la finestra manifestando la sua commozione mentre spirava la fresca notte di maggio con lo spuntar dell'alba. Ora ella amava l'amore di lui per sua figlia.
Difaccia a lei sedeva la signora Baratrie che aveva portato una nota lievemente bizzarra in quell'intima e quieta riunione. Aveva un vestito color tortora e pareva si fosse rivestita e azzimata insolitamente per l'occasione, bench non sembrasse badare affatto al suo aspetto o dare un pensiero al suo abito. Si vedeva sempre per altro in lei una donna molto deperita e ci contrastava ancor pi con la vivacit quasi febbrile che vi era quel giorno in lei: argento vivo scorrente in un disseccato involucro. I suoi capelli, ora tutti grigi e che andavano rapidamente imbiancandosi, le sfuggivano di sotto il cappellino grigio a tricorno; gli occhi scuri e intelligenti le brillavano, dando rapide occhiate ora a una persona ora a un'altra, mentr'ella parlava; quando taceva parevano, se fosse stato possibile, anche pi svegli di quando ella parlava, come se allora tutto quanto era in lei si concentrasse nell'osservazione; sui suoi pomelli v'era come una lievissima pennellata vermiglia. Viviana non aveva mai ancora veduto quelle pennellate di rosso sul viso di sua suocera, e ne fantasticava; poi ella pens al suo bambino: tutto questo era per lui, e lui non lo sapeva: quanto sarebbe destinato a sapere prima dell'inevitabile buio che lo aspettava come ogni nato di donna?
Appena finita la colazione son il campanello ed entrarono insieme Arc, il rettore e sua moglie: s'erano incontrati per caso dinanzi alla porta di strada. Arc pareva inquieto e imbarazzato, non davvero un lieto compare che ha piacere di mostrarsi gioviale e far buon viso a ci che gli  capitato. Bob Herries e sua moglie irradiavano bont e simpatia: il ciuffo di Bob era bene in evidenza e la signora Herries aveva un vestito qualunque, nero, ma a cui era stato aggiunto qualche cosa di bianco, di dubbio gusto e piuttosto ordinario, che per altro commosse Viviana e le fece sentire di voler ancora pi bene alla sua amica: anche quella nota stridente era per il suo piccino.
Scambiata qualche parola tutti salirono nel salotto.
Arc era nervoso e lo mostrava; teneva un dito infilato nel libro di preghiere alla pagina in cui v'era il titolo "Battesimo dei bambini" e ora domandava sottovoce al signor Herries dove doveva andare a mettersi. Bob gli pos una mano sulla spalla e glielo disse. L'acqua era in un bacino d'argento su una tavola coperta di bianco a una dell'estremit della stanza presso il paravento con le figure danzanti. Vi fu un po' di tramestio: poi la nurse, una donna magrolina con gli occhi bruni buoni e intelligenti e la piccola testa folta di capelli bruni cresputi, entr con una certa solennit tenendo in braccio il bambino. Tutti gli occhi si volsero a lei: ella and con incesso grave a Viviana e delicatamente porse il bambino a sua madre. Quando Viviana lo prese i suoi occhi andarono da lui a Clive e videro Clive guardarla con un'espressione strana, intensa e, a quanto le parve, umile come chi implori tacitamente il perdono: quando i loro occhi s'incontrarono egli sorrise per un attimo poi volse lo sguardo altrove.
Il mimmino se ne stava fermo fermo nelle sue braccia; faceva proprio maraviglia che non si movesse punto; aveva gli occhi aperti e in essi una remota espressione come se, per quanto fisicamente in quella stanza, egli fosse spiritualmente a grande distanza. Il suo silenzio, la sua placidit corporea a un tratto comunicarono a sua madre un senso d'inquietudine. Viviana era stata sgomenta, perfino atterrita in cuor suo, dai contorcimenti, dagli strilli, dalle convulsioni del bambino; ma ora quella calma continua cominci a svegliare in lei la paura: non le sembrava punto naturale, ed ella avrebbe agognato di sentir nella stanza il grido vibrante di un maschiettino. Ma Bob Herries s'era messo la cotta, aveva preso il suo posto presso il fonte improvvisato; gli occhi pensosi di lui la guardavano: tutti presero il loro posto, e il rito incominci.
Al bambino fu imposto il nome di Clive e su lui fu fatto il segno della croce; quando l'acqua tocc la sua fronte tutti stettero per un momento in ansia aspettando ch'egli facesse qualche strillettino di protesta e di paura; ma nessun suono usc dai labbruzzi flosci: pareva ch'egli non avesse nemmeno sentito sulla fronte le gocciole fredde, le gocciole che lo trasformavano, secondo le intenzioni della Chiesa, in un piccolo cristiano.
Il breve rito era a termine; Bob Herries and a togliersi la cotta; il viso di Arc, che s'era invermigliato, ritorn naturale quando egli si rimise in tasca dei calzoni il libriccino delle preghiere. Roberto Martin, che aveva dato le sue risposte con voce ferma e tranquilla, dalla quale aveva affatto escluso l'intonazione dell'uomo di legge, si tolse i piccoli occhiali, sorrise e volse benignamente lo sguardo verso Viviana. Le donne si raccolsero intorno al bambino, e allora la signora Baratrie non pot raffrenarsi:
Com'era buono il piccolo Clive! esclam.
 tanto buono, signora, disse la nurse con un'occhiata espressiva.
La signora Baratrie si riprese:
Tutti questi pargoletti sono buoni, si sa, benissimo educati per la loro et, e oltre a ci molto intelligenti. Ma oggi il piccolo Clive s' portato proprio come un angioletto.
All'udire quelle parole, Viviana volse di scatto gli occhi alla signora Herries e ne incontr lo sguardo affettuoso e prima che ciascuna di loro avesse tempo di esser cauta, come anche i pi cari amici sono fra loro cauti in molti frangenti della vita, un pensiero era gi stato scambiato fra le due donne. E i due pensieri scambiati erano ben poco differenti fra loro.
La signora Denys si asciug gli occhi; quella cerimonia l'aveva commossa profondamente; per lei il piccino era adesso addirittura diverso, singolarmente, maravigliosamente sicuro e consacrato; e avvicinandosi a lui lo tocc con labbra amorose, quasi reverenti.
E di nuovo rison nella stanza la voce della signora Baratrie che parlava del "piccolo Clive": pareva ch'ella non potesse stancarsi di pronunziare il nome che distingueva il piccino dagli altri bambini di Londra.
Furono guardati i doni d'argento fatti dai compari; Bob Herries ritorn in salotto e parl un momento con Roberto Martin, Clive e Arc, mentre le signore erano ancora tutte riunite. Poi il bimbo fu portato via, e a un tratto parve che tutto riprendesse la sua normalit. Pochi minuti dopo la signora Baratrie disse che doveva andarsene; Arc immediatamente salut sua sorella e le diede la mano con una forte stretta. Bob Herries, invitato dalla signora Baratrie, accett un posto nell'automobile che la riaccompagnava in Knightsbridge: sua moglie disse che si sarebbe trattenuta un altro poco con Viviana e la signora Denys.
La piccola riunione si sciolse dunque; e il salotto di Chester Street non ritorn che una stanza elegante di una casa di Londra in una calda giornata estiva.
Quando Roberto Martin fu giunto alla porta di strada, disse a Clive che lo aveva accompagnato:
Potrete farmi una visitina al mio studio, domani in qualche ora del pomeriggio, per esempio alle quattro?
Clive gli diede un'occhiata penetrante.
Si tratta della mia causa?
S.
Verr dicerto.
Parve sul punto di far qualche altra domanda, ma, dopo uno sguardo di Martin, che fu ricambiato, aggiunse soltanto:
Grazie per aver fatto da compare.
Arrivederci, disse Martin.
Il pensiero che era balenato nella mente di ambedue quegli uomini era stato:
"Oggi no."
Oggi era il giorno del bambino: il giorno di suo padre verrebbe poi.
...
.
...
FINE Parte 1.